Il
dovere della memoria
Questa documentazione sulle “leggi per la difesa della razza” dell’infelice autunno del 1938 con la raccolta di alcune drammatiche testimonianze di coloro che ebbero a soffrirne induce a brevi considerazioni su quella orribile iniziativa, assolutamente inattesa per lo stesso popolo italiano, che anche nei precedenti sedici anni del regime fascista aveva continuato a convivere con i propri concittadini di religione e di origine ebraica come componenti a pari titolo di una stessa nazione. Purtroppo quell’autunno del 1938, con le sue inconcepibili leggi discriminatorie tra cittadini di uno stesso Stato, rimane come una macchia gravissima nella storia d’Italia, anche se si è cercato di riscattarla con la Resistenza contro il nazifascismo e con il ritorno da uno Stato dell’ingiustizia a uno Stato di diritto. Ed infatti la civiltà di uno Stato e di un popolo si misura prima di tutto dalla formulazione e dall’ applicazione delle sue leggi.
Questo
delicato equilibrio tra i diritti e i doveri che regola i rapporti dei cittadini
all’interno della società e la relazione dei cittadini con le Istituzioni, è
il centro della vita dell’umanità organizzata intorno ad un modello di Stato.
La Giustizia non è solamente il sistema che applica le leggi, ma è, ancor più,
creazione e promulgazione di norme legislative eque, che garantiscano la libertà,
la dignità e la democrazia.
Uno Stato tirannico si doterà inevitabilmente dileggi liberticide studiate per la conservazione e per il consolidamento del potere. Uno Stato democratico si preoccuperà al contrario, di garantire i cittadini nei confronti degli eccessi del potere e delle sue possibili degenerazioni. Le leggi razziali promulgate in Italia dal fascismo nel 1938 sono certamente il punto più basso e infamante della civiltà giuridica del nostro paese. Con la promulgazione delle leggi razziali, furono tradite in un sol attimo la storia, la cultura, la tradizione e la sensibilità della
nostra terra, culla del Diritto, e del nostro popolo. In qualunque modo si analizzino, quelle “leggi” appaiono di una tale mostruosità da lasciare in ciascuno di noi solamente un senso di vuoto e di vergognia incancellabile. Come è stato possibile? E come è stato possibile in Italia? la ferita al popolo italiano e all’umanità resta insanabile.
Dopo quelle leggi venne un seguito di sciagure per gli appartenenti alla comunità ebraica e per l’intero popolo italiano, nel cui seno gli ebrei avevano sino allora vissuto come cittadini di pieno diritto e senza alcuna forma neppure larvata di separazione. Venne la guerra mondiale del 1939-1945, con il suo immane carico di sofferenze, vennero le crescenti difficoltà di vita degli ebrei rimasti in Italia, e infine con l’occupazione nazista del settembre 1943 vennero le deportazioni in massa nei campi di sterminio e la selezione di cittadini ebrei per fornire un maggior numero di vittime ai massacri compiuti dagli occupanti, come quello delle Fosse Ardeatine in Roma (24 marzo 1944). Era l’attuazione di un programma di eliminazione fisica, in modo che è doloroso dover definire scientifico, di un intero popolo: la Shoah ormai patrimonio di dolore non più di pochi, ma dell’intera umanità.
Pubblicare alcune testimonianze vive e tragiche sulle leggi razziali per distribuirle tra gli studenti colma un vuoto d’informazione che in questi anni si è sempre più inspiegabilmente allargato. E’ veramente encomiabile, che con il Patrocinio della Provincia di Roma si sia presa questa iniziativa editoriale da diffondere nelle scuole.
Pochi conoscono l’esistenza di queste leggi e ancor meno le hanno lette. Anche tra i politici anche tra gli uomini di cultura. Tra i giovani, poi sono totalmente sconosciute. E invece fondamentale per la crescita della nostra democrazia, che i giovani conoscano anche le pagine più terribili e buie della nostra storia, per poter capire e per poter crescere operando affinché nel futuro non debbano mai più ripetersi eventi tanto vergognosi e tragedie così terribili.
La memoria orientata a costruire il bene dell’umanità è un diritto alla speranza e al futuro che non dobbiamo negare alle nostre generazioni.
Giuliano Vassalli