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Giornalisti tradizionali e comunicatori  telematici

(riflessione di E. Giardino - Forum DAC)

 

L’esercizio  del  diritto a comunicare in senso attivo- che la nostra Costituzione prevede all’art. 21 e che la rete Internet consente a chiunque voglia testimoniare fatti, idee e  soluzioni- pone in essere una figura nuova che non è il giornalista tradizionale, ma il comunicatore telematico . Sono i navigatori del cyberspazio che – leggendolo- decidono se quel comunicatore è qualificato , attendibile, competente,. originale… in una parola utile per capire,conoscere ed agire. Questa nota riflette appunto su questa figura, altra  e diversa da quella del giornalista tradizionale.

 

Le caratteristiche del giornalista tradizionale

 

In termini generali,  la figura del giornalista tradizionale ha questi connotati :

- ha un tesserino da giornalista ed appartiene ad un Ordine professionale: Ha status e salario regolato.

- il suo status gli consente di accedere a siti e situazioni, negate ad altri testimoni, che può raccontare

- dipende da un editore- generalmente privato e commerciale- che determina  il suo spazio espressivo

- scrive o parla di eventi diversissimi (tuttologo), interpretando – a sua discrezione- l’opinione pubblica

- racconta eventi  “riferiti” di cui non è  testimone diretto , oppure mette a confronto opinioni di leader

- commenta a sua discrezione eventi, fenomeni, processi , selezionando  i testimoni  e le fonti ;

- non può accedere ad alcune situazioni : come guerre, incontri tra leader, assemblee lavorative, ecc..

- ha una cultura , un linguaggio , una logica che appartiene alla storia ed alla formazione della sua categoria

- ha una serie di privilegi di status rispetto a tutti gli altri operatori del mondo comunicativo

- è legato a cordate partitiche o , almeno, ad  un area ideologica  personale  non dichiarata

- pretende  e dice di essere “oggettivo” nelle sue esternazioni e nel rappresentare la realtà che osserva.

- in casi rarissimi conduce inchieste, ricerche,  su fenomeni di interesse della sua testata o TV

- la sua popolarità è trainata dalle vendite , dall’ascolto, dal prestigio della testata cui appartiene

- deve rispettare la “immediatezza” della notizia rispetto all’evento  accaduto.

 

Vediamo poi, ogni giorno di più, che il giornalista tradizionale si limita a riferire opinioni di leader oppure a commentare ed orientare processi politici e decisionali, grazie al potere della sua testata e della sua TV.

Copre – in regime di monopolio- tutti i temi, tutte le materie ,tutte le situazioni : al massimo ricorre a qualche esperto da lui scelto al quale rivolge le sue domande. Pretende di essere  “oggettivo” (?!) e quindi- quando è più onesto- chiama al confronto dialettico leader di diversa nomenclatura partitica. In molti casi esclude totalmente  la parte “avversa” , quando questa configga con  l’ideologia del suo messaggio.

Questa falsa pretesa di “oggettività” di un messaggio tutto personale- nemmeno libero per ragioni obiettive di appartenenza- deriva da un retaggio storico, ormai superato e fuorviante. Alle origini il giornalista era  solo un cronista, doveva raccontare con obiettività l’evento descritto, raccogliendo la testimonianza dei due o più attori  coinvolti nell’evento (come per un incidente automobilistico).

I commenti e le opinioni del primo giornalismo erano essenzialmente quelli di esperti qualificati, di politici accreditati, di  noti intellettuali, artisti, poeti, scienziati, ecc. Nei giornali e nelle TV di oggi il giornalista ha  invece sostituito queste figure, quale che sia l’argomento trattato. Semmai li usa a suo modo come “esperti”.

E’ del tutto ovvio, che la  reale oggettività di una testata o di una TV possa essere solo perseguita con una equilibrata  presenza di testimonianze soggettive diverse, tra loro dialettiche.

I risultati del monopolio anticostituzionale sulla cosiddetta “informazione” ha prodotto i guasti, le falsità , le censure  e le mistificazioni che conosciamo. In occasione del recente scandalo Mediaset –RAI, giornalisti importanti hanno teorizzato che accordi personali tra direttori di testate e di TV diverse ( pubbliche o private che siano),sulla linea editoriale, sulle notizie da dare o non dare, sui fatti da enfatizzare, ecc.- debbono essere considerati “normali”. Dunque cartelli e monopoli informativi tra testate e TV diverse debbono essere

accettati e condivisi da tutti (lettori  compresi). La domanda è allora : perché debbono esistere e debbono essere finanziate dai lettori, dallo Stato e dalla pubblicità (pagata dai consumatori), tante testate diverse se poi sono affini o fotocopie l’una dell’altra ? In nome del pluralismo chiedono soldi e  privilegi, ma poi agiscono come un cartello monocorde. Sarebbe questa l’ autonomia- diversità delle testate ? Questa la  “concorrenza” liberista sempre strombazzata ?

 

Le caratteristiche del comunicatore telematico

 

Si differenzia anni-luce dal giornalista tradizionale,come è evidente : non ha tessere, ordini, privilegi, editori.

Non presume di interpretare una astratta “opinione pubblica”. Può essere testimone diretto delle realtà e delle esperienza che vive  e racconta. Non è individuabile  “a priori” dai poteri forti di qualsiasi Paese.

Non può e non deve essere un tuttologo,si esprime su quello che sa  e che conosce. Non è trainato dalla pubblicità- visibilità di una  testata o di una TV, non ha finanziamenti  ed è un volontario.

Non ha canoni espressivi preconfezionati ed i suoi messaggi sono soggettivi. Il successo della sua comunica -zione dipende solo dal numero di coloro che lo leggono (dato misurabile).Non ha vincoli di “immediatezza”, ma di affidabilità quando cita dati, numeri , fonti o testimoni.

Analizzando problemi, può proporre soluzioni- cosa che il giornalista quasi mai fa- può indicare traguardi, comportamenti virtuosi, modelli cui riferirsi. Può promuovere mobilitazione ed azioni condivise.

Può comunicare con soggetti affini, scambiare esperienze, formulare progetti collettivi. Può farlo in modo multimediale- scambiando suoni, immagini fisse o in movimento- cosa impossibile per la stampa.

Deve  conoscere le cose di cui parla- per averle vissute o studiate, per averle approfondite e sperimentate, per averne valutato le ricadute. La sua comunicazione costa poco e può raggiungere  molti interlocutori a grandi distanze. In questo modo il mondo negato dalla TV e dalla carta stampata  ritorna  alla ribalta.

E’ questa  allora la figura che esercita in modo libero il diritto a comunicare sancito dalla Costituzione.

La figura che rende possibile processi di conoscenza , di informazione e di comunicazione orizzontale e verticale (dal basso) tra persone di diversa estrazione sociale  e di diversa collocazione politica.

Se nella sua comunicazione libera- viola le leggi – deve essere sanzionato (come accade per un giornalista).

Ma la  censura o la querela di parte non  può essere il mezzo dei forti per tacitare i deboli. Chi querela deve assumersi l’onere della prova,  pagare le spese processuali, risarcire  con dovizia se ha torto.

Il cyberspazio consente finalmente una comunicazione libera ed orizzontale a scala planetaria;consente di demistificare le falsità dei giornalisti “accreditati” e delle loro fonti “di comodo”; consente di ricostruire verità e conoscenze negate ;obbliga i giornalisti tradizionali a far bene il loro mestiere ; inserisce nel mondo della comunicazione soggetti e figure nuove  e  scomode, censurate da giornali e TV.

Per questo importassimo ruolo costituzionale e sociale, i siti WEB di interesse generale debbono essere finanziati con soldi pubblici, tanto più se non hanno altri introiti (come la pubblicità).Ciò è possibile per migliaia di siti, dal momento che si tratta di piccole cifre. Invece diamo  1,3 milioni di euro/anno al giornale di Mastella “Il Campanile”che nessuno legge. I servizi di Report (RAI3) e il libro “la casta dei giornali”

di Lopez , sono molto istruttivi al riguardo.Ma lo scandalo vergognoso continua senza sussulti.

Con una piccola parte di questo fiume di danaro pubblico possiamo finanziare le reti civiche comunali , fornendo accesso gratuito ai gruppi di comunicatori di interesse  sociale, espressioni di un PLURALSMO  costituzionale,  sempre invocato ma ancora mai realizzato.

Il PLURALISMO deve valere anche in rapporto ad ogni singolo medium : se ottengo finanziamenti pubblici per una radio o una TV, non debbo averli anche per il giornale e per i servizi telematici. Analogo discorso deve vale per altre risorse comunicative, come la pubblicità, i canoni ed altri introiti.

Ove mai  il monopolio dei giornalisti si estendesse al cyberspazio- con i suoi privilegi e le sue logiche- il ruolo originale e decisivo di Internet finirebbe. Ridurremmo le sue finalità ed i suoi messaggi a quelli della

stampa e delle TV commerciali, cioè ad un flusso “addomesticato” di messaggi unidirezionali e propagan- distici che vanno dai poteri forti ai sudditi paganti, passivizzati e manipolati.

E’ questo l’approdo sperato dai poteri forti : avere- come nella stampa e nelle TV- un monopolio privato di giornalisti addomesticati e privilegiati, ai quali affidare la loro propaganda e la loro pubblicità commerciale.

Perciò attrezziamoci per essere comunicatori e navigatori liberi , qualificati ed affidabili del  cyberspazio.

Non servono ordini professionali , paletti e privilegi. Semmai corsi di formazione e sostegno per migliorare la professionalità ed i messaggi dei comunicatori telematici.

 

 

 

 

Roma 23 novembre 2007