Elezioni200105
Rappresentanza : popolare o
partitica ?
(nota di E. Giardino- 20 genn. 2005)
La sorpresa scaturita dalle “primarie” in Puglia – vince un candidato- Vendola- proposto da un partito minoritario invece di quello designato “a tavolino” dai leader partitici “che
contano”- ha gettato nel panico i leader partitici delle elezioni virtuali. Si
moltiplicano le istanze per altre “primarie”, sia a
livello nazionale che regionale. Gli imbonitori mediatici ed i politologi da
salotto sollevano “polveroni”e sputano sentenze: “queste
“primarie” indeboliscono il “centro-sinistra” e avvantaggiano i berlusconiani”;
“non sono rappresentative”,”votano solo i più politicizzati”.. “forse anche i
berlusconiani hanno votato per Vendola, in modo che Fitto (Polo) possa vincere
più facilmente in Puglia”, ecc. ecc.
Chiacchiere, ma nessuno
sembra interessato ad una analisi seria delle primarie
pugliesi.
Invece che seguire queste stupidaggini,
più o meno strumentali e certo
fuorvianti, proviamo a ragionare
in termini di rappresentanza
costituzionale : cioè di democrazia rappresentativa, di sovranità
popolare -diretta e delegata – e di elezioni, come sono oggi e come
potrebbero essere domani.
E’ un approccio sconosciuto
ai più, tanto più se sono giornalisti o esperti asserviti, oppure leader dei partiti
“maggiori”, dove “maggiori” è
riferito appunto alle elezioni-truffa mediatizzate del maggioritario
partitico.
La prova della truffa elettorale sta nel fatto che-
appena consultato- il “popolo”delegante dà risposte opposte rispetto a quelle
dei suoi delegati (leader di partito e “squadre” imposte). Seguendo invece l’approccio costituzionale- desueto- possiamo capire tutta la pochezza del
dibattito mediatico e politico italiota.
Cosa prescrive la nostra
Costituzione in materia di sovranità
popolare e di rappresentanza
(politica, sindacale, sociale,ecc.) ? E’ presto detto.
La sovranità popolare
appartiene al popolo che la esercita per determinare le sue rappresentanze delegate (politiche,
sindacali, sociali,ecc.), sia in termini di programmi
che di candidati (eleggibili e/o eletti).
La nostra Costituzione esclude
anche che candidati e programmi politici siano solo
emanazione di partito- meno che mai
di soli leader di partito. Perciò parla di formazioni sociali nelle quali ogni
cittadino si esprime ed agisce,
esercitando così la sua sovranità politica (E. Giardino “Diritto a Comunicare e sovranità popolare” ed. Frilli - 2003).Perciò le primarie- in termini
costituzionali- dovrebbero esprimere opzioni di programma- con mandato vincolante – e candidati (credibili) ad esse
associati, di partito e non.
Questo assunto è tanto più
decisivo in un sistema maggioritario
binario – invece che proporzionale , come prescritto
dalla nostra Costituzione. Qui due aggregati
di partiti diversi- ma anche di associazioni e di movimenti- si contendono il mandato a governare, ma su quali
basi programmatiche e con quali persone
?
La prassi elettorale e partitica vigente- di fatto anticostituzionale- risponde
così :
Su nessuna base programmatica (nemmeno vincolante)- e con le persone designate “a tavolino” dai leader dei partiti che
contano in ciascuno schieramento : 2-3 al massimo
nell’Italia di oggi.
E’ proprio questo
assetto anticostituzionale ed oligarchico che le “primarie- di programmi
e di candidati- possono finalmente
scardinare, ribaltando e vanificando logiche oligarchiche autoritarie.
Come ? Con la proposta del
Forum DAC (video “Politica, elezioni e mass media”) di nuove elezioni basate su
opzioni di programma (misurabili e vincolanti)
e su candidati credibili, anche
revocabili, se- da eletti- facessero il
contrario di quanto si sono impegnati a fare per mandato. Ciò dovrebbe valere
sempre per ogni rappresentanza : politica, sindacale, sociale, condominale, ecc. Di
qui il panico ed il trambusto fra tutti gli oligarchi , di destra e di
sinistra.
Non c’è nessuna ragione –
logica o politica- per la quale un metodo democratico, partecipativo e
costituzionale ,
determini l’indebolimento elettorale del partito o dello schieramento
che lo pratica.
E’ vero esattamente il
contrario. Questo metodo serve anche a “verificare” le distanze reali tra deleganti
(cittadini-votanti) e
delegati-eletti; ovvero tra democrazia popolare e democrazia rappresentativa o partitica,
tra problemi/soluzioni reali e problemi/soluzioni vuoti o
virtuali. E’ giusto e naturale che coloro che sono più impegnati- politicamente e socialmente-
pesino nelle “primarie”più della “maggioranza silenziosa”.
Serve a spostare il ruolo di
partiti ed associazioni sulla progettualità
politica- come soluzione condivisa
dei problemi generali e prioritari- invece che sulla occupazione delle
Istituzioni pubbliche (lottizzazione).
Le “primarie” pugliesi sono il primo passo in questa direzione. In termini
elettorali , il candidato VENDOLA non è meno forte di
quello ulivista, a condizione che tutto il suo schieramento lo voti compatto.
Se invece vigono veti preconcetti -“ a
senso unico” contro uno qualsiasi dei partner della
coalizione- allora si deve parlare di dittatura
oligarchica della nomenclatura partitica. Perché un elettore deve comunque votare un candidato “inventato”(SDI -1-2%), ma non
uno qualificato di un partito alleato (RC) che ha il 9-10%.?