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Processi e diritti comunicativi di massa:  il ruolo delle Regioni

(contributo di E. Giardino- Forum DAC)

 

Le proposte che seguono- espressamente riferite alla Regione Lazio ed al programma elettorale del candidato Piero Marrazzo – valgono per  tutte le Regioni italiane.

Nonostante la centralità dei processi comunicativi di massa,gli 8 tavoli tematici-  coordinati da altrettanti esponenti dei partiti che sostengono Marrazzo – non fanno alcun cenno ai mass-media o alle comunicazioni di massa. Eppure nelle idee di programma delle Associazioni pro Marrazzo questo tema era stato indicato tra i diritti fondamentali e prioritari,  come DIRITTO A COMUNICARE.

Cioè il “diritto costituzionale a conoscere, formarsi, informarsi, informare, partecipare, controllare i processi politici, sociali e produttivi del Paese” (Idee di programma- pag. 5 – 10 gennaio 2005).

Per contro, la privatizzazione (dissoluzione) della RAI e la pessima Legge Gasparri, mettono le basi per una totale mercificazione- monopolistica ed autoritaria- della RAI (servizio pubblico) e del sistema comunicativo integrato (SIC): quindi per una negazione radicale ed irreversibile del diritto a comunicare.

Una negazione anticostituzionale  resa possibile  dall’accentramento in poche mani  delle decisioni e delle risorse comunicative , con esclusione di ogni ruolo di Regioni ed EE.LL..

Ciò vale per la radiotelevisione ed i mass-media, come per l’elettrosmog (ved. contributo del Forum DAC).

Penso che il candidato Marrazzo - che  proprio alla difesa dei diritti, alla RAI ed alla TV deve  la valorizza- zione del suo impegno e della sua immagine- vorrà dare il giusto risalto a questa questione decisiva.

Perciò questo contributo sintetizza le proposte del Forum DACwww.romacivica.net /forumdac- affinché la Regione Lazio assuma un ruolo attivo sul tema delle comunicazioni di massa.

 

Per una politica comunicativa della Regione

 

Il Dipartimento VIII^ della  Provincia di Roma  “Servizi per la cultura e le reti informative”, sembra essere un primo “timido” passo verso la definizione di competenze istituzionali in materia di comunicazioni di massa, intese come i processi che determinano e caratterizzano- a livello di massa-  i processi di conoscenza, formazione, informazione, comunicazione (elettronica ed interpersonale), nochè  i DIRITTI

costituzionali che da essi derivano, come il Diritto A Comunicare.  Simili competenze non esistono - o non sono formalizzate- né a livello regionale né a livello comunale. E’ una carenza politica e culturale grave che produce una serie di conseguenze negative- come è facile intuire- nelle politiche regionali e locali – in generale- e nello specifico del versante comunicativo, in particolare pubblico.

Per un verso,  il dibattito politico  e le leggi  puntano ad un decentramento regionale delle funzioni statuali; per un altro verso,  sono eclatanti le carenze dei media dominanti , come le potenzialità e i diritti informativi e comunicativi negati. Pur trascurando ogni altro aspetto politico e culturale,  I cittadini della Regione Lazio spendono centinaia di miliardi di euro  (pubblicità, canoni, sussidi) e migliaia di ore nell’uso e consumo mediatico (TV, giornali, radio, Internet, ecc.). Come è noto, nella  Regione Lazio – pur tralasciando il circuito scolastico - vi sono importanti stabilimenti di produzione audiovisiva (HW+SW), cinematografica  e telematica; centinaia e centinaia di testate giornalistiche- grandi e piccole; reti civiche telematiche ; emittenti radiotelevisive pubbliche (sedi RAI) e private (commerciali e NO profit) ; archivi audiovisivi di valore nazionale (RAI, Archivio audiovisivo del mov. operaio e democratico) , sale di musica e di  incontro, biblioteche e centri di formazione professionale e permanente.

Un grande patrimonio culturale, produttivo e trasmissivo che le tecnologie digitali e multimediali, sia  per gli aspetti ideativi-produttivi che per quelli  distributivi- diffusivi, consentono di moltiplicare a costi contenuti.

Un patrimonio di idee, di partecipazione e di democrazia che non può essere visto solo come massa di consumo o bersaglio di propaganda  ideologica di monopolisti-governanti e di pubblicitari commerciali.

Né il rapporto tra  cittadini- elettori ed amministratori locali può essere ridotto a quello telematico (reti civiche e Internet), lasciando a pochi monopolisti privati  la comunicazione radiotelevisiva e multimediale.

Serve dunque una politica comunicativa attiva della Regione e delle Istituzioni locali, da costruire anzitutto sul versate pubblico : Sedi RAI, emittenti comunitarie NO profit , Archivi e biblioteche, centri di formazione e di produzione multimediali, reti di diffusione  e di distribuzione terrestri e da satellite.
La radiodiffusione digitale terrestre- come e più di quella da satellite – offre a regioni ed EE. LL .uno strumento decentrato  ed economico di comunicazione, anche interattiva. Una rete regionale –decentrata  per Province- può offrire alle Istituzioni ed ai mille soggetti attivi del territorio ampie occasioni ideative -produttive e di offerta,  altre da quelle nazionali. Regioni ed EE.LL  - che già spendono molto per formare ed informare, per sostenere iniziative artistiche, culturali e produttive – potrebbero razionalizzare le loro risorse e valorizzare le esperienze ideative - produttive più qualificate e meritevoli,attraverso una rete regionale , collegabile al mondo (es. via satellite)  ed alle altre Regioni italiane.

A questo scopo occorre  anche formare nuove professionalità . Un esempio al riguardo è la figura- per ora inesistente- del promotore comunicazionale da noi proposta recentemente alla Provincia di Roma.

Come è ormai noto e documentato, la TV e gli altri media hanno un forte impatto  sulle conoscenze e sui comportamenti di  massa, sulla formazione scolastica di ogni livello, sulla cultura di massa .

Perciò la Regione potrebbe e  dovrebbe promuovere un Istituto regionale di Ricerca,  innovazione e cultura comunicativa , capace di studiare i processi interdisciplinari della comunicazione ed i suoi riflessi sociali  e di orientare, scientificamente e costituzionalmente , le politiche comunicative  e formative .

La Regione – in coerenza con la nostra Costituzione e con una legge quadro nazionale-  potrebbe e dovrebbe assumere un ruolo di pianificazione e controllo di tutte le emissioni elettromagnetiche via etere del suo territorio: stazioni radiotelevisive, ripetitori di telefonia e di TLC, elettrodotti, ecc.

Una simile impostazione fornirebbe a tutti- gestori compresi-  una serie di vantaggi :

a)- ridurrebbe i danni per emissioni nocive sulla popolazione ;

b)- eviterebbe situazioni interferenziali indesiderate (per gli stessi gestori)

c)- razionalizzerebbe la scelta dei siti , semplificando la collocazione di ripetitori multipli (di più gestori)

d)- metterebbe tutti i gestori in condizioni paritarie di emissione (concorrenza reale )

e)- offrirebbe il massimo di garanzia agli utenti, sia in termini sanitari che di ricevibilità dei segnali.

 

Ma il ruolo della Regione potrebbe spingersi oltre.

 

L’inquinamento mediatico non riguarda solo i rischi delle radiazioni elettromagnetiche in quanto tali.

Ancora più dannoso , più  pervasivo e meno avvertito è l’inquinamento dei contenuti dei programmi.

Un esempio per tutti : i trasmettitori radiotelevisivi ubicati in una Regione, Trasmettono oggi messaggi falsi o  settari, “non pluralistici”, danneggiando la politica e l’immagine degli amministratori locali.

Possono costoro rimanersene passivi ed accettare che i loro cittadini-elettori credano a falsità tali da rovesciare o censurare la realtà della loro politica regionale ? Non è anche un danno elettorale ?

Si tratta di un vero “paradosso” , mentre si riparla di AUTONOMIE  locali in un contesto comunicativo che assorbe risorse crescenti  dai cittadini, contribuenti-utenti- elettori.

E’ un problema generale  che non riguarda la “destra” o la “sinistra”, ma la sovranità popolare

e quella politica degli amministratori eletti.

Perciò le garanzie costituzionali sul diritto a comunicare  (Cost. art.21, 43, 41) e quello della sovranità popolare- diretta e delegata- portano lontano… Si tratta di soluzioni – finora poco indagate e poco praticate - ma non per questo, sono  meno attuali .

La stessa esperienza che stiamo facendo qui nel Lazio – intesa democratica tra partiti , associazioni e movimenti – può essere letta come un tentativo di costruire un soggetto collettivo comunicante- verso l’esterno e tra i soggetti che vi aderiscono- capace di praticare un metodo partecipativo  e di proporre un programma politico di soluzioni condivise.

Dove è stato praticato correttamente- senza forzature strumentali ed ambiguità - questo metodo ha dato risultati  positivi, rimotivando alla politica  molti di coloro che se ne erano allontanati,  perché delusi.

 

Se questo approccio e queste proposte sono condivisibili, si tratta di calare nel programma regionale di Marrazzo gli strumenti operativi  per praticare i diritti e le esigenze qui indicati.

 

Questo documento, le “Idee di programma” (citate), il documento “Elettrosmog: azioni popolari contro i rischi radioattivi”(distribuito ai “ portavoce” sociali), contengono indicazioni concrete in tema di diritti comunicatici e di diritti alla salute contro  tutti i rischi elettromagnetici..

 

 

 

 

Roma 27 gennaio 2005