Un altro individuo, contemporaneamente,
da un posto sopraelevato, avreb- be buttato, al momento del passaggio della
colonna, alcune bombe a mano ed avrebbe esploso alcuni colpi d'arma da
fuoco, onde dare I'impressione che le bombe occorse per I'attentato alla
colonna erano partite dall'alto Immediatamente vi fu reazione da parte
dei soldati tedeschi, militi della g.n.r.e. da un gruppo di fascisti capitanati
dal Questore Caruso, dal ten. Kock e da altri suoi fidi collaboratori.
Tedeschi e fascisti procedettero ad arresti in massa, prelevando dai fabbricati
da cui si riteneva fossero partiti i colpi d'arma da fuoco, vecchi donne
e bambini.
La stessa sera le SS richiesero i precedenti
penali e politici di tutti coloro che erano stati arrestati da loro nel
pomeriggio, e per ciascuno i funzionari e gli agenti addetti, dissero che
precedenti non ce n'erano, sebbene alla richiesta dei precedenti presenziassero
ufficiali delle SS tedesche.
La sera dello stesso 23 marzo il questore Caruso ebbe dal comando tedesco la richiesta di consegnare cento nominativi di persone arrestate; il Caruso ridusse la richiesta a cinquanta e, prima di aderire, volle recarsi da Buffarini Guidi per farsene autorizzare. La mattina del successivo 24 tenne nel suo gabinetto una breve e segreta riunione con i suoi più fidi e diretti collaboratori, comandanti delle varie squadre speciali, Kock, Tela, Bernasconi, Occhetto e qualche altro non conosciuto, con i quali preparò una nota di 50 detenuti da consegnare sollecitamente al comando tedesco per la fucilazione. Nell'elenco furono inclusi tutti i nomi degli esponenti e gregari del partito d'azione e di altri arrestati dalle squadre speciali e dai fascisti. L'elenco, sottoscritto dal Caruso, venne inviato all'Ufficio Matricola delle carceri dal dott. Alianello, il quale giunse sul posto con mezz'ora di ritardo provocando I'inconveniente che i tedeschi, recatisi a ritirare gli uomini loro assegnati dal Caruso, non avendo trovati quelli, prelevarono un gruppo di dieci pregiudicati comuni che dovevano essere, invece, rimessi in libertà. Pertanto dall'elenco firmato dal Caruso vennero sostituiti dieci nomi di ebrei con quelli arbitrariamen- te prelevati dai tedeschi.
Su tali circostanze non possono sorgere
dubbi perché il questore Caruso sottoposto ad interrogatorio nelle
locali carceri, ha sostanzialmente confermato quanto innanzi è detto.
II comando tedesco prelevò dal terzo braccio
e da Via Tasso, complessi- vamente altre 270 persone fermate dalle SS che,
ammanettate ed a mezzo di autocarri coperti, vennero condotte in zona che
non fu fatta conoscere a nessuno e che solo in seguito si è saputo
essere le Fosse Ardeatine.
Come rilevasi da una relazione esistente nel
fascicolo sopraindicato, tutti i fermati sarebbero stati trascinati ammanettati
in una galleria, che militari tedeschi fecero poi saltare con mine.
Negli atti non si rinviene I'elenco degli uccisi
che pure si sarebbe dovuto rinvenire in un fascicolo riservato, evidentemente
distrutto prima che i tedeschi si allontanassero da Roma.
Da un sopralluogo fatto eseguire da un funzionario
alle tragiche grotte, è risultato quanto segue:
ll desolato campo nel quale sorgono le tragiche
grotte di Domitilla si trova a poche centinaia di metri dal luogo dove
la Via Appia Antica si tripartisce per proseguire in tre diverse direzioni:
I'una verso I'Appia Pignatelli; I'altra verso Via Ardeatina e la terza
in prosecuzione dell'Appia Antica. Le tristi fosse che accolgono le spoglie
di più che 320 martiri sorgono in una zona sottostante alla Via
Ardeatina e sono costituite da tre cunicoli longitudinali e paralleli,
lunghi circa 100 metri, coperti in un ricco terrapieno e congiunti alla
loro estremità superiore da un braccio trasversale nel quale si
può ora ficcare lo sguardo attraverso un grande foro circolare,
al sommo del terreno, delle dimensioni di circa tre metri di diametro.
Ai tre cunicoli si accede attraverso due aperture
delle dimensioni di circa 4 metri.
Tale D'Annibale Nicola fu Antonio, nato a Ceccano
(Frosinone) il 24-2- 1899, abitante in Piazza Casal Maggiore n. 3, int.
6, occupato quale porcaro nel terreno sito in Via Ardeatina prospiciente
alle fosse Domitille poté assistere non visto all'eccidio da un
campo che si trova a cavaliere delle fosse.
Egli ha dichiarato che il 24 marzo 1944 verso
le ore 14 vide giungere alla cava di Via Ardeatina situata a circa 70 metri
dal luogo dove egli si trovava, due furgoni tedeschi, del tipo di quelli
in uso per il trasporto delle carni macellate, completamente chiusi e con
sportelli apribili dalla parte posteriore.
Detti automezzi dinanzi alla cava eseguirono
una manovra circolare, in modo da far capitare all'imboccatura di essa
la parte munita di sportelli· con una piccola marcia indietro I'auto
veicolo penetrava addirittura per qualche metro nell'interno del cunicolo
destro. La cava nel suo insieme permetteva agevol- mente la manovra dei
furgoni. Compiuta tale operazione, le persone che si trovavano nell'automezzo
ne discendevano e venivano avviate nell'interno e propriamente in fondo
alla cava, dove venivano mitragliate a mezzo di un fucile mitragliatore.
È opportuno notare che la zona era stata
all'uomo completamente isollata da soldati tedeschi che si erano situati
ai vari blocchi.
I colpi rimbombavano cupi nella solitudine circostante
e non lasciavano dubbi circa la loro tragica natura, ma le grida giungevano
soffocate.
Lo spettacolo destava terrore e raccapriccio.
Secondo il D'Annibale in ogni automezzo potevano
stare alla rinfusa dai 70 agli 80 uomini e gli automezzi, scaricato il
loro triste carico tornavano indietro a rifornirsene e così, a quanto
ricorda il D Annibale, per tutta la giornata, e fino alle ore 14 del giorno
successivo.
Secondo tale versione, pertanto, il numero delle
vittime sarebbe ben superiore di 320 e si confermerebbe la voce popolare,
che le fa ammontare a circa 700.
I primi due automezzi trasportarono persone prelevate
dalle prigioni tristemente famose di Via Tasso,mentre gli altri trasportarono
detenuti prelevati dal carcere di Regina Coeli.
Ai detenuti prelevati dalle prigioni di Via Tasso
fu dato ad intendere che sarebbero stati inviati a lavoro nelle retrovie
di Anzio; si ignora che cosa sia stato detto agli sventurati provenienti
dalle carceri, ma i giornali pubblicarono che si disse loro che dovevano
affrontare un lungo viaggio.
I tedeschi, dopo un paio di esecuzioni facevano
esplodere, sempre nell' interno della galleria delle mine il cui terriccio
copriva,di volta in volta,le decine di cadaveri di patrioti ammucchiatevi
alla rinfusa. I tre bracci della galleria verso il fondo furono così
in breve sommersi sotto I'azione delle mine. Nel braccio di sinistra che
si colloega nel mezzo delle due porte, i patrioti venivano colpiti a misura
che entravano da una mitragliatrice posta all'angolo sinistro dell'ingresso.
I cadaveri veniva poi trascinati a braccia dagli assassini in fondo al
cunicolo ed ivi ammassati .
Nessun'altra persona delle vicinanze è
stata in grado di riferire alcunché intorno al criminoso episodío,
che ricorda cosi da vicino le fosse di Kathyn. Roma,lì 13luglio
1944.