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Costituzione italiana: partitocrazia e formazioni sociali
(nota di E. Giardino – Forum DAC- 24 marzo 2007)
Il monopolio dei partiti sulla politica e la lottizzazione partitica dello Stato- in ogni sua articolazione- dei mezzi di comunicazione e dei servizi pubblici, anche essenziali (art. 43 Cost.), costituisce una sovversione,
inaccettabile e mai sancita- della Carta costituzionale italiana.
Al contrario, le norme costituzionali hanno finalità e stabiliscono strumenti per una partecipazione diretta dei cittadini e dei lavoratori alla vita pubblica, alla politica, alla gestione dello Stato, perfino alla gestione delle aziende (art. 46 e 43 Cost.).La sovranità popolare delegata- sancita dalla Costituzione- presuppone forme di rappresentanza e strumenti di democrazia diretta ed attiva (referendum, formazioni sociali, diritto a comunicare(art.21 Cost), altri e diversi da quelli puramente partitici.
In particolare, l’attuale sistema elettorale è antitetico con lo spirito e le norme della nostra Costituzione.
Questa lunga deriva anticostituzionale ha prodotto danni ingentissimi alla società ed allo Stato italiano, azzerando la democrazia sostanziale nella vita pubblica, nella politica e negli stessi partiti monopolizzatori.
Non dobbiamo rassegnarci ad una simile eversione, dobbiamo reagire e “rientrare” nella Costituzione.
La situazione politica nell’Italia imperialista del maggioritario
Il monopolio partitico sulla vita pubblica, sulla politica, sulla gestione dello Stato e del suo personale, sui mezzi di comunicazione, sui servizi pubblici (anche essenziali),costituisce un sovvertimento radicale della democrazia costituzionale e rappresentativa. Tanto più che la organizzazione partitica è ormai leaderistica ed
affaristica: quindi, è assente ogni traccia di democrazia nella vita interna dei partiti.
Questa situazione anticostituzionale va benissimo a quei partiti che rappresentano direttamente i poteri forti- anche mafiosi e corrotti – ed anche a quelli che colludono con gli stessi poteri per motivi strumentali.
Non dovrebbe andar bene a quei partiti che dicono di voler rappresentare i bisogni popolari, i diritti dei popoli, dei cittadini e dei lavoratori, a partire da quelli più deboli. Ma , per ragioni diverse e congruenti, anche questi partiti operano e vivono nelle stesse logiche anticostituzionali : ciò accade per opportunismo elettorale, per ricatti di schieramento, per difetto di democrazia di sistema e di partito, per assenza di parteci- pazione degli iscritti e dei simpatizzanti, per il distacco crescente tra rappresentanti e rappresentati.
Purtroppo anche i partiti che esplicitamente si richiamano al socialismo o al comunismo (marxista ?) non sfuggono a queste logiche anticostituzionali e divengono sempre più omologati ed inconsistenti.
Per questi partiti la situazione attuale dovrebbe essere ancora più inaccettabile, in quanto la nostra Costitu- zione è un prodotto di mediazione con forze borghesi;la democrazia socialista (marxista) è più esigente.
Il cancro anticostituzionale descritto si è allargato nei decenni all’apparato sindacale confederale, sempre più appendice dei partiti e delle loro logiche di sottogoverno , più che dei lavoratori che dicono di rappresentare.
La situazione descritta- che molti denunciano , ma solo a parole – genera anche frustrazione crescente nelle persone politicamente impegnate, dentro e fuori dai partiti tradizionali. Esse vengono emarginate, perché “estranee e scomode” rispetto alle logiche ed alle pratiche dominanti. Se stanno dentro un partito debbono adeguarsi al clima generale, se sono attori di movimento possono far “rumore”, ma non hanno strumenti politici e mediatici per agire coerentemente. Così per i leader di “movimento” l’unica alternativa è quella di farsi cooptare ed eleggere da qualche partito. Ma quand’anche cooptati ed eletti, perdono presto ogni radicamento sociale e con le loro stesse idee,dentro un apparato partitico leaderistico ed autoreferenziale. Perciò molti tornano al “privato”, ripudiando la politica ed i partiti. Si può uscire da un simile “pantano” ? Come ? Con quali idee ?
Dobbiamo dare risposte credibili a simili interrogativi se non vogliamo perdere le persone migliori e delegare a pochi laeder “accreditati (dai mass-media padronali) “ una politica anticostituzionale, antisociale ed antipopolare. Da qui l’ipotesi che formulo in questa nota per tutti coloro che cercano coerentemente soluzioni alternative :di stile ,di metodo e di contenuto.
La formazione sociale a “rete operativa comunicante” come alternativa alla forma-partito attuale
E’ possibile che almeno uno dei partiti della sinistra italiana- cosiddetta “radicale”- riconosca la gravità della situazione e decida di porvi rimedio ,a partire dalla sua forma organizzata e dal suo stile di lavoro ?
Sarebbe auspicabile, ma credo che sia improbabile dentro la situazione strutturale data..
Rimane allora la possibilità , e la speranza, che una nuova forma di aggregazione politica antimperialista possa determinarsi da una sintesi – comunicativa ed operativa- a partire dalle lotte sociali “parziali”e dai loro protagonisti “tematici”. Potremmo chiamarla “formazione sociale” di matrice antimperialista, organizzata su nuove forme di rappresentanza e di comunicazione. “La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2 Cost.).
Non essendoci- almeno all’inizio- attese di poltrone, privilegi o danaro, i membri di questa “formazione sociale” potrebbero organizzarsi su base paritetica, dando un grande rilievo alla comunicazione, sia a quella interna che a quella “esterna” (da e verso le persone “esterne” disposte a dialogare e ad impegnarsi).
Per fissare le idee, facciamo l’esempio di un territorio circoscritto : un Comune o una Provincia. Es. Roma e la sua Provincia.
Dentro questo territorio esistono soggetti e movimenti antimperialisti e /o popolari che si battono sia su temi generali (le guerre di aggressione,il degrado ambientale, il traffico di droga e di armi, i diritti costituzionali), sia su temi specifici (l’emergenza abitativa, il traffico, gli ospedali, la disoccupazione, ecc.). Si tratta di collegarli in rete comunicativa ed operativa, per arrivare ad una sintesi programmatica di rivendicazioni- tattiche e strategiche – da affidare a rappresentanti designati e revocabili.
La formazione deve avere un programma ideale ed un programma operativo (coerente), un gruppo di coordinamento- espressione delle diverse “parzialità” di movimento- ed un codice di comportamento che definisca lo stile politico, decisionale, comunicativo e culturale di ogni membro della formazione stessa.
Anche un comitato scientifico capace di analisi scientifiche e di indicare orizzonti programmatici coerenti.
La scelta delle emergenze prioritarie, delle soluzioni e dei modi per conseguirle, delle verifiche da realizzare, si può fare distribuendo agli interessati- anche esterni alla formazione- “questionari aperti” per fare poi una valutazione di sintesi delle risposte ricevute. Ovviamente lo stile di lavoro dei soggetti attivi della “formazione” deve essere radicalmente diverso da quello in uso nei partiti . Per es. le assemblee pubbliche non hanno leader precostituiti , come oggi accade : questi vengono, parlano,e vanno via.
Tutti i partecipanti debbono invece avere pari dignità, così come le analisi e le proposte avanzate. Se coerenti con il “programma” della formazione, le proposte vengono valutate ed accolte. Gran parte del lavoro e dei rapporti interpersonali- orizzontali- sarebbe affidato a mezzi elettronici. Tuttavia con periodicità definita –es. due volte al mese- gli interessati si incontrano ,discutono e decidono la azioni da condurre.
Naturalmente tutto questo lavoro si svolgerebbe su base volontaria e gratuita,userebbe i mezzi di comunicazione disponibili (Internet, qualche emittente o testata locale, volantini).
La sede di incontro potrebbe essere stabilita a turno presso le sedi dei movimenti partecipanti.
Ove esistessero le condizioni, le azioni politiche potrebbero essere accompagnate da vertenze legali e sindacali capaci di strappare risultati concreti alle controparti. Un esempio in questo senso potrebbe essere il diritto di accesso a mezzi di comunicazione “pubblici e comunitari”. I giornali italiani- ad es.- ricevono corposi sussidi pubblici(nostri), ma non ci danno spazi comunicativi autogestiti. Le stesse reti civiche cittadine- che molti di noi utilizzano – hanno strutture e tecnologie datate : servono investimenti per migliorarne le prestazioni e l’affidabilità.
Una formazione sociale come quella indicata potrebbe essere uno stimolo concreto per i partiti migliori, in modo che essi si riformino, propongano sistemi di selezione e di rappresentanza di rispetto costituzionale, modifichino il loro stile operativo , decisionale e comunicativo in senso democratico.
La sovranità popolare costituzionale deve tradursi nella “sovranità” di iscritti e simpatizzanti entro ogni partito “popolare”. Spetta al “partito popolare”dare esempio di democrazia costituzionale, al suo interno e nei suoi rapporti con le Istituzioni e con la società. Un tale partito deve saper mettere al bando le pratiche lottizzatorie , sia in rapporto alle Istituzioni che al suo interno.
La “formazione” non rinuncia ad avere contati con le Istituzioni e con altri partiti disponibili, ma lo fa su base sistematica e programmatica, non solo nei momenti elettorali. Essa punta a modificare il sistema elettorale su base costituzionale : proporzionale puro, scelte programmatiche vincolanti, candidati credibili.
Mi rendo conto della difficoltà di praticare operazioni come quella qui descritta, ma non vedo alternative nella situazione in cui siamo sprofondati. Molti dei compagni che hanno capacità, onestà intellettuale, coraggio e coerenza rischiano di trovarsi sempre più “fuori gioco”, messi al bando da una politica partitocratica-leaderistica ed affaristica-che punta al privilegio, ai voti coatti, alle poltrone di sottogoverno.
Lasciare il campo ai politicanti che conosciamo, significa fare il loro gioco, diffondere altro qualunquismo e maggiori deleghe in bianco a 3-4 “professionisti” della politica mercificata e guerrafondaia.