Oggetto: occupazione suolo pubblicoPresidente Com. Urbanistica Roma, 20.2.2000 Facendo seguito alle precedenti comunicazioni, desideriamo evidenziarvi la condizione in cui vengono a trovarsi le più significative strade della centro storico, dopo il provvedimento che rese possibile lâoccupazione del suolo pubblico per 12 mesi per 24 ore al giorno da parte dei pubblici esercizi. In pratica questa decisione comunale ha imbarbarito tanta parte dei marciapiedi e del suolo pubblico, giacché ÷ come è sotto gli occhi di tutti- per circa metà dellâanno lo spazio non viene occupato con gli avventori, ma esclusivamente con tavolini ammucchiati, ombrelloni chiusi, file di piante che dovrebbero racchiudere la porzione in concessione, cartacce e fogliame che marcisce, ecc.In pratica le strade si trasformano in magazzini allâaperto, a basso costo, da parte di pubblici esercizi, rendendo impossibile il passaggio, nonché portando danno di visibilità ai commercianti che hanno la ventura di trovarsi nelle immediate vicinanze di una di queste numerose occupazioni di suolo pubblico. In qualche caso ÷ e cioè quando lâoccupazione è a ridosso del muro per mancanza di marciapiede e ci si trovi in una piazza - i pubblici esercizi addirittura chiudono con tende di plastica il terreno occupato, allargando lo spazio interno con una specie di veranda, al di fuori di ogni normativa relativa al carattere storico delle strade. Ciò è tanto più significativo quando viene concessa unâoccupazione di suolo pubblico di gran lunga più estesa dellâarea interna del locale. In altri casi lâoccupazione del suolo pubblico, ad esempio di due ristoranti uno di fronte allâaltro, riduce lo spazio disponibile per il passaggio delle macchine. Infine - e questo è un aspetto tuttâaltro che trascurabile nelle molte strade senza marciapiedi del centro storico- con questa sistema si riduce ulteriormente lo spazio destinato al parcheggio dei residenti anche nei periodi nei quali i pubblici esercizi non svolgono attività con clientela allâesterno. Si è venuta così a creare, in breve tempo, una situazione che è in totale contrasto con ogni criterio di politica ambientale ed urbanistica e noi chiediamo lâiniziativa vostra e della Commissione urbanistica per tornare alla situazione di occupazione temporanea (primaverile estiva) del suolo pubblico, riportando anche Roma al livello delle altre capitali, dove lâoccupazione è temporanea oppure è formata, nei grandi boulevards, da apposite verande, opportunamente studiate e pianificate. Abbiamo letto che in Italia si spendono 110.000.000 miliardi per i pranzi fuori casa: si tratta di una cifra che spiega bene il peso di talune categorie, delle quali nessuno nega il significato anche occupazionale. Ma la situazione venutasi a creare a Roma è cosa assai diversa ed esiste in ogni caso un problema di compatibilità tra valide esigenze di diverse categorie di cittadini. Ci rivolgiamo perciò a voi perché venga al più presto riesaminata e modificata questa situazione. Rimaniamo in attesa di un vostro riscontro, disponibili per ogni approfondimento . Distinti saluti, Il presidente |