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TAV (Treni Alta Velocità) :  interessi, bugie e realtà

 

  1. Premessa :

 

La lotta popolare contro la costruzione di una inutile, dannosa  e costosissima linea ferroviaria -         21 ML di euro =  40.000 ML di lire  - diventa un caso emblematico nazionale  del nuovo corso privatistico-  autoritario, menzognero ed affaristico -  dei governanti e della politica nazionale.

L’assenza di  divulgazione dei dati strutturali, di pianificazione dei bisogni e del trasporto ferroviario (e di TIR)  di persone  e di merci, consente una mistificazione mediatica  a  largo raggio : una mistificazione che non riguarda –purtroppo- solo i governanti di oggi, ma anche troppi leader partitici di opposizione.

L’opera era stata pensata già dal precedente governo di centro-sinistra, di qui l’imbarazzo di oggi.

Gli interessi affaristici connessi sono molto ampi  e riguardano imprese  e soggetti bi-partizan- di destra, e di centro-sinistra : di qui le dichiarazioni e gli atteggiamenti ipocriti ed ambigui di troppi leader partitici.

E’ facile verificare – guardando la TV o leggendo i giornali – che la questione viene presentata come una “impuntatura intransigente” di facinorosi egoisti, mossi da interessi  arretrati, ristretti e da ragioni pseudo- ambientaliste di corta veduta, anacronistiche. Come per i diritti sindacali : il vecchio (“interessi localistici”) contro il nuovo ed il moderno (l’opera “innovativa  e lungimirante”).

Si tratta invece di tutt’altro : imporre con l’esercito e la polizia opere  affaristico - clientelari, socialmente inutili e dannose per il Paese, in termini economici, strutturali , politici, culturali ed ambientali.

Opere che non servono per gli scopi dichiarati e che rimarranno  largamente sotto-utilizzate in rapporto alle linee  ferroviarie già esistenti ed alle previsioni di traffico. Di qui la rimozione dei “contenuti “ del progetto ed il silenzio sulle ragioni dei manifestanti, che hanno chiamato in causa l’Unione europea.

Governo e mass-media li accusano di intransigenza, ma sono proprio loro gli “intransigenti”.

Ormai le scelte oligarchiche di affaristi, mafiosi, politici ed imbonitori , sono talmente irrazionali, antisociali, antipopolari ed anticostituzionali che occorre imporle ai cittadini con la forza delle armi

E’ lo stravolgimento della Carta Costituzionale e dei diritti di sovranità e partecipazione popolare.

Da qui la militarizzazione della Valle, le cariche della polizia- per ristabilire un “ordine” che proprio i militi stanno violando in termini costituzionali e concreti.

Fermarsi alla denuncia delle cariche più violente oppure all’auspicio di “ascoltare la gente del posto”- come

fanno alcuni leader dell’UNIONE- è riduttivo, fuorviante, ambiguo e debole. La partita che si sta giocando in Val di Susa mette in campo ben altre questioni di democrazia , di pianificazione e di economia.

Questioni di democrazia costituzionale per il modo- autoritario, becero e dissennato- con il quale si vogliono imporre soluzioni strutturali di grande costo sociale, senza fornire dati e giustificazioni strutturali, senza accettare di discutere soluzioni diverse o le ragioni – sacrosante – dei cittadini. Nella vicina Svizzera, per questioni anche minori, si tengono referendum popolari basati su dati strutturali.

Questioni di pianificazione razionale - nazionale  e regionale- delle risorse, delle soluzioni e delle opere che servono a realizzarle,in un clima di consenso  popolare cosciente. Una pianificazione basata sulla analisi del traffico, dell’uso dei percorsi esistenti, delle esigenze nazionali, regionali e locali.

Questioni di economia e di priorità – nazionali e regionali- nel senso di stabilire la migliore destinazione di 40.000 miliardi di lire (come una finanziaria nazionale !), valutandone tutte le conseguenze : occupazionali, ambientali, sociali, ecc.

Perciò la lotta popolare contro la TAV in Val di Susa ci riguarda tutti, come rivendicazione e speranza di un nuovo modo di fare politica, di usare risorse e territori, di giustificare le scelte nazionali e locali.

Se accettassimo che una oligarchia screditata si imponesse con le armi i suoi “dictat” saremmo finiti.

Perciò bisogna mobilitarsi , cercarsi dati e notizie di prima mano ed opporsi coscientemente sia all’arbitrio dei governanti che alle ipocrisie dei finti oppositori (*)

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(*) NOTA : per saperne di più visita i siti : www.notav.org e www.notavtorinoorg

 leggi il libro “Adesso o mai più”  ed.del Graffio (011-9641007)dedicato alla TAV in Val di Susa (info@studiograffio.it).Ascolta emittenti  no profit : radio onda rossa (87,9 MHz) e radio città aperta

(88,9 MHz).Contatta i promotori della lotta popolare che riguarda Torino e la Val di Susa.

 

 

  1. dati strutturali ed ambientali

 

Premesso che la questione TAV è ormai una questione di democrazia elementare, per affrancarsi dall’imbroglio mediatico dominante bisogna analizzare i dati  strutturali della questione.

Per farlo basta connettersi con due siti significativi che forniscono ogni ragguaglio possibile : storia, appetiti, dati di traffico attuali e futuri,  soluzioni possibili e costi, impatto socio-economico ed ambientale

www.notavtorino.org e www.notav.org. Vi si trovano testimonianze di esperti francesi ed italiani che indicano soluzioni diverse da quelle imposte dai nostri governanti.

Per smaltire il traffico  attuale e futuro (2025) basta  potenziare il numero dei convogli – e/o la loro velocità -sulle linee esistenti. Fare una nuova linea- scavando un tunnel di 53 Km sotto le montagne-  è inutile.

I  40.000 miliardi di lire -  stimati, che poi cresceranno – sono certo un business per le imprese implicate, ma possono essere investiti in  modo socialmente utile su pressanti priorità nazionali e locali .

Ad es. adeguamento e miglioramento della rete ferroviaria italiana verso standard europei.

Proprio perché non hanno ragioni da far valere, i governanti ricorrono alle armi ed ai manganelli.

In ogni caso tali ingenti investimenti richiedono una trasparente e partecipata pianificazione delle risorse pubbliche, delle esigenze nazionali e locali, delle soluzioni più adeguate ed economiche.

L’impatto ambientale delle soluzioni adottate deve essere valutato, in modo da minimizzare i rischi geologici

ed ambientali, ormai insostenibili per le conseguenze disastrose che determinano. Un governo onesto dovrebbe ringraziare- non manganellare- i cittadini che pongono questioni  così elementari e  decisive.

Le stesse procedure di appalto  dei lavori  debbono rispondere a criteri di trasparenza, affidabilità, competenza, sanzionabilità . In difetto, ci ritroveremo ciò che viviamo da decenni : aumenti e ricatti sui lavori, sprechi, uso di ditte mafiose ed inaffidabili, danni umani e geologici…

Simili presupposti- che sono propri di qualsiasi Paese capitalista evoluto o di  qualsiasi condominio privato- non vengono assunti né documentati dai decisori di turno. Essi vengono elusi con le falsità, le ipocrisie e le promesse degli interessati e dei loro imbonitori mediatici. Purtroppo, gli uni e gli altri non hanno la fiducia dei cittadini italiani, anche se sono costretti a subirli  ogni giorno ed a votarli ogni 5 anni.

Bene hanno fatto i partiti più onesti a prendere posizione netta contro una opera così inutile, costosa e deleteria : se lo è , non si può chiedere di consultare i cittadini,come se non si fossero espressi.

Occorre ora che siano indette manifestazioni popolari NOTAV in tutte le città italiane, in modo da far capire che ormai  questo è un problema di democrazia costituzionale  e di economia nazionale.

Come in altri casi, i guasti di questo governo hanno logiche e motivazioni precedenti. Il salto di “arroganza”- da non sottovalutare- è quello di  imporre scelte politiche con la forza dell’esercito e della polizia.

Ormai tutti coloro che si oppongono sono “terroristi” o ” disfattisti” da neutralizzare.

E’  la versione “interna “ delle guerre di aggressione   “esterne” di questi anni. Su questo “nuovo” corso debbono pronunciarsi l’ Unione europea ed i nostri democratici, quale che sia la loro sigla.

Stiamo lanciando comitati popolari di difesa  e rilancio costituzionale, per il NO al referendum 2006.

Siamo anche in campagna elettorale. Mobilitiamoci per rivendicare democrazia costituzionale- cioè il rispetto della Costituzione del 1947 -  e  la pianificazione partecipata nell’uso delle risorse nazionali .

Mandiamo a casa Berlusconi e la sua squadra, ma anche tutti coloro che fingono di combatterne la politica, mentre vogliono solo subentrargli nelle poltrone di governo.

Dopo le lotte inizia una fase di “confronto imposto”: qui avranno un ruolo decisivo i partiti di opposizione  e le varie Istituzioni implicate. Dati gli interessi in gioco, i governanti cercheranno la “alleanza” dei finti oppositori e degli uomini “d’ordine” , pur di gabbare e sconfiggere le lotte popolari e dei sindaci.

Un altro pretesto saranno le Olimpiadi invernali di Torino : si accusano i manifestanti di far perdere mi-

liardi di euro nell’affare turistico e sportivo della zona.

 

 

 

 

                                                           Enrico Giardino (Forum DAC)

 

 

 

 

Roma 8dicembre 2005