Dipartimento Democrazie e politiche costituzionali

 

Resoconto della riunione del 22 settembre 2006

 

Presenti 23 persone, hanno avvertito della loro impossibilità a partecipare per impegni improrogabili De Fiores, Mascia, Oliviero

 

Sono stati affrontate due questioni, la prima il conflitto di interesse, la seconda gli esiti referendari e i progetti di revisione costituzionale.

 

Sul conflitto di interesse si è innanzitutto messo in rilievo, a cominciare dall’intervento di Bellucci, una questione di metodo: la presentazione della proposta Franceschini non è stata adeguatamente e previamente discussa, ciò che sarebbe stato opportuno dato il rilievo del problema. È stato però evidenziato che la proposta Franceschini si muove lungo la via tracciata nel programma dell’Unione, quella del blind trust; ciò non toglie che una comunicazione più fluida tra gruppi parlamentari, e tra questi e gli organismi del partito sarebbe sempre auspicabile. Per questo si farà richiesta di stabilire  raccordi più stretti tra i vari livelli dei gruppi, e tra questi con il partito. Nel caso specifico l’impegno è di verificare, con i gruppi si Camera e Senato, la possibilità di un lavoro comune, insieme con i dipartimenti e la segreteria nazionale, per seguire tutte le fasi dell’iter legislativo. Si è anche sottolineato che, data l’estrema difficoltà dei nodi che si stringono intorno al conflitto d’interesse, sarà utile acquisire pareri e suggerimenti da esperti oltre che dai dipartimenti, compreso quello economico. La presenza di Roberta Corsi ha assicurato un primo collegamento di lavoro con l’ufficio legislativo del gruppo alla Camera.

Nel merito: F. Russo, dopo l’esposizione del contenuto del provvedimento, ha sostenuto come sia difficile risolvere il conflitto di interesse quando si è detentori di pacchetti azionari concentrati in un’impresa, per questo forse l’opzione del disinvestimento o dell’affidamento dei pacchetti azionari a fondi d’investimento potrebbe essere la via da seguire, insieme al monitoraggio successivo degli atti di governo o dell’amministrazione (ciò che la proposta Franceschini non prevede). Bellucci ha manifestato profondi dubbi sull’impianto della proposta Franceschini, che, a suo avviso, non è in grado di risolvere il conflitto nel campo delle tlc, se non si intraprende la strada dei ‘tetti’ ai vari livelli territoriali sancendo le incompatibilità tra incarichi pubblici e  partecipazione alle imprese tlc; sostanzialmente Bellucci ritiene più convincenti le misure della proposta di legge Bertinotti della passata legislatura.

G. Ferrara ha espresso, invece, la sua condivisione sull’impianto della proposta, ma ha avanzato una serie di preoccupazioni e indicato precisi emendamenti, sollevando la questione delle incompatibilità e ineleggibilità dei parlamentari e in generale dei rappresentanti ai vari livelli. La questione è uno dei temi di approfondimento sollevati dallo stesso relatore Violante.

M. L. Boccia ha sottolineato le questioni dei metodi di lavoro e della comunicazione tra i gruppi, e ha messo in luce che il conflitto di interesse sorge anche in campi non strettamente economici come nelle decisioni della medicina e delle tecnologie della riproduzione.

R. Corsi ha esposto il lavoro che l’ufficio legislativo del gruppi parlamentare della Camera sta conducendo con una ricerca sistematica sul problema e si è impegnata, con F. Russo, a far avere il testo della proposta, un quadro sinottico dei problemi più rilevanti e le proposte di G. Ferrara attraverso la mailing list del dipartimento (che coinvolge anche le strutture territoriali del partito). I. Barbarossa  si farà carico, come sempre peraltro, del raccordo con la segreteria.

 

La seconda questione è stata quella del referendum e della linea da assumere sulle proposte di revisione costituzionale.

Il dibattito è stato ampio e si è concentrato sul giudizio positivo sugli esiti della consultazione referendaria, ritenuti straordinari, e per questo tanto più sorprendente il fatto che tutti i partiti, compresa RC-SE, hanno ‘nascosto sotto il tappeto’ quei risultati, subendo l’offensiva politica del ‘ partito trasversale delle riforme’, che ha partecipato al referendum solo per colpire politicamente la destra, ma intenzionato a riproporre gli assi della ‘controriforma’, compreso quello della legge elettorale che si vuole modificare per rendere il bipolarismo sempre più sicuro, a scapito della rappresentanza politica democratica. RC-SE dovrebbe sostenere i comitati per il referendum proponendo anche un’assise nazionale, e rilanciare i temi della Costituzione impedendo che attraverso la legge elettorale o l’utilizzazione del Titolo V vadano avanti processi di rafforzamento del bipolarismo – con cancellazione susseguente delle forze dell’alternativa – e del regionalismo asimmetrico.

Su questo punto Gioiello ha chiesto un’iniziativa di rilievo nazionale, dopo un’adeguata istruttoria politico-culturale, sulle proposte di Formigoni di realizzare una differenziazione territoriale in termini di poteri e competenze attraverso l’uso dell’art. 116 terzo comma della Costituzione. Proposta condivisa, di cui I. Barbarossa si farà portatrice anche in sede di segreteria nazionale.

Sulla questione del Titolo V e del superamento del bicameralismo perfetto è avvenuto un puntuale scambio di idee, che, mentre vede  l’unità sull’esigenza di avere una sola Camera politica,  evidenzia una diversità di posizione sulla seconda Camera ‘territoriale’. Per alcuni/e è un ripiegamento necessario ma in un qualche modo subito, per altri/e è una soluzione ai problemi posti dal ruolo legislativo delle Regione e dell’importanza dei Comuni nella storia politico-culturale dell’Italia. Su questo si è evidenziato come il progetto di ricerca avanzato da Milziade Caprili, e che coinvolge De Fiores e Bilancia (al momento), può essere un’occasione di approfondimento e di riflessione. Questo potrebbe sfociare in un pubblico incontro alla fine della ricerca – febbraio? –organizzato dalla Vicepresidenza del Senato, a cui partecipare e da cui trarre successivamente i nostri orientamenti in sede di partito e di gruppi parlamentari. Nonostante l’attivismo di Violante, è stato giudizio unanime che incardinare, politicamente e culturalmente, la questione del bicameralismo perfetto nell’ambito del Senato sarebbe un messaggio simbolico forte per RC-SE, dato che la trasformazione riguarderà il ruolo di palazzo Madama.

 

Sul disegno di legge Lanzillotta (a. S. 772) relativo alla delega per la riforma dei servizi pubblici locali, si era invitato Francesco Manna  per avere una discussione interdipartimentale, ma non essendo venuto si è preferito soprassedere sulla base delle considerazioni avanzate nella Nota scritta di M. Montefusco, secondo cui «Nel merito la materia appare di competenza interdisciplinare con altri dipartimenti (enti locali) per cui, pur avendo idee chiare in proposito, soprattutto sulla ostentazione dei nuovi totem quali “concorrenza”, “libertà di stabilimento” “libera prestazione di servizi”, “ sussidiarietà” e così via, oppure su carta dei servizi contenente regole di controllo affidate ad “utenti” ed affini, è preferibile rinviare il tutto a riunioni interdipartimentali per un corretto approfondimento delle tematiche trattate, che non offrono altra lettura se non il tentativo palese di offrire a privati la certezza di una accumulazione capitalistica nell’immediato, seguita da una analoga certezza nel futuro di riduzione di livelli occupazionali ».

 

La prossima riunione del Dipartimento è prevista per lunedì 23 ottobre, h. 15, presso la Direzione nazionale.

 

( a cura di Franco Russo)