Dall'allegate dichiarazioni ed altre relazioni il seguente sommario della versione dell'incidente del 23 marzo 1944 così si presenta:
1) si era osservato che una colonna della polizia tedesca completamente armata passava regolarmente lungo la via Rasella, e nei due giorni precedenti il 23 marzo la località era stata ben studiata dalla G.AP. (Gruppo dell'Azione patriottica del Comitato di liberazione nazionale) ed era stato completato un piano per sincronizzarlo con il tempo che la colonna impiegava per passare.
2) alle 14 del 23 marzo 1944 una cassa di acciaio degli utensili caricata con 12 chili di esplosivo fu messa su un carro di uno spazzino. Intorno furono sistemati altri sei kg. d'esplosivo, mescolati (o messi in infusione?). Doveva scoppiare per accensione con un fuso di circa un minuto. II carretto fu collocato nel centro della strada. Come parte dei preparativi un servizio di osservazione fu messo lungo la strada dove la colonna doveva passare per giungere a Via Rasella. Quando i tedeschi si furono inoltrati di poche yards (3 piedi e 36 pollici) lungo la Via Rasella un compagno si tolse il cappello. Ouesto era il segnale accordato per accendere il fuso. Un altro compagno, travestito da spazzino, accese il fuso e mise il cappello sul carretto per segnalare che tutto era in ordine; che l'esplosione si sarebbe avuta in un minuto e che gli altri compagni stabiliti per l'attacco diretto si potevano preparare.
Allora egli si recò in Via Quattro Fontane, dove una compagna lo attendeva e gli diede un impermeabile per nascondere I'uniforme da spazzino. Aveva appena girato l'angolo della suddetta strada quando ebbe luogo l'esplosione. In quel momento la colonna tedesca si trovava proprio di fronte al carretto. I nazisti della retroguardia si ritrovarono verso la parte più bassa della strada, ma in Via del Boccaccio nel punto che conduce a Via dei Giardini essi furono attaccati da bombe a mano. Queste erano bombe da mortaio "85" modificate con un fuso di 4-5 secondi.
3) Quelli caricati da questo secondo attacco si ritirarono in buon ordine ed evidentemente sfuggirono seri incidenti.
4) L'uomo travestito da spazzino municipale che accese il fuso era Rosario Bentivegna uno studente universitario di ventitré anni e membro della GAP.
5) Subito dopo arrivarono sulla scena alti ufficiali con soldati della "Nembo", "Barbarigo", battaglioni "Roma o Morte" soldati della squadra del Luogotenente Kock, e della milizia, agenti di P.S., della Reale Guardia di Finanza e della PAI.
6) Alcuni dei presenti erano: Generale Maeltzer del Comando tedesco di Roma, Dolmann Colonnello delle SS, Köller Luogotenente delle SS, Matxke Maresciallo delle SS, Luogotenente Rauch delle SS, Col. Kappler Maggiore Hass, Cap. Schütz, Cap. Clemens, Cap. Priebke, Maresciallo Bodensterh, Maresciallo Wesemann, Generale Presti del comando della città aperta di Roma Generale Catardi, il Questore Caruso, il Vice Capo della Polizia Cerru, il segretario del Partito Pizzirani col suo segretario Serafini, il generale della Milizia Ortona, il capitano del Battaglione Nembo Alvino, il luogotenente De Mauro delle SS italiane, I'agente della questura e delle SS Bernasconi, il luogotenente Molesani e il geometra Brega (entrambi addetti alla Federazione fascista di Roma) il comandante del comando divisionale della Polizia, Col. Radogna, il Magg. Albanesi e il Cap. Gandolo della polizia, il Magg. Zambardino dell'esercito, il comandante del G.R. Palnici, il Comm. Pastori, il luogotenente Barbera, il Commissario Borolo, il Cav. Carmelo e il Magg. Cremonesi (vero nome Mario Imola).
7) Vi erano trentadue morti tedeschi adagiati in fila da un lato della strada e due morti italiani, un uomo e un bambino di circa 10 o 12 anni. Di questi poco o niente si erano preoccupati per un considerevole periodo di tempo.
8) Soldati tedeschi, fascisti e militari
della Barbarigo e della Nembo entrarono nelle case di Via Rasella conducendo
fuori Cinquanta, attraverso una richiesta
scritta di Caruso, tra i funzionari politici che dipendevano dalla
polizia fascista, e settanta fra le pesone arrestate come conseguenza degli
eventi della sera precedente. Appare che (o sembra che?) Dolmann e Kappler
decisero quali dovessero essere scelti da Via Tasso e che Caruso compilò
segretamente la lista con I'aiuto dei suddetti (Dolmann e Kappler). Tutti
i prigionieri scelti erano estranei all'incidente della sera precedente.
Per timore di reazione da parte dei partigiani,
i tedeschi sparsero la notizia che i prigionieri presi dal terzo braccio
di Regina Coeli erano stati scelti per lavoro; mentre la questura fece
credere che i cinquanta prigionieri politici dovevano essere liberati e
più tardi che dovevano essere consegnati ai tedeschi e mandati al
Nord. Di conseguenza il denaro e gli oggetti personali furono consegnati
regolarmente ai cinquanta prigionieri con la loro liberazione. L'esecuzione
ebbe luogo il 24 marzo alle Fosse Ardeatine e fu diretta dal Comandante
delle SS, Dolmann.
II Maggiore Zambardino ottenne una lista delle
persone uccise ma il Ten. Col. Gaetano degli Agenti di P.S. la ritenne
incompleta.