Editoriarai30406
Gli slogan del neoliberismo per un giornalismo assistito, servile e squalificato
(nota di E. Giardino - Forum DAC)
La trasmissione di REPORT sul “finanziamento pubblico ai quotidiani italiani” (RAI3- 23/4/06) ha messo in luce, finalmente, una parte della scandalosa truffa che i nostri “neoliberisti” ed i loro alleati conducono da decenni ai danni dei cittadini e dello STATO italiano. Una “anomalia italiota “che gli addetti ai lavori conoscono e coprono, ma non i diretti interessati : i cittadini – lettori disinformati ed imboniti. Mi ero già occupato in passato dello scandalo, citando i dati di un Rapporto annuale del “Garante per l’editoria”.
Lo riprendo qui, prendendo spunto dalla trasmissione di Report. Credo che - a partire dal 1980, anno in cui come lavoratori occupammo la RAI contro la lottizzazione del presidente Zavoli- si sia innescato in Italia uno scandaloso processo anticostituzionale e consociativo che ha coinvolto il PCI, e non solo nei media.
Un processo tuttora in atto che- usando gli slogan fasulli del neoliberismo e del revisionismo storico-
ha aperto la strada al piduismo, al craxismo ed al berlusconismo fino all’ultima legge di “revisione costituzionale”, impropriamente e falsamente chiamata della “devolution”.
La denuncia di REPORT
I contribuenti italiani- a loro insaputa- finanziano annualmente e da 25 anni - legge per l’ editoria del 1981 e successivi “aggiustamenti”- quotidiani privati che inneggiano al “libero mercato”, al “privato è bello”, al “pluralismo mediatico”, alla “libertà di impresa”, alla “rivolta antistatalista” (non solo leghista).
Le cifre ufficiali – forse anche sottostimate- ammontano a oltre 667 ml di euro/anno, cioè 1300 ML di lire /anno ) : somme ingentissime che lo Stato eroga senza alcun controllo o contropartita. Nessun altro Stato neoliberista europeo foraggia così i suoi giornalisti (solo la Francia: 250 ml di euro ai giornali di partito con pubblicità nulla o limitata) A questo finanziamento si sommano altre agevolazioni, come vedremo più oltre.
Basterebbe far cessare questo solo scandalo truffaldino per ridurre drasticamente il nostro deficit statale : ma nessuno lo dice perché giornalisti e uomini di partito- molto spesso la stessa persona- sono alleati e collusi nel “maledetto imbroglio”. Peraltro alcuni giornali foraggiano i partiti o danno loro spazio comunicativo.
I partiti italiani – anche se un referendum popolare ha sancito il contrario- hanno già cospicui finanziamenti pubblici, perché dovrebbero averne altri ?
Ma non tanto di partiti si tratta : si tratta di lobbies clientelari ristrette- in gran misura destrorse, fascistoide, sfasciste, razziste e leghiste- che –inventandosi sigle di copertura- succhiano all’erario decine di miliardi di lire /anno. Testate sconosciute che nemmeno si trovano in edicola, che vengono regalate o svendute in modo da giustificarne la tiratura (cui è legato il finanziamento pubblico).
Allo stesso modo e per analoghi motivi, traggono ingenti proventi pubblicitari sprecando carta e piombo.
REPORT non ha parlato dell’altro introito- la pubblicità mercantile , pagata dai cittadini sulle merci e sul giornale stesso- mediante il quale il potere finanziario seleziona le sue testate di “riferimento”.
Qui i giornalisti solo lamentano il fatto che gli investimenti pubblicitari sulla editoria a stampa- nel 2004 2640 mleuro contro 4400 mleuro della TV su 8000 mleuro, cioè 16.000 ML di lire/anno- sono inferiori a quelli del settore TV (dove impazzano i monopoli berlusconiani (65% del totale) e commerciali.
L’altro introito dei giornali è quello del rimborso delle tariffe postali e telefoniche (Ministero TLC).
Si tratta di cifre ingenti : 18 ml di euro/anno al Sole 24 ore, 12 ml di euro a Repubblica, ecc…….
Infine quello delle vendite dirette (copia venduta) ed indirette (inserti, video ed audio-cassette allegate).
Ma di questo introito Report non ha parlato. Ha detto solo che vengono vendute in totale 6 ml di copie/giorno di giornali : lo stesso numero che nel dopoguerra !.
Tanti soldi dei cittadini per sostenere profitti oligarchici- politici e finanziari- ed una massa enorme di giornalisti super- pagati e privilegiati, rispetto a qualsiasi altra categoria di lavoro dipendente.
Anche qui, vale il sodalizio anticostituzionale dei privilegi monopolistici accordati a politici ed a giornalisti.
Tanti miliardi e miliardi, ma nemmeno una testata di matrice o di interesse “pubblico”, nella quale i giornalisti e lavoratori possano documentare la realtà senza subire i ricatti della proprietà privata.
Dagli anni ’50 in poi la percentuale totale dei lettori è rimasta bassa e costante – circa 11%- a conferma della “qualità non allettante”dei nostri quotidiani e del rigetto popolare di tante testate. In una ottica di mercato , il settore dovrebbe languire e non attrarre nessuno. Invece crescono a dismisura i finanziamenti pubblici e la pubblicità, a conferma che si tratta di uno strumento di propaganda pagato dai cittadini.
Ma il programma di REPORT ha messo in luce l’arroganza, la falsità e la protervia di alcuni direttori di giornale : si va da chi minaccia il diritto di cronaca (Baiocchi- tesoriere di lega Nord) , fino chi mescola i suoi privilegi indecenti con le entrate della RAI, servizio pubblico radiotelevisivo nazionale (Feltri di Libero). Una passerella di personaggi reticenti, falsi, provocatori e millantatori.
S. Stefani- direttore del “giornale d’Italia”- dice di non sapere del rapporto con la Lega Nord né dei finanziamenti concessi dal suo giornale a quel partito. Ma il tesoriere del partito- intervistato- minaccia il cronista di Report e lo diffida dal mettere in onda l’intervista. Un partito che già prende finanziamenti pubblici , mentre inveisce contro lo Stato italiano e contro “Roma ladrona”.
V. Feltri- direttore di “Libero”, uno dei quotidiani più foraggiati – asserisce che il suo giornale si vende in edicola e non si regala. Report documenta che centinaia di copie- da anni- vengono lasciate “in omaggio gratuito” agli angoli delle strade e nelle stazioni metro. L’illustre direttore va oltre : assimila i suoi finanziamenti al canone RAI. Si tratta di una falsità grossolana, contrastata dalla stessa conduttrice di Report M. Gabbanelli. La RAI riceve il canone come servizio pubblico a pubblicità bloccata (in modo da non danneggiare Mediaset ).Libero è uno strumento privato di propaganda che riceve pubblicità (senza limiti) dai suoi omologhi ed altre agevolazioni tariffarie dai contribuenti italiani. Inoltre riceve soldi dai lettori per le copie che vende. I programmi RAI non sono a pagamento.
Nessuno dei direttori intervistati si vergogna dello stipendio percepito, Giuliano Ferrara addirittura se ne vanta . Cifre che stanno- con l’eccezione del Manifesto- tra 8000 e 15.000 euro/mese, mentre i salari di un ingegnere dipendente stanno sui 1200 euro/mese e quelli dei giornalisti-precari- incappucciati per evitarsi ritorsioni- stanno tra 300 e 600 euro/mese. Assurdi, ingiustificati ed anacronistici privilegi – non solo salariali, ma normativi – che foraggiano giornali e giornalisti che – in buona sostanza- pianificano la disinformazione, la censura e la propaganda commerciale e partitica.
Report estende la sua analisi- peraltro molto frettolosa- al finanziamento pubblico di radio e TV private, in particolare, parlando delle catene radiofoniche più “miracolate” : Radio radicale e Radio Maria.
La prima riceve un doppio finanziamento pubblico : come radio di partito e per le sue riprese istituzionali.
La seconda , per le ultime elezioni, ha detto che il 95% dei candidati di centro-destra erano affidabili, mentre
non lo era l’80% dei candidati di centro-sinistra. Interessante ed anticostituzionale il gioco che premia,nel “punteggio”di finanziamento,i giornalisti. Un giornalista vale 60.000 euro di contributi statali
Ben altra sorte tocca alle vere radio e TV comunitarie, quand’anche titolari di diritti analoghi. Se va bene, ricevono , con anni di ritardo, il rimborso parziale delle spese postali e telefoniche.
Dunque uno scandalo insostenibile che REPORT documenta solo in parte : tutti dovrebbero vedere il programma , mentre i lettori dovrebbero preoccuparsi di capire chi sia il padrone del giornale che leggono.
Lo stesso giornale dovrebbe recare – per legge- dati gestionali : proprietà, finanziamenti, occupati, ecc.
Chiamati in causa i nostri imbonitori – si accusano a vicenda e tirano in ballo la “democrazia” , il “pluralismo”, i “livelli occupa –zionali”, la “professionalità”, il bene “informazione” ed altre amenità del linguaggio neoliberista. Chiunque facesse una verifica seria di questi “slogan “troverebbe che essi coprono una realtà fatta di settarismo, di arbitrio, di clientelismo, di affarismo becero. Una valanga di danaro pubblico e di pubblicità- pagata dai consumatori- che non produce lavoro e democrazia, ma l’esatto contrario.
Possiamo fare qualcosa o dobbiamo ancora subire ed ignorare ?
Sembra che i dati scandalosi del servizio di Report possano determinare, finalmente, una reazione “correttiva” da parte dei nuovi governanti: vedremo se alle parole seguiranno fatti, e quali.
In ogni caso- invece di parlare sempre e solo della RAI (spesso in termini negativi)- sarebbe ora di accendere i riflettori sulla editoria e sulla situazione di quotidiani e periodici, di partito e non. Non solo dal livello nazionale, ma anche dal livello regionale e locale, arrivano lauti regali pubblici a destinatari “selezionati”.
Stante la integrazione di sistema (SIC), una analisi della editoria a stampa va correlata con una analoga indagine per le emittenti radiotelevisive, nazionali e locali, commerciali e comunitarie.
Serve- a mio avviso- una Commissione di inchiesta che, come nel Regno Unito, faccia luce sulle assurdità e sulle illegalità costituzionali di questi due settori collegati : la radiotelevisione e la editoria a stampa.
Invece che polemizzare sulle intenzioni, i leader dell’UNIONE dovrebbero accordarsi per fare un po’ di pulizia vera sulla base di dati di fatto inaccettabili. In questo modo Stato, Governo e partiti dimostrerebbero di non essere completamente succubi di privati : giornalisti e propagandisti di mestiere.
Ogni ipotesi di riforma vera non può prescindere da una indagine politica seria- strutturale e gestionale- del sistema comunicativo integrato (SIC) e dei due sub-sistemi che Report ha richiamato.
Esiste questa volontà ? In quale partito ?
Roma 24 aprile 2006