Crisigov0207

 

La crisi istituzionale del capitalismo italiano

(nota di E. Giardino- Forum DAC)

 

  1. Il capitalismo italiano ed i suoi governi :

 

Il capitalismo italiano è un capitalismo subalterno, asservito alla potenza militare ed alla politica USA, alla ingerenza  illegale del Vaticano, al potere della mafia e della corruzione, allo stragismo ed alle logge segrete, come la P2. Persegue l’uso combinato e strumentale del terrorismo “esterno”- stile Bush- e di quello interno- stile brigate rosse. Due terrorismi che servono alla repressione violenta del dissenso popolare.

La storia di questo Paese- legata al fascismo, al clericalismo, all’ignoranza politica e sociale indotta- ha prodotto uno Stato che- a differenza di altre Nazioni europee- è rimasto vittima di corporazioni, di monopoli assistiti, di corrotte conventicole private, legali ed illegali. Uno Stato che ha rinunciato da tempo ad essere argine della prepotenza privata in ogni campo, per offrire un minimo di protezione ai suoi cittadini.

Uno Stato che ha sempre considerato lavoratori e cittadini, come sudditi asserviti,  contribuenti da spremere, elettori ricattati, consumatori pilotabili , alla mercè di monopoli, mercanti ed imbonitori di ogni sorta.

Uno Stato che ha ceduto alle banche, ai monopoli , ai militari ed al clero il suo ruolo istituzionale.

Un fattore chiave di tale dominio – oltre i ricatti finanziari, politici, militari e clericali – è rappresentato da un uso monopolistico e deviante dei mass-media e degli strumenti di conoscenza e formativi.  

Il sistema elettorale vigente, maggioritario ed oligarchico - una vera  truffa costituzionale, nei numeri e nell’esercizio della sovranità popolare su programmi ed eletti - è il risultato  storico di una deriva anticostituzionale , sempre più disastrosa ed arrogante.

Esso ha realizzato il rovesciamento tra volontà popolare e gestione dello Stato e delle assemblee elettive. Doveva servire a dare governabilità-stabilità politica , a ridurre i partiti ed il loro monopolio istituzionale ; è servito invece a spostare a destra l’asse politico italiano, a ricattare i partiti che più esprimono il disagio e l’opposizione sociale, a consegnare la rappresentanza istituzionale all’arbitrio di pochi leader, a moltiplicare sigle partitiche di comodo, sempre più strumentali, vuote ed  oscillanti.

Il ceto partitico - oligarchico e privilegiato- non ha ormai alcun rapporto con l’elettorato e con i problemi del Paese. La gestione dello Stato e della politica è  affare privato di due ceti omologhi e complementari: quello affaristico- truffaldino della destra  berlusconiana - affarista, fascista, leghista e razzista-  e quello ipocrita- consociativo dell’altra parte elettorale. Sono i mass media a tenere in piedi i leader dei due gruppi affini dell’alternanza. Ormai gli inquisiti ed i condannati “eccellenti”stanno nelle Istituzioni, il sistema non è in grado di fermarne l’ascesa , anche istituzionale, ben oltre il cosiddetto “conflitto di interessi”.

Entrambi  i ceti stanno dentro i “dictat” storici del capitalismo italiano : i primi con piena aderenza ideologica e politica ai loro potenti padroni,  i secondi con qualche contraddizione e molte ambiguità.

Gli uni spingono per una completa restaurazione guerrafondaia, razzista, affaristica e repressiva ; gli altri per una omologazione  più “soft” alle ricette del capitalismo finanziario armato. Ricette che ormai sono radicalmente antitetiche ai bisogni ed ai diritti elementari dell’umanità e delle persone.

Questa realtà oggettiva viene coperta e mistificata mediante una serie di  termini e slogan politici fuorvianti, stile pubblicità commerciale e tifo : guerra, terrorismo, centro/destra/sinistra, stabilità, governabilità, ecc.

Per questa via , la dinamica della “azienda italia” porta alla completa “americanizzazione” della società italiana, come ha sostenuto Gianni Rinaldini ( segr.gen. FIOM – Liberazione dell’11 febbraio 2007).

Una società con un sindacato “da mercato”, con la politica  e le persone  al servizio del Dio  “mercato”.

Quindi mutazione genetica dei valori costituzionali fondanti, di quelli socialisti e socialdemocratici, e dello stesso movimento operaio organizzato.

Perciò la crisi che stiamo vivendo non è solo crisi di questo governo, ma è crisi istituzionale del capitalismo italiano , prima ancora che di quello globale . Le  nostre Istituzioni capitalistiche  non sono più in grado di garantire- a fronte di disastri umani ed ambientali crescenti- le condizioni elementari di vita a milioni di persone. Si moltiplicano le assurdità, le mostruosità, le ingiustizie, le frodi, i ricatti, le distruzioni.

Se questa è la realtà, non ha molto senso dividersi sui comportamenti di questo o quel deputato, sul rapporto tra  disciplina di partito e comportamenti individuali. Per quanti decenni ancora dovremo subire il ricatto del cosiddetto “male minore” ? Con quali attese e per quali traguardi ?

 

  1. Esistono percorsi, soluzioni, proposte , capaci di liberarci ?

 

 

 

Qui le indicazioni diventano opinabili, ma non sono minoritarie. Anche se sono semplici, razionali, documentate, vengono mostrate come irrealizzabili ed utopistiche dagli imbonitori mediatici organizzati.

E’ un fatto però che il sistema - Italia si allontana sempre più, ed in peggio, da altri Stati capitalistici europei, come la Spagna, la Svezia, l’Olanda, la Francia, la Germania,ecc. Di questo bisognerebbe parlare e chiedersi quali siano le cause di questa deriva negativa montante. A mio avviso,  il socialismo marxista rimane la meta  di civiltà - nazionale e globale- cioè l’alternativa storica alla barbarie imperialista.

Dentro questa prospettiva, rimangono prioritari alcuni traguardi da conquistare, come i seguenti :

a)- il rilancio e l’applicazione dei valori e delle norme costituzionali ;

b )- la ricostruzione del senso dello Stato e delle sue funzioni, contro la lottizzazione privatistica  e partitica

       delle lobbies dominanti. Quindi autonomia politica e culturale rispetto agli USA ed al Vaticano.

       Lotta coerente ai monopoli finanziari , industriali , assicurativi ed editoriali egemoni.

c)- la rottura dei due monopoli anticostituzionali sinergici : dei partiti sulla politica e dei giornalisti sulla

     cosiddetta “informazione”

d)- la rifondazione dei processi di conoscenza, informazione e comunicazione di massa al servizio della

       sovranità popolare (partecipazione attiva e controllo sui poteri forti);

e) la ricostruzione degli strumenti costituzionali di opposizione, di rappresentanza politica  e sindacale,

    di democrazia politica e civile, in ogni istanza della vita collettiva. Quindi rifondazione del sistema eletto-

    rale e di rappresentanza sindacale (oggi monopolio CGIL-CISL-UIL)

f) forte ridimensionamento delle spese militari e di guerra, al fine di perseguire modelli di società pacifici,

    giusti e solidali, eco- compatibili, molto meno distruttivi e consumistici di quelli attuali.

g)- una rifondazione dei valori e delle prassi su cui si fonda la economia di interesse sociale e solidale, altra e diversa dalla “predonomia capitalista ” (C.R.Viola) , solo distruttiva e speculativa. Qui sta la critica  radicale del ruolo delle monete e delle banche (De Simone ed altri)

 

Il ceto dominante capitalistico si muove in tutt’altra direzione- come vediamo-  chiudendo ogni speranza ed ogni prospettiva di liberazione e di alternativa. Il centro –sinistra- mentre dice di combattere Berlusconi, ne convalida le scelte di fondo, senza indurre “discontinuità” significative : Di qui il crollo dei consensi.

Da questa crisi di governo usciremo con altri inciuci ed altre ipocrisie, ma nessuno ci guadagnerà.

Spetta allora  ai movimenti, alle associazioni, ai sindacati extraconfederali, ai partiti anticapitalisti di rappresentare- nella teoria e nella pratica quotidiana- una politica di alternativa al capitalismo ed ai suoi dogmi umilianti. L’omologazione capitalista, attuata anche con il ricatto elettorale, distrugge i soggetti dell’alternativa, non  certo quelli dell’alternanza al governo.  Quindi distrugge l’opposizione sociale e sindacale, la speranza di cambiamento, i diritti elementari di milioni e milioni di individui. E’ questo che vogliono i poteri dominanti, quando criminalizzano il dissenso, le manifestazioni, la critica reale.

Non è casuale, mi sembra, che in America Latina i soggetti che si richiamano ed attuano la democrazia socialista e popolare, guadagnino consenso ogni giorno di più (anche elettorale).L’esatto contrario di quanto avviene da decenni qui in Italia, dove i nostri “sinistri” - pseudosocialisti e pseudocomunisti pentiti- perdono terreno, credibilità, identità politica ed elettorale. Così democristiani e socialisti craxiani, mai sconfitti,  rimangono in auge, anche se in versione peggiorata: Sono essi l’alternativa a Berlusconi ? E’ questo che merita la nostra società, oppure dobbiamo rinnegare questo “connubio” di affinità ?

Mi rendo conto che la rottura è una scelta difficile e scomoda per chi ha conquistato privilegi personali e visibilità mediatica, ma non vedo alternative , né scorciatoie ,  né compromessi elettorali (perdenti).

E’ ora di far emergere con decisione e chiarezza la distanza crescente che separa la società italiana dai suoi rappresentanti. Bisogna prendere le distanze ad un manipolo di satrapi mediatici , ormai inaccettabili.

E’ paradossale che debba essere un comico intelligente , informato e popolarissimo- come Beppe Grillo- ad indicarci soluzioni liberatorie : esse possono sembrare paradossali, ma invece sono drammaticamente urgenti e necessarie. Arrivano alla radice di problemi storici, non più evadibili o rinviabili.