Contrattorai0107

Il contratto di servizio RAI 2007-2009

(commento di E. Giardino - Forum DAC)

 

Il ministro Gentiloni ha sancito con decreto- approvato poi dal Governo e dalla Autorità di garanzia per le comunicazioni- il nuovo contratto di servizio tra Ministero PP. TT e RAI per il triennio 2007-2009. Un testo di 41 articoli che contiene delle novità e che meriterebbe un dibattito pubblico. Vi sii dice testualmente “Il Ministero PP. TT e la RAI si impegnano a dare la massima diffusione, attraverso ogni mezzo di comunicazione, al presente contratto”. Un impegno importante, tanto più che nel passato esso è stato ampiamente ignorato e violato , rimanendo sempre materia per pochi  ultra –specialisti. Questa nota illustra e commenta il contratto e , più in generale, il rapporto STATO- Ministero PP.TT - RAI, visto dai due lati : quello statale e quello RAI Altri  documenti DAC-  www.romacivica.net/forumdac- completano l’analisi DAC. In  particolare, la proposta di piattaforma radiotelevisiva DAC del 26 novembre 2006.

 

Una sintesi dei contenuti

 

L’art. 1 definisce la missione del servizio pubblico radiotelevisivo con riferimento ad una serie di documenti ufficiali nazionali ed europei , messi sullo stesso piano : dalla Costituzione italiana alla direttiva europea “TV senza frontiere”; dalle leggi 249/97 e 177/05 fino alle linee guida del la AGCOM del 14-10-06.

L’art. 2  definisce l’oggetto del contratto, parla di “offerta televisiva, radiofonica e multimediale diffusa attraverso le diverse piattaforme…di contenuti editoriali, di servizi tecnologici per la  produzione e la trasmissione del segnale in tecnica analogica e digitale…di gestione economico - finanziaria e di sistemi di controllo e monitoraggio.”. Segue un elenco di compiti e di caratteristiche dell’offerta dovuta, della estensione del servizio, della promozione delle nuove tecnologie, del sostegno alla produzione italiana ed europea. Per la programmazione si richiamano le linee guida della AGCOM che riguardano sia la informazione politica che la comunicazione sociale.

L’art. 3 stabilisce che la RAI- entro 6 mesi- si doti di un sistema di rilevamento della “QUALITA’ dell’offerta  e valore pubblico” con nuovi indicatori - indici di performance del mercato, macroindicatori di servizio pubblico e di corporate reputation- estesi a tutte le piattaforme trasmissive. Viene costituito perciò un comitato scientifico composto da 7 membri: 3 RAI, 2 Ministero PP.TT, 1 AGCOM.

Gli art. 4 e 5 definiscono le caratteristiche – rispettivamente- dell’offerta TV e di quella radiofonica. Un lungo elenco di generi e di funzioni ai quali la RAI deve destinare : per la TV non meno del 65 % della sua programmazione annuale e non meno dell’80% di quella della terza rete TV; per la radio, non meno del 70% della programmazione annuale e non meno del 90% per radio 3.

L’art. 6 definisce l’offerta multimediale, con l’impegno a potenziare il servizio telematico offerto dal portale RAI.IT. In particolare si dispone l’obbligo di “rendere disponibili sul portale RAI.IT i contenuti radiote- levisivi prodotti dalla RAI per tutti gli utenti che si collegano ad Internet”. Anche la “possibilità di scaricare via Internet tutti i contenuti radioTV prodotti dalla RAI mediante proventi dei canoni di abbonamento”.

Su questo stesso portale la RAI è tenuta ad offrire spazi di comunicazione  e di discussione…”.

L’art. 7 si riferisce agli obblighi RAI nella programmazione TV per i minori, con tetti per la pubblicità.

L’art .8 alla programmazione per i disabili. L’art. 9 alla programmazione TV per l’estero. L’art. 10 fissa  criteri e potenzialità per i “prodotti audiovisivi italiani ed europei”. Almeno  il 15% dei ricavi complessivi annui per prodotti di fiction, di film, spettacolo e simili. Per la produzione audiovisiva europea il vincolo è che almeno il 20%  sia realizzato da produttori indipendenti. Gli art. 11, 12 e 13 si riferiscono  ad obblighi di natura istituzionale, sia culturali che di altro tipo (rete parlamentare via Internet e da satellite), nonché ad informazioni di pubblica utilità (viabilità, energia, TLC, ecc.). L’art. 14 prevede convenzioni specifiche per l’uso delle audio- videoteche RAI. Gli art. 15 , 16  e 17 definiscono:

-  una qualità tecnica minima per i segnali irradiati : almeno grado 3 della scala UIT.

-  un grado di copertura analogico del 99% (97% per la 3^ rete TV) ed  un grado di copertura radiofonica del 99% in termini di popolazione e dell’80% per territorio.

Gli art. 18, 19 e 20 danno alla RAI  l’autorizzazione per  l’ esercizio  e manutenzione  della sua rete  trasmis-siva, sia in tecnica analogica che digitale. Gli art. 21, 22 e 23 definiscono gli obblighi RAI rispetto alla transizione completa  al digitale terrestre .La RAI nel triennio si impegna per una copertura effettiva non inferiore al 70% del servizio digitale terrestre. I contenuti di questa offerta rimangono indefiniti (art. 23). Per la radiofonia- inspiegabilmente- il passaggio al tutto digitale diventa  più indeterminato e generico (art. 24). L’art. 25 “neutralità tecnologica.” Così recita : ”la RAI, si impegna, ove possibile, a garantire la disponibilità dei suoi canali in chiaro su tutte le piattaforme distributive “ (significa che non potrà mai fornire programmi a pagamento ?).Gli art. 26 e 27 si riferiscono,  genericamente, alla ricerca, alla sperimentazione ed a servizi sperimentali. Ai programmi diffusi da satellite è dedicato l’art.28 che richiede una “valorizzazione dell’immagine italiana nel mondo”. L’art. 29 dice che gli utenti RAI in regola hanno “accesso alla intera programmazione RAI diffusa in forma non codificata e trasmessa in simulcast via satellite e via cavo”. Gli art. 30,31,32,33 e 34 riguardano il finanziamento e la gestione economico-finanziaria della RAI, con una serie di obblighi riferiti:  ai piani industriali ed ai bilanci ; al canone di concessione (immutato ?) e al canone di abbonamento -104 euro/anno nel 2007 ( 99,6 euro nel 2006).

Gli art. 35, 36, 37 , 38  e 39  riguardano il controllo e le sanzioni. Viene istituita una commissione paritetica di 8 membri (4 RAI e 4 PP. TT), nonché una sede permanente di confronto sulla programmazione sociale (la cui composizione è in fieri). Per le sanzioni si richiamano le norme del Testo Unico e del DL n. 259 del 1-8-2003. Gli art. 40 e 41 fissano i criteri di vigenza  e di aggiornamento del contratto di servizio.

 

Il commento

 

Il rapporto tra STATO costituzionale- governo-  partiti- RAI è un problema annoso, spinoso ed irrisolto della realtà italiana , di quello radiotelevisivo in particolare. Non c’è convegno, incontro, giornale,  nel quale non emerga questa situazione anticostituzionale, illegittima, degradante: Molti dicono di volerla superare. Ma per farlo sul serio occorre rifondare sia l’atto di Concessione che il contratto di servizio. Bisogna chiedersi : perché gli obblighi di Convenzione e quelli contrattuali  -anche minimi - sono rimasti sempre “lettera morta” con governi diversi  del Paese e della RAI ? La ragione, a mio avviso – è elementare : governi e partiti considerano da sempre la RAI come loro tribuna .Con la  LOTTIZZAZIONE partitica- mai cessata- essi portano in RAI i loro giornalisti ed i loro uomini. Questi ultimi- senza aver bisogno di comandi diretti- interpretano con zelo gli interessi dei loro  veri “editori”  e si comportano di conseguenza. Qualcuno dei lottizzati lo dichiara apertamente. In questa situazione, nella quale anche gli organi di garanzia sono un feudo partitico lottizzato, nessuno ha mai avuto interesse a rendere la RAI “servizio pubblico costituzionale” al servizio della sovranità popolare e del Diritto a Comunicare (art.21 e 43 della Costituzione).

E il governo Prodi ha affrontato questo nodo storico ? la risposta è NO. Si può fare qualcosa-  anche  con l’atto di Concessione ed il contratto di servizio- per sanare la situazione attuale ? La risposta è SI.

Come ? Ponendo vincoli  costituzionali bilaterali, sia alla RAI che al governo ed ai partiti. Le proposte del Forum DAC vanno appunto in questa direzione  (www.romacivica.net/forumdac).

Norme antilottizzatorie contro ingerenze indebite di governi e partiti ; Statuto di autonomia espressiva e gestionale della RAI con risorse oggettive e pianificate; Carta dei diritti comunicativi per lavoratori ed utenti, come “ strumento di misura” del SERVIZIO PUBBLICO radiotelevisivo, in qualità e quantità; accesso ai ruoli di indirizzo e controllo di soggetti sociali attivi ; ruolo attivo delle Regioni nelle funzioni di indirizzo, organizzazione e controllo delle risorse comunicative pubbliche e comunitarie. 

I garanti istituzionali debbono essere revocati quando tradiscono i loro impegni o li violano. In una parola, occorre infrangere il monopolio partitico a vantaggio del sociale attivo. Sono i cittadini ed i lavoratori  che reggono e giustificano il sistema dei media. La comunicazione è il fondamento della democrazia delegata.

 

Rispetto ai contenuti del “ contratto”  ritornano limiti e contraddizioni  antiche. Vediamone qualcuno..

Un  radiodiffusore privato – come Mediaset o Sky – introita  pubblicità alla grande e costosi canoni di pay TV,  mentre la RAI dovrebbe adempiere a tutti i suoi obblighi con un canone (bloccato) e con una pubblicità limitata. Il mercato TV del 2006 vale 8 ML di euro (16.000 ML di lire) : la quota che va alla RAI è meno di un 1/3 del totale e tende a ridursi per la crescita dei canoni di pay tv e della pubblicità. Quindi i cittadini italiani  versano ai due  monopolisti privati oltre 5,2 ML di euro (10.000 ML di lire) senza contropartite, in termini di qualità dei programmi, di correttezza informativa, di servizi resi, di trasparenza gestionale.

E’ accettabile tutto ciò ? Chi garantirà il “pluralismo esterno” di cui parlano le sentenze costituzionali ?

Nel suo ultimo libro “la scomparsa dei fatti” Marco Travaglio ha denunciato , con dovizia di prove, la sostituzione  e lo stravolgimento dei fatti, a vantaggio delle opinioni di comodo di pochi potenti. Paghiamo giornali e  costosi TG – simili tra loro- per avere disinformazione, propaganda, opinioni e cronaca nera.

Possiamo pretendere che almeno i TG RAI dedichino ai fatti almeno il 70% dei loro notiziari ?

Ma su questo nulla dice il  nuovo contratto RAI. E’ una omissione grave, tanto più che la RAI viene concepita come una “strumento di informazione”, cioè come un feudo ed un monopolio dei giornalisti, sempre più spesso anche leader politici . Le opinioni hanno ben altri spazi per confrontarsi: ma questi spazi debbono essere usati  per un vero contraddittorio , non con il giornalista che smista il microfono e invita gli amici.  Anche su questo punto  il contratto RAI si limita a richiami sul pluralismo o poco più. Particolarmente grave il silenzio di obblighi contrattuali in materia di informazione- o di disinformazione- sui fatti del mondo : qui la propaganda e la mistificazione impazzano…Mancando il giornalismo di inchiesta – in nome del quale i giornalisti godono di tanti privilegi- le menzogne e gli attributi gratuiti fioccano a volontà, senza rettifiche. Così si costruiscono “dittatori  e scenari di comodo”: basta inventare commenti parlati su immagini di repertorio. Ma l’inchiesta  è un genere “scomodo”, quindi va emarginata e depotenziata. In sostanza la preoccupazione di questo “contratto” è  quella di non toccare la casta dei giornalisti di cui il Ministro è parte.

Un'altra grave lacuna del “contratto” è il silenzio totale sul decentramento regionale della RAI e sugli adempimenti che questa funzione costituzionale- rilanciata dalla riforma dell’art. V^ della Costituzione- comporta, anche in rapporto alle assemblee regionali ed alla emittenza comunitaria e locale. La TV digitale terrestre, per sua natura, rende tale “svista” ancora più vistosa ed incomprensibile.  L’articolazione della offerta RAI per aree tematiche- lavoro, ambiente, salute, ecc.- garantisce un palinsesto equilibrato e calibrato sugli interessi generali e popolari, senza  bisogno di ricorrere ad un lungo elenco di generi. Una offerta così articolata consentirebbe anche ad associazioni qualificate di valutare la qualità RAI.

Ma se si chiedono alla RAI prestazioni qualificate e decentrate, occorre dare all’azienda le risorse necessarie a realizzarle, con un vincolo di contabilità industriale e di efficienza misurabile. Si possono stabilire standard gestionali e confronti con  radiodiffusori pubblici di altri Paesi europei. Occorre anche operare una netta distinzione tra servizio pubblico e servizio istituzionale : quest’ultimo è un servizio che i beneficiari istituzionali debbono pagare a parte, perché la RAI non può diventare la voce gratuita delle Istituzioni , dentro un mondo tutto mercantile e monopolistico. Non è accettabile che l’azienda RAI offra “gratuitamente” tutti i prodotti della sua attività, mentre altri radiodiffusori fanno profitti incontrollati .

Invece la RAI deve dimostrare di saper offrire prodotti di qualità al minimo costo- contatto.

Il prodotto RAI è strettamente correlato alla professionalità dei lavoratori che lo realizzano. Non solo giornalisti, ma registi, autori, tecnici, impiegati di ogni livello. La lottizzazione partitica ha per decenni

umiliato queste professionalità , portando all’esterno- con appalti clientelari- la produzione interna.

Occorre perciò limitare drasticamente il ricorso all’appalto esterno ,con un limite contrattuale certo (10 %). Così per i costosi contratti di collaborazione e di consulenza. In RAI si deve entrare per concorso pubblico.

E’ anche necessario impegnare la RAI – anche con il contratto di servizio- nella tutela, valorizzazione e sviluppo delle professionalità interne, mediante corsi di aggiornamento e di formazione tecnica e culturale.

Il rapido ed incessante sviluppo delle tecniche comunicative esige che tale formazione sia adeguata e continua. Se la RAI- come si auspica- deve diventare uno strumento di promozione culturale del Paese, di garanzia e di affidabilità sociale, deve investire risorse  adeguate nella formazione e nella ricerca di nuovi stili espressivi e di nuove applicazioni tecniche.

I compensi scandalosi percepiti da star televisive, da conduttori discutibili , da squadre di calcio , debbono trovare nel governo una agente di regolazione e di contenimento. Per questa via la RAI- ma anche l’emittenza privata- potrebbe risparmiare e spendere in modo produttivo le sue risorse. L’industria audiovisiva dell’indotto – oggi in crisi verticale- ne avrebbe un beneficio decisivo.

La regolazione dei DIRITTI d’autore  e dei CANONI di CONCESSIONE- oggi squilibrati a vantaggio dei monopolisti privati- è un'altra questione che lo Stato deve riconsiderare. Per questa via si possono trovare risorse importanti, senza altri aumenti di canone.

Penso che il nostro Paese dovrebbe porsi il problema di ridurre sprechi, assurdità e privilegi improduttivi.

Le enormi risorse assorbite dalla radiotelevisione e dai quotidiani – canoni, pubblicità, vendite, sussidi pubblici-  non sono compatibili con la crisi economica  ed occupazionale che colpisce le famiglie ed i lavoratori italiani. Anche in questo settore, introiti ed investimenti debbono promuovere occupazione e produzione qualificata : l’attuale governo deve pretenderlo, usando tutti gli strumenti a sua disposizione.

 

 

 

Roma 3 gennaio 2007