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Partecipazione politica : come conquistarla ?
nota di E. Giardino- 27 giugno 2007
Da molti anni associazioni e movimenti chiedono alle istituzioni di ogni livello, cioè ai partiti di essere ammessi a partecipare alle scelte politiche che li riguardano. Ma la loro richiesta- che sembra avere ascolto prima delle elezioni – viene poi beffata ed ignorata dai rappresentanti eletti, quale che sia la loro sigla elettorale. Invece che la partecipazione promessa ricevono noncuranza oppure attenzione interessata. Alcuni soggetti sociali accreditati – e solo loro - vengono ammessi a “dialogare”, ricevendo in cambio qualche elemosina istituzionale , estranea o marginale rispetto alle scelte politiche che contano e che rimangono monopolio dei leader di partito.
Si realizza così una intesa tacita e bilaterale : i partiti ostentano democrazia partecipativa, le associazioni guadagnano un ruolo esclusivo di rappresentanza e qualche spicciolo.
Tutto bene dunque ? NO , perchè la rappresentanza reale rimane un mito irrisolto.
Bisogna allora chiedersi : come si esce da questo imbroglio ultradecennale ?
Per rispondere a questa domanda bisogna prima definire e poi conquistare gli strumenti che sono necessari alla partecipazione popolare. E’facile verificare che il presupposto di ogni partecipazione e’ il DIRITTO A COMUNICARE : eppure nessun soggetto sociale lo ha mai rivendicato finora. E’come dire che voglio salire in alto, ma non mi preoccupo di avere la scala ! Non e’strano tutto questo ? Eppure e’ proprio ciò che accade da decenni. Partecipare significa garantire questo processo comunicativo e decisionale :
- definire congiuntamente i problemi e le loro priorità
- stabilire insieme le soluzioni e le loro conseguenze. Scegliere la migliore
- controllarne insieme i risultati: correggerla o cambiarla ,se necessario.
In ognuno di questi momenti la comunicazione biunivoca e multilaterale gioca un ruolo essenziale, in quanto scambio di messaggi tempestivi e significativi delle parti interessate. Quindi il diritto a comunicare come diritto essenziale a conoscere e far conoscere idee e proposte significative.
In questo senso il diritto a comunicare non riguarda solo il rapporto biunivoco tra le parti che partecipano- istituzioni e associazioni- ma anche ciascuna di esse, sia per i suoi rapporti interni che per quelli esterni. Una associazione che non garantisca il diritto a comunicare ai suoi associati, e’ verticistica e presidenzialista.
E’autoreferenziale e settaria se nega tale diritto ai cittadini che dice di voler rappresentare. E’proprio ciò che accade normalmente ai soggetti collettivi (partiti, sindacati,associazioni, ecc.). Ecco perché ogni soggetto che vuole essere democratico e che vuole partecipare – quale che sia il suo tema di impegno - deve mettere al primo posto delle sue rivendicazioni il diritto a comunicare e gli strumenti per praticarlo. Nelle società moderne chi non può - o non sa comunicare - semplicemente non esiste e non ha alcun ruolo politico.
Il forum DAC non e’una associazione tradizionale che distribuisce tessere ed incarichi : e’una sigla che esprime una teoria costituzionale dello Stato , della politica e della comunicazione basata sulla sovranità popolare e sul diritto a comunicare di ogni soggetto collettivo organizzato. Dunque un modo universale di concepire la vita associata e quella politica per liberarle dalla barbarie.
Dentro questa concezione vi e’anche l’idea che il soggetto della trasformazione anticapitalista non sia più il partito della tradizione ottocentesca, ma un soggetto a rete comunicante nel quale il diritto a comunicare giochi appunto un ruolo decisivo e partecipativo.