Riformisti0406
Riformatori in onda…: politica e comunicazioni di massa
(nota di E. Giardino- Forum DAC)
La sconfitta elettorale di Berlusconi, lo sviluppo delle tecnologie radiotelevisive digitali in Europa - fisse e mobili- il programma elettorale dell’Unione su “ Comunicazione e Informazione”, il peso crescente che i mass-media hanno nella politica e nelle elezioni, aprono nuove speranze per una rifondazione del sistema radiotelevisivo e comunicativo italiano. Riparte un dibattito sui temi comunicativi, ma le voci che emergono- grazie al monopolio mediatico di imbonitori ed oligarchie partitiche- ripercorrono logiche e metodi antichi, anche quando ostentano modernità,infarinature tecniche.. .auspici di “riforma”. Assiomi dogmatici, slogan fuorvianti, opinioni “personali”, pregiudizi di sigla,compromessi gratuiti, coprono lo spessore e la complessità dei problemi veri, nonchè la ricerca di soluzioni costituzionali e strutturali, urgenti , possibili e più che mai necessarie. E’ così da decenni, i problemi e le esigenze crescono, ma gli attori e le loro logiche disastrose rimangono .Nulla può essere cambiato in Italia se non si parte da una autocritica seria di ciò che è stato fatto e concesso in alcuni vergognosi decenni.
Presupposti costituzionali e indicazioni di metodo
La disciplina legislativa di un sistema complesso e decisivo, come quello comunicativo, richiede una chiara definizione dei ruoli e dei vincoli che la nostra Costituzione assegna ai nostri legislatori. Su questa materia esistono reiterate ed univoche sentenze costituzionali, finora ignorate e disattese. Il programma elettorale
dell’UNIONE ribadisce alcuni principi fondamentali, finora ignorati da destra e da sinistra : Il diritto a Comunicare e ad essere informati, la comunicazione come Bene comune, il Sevizio universale comunicativo, l’accesso sociale e massimo alle conoscenze, la RAI come holding pubblica, la natura aperta e pubblica di Internet… il programma va oltre: stabilisce alcuni orientamenti generali di intervento (All. 1 ).
Si tratta allora di tradurre tutto ciò in norme controllabili e vincolanti, eliminando ogni situazione di monopolio protetto.
La comunicazione – secondo la nostra Costituzione- non è una merce , meno che mai aggiogabile. Da ciò derivano alcune conseguenze non evadibili :
- il pluralismo non ha nulla a che vedere con la concorrenza tra mercanti e monopolisti (sempre invocata);
- il Servizio ed il gestore pubblico sono altro e diversi da qualsiasi gestore privato (commerciale o non)
- I diritti comunicativi – attivi e passivi - vanno riconosciuti e realizzati ad ogni livello territoriale. Serve
una Carta dei diritti comunicativi che i gestori – in primis quelli pubblici - debbono rispettare
- Regioni d EE. LL hanno il diritto di regolare ed usare sistemi comunicativi di loro competenza;
- Il mondo della Cooperazione e dell’Associazionismo deve aver accesso e spazio nella comunicazione.
- le comunità locali hanno il diritto di esprimersi e di offrire servizi di interesse comunitario e sociale.
In materia comunicativa – e non solo - lo Stato nazionale, in tutte le sue articolazioni, deve esprimere una capacità di PIANIFICAZIONE- progettuale, dinamica e decentrata – degli assetti e dei processi comunicativi e radiotelevisivi , con lo scopo di servire valori ed interessi generali e nazionali.
In questo contesto- come sancisce la nostra Costituzione (art. 43 e 21)- debbono assumere un ruolo indipendente e centrale i gestori ed i servizi pubblici, comunitari, cooperativi e di matrice sociale.
Sulla base di questi presupposti costituzionali vincolanti, una COMMISSIONE di esperti con competenza sui vari fattori di sistema- giuridici, economici, tecnologici, socio-politici, sindacali- può proporre una bozza di legge di sistema (SIC) coerente con la nostra Costituzione e con le sentenze costituzionali emesse.
La stessa commissione- raccolte le osservazioni e le proposte dei gestori , delle Regioni e di soggetti politici e sociali significativi- può formulare una proposta definitiva da sottoporre alla approvazione parlamentare.
E’ del tutto ovvio che la proposta debba essere riferita alle risorse ed alle tecnologie di questa fase storica : convergenza delle tecniche digitali per una offerta multimediale fissa e mobile. La stessa legge deve prevedere ruoli di verifica e di aggiornamento degli assetti, in modo dinamico e partecipato. Non c’è da inventare molto : basta assumere riferimenti di successo di altri Paesi europei, liberisti o socialdemocratici.
L ’anomalia berlusconiana in Italia- così disastrosa in termini di democrazia , di economia e di qualità dei programmi –deve essere ridimensionata e riportata dentro la nostra Costituzione e dentro l’Europa.
Dobbiamo respingere il ricatto occupazionale dei monopolisti, prenditori-assistiti e imbonitori.
Un sistema di rispetto costituzionale- evoluto e creativo- produrrà come si vede altrove- occupazione , qualità e sviluppo in tutto il Paese, anche dentro le aziende di Berlusconi , a condizione che divengano produttive , qualificate e competitive
Qualche indicazione di merito
Sulla base dei principi sanciti nel programma elettorale dell’Unione, il FORUM DAC propone un progetto organico di rifondazione - su basi costituzionali- del sistema comunicativo e radiotelevisivo italiano, con una forte e qualificata RAI pubblica e con gestori comunitari di valore sociale.
Come si può verificare, visitando il sito – www.romacivica.net/forumdac - le nostre proposte trovano piena analogia con altri sistemi comunicativi capitalistici esistenti, in Europa e fuori (es. Canada).
Altri soggetti di ispirazione sociale sono animati da un analoga volontà di rifondare lo scandaloso sistema italiano : essi avanzano proposte di riassetto che una COMMISSIONE di esperti- come quella indicata sopra- potrebbe valutare e confrontare tra loro.
Ovviamente la selezione delle proposte – se affidata a criteri razionali ed alla coerenza tra enunciati e soluzioni- deve basarsi su presupposti costituzionali , esplicitati e condivisi.
Possono essere i principi del programma dell’UNIONE la base comune da cui partire ?
In questi giorni , ad es. , la rivista “Prima comunicazione” ha pubblicato le idee di Carlo Rognoni (DS), privatizzatore “pentito”che segnala le differenze strutturali tra comunicazione digitale in atto e radiotelevisione analogica. Nel suo lungo articolo, l’autore neppure nomina il programma dell’UNIONE.
Mostra di ignorare i principi che vi sono espressi, mentre lancia proposte di ripartizione più equa della “capacità trasmissiva digitale” di sistema. Un approccio ed una testimonianza personale o di partito ?
Rognoni elenca tre categorie di “privatizzatori” : i fondamentalisti del mercato, i disillusi del servizio pubblico, i liberal – riformisti, tutori della “concorrenza”. Sarebbe facile dimostrare- come egli stesso fa in parte- la debolezza e la ambiguità teorica, pratica e politica di queste tre diffusissime categorie.
Forse è più utile segnalare che vi è il rischio di dimenticare un’altra categoria, molto attiva e duratura in Italia , ma non meno dannosa di quella dei privatizzatori . Si tratta di quelli che definirei “pragmatici e tecnofili”. Costoro - in virtù del loro status politico- mediatico e della “modernità”sciorinano soluzioni che, nella migliore del ipotesi, sono personali, parziali ed inadeguate. Soluzioni “soggettive” che- aldilà delle intenzioni dichiarate- lascerebbero sostanzialmente inalterato il quadro comunicativo nazionale.
I problemi del nostro Paese hanno invece radici profonde e storie incancrenite, richiedono soluzioni adeguate che possano risolverli concretamente. A nulla serve cercare “diversivi” oppure etichettare - come utopisti o estremisti – coloro che vogliono, giustamente, rifondare un sistema disastroso e costosissimo.
Penso che tutti coloro che hanno avuto grosse responsabilità politiche- anche da governanti- debbano fare “qualche passo indietro” ed ascoltare di più ciò che emana dall’impegno sociale e comunicativo.
Roma 20 aprile 2006