Travaglio 1206

La scomparsa dei fatti”: l’ultimo libro di Marco Travaglio

 (commento di Enrico Giardino – Forum DAC)

 

Il qualificato  ed informatissimo giornalista,  nelle 300 pagine del suo ultimo libro,  documenta- con dovizia di prove e di dati-  la manipolazione ultradecennale che  tutti noi – pagatori ed utenti del costoso e  premiato bufalificio Italia – subiamo da parte di un sodalizio monopolistico, doppiamente anticostituzionale: quello dei partiti sulla politica e sullo Stato e quello dei giornalisti sulla cosiddetta “informazione”. La rimozione dei fatti e - aggiungerei-  del contesto nel quale essi si manifestano,  consente un ribaltamento sistematico e pianificato della realtà, a vantaggio di pochi e potenti signori, anche malviventi. Una lettura che molti analisti dei media italiani hanno fatto da  anni, sia a livello nazionale che planetario. Il sottoscritto è tra questi, come si può verificare dal sito- www.romacivica.net/forumdac- e dal libro “Diritto a comunicare  e sovranità popolare”(ed. Frilli -2003). Queste note mentre  esprimono un apprezzamento per i fatti documentati, sviluppano alcune  riflessioni critiche,  sollecitate dalla lettura.

 

La tesi del libro

 

Le opinioni interessate di pochi leader e dei loro imbonitori mediatici che sostituiscono i fatti – e la realtà- senza contraddittorio , sono ormai la minestra quotidiana ed avariata di giornali , radio e TV. Il potere del danaro  e la proprietà privata dei  media, insieme al servilismo dei giornalisti, consentono di ribaltare impunemente significati, responsabilità, attributi, valori, leggi, obblighi , a vantaggio di pochi monopolisti.

Il gioco partitico ed elettoralistico bipolare – destra/sinistra,amico/nemico, simpatico/antipatico- sostiene e rafforza la più ampia contraffazione mediatica, con i lettori/spettatori ridotti a rango di tifosi e di sudditi pilotati. I casi citati nel libro- con dovizia di dati- sono eclatanti e riguardano politici e giornalisti italiani supergettonati, che ogni sera vediamo in TV o troviamo sui maggiori giornali . La gran parte di costoro

appartiene all’area berlusconiana : capitani di impresa, editori, banchieri , politicanti,  faccendieri.

Questa massiccia mistificazione mediatica - piena di illegalità e di menzogne- serve anzitutto a coprire i reati dei padroni-mandanti e ad assicurare ad essi impunità, privilegi, profitti politici ed economici.

Un servizio ai potenti, in ogni campo della vita associata e personale, che viene ben remunerato da costoro, ricambiando ai loro imbonitori impunità, privilegi e visibilità, sia politica che mediatica. Travaglio non lo dice, ma ormai i giornalisti hanno invaso ogni campo dell’attività umana  e comunicativa, diventando sempre più spesso leader politici, dal livello locale fino a quello europeo. Un travaso continuo che determina tutti i guasti che Travaglio denuncia. In questo contesto la “scomparsa dei fatti” è l’effetto- non la causa- di un giornalismo asservito e propagandistico. Dunque un libro importante ed utile,  che va letto e meditato, come fonte ultra- documentata  dei guasti  storici del giornalismo italiano.

 

Il commento

 

Questo panorama , palese nelle sue grandi linee – non solo  agli analisti dei media e alle persone impegnate nel sociale- sollecita però alcune riflessioni critiche sull’intera materia “informativa”.

Soprattutto sollecita domande elementari, alle quali il libro non dà risposta : quali sono le cause strutturali di questa impostura pianificata ? Com’ è possibile porvi rimedio ? Il monopolio  - anticostituzionale ed anacronistico- dei giornalisti sulla cosiddetta “informazione” (ormai onnipresente e totalizzante) va ancora mantenuto o va rotto, nell’interesse stesso dei  giornalisti migliori e più indipendenti ?

Il sistema comunicativo ed i suoi formidabili strumenti- tutti pagati dai lettori-spettatori- può ancora dipendere dal monopolio dei giornalisti e dal  nesso anticostituzionale giornalisti-  partiti-giornalisti ?

Il potere può comprarsi un migliaio di giornalisti, ma non milioni di testimoni “incontrollabili” ammessi a comunicare i fatti che hanno vissuto direttamente. Ce lo dimostra INTERNET ogni giorno. Ce lo impone l’art. 21 della Costituzione che riguarda – non la libertà di informazione (come dicono i giornalisti)- ma il diritto universale a comunicare “con ogni mezzo tecnico” , proprio di  ciascun cittadino.

I giornalisti  godono oggi di  forti  ed ingiusti“ privilegi  di casta, normativi ed economici , in  una situazione di monopolio; privilegi che essi ricevono proprio dai leader di partito che dovrebbero “controllare”.

E’ questa la ragione strutturale per la quale il 99% dei giornalisti è schierata con i partiti che contano di governi diversi che mai intaccano i privilegi di questa potente corporazione. Perciò i richiami alla “moralità”, alla “deontologia professionale”, ecc.  sono solo slogan di comodo , usati da decenni, inutilmente.

Da qui deriva la scomparsa dei fatti, per far posto alla propaganda personale più mistificante. Da qui derivano le campagne mediatiche pilotate : quelle che inventano diversivi strumentali, quelle che criminalizzano i giudici onesti ,le leggi scomode, le voci critiche …Ecco perché i giornalisti hanno smesso da decenni di essere  ricercatori dei fatti e voce critica del potere. Ne sono invece i servi coccolati.

Questo ruolo  di servizio  essi svolgono quotidianamente :

- quando ospitano i loro padroni- protettori nei loro salotti  radiotelevisivi e sulle loro pagine ;

- quando ripartiscono l’uso del microfono , gli spazi  mediatici,  le domande strumentali senza mai interferire

- quando commentano le opinioni che  essi selezionano, aggiungendo opinioni ad opinioni di comodo

- quando censurano o manipolano le notizie , le voci scomode., i fatti ed i fenomeni a loro invisi.

I pochissimi giornalisti che fanno altro da questo, sono appunto l’eccezione che conferma la regola. Costoro subiscono una censura sempre più pesante e vengono allontanati  , con ricatti ed omicidi ,dagli scenari che contano : questi sono  descritti  solo da veline militari o propagandistiche che escludono le voci delle vittime.

Vige poi la tecnica della carota e del bastone : privilegi ai “buoni e servili”, bastonate ai pochi altri. Bastonate che vengono dal potere dei soldi, dai partiti, delle querele strumentali , dalla denigrazione pianificata. I reati di opinione – di fascista memoria- sono ancora tali. La querela strumentale viene usata per ricattare testate e giornalisti scomodi. Serve qui una radicale riforma dei processi : è l’accusatore, non l’accusato - e forse un pubblico ministero ,oggi inesistente- che deve avere l’onere della prova .Se questa non esiste il giudice deve incriminare, con rapidità,  l’accusatore e fargli pagare tutte le spese, con un congruo risarcimento per la testata o per il giornalista ingiustamente querelati.

Ma le testate scomode subiscono anche altre vessazioni , come è noto : non hanno pubblicità né finanzia- menti pubblici, sono  marginalizzati  nella distribuzione e nelle edicole, a tutto vantaggio di un “mercato” corrotto, assistito e  protetto.

Ma  il giornalista Marco Travaglio-  di fronte a questo giornalismo italiano- non mette mai in discussione il monopolio anticostituzionale della sua corporazione. Né ci dice quali siano le cause strutturali dei fenomeni che egli denuncia. Neppure si interroga sui possibili rimedi per uscire dal costoso pantano in cui siamo.

Cita REPORT, ma non dice che questa  rara e coraggiosa rubrica di inchiesta – ammessa a singhiozzo su RAI3 -  ha denunciato  con dovizia di prove la rete di corruzione , di scandali e di frodi che regola il finanziamento pubblico di quasi tutti i giornali italiani.

Trascura il piccolo particolare che gli amici di Bush  e del Vaticano non stanno solo tra i berlusconidi.

Nel suo libro Travaglio allude  “en passant”  a sistemi   politici e mediatici di altri Paesi : talvolta per elogiarli, altre volte per stroncarli “ideologicamente”, come nel caso dell’URSS  e del socialismo reale.  Questi incisi -superficiali e frettolosi- sono in genere affidati ad  opinioni personali di testimoni accreditati, non suffragati da fatti o da documenti di supporto. A mio avviso, l’autore commette  qui l’errore che lui stesso imputa ai suoi colleghi : emette sentenze senza citare i fatti da cui quelle sue  sentenze derivano.

Un dibattito sul comunismo - attuale e passato- oppure sull’uso dei mass-media nei vari Paesi del mondo,  merita una ricostruzione storica ed investigativa ben più corposa ed attenta,con una seria analisi dei fatti e del contesto in cui si sono svolti o si svolgono oggi. E’ materia complessa , richiede almeno un altro libro che possa documentare- come Travaglio  auspica- fatti, risultati e misfatti  di quei sistemi e dei loro media. In questo senso sarebbe  molto più utile analizzare come i nostri giornalisti trattano i fatti e le notizie internazionali, assegnando a loro comodo etichette ed attributi a Paesi e governanti di ogni parte del mondo. Qui la mistificazione- impunita e rozza-  raggiunge vette invereconde, ben più gravi di quelle che Travaglio denuncia per il panorama nazionale.

 

In sintesi,  rimane confermato che una vera riforma del sistema mediatico e giornalistico italiano non può essere affidata né ai politici beneficiati, né ai giornalisti asserviti, né al loro sodalizio , monopolistico ed anticostituzionale. Invece è proprio quello che accade da sempre . Sono proprio i personaggi che Travaglio descrive ad avere in mano le leggi e le violazioni della comunicazione (che è altro da informazione unidirezionale),le rubriche  ed i commenti  , la lottizzazione degli apparati comunicativi, la selezione delle “notizie”  e dei testimoni. In tutto questo i giornalisti - come tuttologi e come star mediatiche e politiche - vi fanno la parte del leone. 

Ecco perché la situazione  italica peggiora a vista d’occhio,da decenni  e con governi diversi , nonostante i libri e le inchieste - ultradocumentate – che vengono prodotte nel frattempo.

 

 

Roma 16 dicembre 2006