Webcome1107
Il Diritto a comunicare nei siti WEB multimediali
(riflessioni di E. Giardino – Forum DAC)
La disinformazione pianificata dei poteri dominanti e dei loro imbonitori implica una risposta “ autogestita e cosciente” dei truffati: popoli, cittadini e lavoratori , bersagli e sostenitori dei messaggi fuorvianti ed unidirezionali e dei sistemi che li producono.Internet e le tecniche correlate consentono a persone e gruppi di conquistare e praticare – in modo semplice, economico e diretto- un diritto universale e costituzionale , finora negato : il diritto a comunicare (in senso attivo e passivo)L’esercizio di questo diritto coinvolge tutti gli aspetti della vita, creando autonome comunità comunicanti orizzontali. Tali comunità minacciano l’ attuale ordine ingiusto ed oligarchico nella politica, nell’economia, nella formazione e nella informazione.
Da qui il tentativo dei poteri dominanti di riportare il cyberspazio sotto il loro controllo , cioè ai canoni commerciali della propaganda e del giornalismo “professionale”. Occorre far fallire questo disegno, ragionando sull’uso sociale e costituzionale della comunicazione telematica orizzontale.
Siti WEB, come strumenti di comunicazione indipendente autogestita
I poteri dominanti, i grandi editori , i giornali padronali hanno reagito alla minaccia WEB, utilizzandone a loro modo le potenzialità, per la produzione editoriale, per la diffusione, la pubblicità e la propaganda ideologica. Travalicando i tradizionali limiti “informativi” hanno invaso altri campi espressivi : la radiotelevisione, la telematica, l’audiovisivo, l’editoria libraria.. Per le fonti “informative” – ad es.- usano il cyberspazio per risparmiare danaro, inchieste e corrispondenti . Rendono cioè “virtuale e fasulla ” la realtà, sostituendo ai fatti le “loro “ opinioni di comodo. Più che i “loro” giornali, è la loro TV che plasma, passivizza e disorienta milioni e milioni di cittadini.
Per quanto numerosi ed agguerriti, i cybernauti coscienti raggiungono segmenti limitati di lettori, mentre i loro siti sono sommersi da un mare di messaggi propagandistici e mercantili. Essi non hanno mezzi economici e – in generale- non dispongono di fonti informative affidabili e gratuite. Neppure hanno manipoli di cronisti per raccogliere dati , testimonianze dirette, informazioni significative.
Nonostante questi limiti oggettivi e soggettivi la comunicazione via WEB cresce, in qualità e quantità.
I poteri dominanti lo sanno e corrono ai ripari. Usando pretesti di ogni tipo – la pedofilia, il terrorismo, i crimini telematici – cercano di riportare i “nuovi comunicatori”e il cyberspazio dentro le loro logiche, quelle del costoso giornalismo professionale e mercantile, tipico della carta stampata. Ci dicono : “L’informazione è una cosa seria e va affidata a professionisti responsabili”, “servono direttori e redattori-giornalisti”, “basta con il dilettantismo, che apre spazi al terrorismo ed alla sovversione”…
Trattano – strumentalmente- i siti web e la comunicazione interattiva orizzontale ,come se fosse un giornale stampato, regalando al monopolio dei giornalisti tutte le forme di comunicazione. Non a caso ,con i “giornali telematici”pensano ai loro giornali, come se i siti web fossero questo o solo questo.
Nè i gruppi di comunicatori “volontari” hanno i mezzi per fare giornali telematici “competitivi” : possono al massimo portare in evidenza una piccola parte degli eventi, delle testimonianze e delle nefandezze che grandi giornali e TV censurano sistematicamente.
Sorge quindi la domanda : in queste condizioni come autogestire al meglio il cyberspazio ?
La mia risposta è : creando un nodo comunicativo originale dentro una rete di nodi comunicanti affini.
Un nodo originale con una sua identità politico-culturale- legata alla storia, agli interessi ed alle conoscenze dei comunicatori che ne fanno parte- una linea editoriale condivisa, un insieme di temi prioritari di intervento sui quali esprimere contenuti qualificati, leggibili ed originali.
Originali , nel senso che, quale che sia il fatto “raccontato”, vi deve essere un “valore aggiunto”
del comunicatore, che ne spiega le cause, il contesto, le conseguenze.. Per ogni problema trattato , nei limiti del possibile, è necessario indicare soluzioni praticabili da confrontare con altri.
Leggibili, nel senso che lo stile ed il linguaggio usato non devono seguire gli stereotipi invalsi del giornalismo tradizionale. Devono invece demistificare slogan, termini fuorvianti, assiomi fasulli.
Qualificati, cioè capaci di fornire dati e valutazioni affidabili, praticabili, corrette ,anche tecnicamente.
Seppoi il sito WEB si pone l’obiettivo di essere un tassello del percorso e del progetto di alternativa al neoliberismo, all’imperialismo, al clericalismo, al consumismo, al razzismo…che la rete dei nodi affini persegue ,allora la sua comunicazione deve essere anche esplicativa, propositiva e… ricostruttiva. Nel senso di fornire idee ed approcci capaci di ri-costruire culture e comportamenti altri da quelli invalsi.
Un nodo comunicativo così concepito non richiede grandi risorse economiche né grandi sacrifici personali (gratuiti) che si sommano all’impegno sociale e professionale di ciascun comunicatore WEB.
Se è capace di incontrare l’interesse, non episodico, dei visitatori, diventa un soggetto sociale informativo, comunicativo e politico-culturale, prezioso per i processi di conoscenza e comportamentali di altri soggetti sociali e di altri cittadini che intendano liberarsi dalla disinformazione e dalle ricette del neoliberismo.
Esiste oggi, come è noto, la possibilità di conoscere- in qualità e quantità- il gruppo dei visitatori.
Se il sito è originale ed interessante è possibile pensare ad un abbonamento annuo con accesso selettivo.
In ogni caso è necessario battersi affinché le provvidenze pubbliche assegnate a giornali e TV privati e commerciali venga no destinate- in grossa parte – ai soggetti sociali e no profit che comunicano via WEB, svolgendo un ruolo decisivo per lo sviluppo culturale , comunicativo ed informativo dei cittadini. E’ il cosiddetto “terzo settore” della comunicazione con le sue articolazioni tematiche e territoriali, che finora è stato ignorato e penalizzato da politiche mercantili, privatistiche e clientelari.
Un sito WEB di interesse sociale- tanto più se originale nella sua offerta comunicativa- può essere valorizzato mediante una serie di azioni mirate, come ad esempio:
- una news letter periodica stampata e diffusa in modo militante ;
- un richiamo , più o meno ampio , fatto su giornali, radio e TV ( locali e non) ;
- una serie di link con altri siti WEB affini che ne ampliano le capacità documentative ed espressive
La organizzazione dei contributi e del sito stesso è correlata alla disponibilità dei comunicatori, ai costi sostenibili, al tempo da dedicarvi, ai temi ed ai contenuti da coprire, ecc. In ogni caso essa deve ridurre al massimo i costi e gli impegni di tempo e di spostamento dei comunicatori implicati.
La pochezza dei giornali e delle TV commerciali è talmente evidente che non servono molte parole per illustrarla. E’ una pochezza che cresce a dismisura insieme ai costi per la collettività. Perciò le esigenze informative e comunicative si sposteranno sempre più su WEB, come già oggi avviene.
Questo tipo di comunicazione è ormai multimediale, nel senso che i testi possono essere corredati da voci, immagini (fisse ed in movimento), vignette, grafici e tutto ciò che completa una informazione moderna.
E’ una prestazione che i giornali a stampa non possono fornire, se non con video a pagamento allegati.
La possibilità di scaricare gratuitamente files di interesse- che spesso non si trovano sui giornali a pagamento – costituisce un’ ulteriore opportunità documentativa e diffusiva.
Un dibattito aperto riguarda i BLOG associati a siti WEB del cyberspazio. Se non sono finti- nel senso che non creano un vero spazio di discussione paritetico- richiedono risorse aggiuntive di tempo e di impegno da parte dei gestori del sito WEB. Se tali risorse non sono disponibili, è meglio puntare- a mio avviso- sulla posta elettronica personalizzata , cioè indirizzata al comunicatore implicato nel dialogo.
Ovviamente le sinergie pianificate - tra sito WEB, radio o TV, periodico a stampa- danno risalto e vantaggi a ciascun soggetto implicato, ampliando il numero degli utenti raggiungibili.
Le riflessioni personali qui indicate si riferiscono ad una problematica che i cybernauti ben conoscono e che vivono quotidianamente in modo individuale, nel disinteresse delle Istituzioni , della TV e dei giornali.
Purtroppo la tendenza neoliberistica e partitica in atto – diffusa a destra come a sinistra- è quella di complicare la vita ai comunicatori indipendenti, restringendone spazi e diritti costituzionali.
Un esempio di questa tendenza repressiva è quella messa in atto dal Comune di Roma, dove il “modernista- innovatore sindaco Veltroni- neoleader del PD – ha pensato bene di sloggiare tutte le Associazioni No Profit dallo spazio istituzionale di RETE CIVICA che esse usavano da 12 anni. Si tratta di una operazione politicamente “indecente”- anche autolesionistica- che evidenzia il disinteresse (o l’inimicizia ?) istituzionale verso i comunicatori volontari del sociale e verso tutti coloro che ne utilizzavano gratuitamente i siti WEB.
Tutto questo mentre la propaganda leaderistica millanta democratizzazione, partecipazione, innovazione.. parole vuote che fanno rima con repressione, mistificazione, disattenzione, mercificazione, privatizzazione...
Roma 18 novembre 2007