Da via Urbana
a via Tasso
 
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   Queste due strade romane sono molto vicine e fanno parte ambedue del quartiere Esquilino, sorto su uno degli antichi colli di Roma. Sono ancora oggi due strade tranquille ed abbastanza appartate. In via Urbana, alle spalle della Basilica di Santa Maria Maggiore, e la chiesetta delle suore del Bambin Gesu' e la casa in cui visse ed opero' Don Pietro Pappagallo. A Roma, dove era giunto dalla sua assolata e generosa terra di Puglia. Don Pietro si prodigava, non solo per quanto concerneva il suo ministero sacerdotale, ma con slancio di umana solidarieta' soccorreva quanti avessero bisogno del suo aiuto.
   Il suo volto, dolce e mite, rendeva piu' facili i contatti con lui, mentre la sua forza morale dava sicurezza a chi ricorreva alla sua generosita'. Nei mesi tragici dell'occupazione nazista, queste doti dell'animo unite alla vivacita' della sua mente, furono messe alla prova molto spesso ed il suo consiglio, ma soprattutto il suo aiuto materiale e morale, non vennero mai meno a coloro che bussarono alla sua porta.
   A lui era particolarmente legato un'altro grande patriota di Terlizzi, Gioacchino Gesmundo, che a Roma insegnava con grande capacita' e rigore morale Filosofia e Storia. Insieme condivisero i mesi dell'occupazione e l'attivita' clandestina fino alle fatali giornate della fine del Gennaio 1944, percorrendo uniti l'ultima parte del loro cammino terreno.
   Improvvisamente, in seguito ad una turpe delazione, Don Pietro da via Urbana fu tradotto in via Tasso nel carcere della Gestapo e qui rimase in attesa che si compisse il suo destino. A pochi metri dal carcere sorge l'alta Basilica romana di tale zona, quella di S. Giovanni in Laterano e cosi', tra questi due importanti luoghi sacri, si svolse e si consumo' il cammino di Don Pietro.
   Dalla prigione delle SS, secondo gli ordini impartiti da Kappler, egli usci' soltanto per essere condotto, come il suo amico Gesmundo e tanti altri patrioti, alle Cave Ardeatine. Era il 24 Marzo 1944.
   La lapide che oggi dopo tanti anni ricorda la nobile figura di Don Pappagallo, viene a colmare una grande lacuna ed una grave dimenticanza. La "citta' Eterna", per rimanere tale, deve perpetuare il ricordo di quanti, con il loro sacrificio, la resero grande. Deve soprattutto additare ai giovani ed alle future generazioni questi esempi perche' siano per tutti di sprono ad una migliore assunzione di valori e di responsabilita' consapevoli.

Elvira Sabbatini Paladini
Direttrice del Museo Storico della Liberazione di Roma
Da "Citta' Domani" N°4 Aprile 1997
 

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Da sinistra: il M°Severini, Mons. Valente, Mons. Pignoloni, il Vicesindaco De Chirico

 
 La Lapide    Cliccare per ingrandire
 
   Non e' stata facile impresa per Mons. Gaetano Valente, storico terlizzese, redigere con la collaborazione del Prof. Antonio Lisi, di Adolfo Perugia e della Prof.ssa Elvira Sabbatini Paladini, il testo per la lapide affissa lo scorso 17 Marzo sulla casa canonica in via Urbana a Roma di Don Pietro Pappagallo, Cappellano della Chiesa delle Suore Oblate del Bambin Gesu', casa che fu centro di assistenza per i militari del fronte Clandestino di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, dove Don Pietro rilascio' certificati di identita' falsi a centinaia di militari e di ebrei che evitarono in tal modo l'arresto e la deportazione nei campi di sterminio. Il testo definitivo e' un giusto compendio della figura del Sacerdote martire e della componente ebraica per cui egli tanto fece. La lapide marmorea e' stata realizzata dal romano Franco Stella che vi ha inciso quelle poche parole alle quali e' stato affidato il compito di descrivere un grande atto di fede consegnando al futuro la figura di Don Pietro e la vicenda che egli condivise con tanti altri uomini vittime ed artefici della nostra storia.

Da "Citta' Domani" N° 4 Aprile 1997
 
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