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Neoliberismo e mercato televisivo in Italia : il DDL del governo Prodi
commento di E. Giardino- Forum DAC- 14 ottobre 2006
L’esortazione biblica della “cacciata dei mercanti dal tempio” è quanto mai attuale se riferita ai nostri cristianissimi governanti- di destra e di sinistra- e al “tempio” dei processi di conoscenza, informazione e comunicazione di massa. In realtà non si tratta neppure di “mercanti” nel senso tradizionale del termine, ma di monopolisti assistiti e protetti che vogliono ridurre la TV- come ogni cosa- a merce aggiotata, cioè a strumento di propaganda ideologica e di profitto personale e di clan.
La differenza tra maggioranza attuale ed opposizione berlusconiana sta in questo : la prima vorrebbe creare un oligopolio commerciale con quale “nuovo entrante più amichevole”; la seconda vuole mantenere lo status attuale, magari tagliando le gambe a qualche canale “scomodo e diverso”, come ad es.RAI3.
Differenza debole e fuorviante- tutta anticostituzionale- eppure di difficile soluzione per i presupposti comuni ai due schieramenti : idolatria delle merci, accordo bipartizan,”non punire Berlusconi”….
Di qui gli anatemi ruggenti dei berlusconidi e le concessioni e le “disponibilità a trattare” del centro-sinistra E’ facile dimostrare che questo ennesimo “inciucio”, costituisce una beffa cocente per i diritti costituzionali dei lavoratori e dei cittadini, per le sentenze costituzionali emesse, per gli indirizzi parlamentari e del Presidente Ciampi (ripresi da Napolitano in questi giorni), per lo stesso programma elettorale dell’UNIONE (che appare oggi come pura finzione elettorale).
1. Le misure del governo Prodi in materia comunicativa e radiotelevisiva
Nella finanziaria 2007 il governo Prodi ha rafforzato misure di “sostegno”- cioè sussidi in bianco al cosiddetto mercato “libero” TV - già emanati dal governo Berlusconi :
- infrastruttura per larga banda – 10 ml di euro/ anno in più, per ciascuno degli anni 2007-2008-2009 ;
- transizione alla TV digitale - 40 ml di euro/anno, per ciascun anno 2007-2008-2009
- contributo all’emittenza locale – 30 ml di euro/anno per ciascun anno 2007-2008-2009
In fase di “sacrifici”, regali aggiuntivi e consistenti per i monopolisti del settore- in 3 anni 240 ml di euro
( 480 ML di lire)- da distribuire a pioggia e senza contropartite, come nella peggiore tradizione italica.
La “transizione al digitale” è uno slogan di moda, anche di questo Governo : infatti il DDL Gentiloni porta la seguente denominazione “Disposizioni per la disciplina del settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale”. Una transizione che- come nel passato- viene “disegnata a tavolino” mediante due strumenti che poco e nulla sanno di “mercato” : il passaggio al digitale imposto per decreto, il finanziamento “pubblico” per i decoder ed il servizio. Inoltre la RAI ha pagato un grosso tributo per comprare costose frequenze da gestori privati che serviranno poi ai monopolisti del digitale (terrestre e da satellite).
Per quanto riguarda il “digitale terrestre” il Forum DAC ha già espresso le sue valutazioni e le sue proposte, esse rimangono valide ed attuali, basta leggerle (www.romacivica.net/forumdac).
Perciò il DDL Gentiloni non riguarda l’atteso e promesso riassetto del sistema comunicativo nazionale e dei suoi due segmenti principali - comunicazione di massa (radiotelevisione) e comunicazione interpersonale (Internet e telefonia multimediale)- esso fissa solo alcuni principi- peraltro inaccettabili ed anticostituzionali- ed alcune norme su aspetti particolari della TV (limiti pubblicitari e di reti, ascolti, sanzioni) e dei sistemi a comunicativi a larga banda (limiti alla capacità trasmissiva ).
I presupposti anticostituzionali riguardano almeno due questioni correlate :
- concepire la TV come una merce alla quale applicare categorie improprie, come mercato e concorrenza che nulla a che vedere con il PLURALIMO costituzionale ;
- equiparare la RAI –servizio pubblico nazionale- alle TV commerciali private ed a Mediaset, imponendo ad essa obblighi di cessione che riguardano semmai RETE4 , la rete illegale di Berlusconi che ha rapinato le frequenze e la concessione di Europa7. E’ anche inaccettabile che il limite pubblicitario possa essere fissato al 45% del totale :così due soli soggetti monopolizzano il mercato. Sono , per caso, Berlusconi e Murdock ?
Il diritto a comunicare ed il pluralismo costituzionale di sistema si realizzano,come è ovvio, ripartendo in modo equo sia le risorse produttive che quelle trasmissive : ciò vale sia in tecnica analogica che in tecnica digitale. In questo secondo caso è maggiore il totale dei programmi e dei comunicatori possibili nel sistema.
2. Le reazioni dei partiti politici
I berlusconidi vogliono “ mercato e libertà di impresa”, cioè il sistema monopolistico tutto commerciale assistito e protetto, che conosciamo. Quello che dà il massimo di profitto politico ed economico con il massimo di propaganda ed il minimo di qualità e di produzione qualificata.. Superstastions – terrestri e da satellite- con un unico punto di produzione e di messa in onda, foraggiate da elevati canoni di pay-TV e da elevati flussi di pubblicità commerciale. Un sistema che assorbe ingentissime risorse dai cittadini-utenti- sia nel settore radiotelevisivo che in quello telefonico e telematico- restituendo disinformazione, banalità, propaganda , precarietà, truffe mediatiche , disoccupazione. Un disastro nazionale sul piano della democrazia costituzionale , della economia della comunicazione, dei diritti dei lavoratori qualificati e dei cittadini.
Per non parlare del ruolo passivo ed anticostituzionale imposto a Regioni ed Enti locali in materia.
Il fatto stesso che si fissino tetti , diritti minimi , sanzioni disturba molto i monopolisti protetti del settore.
Perciò- anche se il DDL Gentiloni non li danneggia gran che, inveiscono contro il “banditismo politico” e la
“persecuzione antiberlusconiana”: sparano a zero, sapendo di poter avere altre concessioni ed altre impunità.
Il Berlusconi – oggi capo dell’opposizione- che ha conquistato il governo ed il monopolio mediatico che conosciamo serve a tutto il centro –destra , perciò anche il “conflitto di interessi” viene considerato ormai un tabù ed una conquista acquisita. Di fronte a tanta virulenza berlusconiana i partiti dell’UNIONE “fanno quadrato”: sul DDL , nessuno sembra più ricordarsi del programma dell’UNIONE, delle sentenze costituzionali, del piano di rinascita della P2 o della storia televisiva di questi ultimi decenni.
Solo Sergio Bellocci (Rif. Comunista) ha sollevato una giusta critica al DDL Gentiloni perché mette la RAI- servizio pubblico- a rimorchio di Mediaset. Credo anche che sia un diritto costituzionale conoscere l’iter ed il metodo che ha partorito questo ultimo DDL in materia comunicativa.
3. .Quello che serve al nostro Paese in materia comunicativa
All’Italia serve un sistema comunicativo di rispetto costituzionale, non monopolistico, che , ad ogni livello territoriale, esalti i diritti comunicativi , il pluralismo e la dialettica socio-culturale; la qualità dell’informazione, dei programmi e della produzione ; il servizio comunicativo pubblico e comunitario; la trasparenza dei costi e delle prestazioni; il progresso civile, sociale ed economico , sia di chi produce programmi sia di chi paga per riceverli. In sintesi, si tratta di coniugare la democrazia costituzionale con la economia e le potenzialità dei media, valorizzando una produzione pluralistica e qualificata. Il rispetto degli art. 21 e 43 della Costituzione sono la base di tale democrazia costituzionale.
In un sistema comunicativo che usa risorse pubbliche e collettive i fornitori di contenuti sono soggetti- pubblici e privati particolari - vincolati da atti di Concessione statuali. Ciò significa che lo Stato- nella sua articolazione nazionale e regionale- deve avere il ruolo di pianificare e ripartire le risorse comunicative sull’intero sistema, controllando il rispetto dei vincoli di Convenzione sia da parte del pubblico-comunitario sia da parte del privato (non solo commerciale). In questo quadro “ l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà , alla dignità umana”.(art. 41 Costituzione). Neppure può svolgersi in contrasto con le norme costituzionali e con i diritti e le esigenze dei lavoratori di settore e dei cittadini-utenti. Questo è il senso delle proposte contenute nel documento “rifondare o consociare ?”( luglio 2006 , visibile sul nostro sito WEB ).
Non basta inasprire le sanzioni, se gli organismi chiamati ad applicarle o non hanno mezzi per controllare o sono succubi dei monopoli che delinquono. Se il passaggio al digitale viene fissato al 2012, occorre regolare la fase di transizione mettendo seri “paletti” antimonopolistici. Uno di questi è la separazione tra funzione di trasporto dei messaggi e funzione di produzione dei contenuti : in questo senso è essenziale definire che la infrastruttura trasmissiva sia pubblica e dia accesso paritario a tutti i soggetti comunicanti : così si stabilisce una equa e vera concorrenza tra privati senza bisogno di “gerarchizzare” a tavolino i fornitori di programmi. Chi mai si sognerebbe- promettendo concorrenza- di dare la proprietà delle autostrade ad un monopolista privato delle merci ? Oppure di assegnare ad esso un mercato nazionale, negato ad altri ?
E su questo tema non c’è anche la competenza del Ministro Di Pietro ? Qual ‘è la sua opinione in materia ?
La lottizzazione governativa e partitica, il doppio ruolo anticostituzionale di Berlusconi capo- politico e capo-comunicativo, il consociativismo dei due poli del maggioritario, impediscono di fatto- e da decenni- che il nostro sistema comunicativo e politico rientri nel quadro europeo e nella costituzione, al servizio dei diritti dei lavoratori del settore e dei cittadini-utenti. Ogni sia pur minima variazione che possa avvicinarsi ad un risultato di rispetto costituzionale e di progresso economico e civile, diventa utopia e “lesa maestà”.
Perciò le proposte ragionevoli che – come Forum DAC- avanziamo da anni con governi diversi, rimangono lettera-morta (www.roamcivica.net/forumdac): ma tanta rozza “anomalia” non può durare all’infinito.