Benicomuni0906
Beni comuni, lottizzazione ,privatizzazione dello Stato, speculazione finanziaria
(contributo di E. Giardino – Forum DAC- 2 ottobre. 2006)
Nell’agosto di quest’anno “Il manifesto” e “Carta” hanno ospitato 5 articoli di Riccardo Putrella sulla “Res publica” ed i “Beni comuni”, organizzando poi a Roma una paio di tavole rotonde sull’argomento. Ben prima di questi articoli il Forum DAC ed altri avevano evidenziato che tra i “beni comuni” vanno inclusi i processi di conoscenza, di comunicazione e di informazione di massa. In questo quadro si iscrivono le proposte politiche del Forum DAC in materia di diritti e di rifondazione comunicativa, riferite, in particolare, agli articoli 21 e 43 della nostra Costituzione. Questa contributo collega la questione costituzionale irrisolta dei “beni comuni” ai processi di lottizzazione partitica e di privatizzazione dello Stato e dei servizi pubblici - statali e/o in concessione- nonché ai processi di appropriazione bancaria, finanziaria e monopolistica dell’economia e della produzione- distribuzione di beni e servizi (es. Cirio, Parmalat, Telecom).Esiste in sostanza un nesso strutturale, organico e consequenziale tra questi tre fenomeni: .la lottizzazione partitica, la privatizzazione dello Stato e dei servizi pubblici,la mercificazione monopolistica e finanziaria di ogni forma di vita e di produzione immateriale e materiale.
I governanti italiani ed partiti politici- o se volete i loro leader- hanno conquistato da tempo il monopolio assoluto della POLITICA e della occupazione – mediante la lottizzazione- dello Stato e dei servizi pubblici, statali e/o in concessione. Quindi una privatizzazione privata (partitica) dello Stato, in ogni sua articolazione, nonché del ruolo e dei servizi pubblici correlati.
Si tratta dei servizi di preminente interesse collettivo e nazionale riferibili all’articolo 43 della nostra Costituzione -come energia, trasporti, comunicazione- per i quali i padri costituenti avevano previsto “la riserva o il trasferimento, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad Enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese e categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”(art. 43 Costituzione).
La denuncia era stata fatta da Enrico Berlinguer negli anni ’70, ma era stata tradotta da giornalisti e politici come “questione morale” (!?). Di ben altro si tratta , come è ovvio : si tratta di un reato di sovversione dell’impianto costituzionale e del rapporto Stato- partiti politici. Naturalmente l’allarme lanciato da Berlinguer è caduto nel vuoto e sta rilevando tutta la sua drammatica attualità eversiva ed anticostituzionale. I partiti politici- perduto ogni credito ed ogni velleità ideale – trovano sostegno, adesioni e potere proprio con la lottizzazione dello Stato. Questo processo va di pari passo, si sostiene e si integra con la “ideologia mercificante e finanziaria” dello imperialismo globalizzato e totalizzante.
Ma - occupato lo Stato ed i servizi pubblici con i propri lottizzati – i partiti non hanno né i capitali, né le capacità, né la volontà di gestire tali servizi : anzi, debbono mostrare che ne sono estranei.
Di qui l’arrivo dei faccendieri finanziari, sempre gli stessi, che- senza investire alcunché e realizzando vistosi profitti di cordata - cercano danaro, prestiti e sostegno nella banche.
Queste mettono a disposizione di lor signori il DANARO altrui : in gran parte i risparmi ed i depositi dei piccoli risparmiatori e dei cittadini-utenti. Mediante il meccanismo del DEBITO le banche si impadroniscono delle imprese (anche quelle delle armi) e le impongono le proprie ricette : quelle della speculazione finanziaria più bieca ed irrazionale. E’ dunque l’Europa delle banche e della NATO quella che detta ai governi – di destra e di sinistra- le ricette antisociali, antipopolari ed anticostituzionali che conosciamo. Un esempio di tali dinamiche è la vicenda TELECOM di questi giorni.
Il cerchio monopolistico si chiude : il monopolio partitico sulla politica e sullo Stato, combinato con il dogma mercantile neoliberista ed il monopolio dei giornalisti, genera e sostiene il monopolio mercantile e finanziario delle banche e delle multinazionali di ogni tipo. D’altra parte i partiti – come è noto- non vivono solo di finanziamenti pubblici e di lottizzazione: hanno un bisogno vitale di mass-media e capitali.
Sono le banche , i monopolisti privati, le imprese – pubbliche o private a possederli (Tronchetti Provera , Berlusconi, Caltagirone, Marzotto, ecc.). Sono costoro che finanziano i partiti e gli uomini di partito (ma anche giornali e TV) , come hanno documentato le trasmissioni di REPORT di RAI3. Dai partiti- che si sono fatti Stato- essi ricevono in cambio appalti, favori, sovvenzioni, omertà e “concessioni” di ogni tipo.
Il finanziamento pubblico ai partiti- bocciato da un referendum popolare- ha modificato la sua etichetta iniziale, moltiplicando prebende private e “rimborsi elettorali” (Report di RAI3).
Peraltro la cosiddetta “economia capitalista”- come dimostra Carmelo Viola (biologia del sociale) – altro non è che predonomia monopolistica aggressiva , esercitata con la forza delle armi ,dei capitali , dei mass-media sul mondo, sui beni essenziali, sull’ambiente , sui lavoratori e sulle persone di ogni età e condizione.
Altri economisti- come Domenico De Simone- ci dimostrano che le Banche hanno sostituito lo Stato nell’emissione di VALUTA per cui si sono impadroniti- impunemente e lucrandoci- di un titolo di scambio che appartiene ai cittadini-lavoratori che- soli- forniscono lavoro e ricchezza. Beppe Grillo non è un
“mago ”, ma solo una persona che legge le dinamiche capitaliste e le denuncia con sarcasmo ed ironia.
Quindi i cittadini - utenti-lavoratori che hanno fornito per decenni ad un gestore pubblico il danaro ed il lavoro per comprare impianti, produrre e distribuire, si trovano espropriati e beffati più volte.
La proprietà collettiva delle strutture di una impresa diventa proprietà monopolistica bancaria; i profitti privati diventano esternalizzazioni e licenziamenti ; l’intera industria e tutte le sue funzioni vengono fagocitate da multinazionali private che possono avere –come hanno- interessi altri ed opposti da quelli del paese nel quale l’industria è nata ed ha operato per decenni.
Quando i nostri deputati- di destra e di sinistra- i nostri economisti, i nostri giornalisti, i nostri manager ed i nostri banchieri rivendicano- ipocritamente e cinicamente- la “autonomia dell’impresa dalla politica “, essi vogliono dire una cosa precisa : voi politici ci avete consegnato l’economia e la gestione privatistica delle imprese pubbliche e private, ora siate conseguenti : fatevi da parte e fateci lavorare. Semmai ci serve qualcosa di “ pubblico” (statale) per limitare i danni sui lavoratori, ve lo chiederemo noi e ce lo dovete dare , sia perché vi paghiamo sia perché traslochiamo altrove, lasciandovi disoccupati e macerie.
E’ la fine esplicita- anche formale- del ruolo dello Stato –comunità , in particolare della sua funzione di pianificazione e di controllo statuale sulla vita e sull’economia nazionale, l’unica che può concedere autonomia politica e razionalità generale nelle scelte di interesse generale e nella equa ripartizione delle risorse, delle responsabilità e degli oneri. Dunque, tutto questo è molto di più e peggiore della constatazione marxiana di “ privatizzazione degli utili e statalizzazione delle perdite”.
2. Come uscirne allora ?
La risposta sembra semplice, ma è difficile a farsi : soprattutto se subiremo in eterno la truffa oligarchica ed anticostituzionale delle elezioni bi-partizan, del monopolio partitico della politica, della lottizzazione governativa e partitica sulla Stato e su servizi pubblici, della predonomia capitalista , che è disastro dell’economia, del lavoro, dell’ambiente, dei diritti elementari.
La riposta è , a mio avviso, questa: RIENTRARE nella Costituzione. Ciò significa , in particolare, superare il regime fascista italiota delle corporazioni e dei monopoli assistiti e protetti : quello dei partiti sulla politica, dei giornalisti sull’informazione, dei banchieri sulla produzione,ecc.
Significa restituire allo Stato- liberato dalla lottizzazione partitica- il suo ruolo pubblico e di pianificazione- controllo sulle scelte di interesse nazionale ; restituire ai cittadini-lavoratori la proprietà collettiva di servizi di interesse nazionale (art. 43 Costituzione); subordinare le logiche e gli obiettivi di grandi imprese nazionali agli interessi politici della collettività pagante (art. 41 Costituzione).Ciò vale per i trasporti, per l’energia, per la comunicazione, per la scuola, per le abitazioni, per i beni essenziali… I partiti ed i soggetti sociali impegnati nella politica debbono avere strumenti, non soldi : sedi assembleari, spazi e risorse mediatiche.
Bisogna chiedersi : come si realizza la “sovranità popolare” voluta alla nostra Costituzione ?
Quali e quanti soggetti hanno diritto di comunicare, di agire, di contare nelle grandi scelte nazionali ?
In conclusione, lottare per i “beni comuni” significa smascherare ambiguità ,ipocrisie e reati costituzionali; significa collegare questa lotta a quelle per altri diritti costituzionali violati; significa contrastare il ceto partitico dominante- di destra e di sinistra- e le sue pratiche consociative ed anticostituzionali.
Esse riguardano la truffa elettorale, il monopolio mediatico e politico, la sudditanza al capitale speculativo e finanziario, anche truffaldino ; il finanziamento indebito delle imprese ai partiti….
Se tutto questo si realizzasse- almeno in parte- la corruzione, le intercettazioni illegali, le pratiche mafiose e piduistiche- tuttora diffuse- subirebbero un grave colpo, peraltro necessario ed urgente.