IL FATTO



Pochi giorni dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, stipulato fra l'Italia e le Potenze Alleate, l'esercito tedesco, per un complesso di fattori sui quali non interessa indagare in questa sede, occupava militarmente l'Italia settentrionale e centrale. L'occupazione tedesca nella capitale italiana, malgrado la posizione di città aperta di questa fin dai primi giorni, si manifesta con un rigore più accentuato che in altre città, forse perché si sapeva che in essa si trovava la maggior parte delle persone che avevano tenuto la direzione dello Stato dopo la revoca di Mussolini a Capo del Governo, avvenuta il 25 luglio 1943, e la instaurazione di una nuova forma di regime. Inoltre era noto che subito dopo quel cambiamento di regime si erano raccolti a Roma molti esponenti di partiti antifascisti i quali, in maniera non del tutto palese per le norme emanate da nuovo governo, che vietavano I'organizzazione di partiti politici fino al termine della guerra e rimandavano a quest'ultimo periodo l'instaurazione di una forma di governo a carattere prettamente democratico, avevano iniziato un intenso lavoro di riorganizzazione politica ed una fattiva opera di sganciamento dell'Italia con l'alleanza con i tedeschi.

 La caccia agli uomini a Roma era abile continua spietata. In questa città la polizia militare tedesca, sotto la direzione di Herb Kappler, che in quel tempo rivestiva il grado di maggiore dello Stato, lavorava intensamente onde eliminare quanti erano contrari ai tedeschi o si dubitava che lo fossero.

L'attività di polizia allargava la sua sfera fino a procurare uomini che lavorassero per i tedeschi in Italia o in Germania. E poichè l'arruolamento volontario dei lavoratori era quasi insignificante la polizia effettuava, per le vie di Roma e nei locali pubblici, rastrellamenti di persone idonee al lavoro Una categoria di persone, che fin dai primi giorni era presa particolarmente di mira da parte della polizia tedesca era data dagli ebrei, contro i quali vigeva in Germania un inumano sistema legislativo. In questo quadro generale vanno posti i fatti oggetto del permanente giudizio che qui di seguito si espongono.