"Il mio sogno? Portare in questo quartiere l'arte contemporanea"
Mandrione, regno di Pirri tra rose, olmi e ruderi
Una fontana barocca incastonata tra gli archi di un acquedotto del rinascimento, che divide città e campagna, a poche decine di metri dai binari della ferrovia.Sembra la scena di un film di Pasolini, il regista che per primo ha raccontato la vita di via del Mandrione, una lunga strada che attraversa la periferia romana, tra Tuscolana e Casilina. E' qui che ha scelto di abitare Alfredo Pirri, artista nato in Calabria nel 1957 ma romano d'adozione, in una casa circondata dal verde proprio a ridosso delle arcate dell'acquedotto. Due piani, una cantina, un giardino pieno di sorprese: l'unico boschetto di olmi sopravvissuti in città, un roseto con 120 varietà di piante, il rudere dell'acquedotto romano, che giace sepolto sotto la linea ferroviaria. «Le arcate del Mandrione sono rinascimentali: il vero monumento è qui sotto» spiega Pirri, mentre cammina sui pavimenti dove le mattonelle compongono elaborati disegni geometrici. «Li ho disegnati io, sono uguali a quelli di Villa Medici».
L'Accademia di Francia è un luogo particolarmente amato dall'artista, che ha trasformato un antico boschetto di bambù in un poetico sentiero zen intitolato «Via d'ombra», presentato in occasione della mostra «La ville le jardin la mémoire» nel 2000 che forse diventerà permanente. «Sono molto contento di lasciare un'opera a Roma, che è una città dove chiunque si può rifugiare.
A differenza di Milano e Firenze, dove ho vissuto prima di venire qui, è una città che ti accoglie naturalmente, perché la sua storia stratificata lascia spazio alle personalità più disparate».
Il rifugio di Pirri è questa casa all'inizio del Mandrione, un quartiere tutto da scoprire. «L'ho scelto perché è un luogo in cui si confrontano tradizione e innovazione, nel segno della civiltà», spiega l'artista. «In questa casa, dove per la prima volta convivono lo studio e l'abitazione, vorrei creare una piccola comunità civile, per riprendere il discorso di Pasolini. Mi piacerebbe portare l'arte contemporanea al Mandrione».
Per questa ragione la sua casa possiede grandi stanze molto luminose, dove verranno allestite mostre di altri artisti. «Mi sono accorto che il pubblico degli addetti ai lavori analizza le opere d'arte dando tutto per scontato e perde di vista l'interesse specifico per il lavoro, che ritrovo nei visitatori occasionali: sono loro a cui intendo rivolgermi» spiega l'artista.
Nella stessa casa ci sono anche due studi, uno più grande per realizzare sculture e installazioni e l'altro più piccolo per i disegni. Pirri lavora da solo e si serve solo di collaboratori occasionali, perché è convinto che in questo particolare momento storico l'opera d'arte esca direttamente dalle mani dell'artista, senza mediazioni. «Da questo punto di vista un ottimo esempio è il lavoro di Tony Cragg, capace di trasformare un blocco di marmo in un'opera contemporanea». Un'opera che, secondo Pirri, deve essere fondata sia sul rapporto con lo spazio che su una qualità pittorica, per rappresentare un «universo sensibile», ricco di emozioni.
«Questo universo», conclude l'arista mentre lo sguardo si perde negli spazi del suo studio e corre fuori le mura verso il Mandrione» costruito sulla sensibilità ha tutte le caratteristiche per diventare un universo politico, capace di evocare e trasmettere emozioni per tutti: oggi non solo l'arte, ma anche la politica ha bisogno della sensibilità, uno dei grandi valori collettivi del futuro».
|