Parlerò
a nome e per conto di tutte le donne che a Roma nella provincia si schierarono
nel 1943 dalla parte della pace contro la guerra, della libetà contro
la dittatura, della vita contro la morte e suoi macabri riti.
Tante donne operaie contadine studentesse
impiegate aristrocratiche, casalinghe suore. Tutte volontariamente, spontaneamente
senza un ordine senza un appello se non quello del loro cuore scesero n
campo trasformando la città, le campagne della provincia assediate
saccheggiate bombardate in tant rilugi segreti ove trovarono salvezza "i
poveri figli di mamma"; i soldati di quell'esercito che Mussolini aveva
portato alla guerra e alla disfatta.
C'e chi ha ironizzato sul numero
dei partigiani riconosciuti "troppi" e stato scritto "avete gonfiato il
numero dei partecipanti". Contro questa accusa e la presunzione di reinterpretare
i fatti la storia di quei 212 giomi di occupazione nazi fascista di Roma
voglio portare un contributo di approfondimento di conoscenza, su chi,
pur non combettendo con le armi ha lottato rischiando forse più
di me con meno gloria. Troppe donne non sono state neppure riconoscute
patriote e dei loro nomi del loro coraggio si è persa memoria.
Dovendomi limiitare all'analisi
dagli ultimi mesi quendo si preparava la liberazione di Roma da parte degli
alleati dovrei tacere del grande contributo di panecipazione civile dato
dalle donne I'8 di settembre nei due giorni di combattimenti che seguirono
per la difesa di Roma da parte dei militari.
Consentitemi tuttavia di ricordare,
perchè è essenziale ai fini della comprensione del coinvolgimento
delle masse famminili nelle operazoni di guerriglia che si svilupparono
nei nove mesi successivi, come iniziò il loro impegno, la loro scelta
di lotta. Nella battaglia combattuta dai militari, dalla Magliana alla
Monetagnola, a Porta San Paolo 414 militari caddero nei combattimenti,
ma ci furono anche a comobattere con loro e a moriree 156 civili monti
e 27 donne che perirono portando soccorso ai ferit,i aiuto ai combattenti,
tra di essi una decorata di M. A. V. M..
122 furono le donne arrestate portate
a Via Tasso e a Regina Coeli, di loro molte furono depordate in Gemania.
Dieci furono assassinate per le strsde di Roma nelle dimostrazioni contro
i rastrellamemi e negli assalti ai forni. Una fu uccisa a Viale G. Cesare
sotto la Caserma dell'81° fanteria, mentre con altre centinaia di donne
reclamava la liberazione dei duemila rastrellati costretti nella caserma,
il suo nome è Teresa Gullace M. O. V. C.; I'altra in quello stesso
giomo 3 marzo 1944, fu uccisa sui gradini della chiesa di Piazza dei Quiriti.
Otto donne furono fucilate davanti al mulino del Forno Tesei a ponte di
ferro, sul luogo fu messa una lapide con i nomi, che attualmente e scomparsa.
Una nel cuore della Roma umbertina la signora Calò Carducci nei
tentativi di impedire ai tedeschi che avevano fatto irruzione nella sua
casa, di arrestare suo figlio con un gruppo di militari da lei nascosti,
una uocise al Tiburtino Terzo, Maria Martinelli.
Grande la massa dei milatari
sbandati bloccati a Roma nell'impossibilità di rifugiarsi a sud
oltre la linea Gustav per sfuggire alle fucilazioni o alla deportazione.
Alto il numero dei prigionieri di guerra inglesi, americani, francesi fuggiti
dai campi di prigionia bisognosi di essere nascosti, sfamati, vestiti.
Alto il numero dei funzionari,
impiegati, lavoratori che piuttosto che adderire al Governo della Repubblica
fascista, si diedero alla macchia passando nelle file della Resistenza.
Una massa di uomini, tutti con la pena capitale già emanata per
bando dai nazisti e dai fascisti, che trovarono, fin dall'8 settembre aiuto
e salvezza nel coraggio e nella determinazione delle donne romane.
Roma aveva già subito bombardamenti,
devastazioni a San Lorenzo, al Tiburtino ecc. la popo azione era stremata
da tre anni di razionamemti; scarsi erano i rifornimenti per la distruzione
delle vie di comunicazione e per aver accolto oltre cenlocinquantamila
profughi fuggiti dalle città distrutte del Garigliano, da Cassino
a Latina da Frascati a tutta la costa laziale.
Si disse dei romani che una metà
di essi ospitava l'altra metà.
Al primo momento di spontanea solidarietà
e partecipazione seguì il momento dell organizzazione e fu per I'
esperienza e l'opera dei componenti i partiti politici antifascisti, per
la riorganizzazione dei militari nella clandestinità, con a capo
il Colonnello Montezemolo, che si riuscì a creare una rete di collegamenli
così efficiente da tener testa alla pefetta macchina poliziesca,
repressiva, micidiale dei nazisti. Le donne che provenivano dalle file
dei partiti politici antifascisti, molte delle quali uscite da pochi giomi
dalle carceri, tornate dai confini delle isole, decisero di formare un
comitato di coordinamento per le attività di assistenza e di appoggio
alle forze combattenti civili e militari. Il comitato era composto da donne
di varie esperienze politiche.
Alcuni nomi che ricordo: Clara
Cannarsa, Adele Bei, Egle Gualdi, la Fancello Maria Maggi, Ebe Riccio,
la Ripa di Meana, la principessa Doria, Marcella Lapicirella, Laura Lombardo
Radice, Laura Garrone, Titina Maselli, Marisa Cinciari, le sorelle Bruni,
la contessa Stelluti Scala, ed altre.
Il Comitato di coordinamento nato
a Roma possiamo dire che fu il primo abbozzo di quello che al nord prese
il nome di " Gruppi di difesa della donna" che organizzò piu di
settantamila donne, la gran parte delle quali, mai riconosciute nè
patriote, nè partigiane. Nacquero i comitati di zona negli otto
quartieri in cui era stata ridivisa Roma dalle forze della Resistenza che
si collegavano al centro per mezzo delle giovani staffette. Molti e pesanti,
sempre rischiosi, furono i compiti svolti nei nove mesi. Diffusione dei
volantini con gli appellii alla popolazione romana o alle donne stesse.
La diffusione dei giornali (io stessa ho avuto in casa fino alla fine del
mese di dicembre, il centro dello smistamento della stampa clandestina
per la quarta zona di Roma, dei giornali del partito comunista l'Unità,
del partito d'azione "Risorgimento liberale", dei cattolici comunisti la
"Voce operaia'). Purtroppo a novembre fu individuata la tipografia di Via
Basento dove furono arrestati: Leone Ginzburg, Gastone e Manlio Rossi Doria,
l'alchitetto Mario Fiorentino e tutti i tipografi.
Erano quasi sempre le donne che
andavano e venivano con i pacchi della stampa. I giornali dell'epoca avevano
un solo foqlio di piccole dimensioni, così da poterlo piegare e
mettere in tasca o da poterlo infilare nelle buche delle lettere e sotto
le saracinesche dei negozi. Alcune di queste postine sono divenute celebri:
Titina Maselli, la Scialoia, Franca Anqelini, Giovanna Ribet, Laura Garroni
( divenuta poi artificiere dei G. A. P. con il nome di Caterina), Marisa
Cinciari, Anna Carrani della manifattura tabacchi, Nanda Coari, Maddalena
Accorinti, Marina Ghireli, passata poi ai G AP, la Usiello moglie di un
barbiere di Via del Boschetlo che aveva la responsabilità della
diffusione della stampa tra le botteghe della zona Monti; la Perna, la
Bruscani, Giuliana e Marcella De Francesco.
Sono le donne che trasportano le
armi nella borsa della spesa attraverso la città, che prelevano
i chiodi a tre punte dalle officine dell' A..T.A.G. di Prenestino dalle
officine del gas di San Paolo, ove vengono prodotti anche gli spezzoni
che saranno usati per confezionare le bombe dagli articieri, Giorgio Labò,
Gianfranco Mattei, Giulio Cortini, Laura Garrone, che saranno usate negli
attacchi ai nazisti di Piazza Barberini, del Banhof offiziers, della Stazione
Termini, di Via Rasella, di Via Claudia, di Via Due Macelli e per decine
di altre azioni.
Sono le donne che si organizzano
per assalire i forni ove si panifica iI pane bianco per fascisti e nazisti.
Gli assalti avvengono nei quatieri di Trionfale, Borgo Pio, via Leone Quarto
davanti alla sede della delegazione, per protestare contro la sospensione
della distribuzione di patate e farina di latte. A guidarle in questi quartieri
sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre.
Sempre in via Leone quarto
viene assalito il forno De Acutis, ma qui c'è il consenso dello
stesso proprieterio che distribuito il pane e la farina di latte si da
alla clandestinità. Altri assalti avvengono in via Vespasiano, in
via Ottaviano, in via Candia, al Tiburtino terzo durante lo sciopero generale
indetto per il 3 maggio, ove viene uccisa dalla P. A. I. Maria Martinelli,
madre di quattro bambini.
Sono le donne che accompagnano
i prigionieri fuggitivi fuori città per collegarli ai nuclei ppartigiani
dei Castelli Romani, a volte esse sono giovanissime come Gloria Chilanti
(quattordici anni), che accompagnò un marinaio russo attraverso
Roma, per mettelo in collegamento con i partigiani di Monterdondo.
Ognuno fa quanto è necsssario
con prudenza, con intelligenza, con astuzia, col cuore. A causa della mancata
risposta dei Romani all'appello nazista per il lavoro obbligatorio, iniziarono
i rastrellamenti per le vie ed i quartien di Roma, il più massiccio
fu quello condotto nel quartiere Quadraro durante la notte. Duemila uomini
furono rastrellati strappandoli letteralmente dal letto nelle proprie case
durante la notte, settecento di essi furono deportati in Germania.
Iniziano gli imponenti arresti
nelle fila della Resistenza tra cui molte donne: Elettra Pollastrini, Lina
Trozzi, Vera Michelion, arrestate sono condannate e deportate nel carcete
duro in Austria.
Carla Angelini, Bianca Bucciarelli,
la signora Fontana e la signora Rodriguez mogli di ufficiali dei Carabinieri,
subiscono confronti crudeli, interrogatori durissimi, così Maria
Teresa Regard, Iole Mancini, la Di Pillo e tante tante altre ( 122 ).
Nessuna di esse ebbe un cedimento
furono con il loro silenzio, le piu dure e temibili avversarie della macchina
di morte nazi-fascista. Un esercito solidale silenzioso senza divisa, senza
gradi, senza il "soldo"; un esercito di volontarie della libertà
che restituirono senso e valore al ruolo della donna nella società
italiana, degradato ed offeso dalla teoria fascista di donne solo come
delle fattrici di figli pee la patria. Si organizzano gli scioperi nelle
fabbriche romane ove lavorano le donne, alla manifattua tabacchi è
Anna Carrani che organizza le operaie, mi collego con Iei, inviata da Adele
Bei, per fissare le modalità, i tempi e le richieste sindacali.
La riunione avviene in una piccola osteria vicino Piazza Mastai, a via
della Luce, nell'intervallo del pranzo, si stabilisce di dare inizio allo
sciopero con una sola ora di sospensione dal lavoro, senza uscire dalla
manifattura. Le richieste erano:aumento della razione del pane, indennità
di bombardamento, aumento del salario. Lo sciopero si organizza per il
primo di aprile così alla Stacchini di via Baccina ove le operaie
formano una delegazione che avanza le stesse richieste. Sono avvertite
le autorità fasciste e la prefettura, che intervengono promettendo
i miglioramenti.
ll secondo sciopero è
il 3maggio:ottocento operaie restano fuori della manifattura per più
di un ora per unires la loro protesta allo sciopero generale indetto per
quel giorno, dal comitato quadripartito.
Lo sciopero generale del 3 maggio
ruscì solo parzialmente i successi si ebbero alla tipografia de
"Il Messaggero", ove tutti gli operai si astennero dal lavoro. Il giornale
uscì con molto ritardo stampato alla meglio da tipografi raccattati
in altri giornali. Il direttore Spampanato si vendicò compilando
l'elenco degli assenti che consegnò ai tedeschi; 19 operai furono
arrestati.
Importanti azioni sono compiute
dai G.A.P. di zona dal 20 al 30 maggio. I componenti dei G.A.P centrali,
i superstiti dei massicci arresti avvenuti pe la delazione di Guglielmo
Blasi andaro nella provincia sud di Roma nelle zone prossime al fronte.
Gli alleati hanno promesso un "campo di lancio'' con armi che sarà
preannunciato da Radio Londra con la parola "la neve è caduta".
"Giungemmo a San Lorenzo in
tempo per vedere gli ultimi camion nazisti partire, apprendemmo da Gerratana
che il C.N.L. romano aveva rinunciato all'insurrezione. Sapemmo poi che
già dal 2 giugno era giunta disposizione in tal senso, concordata
tra il governo di Salerno, gli alleati e il Vaticano.
Un ordine preciso ci giunse
da Napoli da Togliatti: collaborare con gli alleati non intralciare il
loro passaggio con inutili combattimenti contro i tedeschi.
Bentivegna Restò a San
Lorenzo con un gruppo di partigiani di quella zona,io mi unii a un gruppo
di partigiani della IV zona(centro storico), Lallo Bruscani, Nanda Coari
e gli operai della tipografia e occupammo il giornale "Il lavoro fascista",
in via Quattro Novembre. Ci raggiunsero Giacomo Pellegrini, Scoccimarro,
Alicata, Emanuele Rocco appena uscito dal carcere di Regina Coeli e nei
giorni seguenti Pintor con il volto tumefatto dalle torture subite dalla
banda Koch ed altri, tirammo la prima copia de " l'Unità " libera
e stampammo i primi striscioni di saluto agli Alleati, li attaccammo al
vetro delle bacheche che erano all'esterno tutto intorno al fabbricato.
Me ne tornavo con il fucile in spalla, il pennello e la colla in mano quando
sul portone vedo arrivare le tre sorelle Mafai, Miriam, Simona e la piccola
Giuliana. Ci abbracciammo ridendo singhiozzando, senza lacrime chè
tutta la pena di quei mesi ci strozzava la gola. Era il 4 giugno 1944."