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In questo numero

 


DOM HELDER CAMARA
di Ettore Masina

Perché parlare di lui? Era un vescovo come tanti altri secondo l'Osservatore Romano, che in poche righe ne ha annunziato il decesso usando le parole che usa per tutti i presuli dei quali non conosce la storia: parlando della "pia morte" (la morte dei vescovi è sempre pia…) di una "eccellenza reverendissima e illustrissima", titoli ai quali dom Helder Camara, il vescovo defunto, si era sempre ribellato. Si dice che l'Osservatore Romano esprima le idee del papa. Non sempre è così: l'ultima volta che Giovanni Paolo II vide dom Helder, in Brasile, lo abbracciò come "fratello dei poveri e mio fratello". Dom Helder aveva già dovuto lasciare la sua diocesi - Olinda e Recife, al centro del Nordeste brasiliano, il "quadrilatero della fame" - e il suo successore aveva già impugnato il piccone della "normalizzazione"; ma il papa sapeva bene che dom Helder sarebbe rimasto nella storia come un profeta; ed è per questo che qui ne parliamo. Vedeva nei poveri il volto del Cristo; e dunque il loro martirio gli sembrava intollerabile prolungamento della croce; ma li vedeva anche titolari di una sapienza evangelica alla quale bisognava porgere orecchio: "Ti ringrazio, o Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai potenti della Terra e le hai rivelate agli umili…" aveva detto Gesù; e dom Helder, in una delle sue sconvolgenti poesie aveva ammonito se stesso: "Non basta/ che i poveri ti conoscano/e ti chiamino per nome:/è importante/ che tu li conosca/ e ne sappia la storia/ e ne sappia il nome". Significava non soltanto chinarsi sugli affamati e gli assetati per soccorrerli, non soltanto chiedere per loro giustizia ma anche riscattare i peccati della Chiesa nei loro confronti, l'alleanza fra l'altare e il capitale. Negli anni in cui molti vescovi brasiliani guardavano con deferenza alla dittatura militare, egli continuò a difendere i diritti dei poveri, come aveva fatto in Concilio. Andò ad abitare fra loro. Orrendamente colpito nei suoi collaboratori più cari, non smise di
annunziare il vangelo di giustizia. Insegnò al Nord della Terra l'eroismo e la teologia del Sud in cerca di liberazione. In molte chiese europee, italiane e romane la sua voce risuonò con una forza sorridente che ti scavava dentro. A qualcuno quella voce fa ancora paura.

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IL BENE COMUNE

Cosa è il bene comune? E' astratto, è ideologico? Ognuno lo intende come vuole, ma l'unico modo per non rendere solo ideologico questo concetto è di coglierlo quando lo dicono i soggetti, quando lo dicono le persone: è un bene divenuto o che diviene comunitario, che è buono per me e per te. L'etica non è un pacchetto ben confezionato, ma è fatta di verbi come cercare, amare, desiderare. Ogni donna, ogni uomo racconta questi verbi come sa, li chiede, li cerca e attraverso di loro la creazione li cerca, il corpo li cerca.. La proposta etica in relazione con le diverse culture è la vita che possiamo vivere: cerchiamo ciò che ci fa bene. Questa è l'etica. E le istituzioni dove sono in questa ricerca? Spesso sono lontane, marciano parallele alla vita comune, mentre la vita comune è fondamentale per creare nuove istituzioni. Oggi non si dovrebbe parlare di crisi di valori, ma di crisi di soggetti. La nostra società è malata perché segue un progetto nascosto che cresce senza soggetti: consumatori che non pensano, studenti che apprendono solo tecniche. La proposta cristiana è rianimare la responsabilità dei soggetti, vivificarli, come ha fatto Cristo risorgendo. Un Dio senza creature, senza soggetti non è cristiano: il Dio cristiano sogna con le persone e le fa risorgere.
(stralcio di un seminario boliviano, dagli appunti di un partecipante)

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CANTIERE DI PACE

IDENTITA' E PARTECIPAZIONE NEL CIPAX

Una domenica pomeriggio di settembre, il 12, molti amici del Cipax si sono incontrati per cercare quello che li tiene insieme e li fa lavorare per la pace. Hanno raccontato ciò avevano sentito come buono e bello nel più recente passato: la libertà del confronto, il valore del piccolo e del semplice, la bellezza interiore nella preghiera e nell'incontro, la messa annuale per ricordare Oscar Romero, momento "prezioso" nel panorama cittadino, l'apertura ai temi concreti dell'economia e della società a partire dalla pace, la possibilità di incontrare voci profetiche che ci danno speranza e luce. Nonostante il degrado della nostra cultura occidentale, questa possibilità qui viene vissuta nell'amicizia e nel buon incontro. Troviamo dei modi per crescere nella relazione, di condividere anche i sentimenti senza sentirci "alieni", abbiamo costruito un luogo dove temi spesso rimossi o nascosti possono essere affrontati liberamente. Abbiamo raccolto questi semplici accenni, che forse si possono mettere insieme come i pezzi di un gioco e costruire un'immagine per chi non ci conosce e per chi ci vuole conoscere meglio e lavorare con noi.

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LA CASA DEL BUON VIVERE

In Bolivia vogliamo stabilire una relazione con una "grande famiglia" che cerca di esprimere, con l'amicizia di Antonietta Potente, la propria cultura e la propria visione del mondo e di Dio. A differenza di noi, pervasi da una filosofia e da una mistica della "perfezione" che ci fanno sentire sempre in colpa, là l'atteggiamento di fondo è la consapevolezza del limite e la necessità che tutti possano dare qualcosa. Là si capisce realmente quello che dice la prima lettera di Giovanni: "la vita si è fatta conoscere, noi l'abbiamo toccata con le nostre mani". Il mistero è vissuto nella realtà quotidiana. Allora il "progetto", se di progetto e non di quotidianità si tratta, debbono costruirlo loro in relazione con noi. Noi possiamo assecondare tempi e modi loro e imparare, altrimenti come al solito saremo i protagonisti e tutto sarà inutile. Giorgio è stato là alla fine di agosto per dare una mano a far nascere e camminare questo piccolo progetto, che riguarderà la sanità, l'ecologia e la cultura. Chi vuole più informazioni o vuole collaborare chiami in sede.

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EDUCAZIONE ALLA PACE

Riprende l'attività del Settore "Educazione alla pace": ecco i programmi da ottobre a dicembre sempre ispirati dalla scelta: "si vis pacem, para pacem".

Domenica 10 ottobre, ore 10.00 - 18.30,
RABBIA, SENSO D'IMPOTENZA E NONVIOLENZA.
Laboratorio orientato allo sviluppo della capacità di praticare la nonviolenza attraverso una maggiore consapevolezza e gestione della propria aggressività distruttiva. Conducono
Francesco Tullio e Roberto Tecchio.
16-17 ottobre, IL TEATRO DELL'OPPRESSO DI AUGUSTO BOAL (TdO),
Stage di 12 ore, al cui termine verrà rilasciato l'attestato che dà diritto ad accedere al percorso di approfondimento del TdO come coscientizzazione".
Conduce Pio Castagna, dell'associazione Giolli.

Domenica 28 novembre, ore 10.00 - 18.30
RABBIA, SENSO D'IMPOTENZA E NONVIOLENZA
(programma come sopra). Inoltre in ottobre riprende il
LABORATORIO BASE DI RICERCA E FORMAZIONE SULLA GESTIONE NONVIOLENTA DEI CONFLITTI: ciclo di 8 incontri con metodologia attiva, una volta a settimana, di circa due ore l'uno.
Per informazioni: Roberto Tecchio, tel. 06/76963043.

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LA TAVOLA DELLA PACE

Dal 1995 varie centinaia di gruppi di cittadini , associazioni, organizzazioni religiose e sindacali, enti locali impegnati per la pace e i diritti umani collaborano in modo sistematico partecipando a una "Tavola della Pace" che unisce in modo ideale Perugia e Assisi. Anche il Cipax vi partecipa. Quest'anno la "Tavola della pace" ha dato vita a un'intera "settimana per la pace" dal 20 al 26 settembre. Ogni giorno si sono succeduti seminari, incontri e tavole rotonde sui temi dell'economia, del debito estero, dei diritti umani e sul progetto di un'ONU dei Popoli che trasformi radicalmente l'attuale ONU dei Governi. A Perugia abbiamo incontrato volti che raccontano i volti del mondo, ascoltano, si guardano e si scambiano ricchezze spirituali e culturali. Terre lontanissime si sono avvicinate, cancellando confini, costruendo reti di umanità, di persone e di popoli che lottano e sperano in un futuro migliore. Culmine dell'intera settimana è stata la marcia Perugia-Assisi, il 26 settembre. Ci siamo posti sulle tracce di San Francesco, ripetendo il cammino percorso da Aldo Capitini che il 24 settembre 1961 aveva dato inizio a questa significativa marcia per la pace e la nonviolenza. I 150 delegati dell'"ONU dei Popoli" hanno camminato insieme alle decine di migliaia di persone venute da tutta Italia. Nel gran concerto che chiedeva, con tutti gli strumenti espressivi, "un nuovo ordine mondiale democratrico e pacifico" non sono mancate voci critiche come quella del coordinamento romano per il Chiapas che ha cercato di fermare la marcia con un muro simbolico per ricordare il muro del neoliberalismo che impedisce la pace in tante parti del mondo. Discutibile è stata anche la breve presenza del presidente D'Alema che ha attirato tanto l'attenzione dei mass-media ma che, a nostro parere, non l'ha riconciliato con il movimento pacifista dopo
lo "strappo" della guerra del Kossovo. Per maggiori informazioni ci si rivolga alla "Tavola della pace", Via della Viola 1, 06100 Perugia, tel 075/5736890, e-mail: mpace@krenet.it.

Francesca Ciarallo

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L'ENTROPIA E' UNA FAVOLA?

Le coordinate che orientano la navigazione di quel piccolo vascello denominato CIPAX sono: la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato. Dall'analisi dei sistemi abbiamo appreso che queste coordinate sono strettamente interdipendenti: non ne affermi una se non ne tuteli contestualmente le altre. Questa volta prendiamo le mosse dall'ultima, la salvaguardia del creato, sollecitati dal grido di allarme rosso che un meritorio rapporto delle Nazioni Unite ha lanciato in questi giorni sulla situazione del pianeta: si tratta del Global environment outlook 2000. Solo pochi dati: a) l'emissione di anidride carbonica generata essenzialmente dall'uso sconsiderato di combustibili fossili, è quadruplicato dagli anni '50 con effetti sempre più accentuati di aumento della temperatura terrestre e conseguente instabilità del clima; b) l'80% delle foreste del pianeta è compromessa o degradata; c) presenza sempre più massiccia di azoto nelle falde acquifere, per effetto dell'agricoltura intensiva e chimizzata. Come elemento che tutto riassume la constatazione che il degrado si avvicina sempre più pericolosamente alla "irreversibilità". Se guardiamo i nostri giornali, specie i resoconti politici, troviamo tanti accesi dibattiti (spot televisivi, legge elettorale, agevolazioni alle imprese, equilibrio dei bilanci ecc.) su problemi rispettabili, ma
piuttosto sproporzionati di fronte all'incalzare del dramma ambientale: per questo il massimo che ci viene offerto è una girata a piedi o in bicicletta per il centro delle città. Veramente l'attuale classe dirigente (economica e politica) assomiglia sempre più ai passeggeri del Titanic che ballano mentre la nave affonda. Come si è potuto determinare un processo di afasia e di incoscienza così profondo? Da più di un secolo è stato elaborato in sede scientifica il secondo principio della termodinamica, secondo il quale quando l'energia viene trasformata da uno stato a un altro si ha una perdita dell'energia disponibile. Il termine che designa il fenomeno è entropia: un aumento di entropia implica una diminuzione dell'energia disponibile. Il sistema capitalistico affida la propria sopravvivenza all'impostazione di processi produttivi secondo i criteri del sempre di più e del non ancora abbastanza. Ciò si traduce in prelievo di risorse a bassa entropia, convertite in beni e servizi e quindi in rifiuti a una velocità molto superiore al processo naturale: di qui degrado e disordine ambientale crescenti. Dato il potere che si è concentrato nelle mani di privati (i capitalisti non sono fantasmi), i politici ne sono sempre più condizionati, sino all'asservimento. Data l'estensione del fenomeno, non sono sicuro che possa verificarsi la maledizione degli empi, che secondo i Salmi cadono nella fossa che loro stessi si sono scavati. Forse non ci potremo salvare da una qualche catastrofe. Sono invece sicuro che qualsiasi cosa riusciremo a fare per resistere e cambiare questo sistema economico cinico e iniquo, risponde non solo all'aspirazione di una società migliore, ma anche, molto più prosaicamente, alla necessità di assicurare la sopravvivenza della specie umana.

Cesare Frassineti

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INVISIBILI
LETTERA AI RESPONSABILI DELL'EUROPA

Eccellenze, Signori, Membri e Responsabili d'Europa abbiamo l'onore, il piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dell'obiettivo del nostro viaggio e della nostra sofferenza di bambini e giovani dell'Africa. Prima di tutto vogliamo presentarvi i saluti più deliziosi, adorabili e rispettosi di questa vita. Siate il nostro appoggio e il nostro aiuto. Voi siete per noi, in Africa, quelli a cui chiedere soccorso. Noi vi supplichiamo, per amore del vostro continente, in nome dei sentimenti che nutrite per il vostro popolo e soprattutto per l'affinità e l'amore che avete per i vostri figli, che amate per la vita. Inoltre per l'amore e la timidezza del nostro creatore, Dio onnipotente che vi ha dato tutte buone esperienze, ricchezze per ben costruire e organizzare il vostro continente e farne il più bello e ammirabile di tutti. Signori responsabili dell'Europa è per la vostra solidarietà e gentilezza che vi chiediamo soccorso in Africa. Aiutateci! Noi in Africa soffriamo enormemente! Abbiamo problemi e mancanze a livello di diritti dei bambini. Come problemi la guerra, le malattie e la penuria di cibo, come diritti dei bambini una gran mancanza di istruzione, salvo nelle scuole private dove ci vogliono forti somme di denaro. Non abbiamo neanche scuole sportive per il calcio, il basket e il tennis. I nostri genitori sono poveri. Per questo vi chiediamo di fare una grande efficace organizzazione per l'Africa. Se vedete che mettiamo a repentaglio la nostra vita è perché in Africa si soffre troppo e bisogna lottare contro la povertà e la guerra. Noi vogliamo studiare e vogliamo essere come voi, in Africa. Vi preghiamo di scusarci molto per aver osato scrivere questa lettera a Voi, grandi personaggi a cui dobbiamo molto rispetto. Y. Koita e F. Tounkara (*).
(*) trovati morti a Bruxelles nel carrello di un aereo proveniente dalla Guinea

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AGENDA CIPAX

TRA DUE SECOLI, TRA DUE MONDI

Il Cipax organizza due incontri con
ANTONIETTA POTENTE
(teologa domenicana che lavora in Bolivia)
1. FIRENZE, Casa della pace, centro studi di Pax Christi, via Quintole - Le rose, 131 50029 Tavarnuzze, telefono 055.2374505. Nel verde delle colline vicino all'uscita Firenze Certosa dell'Autostrada del Sole. Incontro dei soci e degli amici del Cipax. Posti limitati.
Dal 29 dicembre 1999 ore 15 al 2 gennaio 2000 ore 13
Riflessioni e dialogo a partire dalla lettura del libro biblico di Qoèlet
Le ragioni di una scelta e la contestualizzazione: perché ascoltare Qoèlet oggi
Il tempo etico
Il luogo
La relazione con le cose e con la vita
L'economia dei "pieni di desiderio"
La festa: il sogno di Dio, di tutte e tutti noi, della terra della creazione
Camminare umilmente: il mistero, il limite, la gioia, il dolore, il dubbio e la grazia
In ciascun tema i partecipanti sono invitati a proporre pensieri e domande a partire dal contesto sociale, politico e religioso italiano ed europeo.
E' previsto un contributo alle spese.

2. ROMA, sede ancora da definire. Sarà prevista un'ampia disponibilità di posti:
Dal 10 al 14 gennaio 2000 ogni sera dalle ore 20,30 alle ore 22,30.
Gli amici e le amiche di Dio: bere dalla propria terra
Mentre inizia il nuovo secolo, Antonietta ci propone di raccogliere la sapienza di vita di altre e di altri che ci hanno preceduto nel cammini storico e che hanno proposto cammini alternativi: Benedetto, Francesco e Domenico e le donne che hanno condiviso la loro esperienza: Scolastica, Chiara e le donne eretiche che formarono la prima comunità con Domenico.
Per informazioni e iscrizioni (tempestive!) Cipax, tel. 06.57287347, fax 06.57290945
E-mail cipax@romacivica.net

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