Da via Tasso alla libertà

Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici antifasciste razziali Presidenza Del Consi­glio dei Ministri tramite il Ministero del Tesoro.

Domanda per la concessione di assegno di benemerenza ex legge N.96/55 e successive integrazioni legislative -

Il   sottoscritto Di Consiglio Pacifico nato a Roma il 10/06/192 1, residente a Roma p.zza Delle 5 Scole N. 37, Roma, cittadino italiano, pensionato C.F. DCNPFC21H1OH5O1A espone quanto segue.

Il   sottoscritto è stato riconosciuto dal Ministero del Tesoro “perseguitato politico” in data 22.2.1996 con deliberazione 81683 a motivo della sua appartenenza alla “razza ebraica

Fin dalla nascita il sottoscritto ha vissuto prima a Roma poi a Torino e successivamente a Roma dove trovavasi anche nel 1938 quando in Italia ebbe inizio la persecuzione degli ebrei e furono promulgate 1’ 11/11/38 le leggi razziali fasciste che sancirono “la morte civile del cittadino italiano ebreo”. Il sottoscritto non ha potuto proseguire gli studi per le stesse leggi dell’epoca e licenziato nel 1940 per le stesse leggi (vedere ricostruzione dello Stato per detto periodo all’INPS).

Egli fu privato della cittadinanza italiana, come risulta dal certificato che si allega.

Il   padre del sottoscritto, fu Di Consiglio Alberto nato a Roma il 12.6.1892 e deceduto il 28.8.1969, fu espulso dal suo impiego per le stesse leggi razziali. Nel 1944 fui arrestato dai fascisti e condotto prima in via Tasso e poi al terzo braccio di Regina Coeli alla cella 326. Il 20 maggio 1944 partimmo per essere inviati nei campi di sterminio.

Nel percorso dopo Civita Castellana ci buttammo dal camion io e mio cugino Di Consiglio Leone, immediatamente la SS ci sparò e uccisero mio cugino. Io riuscii a sfuggire attraverso la campagna e rimasi per circa 3 giorni nella stessa. Raggiunsi Roma il 24 maggio 1944 dove prestai con il partito d’azione la difesa del ponte di Testaccio in quanto le truppe germaniche fino all’ultimo volevano far saltare. Dopo pochi giorni fu liberata Roma dalle truppe alleate. Si allegano documenti e testimonianze. Quanto sopra premesso ritiene il sottoscritto che nel suo caso concorrono i requisiti previsti dalla Legge 96/55 (e successive) e cioè “la persecuzione” e gli “atti di violenza”.

Come ribadito dalla Corte dei Conti sezione giurisdizionale per Regione Friuli Venezia Giulia con la sentenza N. 363/96, che si allega in fotocopia, per “persecuzione~~ si deve intendere un complesso di azioni di forza sistematicamente intese a stroncare un movimento o, addirittura, ad eliminare una minoranza razziale. Tali azioni persecutorie furono attuate in Italia nei confronti di tutti gli ebrei a partire dal 1938, per effetto delle leggi razziali.

A Roma in particolare furono operati arresti, “retate”, deportazioni, eccidi che la Storia ricorda con orrore. In questi fatti, interessanti la generalità degli ebrei, si concreta “la persecuzione” razziale, che è uno dei presupposti necessari per ottenere l’assegno di benemerenza. Per quanto attiene all’altro requisito necessario, che si è detto proprio del caso, e cioè gli “atti di violenza”, la menzionata sentenza N. 363 del 1996 sancisce che essi si concretano nella “personalizzazione” che nel caso concreto si è attuata non potendo proseguire gli studi alla miseria indotta, di cui ha sofferto tutta la famiglia del sottoscritto a motivo dell’espulsione del padre del sottoscritto dal suo posto di lavoro.

Il sottoscritto, trovandosi nelle condizioni di legge, chiede pertanto che gli sia concesso l’assegno vitalizio di benemerenza.

Si allegano:

1) certificato anagrafico da cui risulta la perdita della cittadinanza

2) le testimonianze e gli atti dell’ arresto

3) Mod. 201 del sottoscritto relativo all’anno 1998

4) Atto di notorietà in data degli arresti.

Di Consiglio Pacifico

Testo originale del documento presentato dall’autore alla Presidenza del Consiglio.