Stante le difficoltà poste dal Dobrik, il Gen Maeltzer telefonava al Comando della 14.ma armata e parlava con l'allora Col. Hanser, al quale, dopo aver prospettato quanto detto da quell'ufficiale, chiedeva venisse comandato un reparto di quell'armata per l'esecuzione. L'Hanser rispondeva testualmente:" La polizia è stata colpita, la polizia deve far espiare". Il Gen. Maeltezer ripeteva ai due ufficiali presenti quella frase quindi dava ordine al Kappler di provvedere lui all'esecuzione. Congedatosi dal Gen. Maeltzer, il Kappler si portava nel suo ufficio in Via Tasso. Qui chiamava a rapporto gli ufficiali dipendenti e li informava che fra qualche ora avrebbero dovuto eseguirsi la fucilaione di 320 persone in conseguenza dell'attentato di Via Rasella. Al termine della riunione il Kappler impartiva l'ordine che tra tutti gli uomini del suo comando di nazionalità tedesca, dovessero partecipare all'esecuzione. Contemporaneamente ordinava al Cap. Schultz di dirigere l'esecuzione e gli dava disposizioni particolari in merito alla modalità dell'esecuzione medesima. "Dissi poi a Schultz - egli afferma (vol VII f.29 ) - che per la ristrettezza del tempo, si sarebbe dovuto sparare un sol colpo al cervelletto di ogni vittima e a distanza ravvicinata per rendere sicuro questo colpo, ma senza toccare la nuca con la bocca dell'arma." Quindi s'iniziava I'esecuzione: cinque militari tedeschi prendevano in consegna cinque vittime, le facevano entrare nella cava, che era debolmente illuminata da torce tenute da altri militari posti ad una certa distanza I'uno dall'altro, e le accompagnavano fino in fondo, facendole svoltare in un'altra cava che si apriva orizzontalmente; qui costringevanole vittime ad inginocchiarsi e, quindi,ciascuno di essi sparava contro la vittima che aveva in consegna. II Kappler partecipava, unaprima volta, alla seconda esecuzione, che egli racconta brevemente." Vicino I'autocarro - egli dice (vol. VII, f. 31 retro ) presi in consegna una vittima, il cui nome veniva da Priebke cancellato su di un elenco da lui tenuto. Altrettanto fecero gli altri quattro ufficiali. Conducemmo le vittime sullo stesso posto e, con le stesse modalità vennero fucilate un pò più indietro delle prime cinque. Narrazione analoga dell'esecuzione è fatta dall'imputato Clemens. "Quando sparai io - egli afferma (vol. VII, f. 108) - le cinque vittime furono portate nella cava da soldati noi ci disponemmo dietro e, all'ordine sparammo un colpo solo. Le vittime erano in ginocchio e, dopo che caddero, alcuni soldati trasportarono i cadaveri verso il fondo delle caverne dove si trovavano già i cadaveri delle prime. lo poi uscii dalla cava e non rientrai più, ma ritengo che le altre esecuzioni siano avvenute allo stesso modo. Gli altri imputati confermavano sostanzialmente le modalità descritte. II tetro spettacolo dei cadaveri che, dopo le prime esecuzioni, si presentava alla vista delle vittime, quando queste entravano nella cava e s'inginocchiavano per essere fucilate, è espresso sinteticamente dal teste Amon, il quale fu presente all'esecuzione, ma non sparò erché non ebbe la forza. "Avrei dovuto i sparare - egli dice - (ud. del 12-6-1948 ) ma quando venne alzata la fiaccola e vidi i morti svenni... Rimasi inorridito a uello spettacolo. Un mio compagno mi diede un colpo e sparò per me". Le vittime dei primi autocarri provenivano dal carcere di Via Tasso,le altre dal carcere di Regina Coeli. Ivi si trovava il Ten. Tunàth accompagnato dall'interprete S. Ten. Koffler, del comando di polizia tedesca di Roma il qualel provvedeva a fare avviare alle cave Ardeatine i detenuti del terzo braccio a disposizione dell'autorità militare tedesca. Ultimato il prelevamento di questi detenuti, il Tunath si rivolgeva al Direttore del carcere per avere i cinquanta che erano a disposizione della polizia italiana e che, secondo precedenti accordi, dovevano essere consegnati dal Questore Caruso. Poiché ancora non era giunta la lista se ne faceva richiesta telefonica Caruso, da cui si aveva promessa di un sollecito invio a mezzo di un funzionario. II tempo trascorreva senza che giungesse tale Iista. II Tunath telefonava ancora alla Questura e parlava con il Commissario Alianello, al quale violentemente diceva " che se non si mandava subito I'elenco avrebbe preso il personale carcerario" (dich. Alianello, ud. del 26-6-1948)· Dopo un po' di tempo il Tunath, stanco di aspettare, incominciava a prelevare dei detenuti maniera indiscriminata. Poco dopo, sull'imbrunire arrivava il Commissario Alianello con una Iista di cinquanta nomi datagli dal Questore Caruso, che consegnava al Direttore del carcere. Questi cancellava undici nomi, precisamente quelli indicati con i numeri progressivi da 40 a 49 e con i numeri 21 e 27 e li sostituiva con altri undici nomi relativi a persone che erano state portatedal Ten. Tunath e che non erano comprese nella lista. La cancellatura degli ultimi nominativi della lista era determinata dal fatto che la compilazione di questa stata fatta iniziando dalle persone ritenute più compromesse per continuare con quelle che si trovavano in posizione migliore, il depennamento dei nomi indicati con i numeri 21 e 27 veniva effettuato invece perché I'una persona era ammalata grave all'ospedale e I'altra non si riusciva a trovarla. Tutti gli imputati prendevano parte all'esecuzione sparando una o più volte, il Kappler, dopo circa mezz'ora dall'inizio dell'esecuzione e dopo aver partecipato ad una fucilazione, si allontanava recandosi all'uffici in Via Tasso. Espletate alcune pratiche ritornava alle cave Ardeatine e partecipava ad altra fucilazione. Gli altri imputati rimanevano sul posto sino alla fine dell'esecuzione. Questa anena termine alle ore 19 circa. Subito dopo si facevano brillare delle mine, chudendosi in questo modo quella parte della cava nella quale i cadaveri ammucchiati fino all'altezza di un metro circa, occupavano un breve spazio.