Cerchiamo di capire come è nato l'attuale
insediamento umano del Quadraro e come, poi, questo sia passato indenne
attraverso le devastazioni della speculazione edilizia degli anni '60.
Inoltre cerchiamo di capire, ad oggi, quali sono i particolari pregi di
questo piccolo quartiere.
Negli anni del primo dopoguerra la crisi italiana
fu principalmente causata dalla scarsezza di manodopera, dal ristagno negli affari.
Nell'area romana i motivi principali della crisi erano però più localizzati,
il grande afflusso di immigrati provenienti dalle campagne e dal
meridione ingrossavano le file dei disoccupati con presenze prive di mestieri qualificati.
Di fronte a queste emergenze il governo di allora cercò provvedimenti
che si rivelarono, più tardi controproducenti: si abolirono le tasse
sulle aree fabbricabili, e si fecero continue deroghe al piano regolatore
del 1909 con locali piani particolareggiati, tutto
questo doveva consentire ai privati ed allo Stato, di creare nuovi alloggi per l'aumentata
popolazione, in realtà si rivelò un ottimo punto di partenza per cieche
speculazioni spesso perpetrate dallo Stato stesso.
In pratica si credeva di rimediare alla crisi del dopoguerra favorendo le
costruzioni, nel 1920 vennero costruiti ben 24.000 vani, contro i 12.000 vani annui
prebellici.
La Roma borghese si allontanva sempre di più
dalla Roma popolare, a questo distacco culturale seguirà, negli anni del
fascismo, l'allontanamento topografico, attuato con la demolizione
dei quartieri poveri nel centro della città. Gli abitanti di questi
quartieri si trasferiscono in quelle zone dove già da decenni sorgevano quà a là, nei
terreni abbandonati della campagna romana, numerose baracche. Nuclei di case vennero
edificati lungo le vie consolari: Centocelle e Torpignattara sulla Casilina, il Quadraro
sulla Tuscolana, lontanissime dai confini del Piano Regolatore,
queste prime "borgate" romane sorgono favorite dalla presenza delle ferrovie per
Fiuggi e per i casteli romani.
A differenza dei baraccamenti di fortuna, Torpignattara, Centocelle, Quadraro
sono vere e proprie lottizzazioni, anche se povere nell'impostazione e nelle costruzioni,
nella loro realizzazione intervengono piccoli imprenditori ed i proprietari sono ben
contenti di guadagnare qualche lira.
Nel 1920 la popolazione abitante in questi nuclei spontanei si aggirava
fra il 7% ed il 15% della popolazione totale di Roma.
Naturalmente, nei confronti di questi insediamenti spontanei, l'obiettivo
del regime era quello di eliminarli, per poter fare
questo si sarebbe dovuto rimuovere i problemi che erano la causa della loro edificazione,
cioè affrontare il problema della disoccupazione non dentro la città ma nei diversi
paesi d'origine, in realtà durante il fascismo non fu
preso alcun provvedimento per evitare immigrazioni indiscriminate e
conseguentemente l'edificazione di nuove case fuori controllo di piano regolatore.
Per la loro eliminazione si scelse invece la strada di accusare
gli abitanti della presenza dei manufatti e la necessità della loro demolizione
in quanto la propaganda di regime cominciava a proclamare che: - <<Roma deve
apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo: vasta ordinata, potente>> -
<<a nessun'altra seconda per tesori di bellezze artistiche e panoramiche>>. Si
attacarono quindi baracche e baraccati affermando che: - <<...tutta la cintura di
Roma, dell'Urbe Caput Mundi è una bruttura di sudice baracche, un disordinato assedio di
cenci pestilenti. Pestilenze fisiche e pestilenze morali, poiché i germi del vizio e del
delitto allignano in quei tuguri con tutte le loro più venefiche insidie.>> (G.
Zucca, Delenda Baracca, Capitolium, gennaio 1931)
Di fronte a tali problematiche vennero avanzate diverse proposte,
ad esempio di demolire le baracche più vicine alla città e di offrire la possibilità ai
baraccati di costruire su terreni di proprietà del Governatorato sotto il controllo di
una Stazione dei Reali Carabinieri e della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
Questo metodo da campo di concentramento fu poi adottato nel decennio 1930-40 per la
costruzione delle borgate "ufficiali". Buoni risultati li si ottenne quà e là
"dove intelligenti dame dei Fasci femminili e dei Comitati rionali dell'Opera
nazionale maternità e infanzia esplicano attività per suscitare nelle popolane il gusto
e il sentimento per la casa" (G. Berlinguer e P. della Seta, Borgate di Roma,
Editori riuniti,Roma 1960).
Il sistema principalmente adottato, perché il
regime poteva specularvi maggiormente, fu quello di demolire
le vecchie case e le baracche costruendovi al loro posto
case signorili, scacciando così indirettamente i baraccati dalla
avanzante "città dirigente". Così (un esempio per tutti) nel 1925 venne
stipulata una convenzione con la Società Finanziaria Commerciale e con la Società
Anonima Casermaggi per liberare dalle vecchie costruzioni ed edificare dei nuovi
fabbricati i 12 ettari tra Porta Cavalleggeri e la stazione di San Pietro. Il governatore
di Roma, Filippo Cremonesi esaltava tale convenzione in quanto: - <<al posto
di un vero e proprio villaggio abbissino, sorgerà un quartiere veramente signorile.>>
| I dati quì sopra riportati sono tratti dal libro
Roma Moderna di Italo Insolera. |
Leggendo queste pagine della storia urbanistica della nostra
città viene da sperare che i suoi abitanti non debbano più subire la miopia e
l'arroganza delle istituzioni. Vedremo più avanti che purtroppo non è così.
Il quartiere del Quadraro si salvò,
fra le due guerre, dalla speculazione edilizia e lo stesso destino lo ebbe negli anni sessanta,
mentre le amministrazioni presiedute da Petrucci, Santini, Darida, distruggevano
la via Prenestina, le grandi opere di notevole importanza come acquedotti, ponti,
monumenti, venivano demoliti per far largo a nuove urbanizzazioni, per aprire cave di
pietrisco, sulla Tuscolana la devastazione partiva da Don Bosco e si fermò, miracolosamente,
alle porte del Quadraro.
Questo quartiere si trova nella zona sud della città, in un'area
di grande importanza ambientale ed archeologica, la
grandiosa villa, detta "Ad duas Lauros", che sorgeva nel luogo
dell'attuale Aeroporto di Centocelle, era probabilmente la maggiore testimonianza di una
città di circa 80.000 abitanti chiamata Helenae Civitas
Augusta.
Della villa rimaneva, fino a qualche anno fa, il ricordo del nome
nel cinema di quartiere "Due Allori" oggi
rimangono solo resti sotterranei.
L'ex Aeroporto di Centocelle oggi usato in parte
dall'Aeronautica Militare ed in parte dal Comune di Roma ha vissuto una importante
pagina della storia dell'aviazione. Nel 1909 l'area, chiamata "Pratoni
di Centocelle" di proprietà della famiglia Macchi, vide il primo
volo romano di Wilbur Wright con il suo Flyer. Già l'anno
successivo, nei pratoni di Centocelle sorgevano 7 hangar e vi erano stati
eseguiti più di 800 voli, moltissimi progettisti e privati rimessavano
quì i propri aerei civili, nel 1911 però il ministero della guerra
trasferiva la prima scuola di aviazione italiana, che quì
era nata, ad Aviano, dove ancora oggi si trova. Ora l'aeroporto è in
disuso.
Il Comune di Roma ha, qualche tempo a questa parte,
definitivamente, e finalmente diciamo, destinato l'area dell'ex Aeroporto ad un uso ad
essa più consono, un grande parco archeologico che vuole recuperare
l'antica vocazione della zona. Questa scelta risulta interessante
in quanto a breve distanza da questo futuro parco sorge l'esistente Parco degli
Acquedotti che comprende i più antichi acquedotti romani e si estende fino al Parco
dell'Appia Antica ed all'adiacente Parco della Caffarella.
Nulla è stato fatto finora di concreto ma sappiamo che la burocrazia è lenta per
definizione, quindi speriamo al più presto di vedere realizzato questo grande ed
interessante parco.
All'interno di tale, raro contesto, troviamo questo
particolarissimo quartiere romano, il Quadraro appunto. Secondo alcuni il
nome deriva da una antica tenuta agricola di proprietà dei monaci di S.Alessio che
l'avevano concessa in enfiteusi ad un certo Guadralis dal quale, per
corruzione, è disceso Quadraro, secondo Benedetto Blasi invece: "QUADRARO - A 4
Km. da Porta S. Giovanni, quartiere presso Porta Furba sulla V. Latina, deve il nome alla
tenuta om., che così chiamavasi da un acquedotto non pubblico ma consorziale, destinato
ad un gruppo di 4 utenti, dei quali ci è venuta memoria epigrafica nelle condotture.
Sappiamo inoltre che nella tenuta era un castello detto pure Quadraro, che appartenne a
Giacomo degli Arcioni, ad Annibaldo degli Stefaneschi, poi ad Alessio dei Cenci e alla
famiglia Della Valle" come riportato nello "Stradario romano"
pubblicato nella prima metà degli anni '30.
Occorre precisare che la denominazione, fino a pochi
anni fa si riferiva alla zona ora denominata Cinecittà, oggi
per Quadraro si intende un quartiere di circa 270.000 metri quadri che si
estende fra Via Tuscolana, Via di Centocelle ed il Quartiere Cinecittà.
Additittura, giornalisti poco informati di Roma e della sua
toponomastica, hanno portato il nome Quadraro in vetta alla cronaca nera indicando come
tale una zona che in realtà è compresa fra la Tuscolana e l'Appia Nuova chiamata
"Arco di Travertino".
Questo quartiere che, come si è detto, negli anni della cieca
speculazione edilizia ha rischiato la scomparsa, è sorto fra il 1920 ed
i primi anni del dopoguerra, inizialmente alcuni edifici di due o tre
piani sono stati costruiti, secondo un ancora razionale uso del
territorio, fra le campagne occupate fino allora da antichi casali,
alcuni dei quali ancora oggi sopravvivono; in seguito, durante e subito
dopo la guerra i proprietari dei terreni hanno iniziato a vendere i grandi appezzamenti in
tanti piccoli lotti dove i nuovi piccoli proprietari hanno costruito la
propria abitazione, nella più completa assenza di piano regolatore. La mentalità
costruttiva di quei piccoli proprietari ed i mezzi dell'epoca hanno però prodotto spontaneamente
un'edilizia "a misura d'uomo", con strade non larghe
e quindi non veloci e casette circondate da piccoli giardini.
Nel 1962 il Piano Regolatore Generale faceva passare su questo quartiere
una superstrada: il micidiale "Asse Attrezzato", una spece di
grande tangenziale che avrebbe trasformato questa zona alla stregua di una grigia ed
anonima periferia, ma comunque questa destinazione non era certa, come
più tardi non era certa la destinazione a Sistema Direzionale Orientale
e come non sono state certe nessuna delle decisioni da parte del Comune.
Questo continuo altalenare fra l'essere lasciati fra l'incuria
sociale e l'esproprio ha provocato una impossibilità da parte
dei leggittimi proprietari di decidere cosa fare delle proprie case, sia
i proprietari che affittano case, sia coloro che abitano le proprie. L'essere incerti
sulle decisioni relative al territorio ha portato a non investire affatto
nel miglioramento dei singoli edifici ed appezzamenti di terreno, inoltre molti piccoli
proprietari hanno totalmente abbandonato le abitazioni ed i terreni e
questi fattori, e si sottolinea principalmente questi, hanno portato al
degrado strutturale dell'intero quartiere.
Conseguenza diretta ne è, ovviamente, il degrado sociale, una
abitazione sulla quale non viene fatta alcuna manutenzione non è, giustamente, accettata
da chi voglia affittarla per abitarvi, i bassi prezzi di affitto hanno invece attratto
classi sociali che ammettono il compromesso basso costo-bassa qualità e
ciò ha comportato una vastissima presenza di extracomunitari ed immigrati più o meno
ufficiali. Le case e/o baracche abbandonate sono state invece nel tempo utilizzate dalla piccola
criminalità per uso abitativo o magazzini di merci di dubbia provenienza.
Questo comporta una contemporanea e disomogenea presenza di case
abitate da proprietari che gradiscono questa vocazione
del quartiere "a misura d'uomo", piccole ed ormai rare attività
artigianali e, di contro, un gran numero di persone che considerano la presenza
in questo quartiere un periodo forzato e momentaneo. Si deve poi aggiungere a questo un
altro elemento, meno evidente ma sicuramente determinante: il Quadraro è zona di
confine fra tre Circoscrizioni diverse (la VI,
la VII e la X), il che comporta interventi sul
territorio costantemente inorganici.
E' ovvio e giustificabile che, chi osserva oggi
lo stato di fatto senza conoscere le dinamiche che hanno portato a questi risultati, vede
solo un quartiere degradato che nessuno desidera e che sarebbe meglio far sparire
sostituendolo con strutture (strade, palazzi, uffici) nuove e sicuramente molto più
remunerative (lo spettro della speculazione, vedete, non è ancora lontano).
Proviamo invece a valutare le potenzialità positive
di questo stato di fatto. La sospensione nel tempo causata dalle
incertezze dell'amministrazione ha sì causato il visibile degrado ma ha anche "congelato"
questo quartiere ad un tempo dove il terreno attorno alla casa era un bene
e forse una necessità irrinunciabile, dove il rispetto del verde e della
conseguente qualità della vita non era una imposizione
amministrativa ma un ovvio complemento, dove le case sono state costruite
con architetture "povere": pochi piani (non
più di quattro), dove gran parte delle unità abitative consentono il parcheggio
dell'auto internamente, il che elimina moltissime macchine parcheggiate nelle strade, dove
l'impossibilità di creare vie di scorrimento veloce,
data la scarsa larghezza delle strade, lo trasforma in un quartiere poco rumoroso,
dove troviamo importanti monumenti archeologici (il cosiddetto
"Monte del Grano" è una delle più grandi tombe a tumulo romane presenti nelle
città) . A queste caratteristiche auspicabili in ogni caso, si aggiunge la presenza di
una significativa quantità di servizi e collegamenti:
la Via Tuscolana, importante strada commerciale è raggiungibile a piedi, così come la
fermata della Metro "B", Piazza dei Tribuni ospita uno dei più importanti
mercati di Roma Sud, a meno di due chilometri troviamo il primo importante centro
commerciale di Roma "Cinecittà Due"
Sarebbe davvero auspicabile che il quartiere fosse riqualificato dal basso, cioè
dai suoi stessi abitanti, basterebbe eliminare l'incertezza che costantemente grava su
questo territorio, per vedere, in breve tempo, rinascere un quartiere a prevalente
vocazione residenziale, poco trafficato e poco inquinato, con moltissimo verde diffuso,
con una architettura varia ma con in comune il minimo impatto ambientale, con
caratteristiche di "paese", ma all'interno di una moderna città. |