Editoria0107
Settore editoriale e governo Prodi
Nota di E.
Giardino- Forum DAC- Roma 30 gennaio 2007
Il Ministro Gentiloni e la
Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno lanciato su WEB un questionario sulla riforma dell’editoria ed uno schema per la disciplina organica del settore
editoriale.
Questa iniziativa si aggiunge alle altre assunte dal
Ministro, ancora come aspetto separato e parziale di un sistema comunicativo
integrato, che non viene né definito né
riformato.
Come se fosse possibile oggi isolare dal sistema
integrato il “ prodotto editoriale”, un
prodotto oggi altro e diverso da quello tradizionale del secolo
scorso.
Ma non è solo questo. L’approccio del
Ministro trascura totalmente analisi e denunce gravi che in questi anni sono piovuti
su questo settore, monopolizzato da periodici e da radio assistite , come Radio Maria e Radio
radicale. In questo modo un gigantesco problema politico ed economico
nazionale viene trattato come un fatto “tecnico- imprenditoriale”di
consultazione diffusa. Questa nota riporta il problema dentro la Costituzione
italiana, dentro il principio del DIIRITTO
A COMUNICARE (Cost. art. 3, 21 e 43)e dentro il sistema integrato della comunicazione multimediale e digitale.
Il prodotto editoriale :
significato, potenzialità e gestione attuale
Possiamo dare del “prodotto editoriale” una definizione
specifica e limitativa, per evitare di
confonderlo con altri prodotti informativi e
comunicativi similari : radiodiffusi,
audiovisivi e telematici (in senso lato).Assumiamo – per
chiarezza espositiva- che per “prodotto
editoriale” intendiamo quello che viene ideato
e distribuito per essere stampato e
fruito su carta da un numero più o meno grande di lettori (*).
Cioè libri,
periodici, quotidiani, notiziari , volantini e simili. Ma in questa definizione
non possono né debbono rientrare- come oggi è – le radio private, in modo che siano foraggiate da danaro
statale.
Anche se definito in
modo così limitativo- perché la integrazione delle tecniche, lato produzione e lato ricezione, rende più
sfumati i confini tra settori diversi- il prodotto editoriale a stampa è
un segmento ed un sub-sistema del sistema comunicativo integrato (digitale e
multimediale).. Perciò sarebbe logico e razionale definire e riformare
l’assetto complessivo del sistema, prima
di trattare i suoi segmenti componenti.
Invece il Ministro Gentiloni ha scelto la strada delle parzialità e della separatezza : prima il passaggio al digitale TV, poi la
RAI.. infine il comparto editoriale a stampa. Evidentemente non vuole
disturbare i monopoli comunicativi che , in modo
trasversale, occupano l’intero sistema integrato.
La Mappa della Comunicazione DAC- www.romacivica.net/forumdac- illustra
bene il sistema integrato della comunicazione moderna ed i suoi segmenti
costitutivi, secondo una visione globale e sistemica.
Definiti i limiti e le parzialità dell’approccio, analizziamo
in concreto il settore editoriale a stampa.
Di esso
si è occupato recentemente la trasmissione di REPORT (RAI3 del 23-4-2006): ma Gentiloni non deve averla vista, perché mostra di ignorare
la situazione in cui versa il settore . Con scandali, imbrogli, trucchi e
stratagemmi- anche illeciti- gli imprenditori privati ,
che inneggiano al mercato, al privatismo ed alla
concorrenza, succhiano ogni anno più di
1 ML di euro (2000 ML di lire) dalle tasche dello Stato e dei contribuenti
italiani. In Europa, la sola Francia finanzia giornali
di partito, ma con 200 ml€ /anno.
L’altra parte del loro
finanziamento è la PUBBLICITA’ : nel 2004 , 2640 ml€ (
5200 ML di lire). Le vendite sono un optional- anche
finto- che serve a fare profitti. Ma gli “editori a stampa” si lamentano perchè il settore TV toglie loro troppa
pubblicità (4400ml€= 8200 ML di lire/anno).
Su questo scandalo tutto italiota rinvio al mio testo “Gli slogani del neoliberismo assistito..” sul sito DAC.
Le domande elementari che
ogni cittadino informato si farebbe, rimangono lettera
morta. Eccone alcune :
- perché mai lo Stato deve
finanziare, e senza contropartite, la stampa privata ?
- i limiti antitrust debbono riguardare il sistema integrato o la sola stampa
periodica ?
- E i libri
? E la stampa di matrice sociale e comunitaria
?
(*) Ciò esclude la comunicazione editoriale tra persone - es. lettere e
posta personale- che però ha visto
crescere in questi anni i costi di spedizione, con la fine della posta
ordinaria trasformata in “prioritaria”:
anche qui il diritto a comunicare e le
esigenze naturali di scambio fisico vengono
penalizzati e privatizzati
- come si mette fine agli
scandali ed alle ruberie denunciate da REPORT ?
- perché lo Stato non sostiene il settore
librario, le riviste scientifiche, le testate
di interesse sociale ?
- perché non possono esistere
testate –nazionali e locali – di matrice pubblica e comunitaria ? Chi ha stabilito
che il settore della comunicazione a stampa deve essere solo privato e
commerciale ?
Domande e
risposte che non appartengono alle logiche ed all’orizzonte di questo Governo,
che invece ripete slogan fuorvianti e
ripercorre le vecchie strade del giornalismo di monopolio, insostenibile e
screditato.
Il questionario del Governo è infatti legato a queste logiche obsolete, monopolistiche ed
assistite.
Se – invece di invocare
sempre il mercato ed i suoi dogmi - si parlasse di diritti e di economia –
pubblica e privata- di questo comparto, nell’ottica dei cittadini- consumatori-
comunicatori, lo scenario cambierebbe.
Qualche proposta strutturale
Il presupposto politico-
culturale generale è che la comunicazione ed i diritti comunicativi sono
fattore primario di conoscenza e di progresso civile :
ciò vale anche per l’editoria a stampa. Quindi i parametri merceleologici
- mercato, concorrenza,volume dei profitti, ecc—non
hanno titolo costituzionale.
In secondo luogo lo Stato ed
il governo devono acquisire il ruolo di pianificare, ripartire e controllare le
risorse, le prestazioni ed i costi finali dell’editoria a stampa, anche e
soprattutto perché il settore è privato
La pubblicità è una risorsa
collettiva che i consumatori pagano sulle merci : i
pubblicitari debbono avere garanzie economiche per i loro investimenti, ma non
debbono condizionare i contenuti editoriali.
Un quotidiano non po’
essere solo veicolo di pubblicità e di
propaganda : come strumento informativo deve
rispettare vincoli di correttezza e di veridicità per le notizie che diffonde.
Con questi presupposti, si indica qui qualche proposta
strutturale e politica :
1. Deve cessare ogni finanziamento
pubblico :
- ai giornali di partito e di
altri ad essi collegati. I partiti sono già finanziati
lautamente.
- ai
quotidiani ed ai periodici privati, in special modo se commerciali e padronali. Essi esprimono logiche ed
interessi privati e ristretti- financo
personali: devono finanziarli i padroni ed i lettori che li acquistano.
2. Finanziamenti statali,
con criteri oggettivi e trasparenti, possono andare :
- alla editoria
libraria e alle testate di interesse
pubblico e comunitario
- a testate di matrice
pubblica, comunitaria e sociale di interesse generale
- alle agenzie ed alle fonti
indipendenti, significative ed emarginate -
internazionali , nazionali e locali.
3. Deve essere impedito
ogni monopolio di status , proprietario e/ editoriale.
Quindi :
- presenza pluralistica
di fonti e testate locali, nazionali ed internazionali;
- limiti
antitrust di sistema, calcolati su tutti i segmenti informativi e comunicativi
- fine del monopolio dei
giornalisti sulla informazione- comunicazione editoriale
- standard di qualità per la informazione e la comunicazione editoriale
4. L’intervento pubblico
deve riguardare i problemi di distribuzione e di accesso
nonché i vincoli – impropri-
imposti oggi
alla stampa indipendente (copyrights, giornalisti
imposti, punti di vendita scarsi, ecc.).
Editare un
giornale o una news letter è oggi semplice ed
economico; altra cosa è distribuire e
far cono-
scere
il prodotto a lettori interessati (vale anche per i libri, i documenti, le
fonti non commerciali).
Scrivere e comporre un libro o un opuscolo
è semplice ed economico, ma non farlo conoscere.
Da qui la visibilità diffusa che le
Istituzioni pubbliche debbono dare ai prodotti
editoriali, a partire da
quelli che il
circuito dominante – ideologico/commerciale- bandisce , oscura e discrimina:
Vediamo tutti le
vetrine delle
librerie riempite con decine di libri uguali
e dello stesso autore, posti
sempre in bella vista.
5. Oggi esistono
fonti e siti WEB qualificati –poco conosciuti e
reclamizzati- che forniscono dati ed
informazioni che
la grande stampa padronale ignora o manipola. Le istituzioni locali e nazionali
debbono
allora
promuovere queste preziose fonti informative ed il loro
sviluppo qualificato. E’ un modo corretto
per offrire lavoro
utile a giovani disoccupati, non necessariamente giornalisti o cronisti di
mestiere.
Saranno gli utenti a bocciare o promuovere
la qualità e la professionalità di questi siti .