"La
scomoda memoria dei martiri"
Dall'intervento
di Ettore Masina alla fine della fiaccolata al Colosseo dopo la messa di
Oscar Romero, il 30 marzo, a Roma
Secondo un'antichissima tradizione il Colosseo è per eccellenza il
luogo in cui i cristiani venivano sottoposti ai più atroci supplizi:
pagavano con la morte la loro ribellione all'imperatore. I martiri delle
Chiese primitive erano, come i martiri dell'America Latina, veri e
propri "casi politici". Non venivano uccisi perché
affermavano di credere nel Dio di Abramo e di Gesù, ma perchè si
rifiutavano di sacrificare all'imperatore, cioè di accettarne
supinamente i voleri.
La stessa accusa e la stessa fedeltà hanno portato a morte nel Salvador
monsignor Romero, Marianella Garcia Villas e i sei gesuiti
dell'Università del Centro America, in Argentina monsignor Angelelli,
in Bolivia il gesuita Luìs Espinale, in Guatemala monsignor Gerardi, in
Brasile padre Ramin e padre Morais Tavares e cento e cento altri e
altre, come loro perseguitati, torturati, violentati, massacrati. Mai
come in questi decenni l'America Latina è stata terra di martiri perché
è in America Latina che l'Impero del mercato selvaggio esercita tutto
il suo brutale potere di repressione su chi cerca giustizia e libertà e
osa resistere all'avidità dei potenti. Quella che si vantta di essere
la maggiore democrazia del pianeta ha fondato e ancora mantiene in vita
la Escuela de las Americas, dove sono stati addestrati più di 60 mila
militari e paramilitari latino americani. La ferocia del capitalismo può
togliere onore e dignità anche a paesi che hanno alle spalle una
storia, per molti versi, ammirevole.
Nel diario di monsignor Romero c'è un grido che ci riguarda:
"Alcune volte l'Europa manifesta una grande durezza di cuore nei
confronti dell'America Latina". E' vero e ne siamo tutti
responsabili. Dobbiamo fare di più e di meglio per lottare contro un
sistema che genera in quel continente martiri che illuminano la Chiesa,
ma mostrano la ferocia dell'egoismo eretto a sistema, un sistema del
quale siamo contemporaneamente un po' vittime e un po' beneficiarî.
Bisogna che i martiri e i perseguitati dell'America Latina li sentiamo
più nostri. Ma bisogna che siamo anche più attenti ai martiri che
fioriscono fra noi. La solidarietà con chi rischia tranquillità e
posto di lavoro per la libertà e la giustizia, la devozione per chi è
stato stroncato a causa dell'amore per i poveri e per la verità,
richiedono da noi una conversione continua: religiosa ma anche di
cultura, di azione politica, di utilizzo del nostro tempo e delle nostre
energie. Richiedono una speranza testarda, che si rifiuta di cedere alle
difficoltà, non perché non ne subisce la durezza e ne ignora gli
ostacoli ma perché pensa che sia comunque necessario ricevere e dare
pienezza di vita.
Ettore Masina
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Mistica
e politica
Io sono
convinta che ogni atto di adorazione debba essere un atto politico. La
vera politica è mistica, perché è relazione con i corpi. La mistica
fa del mistero un corpo e del corpo svela la vita, perché manifesta
il mistero. State attenti a non essere mistici, senza fare politica,
non lasciate la politica in mano alla corruzione ideologica ed
economica.
I movimenti, i gruppi che s'incontrano a riflettere, a meditare, a
pregare, devono diventare gruppi politici, soprattutto nel mondo
occidentale, dove la politica è una tradizione ed è sempre stata un
valore. Nella politica e nella mistica c'è quella relazione con le
cose che è l'economia, e quella relazione con l'ambiente che è
l'ecologia.
Il libro del Qoèlet, che è terribilmente concreto, dice: mangia,
bevi, però permetti anche agli altri di mangiare e di bere, cioè fa'
politica, fa' una politica giusta. Compi questo gesto di adorazione.
Il gesto di adorazione più bello è, nel mondo biblico, la giustizia.
Come nell'ambito delle religioni, anche nella politica si devono
creare altri spazi, altri soggetti, altri linguaggi: non saranno i
partiti, ma neanche i gruppetti che assomigliano ai partiti. Saranno
gruppi di persone differenti. Così come i luoghi liturgici o i luoghi
ecclesiali non saranno solo le chiese, i gruppi di base delle
parrocchie, ma saranno altri luoghi.
Antonietta
Potente
(dal libro "Sapienza quotidiana, una lettura di Qoèlet dal Sud
del mondo, di prossima pubblicazione presso il Cipax)
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Romero.
Venti anni dopo.
L'avvicinarsi
del 24 marzo, anniversario dell'assassinio di mons. Oscar Romero, ha
visto trasformarsi la modesta sede del Cipax in un attivo cantiere
straripante di persone, di attività, di strumenti. Ogni anno è stato
così, ma quest'anno per il ventesimo anniversario, è stato molto di
più. Ciò che ci ha messo in superattività è stata la
partecipazione inaspettata, soprattutto di congregazioni religiose
femminili, alla raccolta di firme su un appello della Caritas
internationalis al Papa per la beatificazione di mons. Romero
nell'anno giubilare. Nonostante l'opposizione del Vaticano (dove molti
non amano mons. Romero) l'iniziativa di raccogliere le firme si è
diffusa in tutto il mondo ed ha trovato una risposta universale. In
tutto il mese di marzo (ma continua ancora oggi), sono giunte al Cipax,
dove aveva sede il Comitato per le celebrazioni Oscar Romero, decine
di plichi e fax da tutto il mondo. Lettere di conventi, delibere di
Consigli generali, centinaia di nomi di contadini del Chiapas che
hanno firmato con l'impronta del dito perché non sanno scrivere,
hanno proclamato dal basso "Sant'Oscar Romero d'America martire
della giustizia e della pace". Le migliaia di firme, raccolte in
dodici volumi sono state prima portate all'altare nella messa del 30
marzo a Roma e poi consegnate in Vaticano il 31 marzo e il 5 maggio. A
questa data erano 88.665 e provenivano da 104 nazioni del mondo.
Abbiamo toccato con mano come la voce del popolo sia voce di Dio.
Prima delle celebrazioni romane il Cipax ha partecipato al grande
pellegrinaggio sulle tombe dei martiri del Guatemala e del Salvador.
"Si vede, si sente, Romero è presente!", è stata
l'esperienza vissuta in America Centrale e raccontata poi, sia nelle
chiesa che nella fiaccolata al Colosseo.
Dopo quei giorni ci siamo riuniti con le associazioni promotrici e
abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme, come "Comitato
Oscar Romero", per ora con sede presso il Cipax, per promuovere
lungo l'anno altre iniziative di solidarietà con le comunità
latinoamericane a Roma. Non sarà un nuovo organismo, vogliamo
metterci in rete e dare maggiore coralità e continuità alle mille
voci che anche qui dicono: "Si vede, si sente, Romero è
presente!".
Gianni
Novelli.
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"Africa:
quando l'economia uccide"
Africa:
economia di morte
Se, come afferma Levinas, l'essere umano raggiunge l'identità piena e
la maturità se si assume la responsabilità del prossimo, possiamo
dire che i popoli di pelle bianca sono ancora quasi infanti, tanto più
pericolosi quanto più si ritengono portatori di civiltà. In effetti
gli statunitensi considerano i popoli latino-americani strumenti del
loro benessere (il cortile di casa) e così fanno gli europei con i
popoli africani.
La cosa più sconcertante è che i bianchi addebitano
quest'assoggettamento a un deficit di "capitale sociale" dei
popoli del Sud. Il che, messo in chiaro, significherebbe che in Africa
gli effetti devastanti prodotti dalla deportazione degli schiavi,
dalla colonizzazione e infine dai regimi neo-coloniali non sarebbero
conseguenza della prevaricazione eurocentrica, ma dell'impotenza dei
neri. Si tratta di una spirale infernale, perché sono essenzialmente
i traumi inferti a quei popoli le cause del loro disagio e della
difficoltà che la società africana denuncia nel perseguimento di un
ordinato sviluppo. Sul piano politico abbiamo sostenuto in prevalenza
classi dirigenti omologhe ai nostri interessi (v. Mobutu), su quello
economico, l'obesa presunzione delle scuole monetariste
(neo-liberismo) ci ha portato a imporre l'aberrazione degli
"aggiustamenti strutturali". Questi pretendono di eliminare
la povertà attraverso una crescita fondata su: incremento massimo
delle esportazioni, drastica riduzione del deficit pubblico,
privatizzazioni e completa liberalizzazione delle frontiere. Gli
effetti di queste misure si possono facilmente riassumere così:
impoverimento di risorse naturali (minerali, petrolio e foreste sono
la vera ricchezza dell'Africa), degrado ambientale, licenziamenti nei
servizi pubblici (sanità e scuola), dipendenza dalla finanza
internazionale (più propensa ad investimenti "mordi e
fuggi" che a quelli strutturali a ritorno differito).
Queste misure hanno acuito l'instabilità in molti paesi (Angola,
Somalia, Sierra Leone, Ruanda, Burundi, R.D. del Congo, Congo
Brazzaville, Sudan) e favorito lo sviluppo di società che si
organizzano stabilmente per la guerra. Il quadro può sembrare troppo
pessimistico. Se la gravità non va taciuta, vista soprattutto la
strategia statunitense, che, nell'ottica di una globalizzazione di
marca USA, sostituisce la propria egemonia a quella europea, le vie
della speranza non sono precluse.
A parte il riscatto storico del Sudafrica, la società civile
africana, in particolare femminile, sta ricostruendo dalla base
esperienze di convivenza solidale per superare le ancestrali logiche
di clan. Un processo di liberazione è in corso; saranno forse
posizioni minoritarie, ma al Cipax piace sottolinearle e sostenerle,
perché forse significano la presa di coscienza che il capitalismo,
figlio dell'egoismo è negativo sul piano sociale e le ragioni della
vita, il coraggio dell'altruismo ne esigono il superamento.
Cesare
Frassineti
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Agenda
Cipax
16 giugno
ore 18.30 nel salone di via Ostiense 152/b Roma "Perù: se
questa è democrazia…" voci e testimonianze sulla
situazione del paese e sui prigionieri politici.
Interviene tra
gli altri Gabriella Guarino autrice del libro "Per amore di un
popolo, per amore di un uomo" Rizzoli Editore.
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Novità
editoriale del cipax
Una nuova
pubblicazione del Cipax
Antonietta
Potente
SAPIENZA QUOTIDIANA
Una lettura del Qoèlet dal Sud del mondo
Prefazione di Dalmazio Mongillo
Dalla
prefazione:
Antonietta è come un'ape. Da qualunque fiore trae nettare e feconda
qualunque fiore. Rimanere dentro la realtà in cui ella dimora,
insieme con lei, con le persone che rendono lo spazio "casa
umana" è difficile per le persone che vogliono capire e
possedere l'altro, lo è meno quando si resta in silenzio, quando si
guarda nello stesso orizzonte, non con la pretesa di voler vedere
tutto, ma di percepire il fascino della stessa luce e della stessa
sconfinata realtà, nella quale ogni persona è contenta di lasciarsi
illuminare d'immenso, non di catturare l'immenso altrui.
Collana
Strumenti di pace n. 8, Edizioni Anterem, 120 pp. L. 10.000
Richiedere nelle librerie (Distribuzione Dehoniana) o direttamente al
Cipax
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IL
CIPAX SOSTIENE LA BANCA ETICA
Abbiamo aperto
un conto corrente presso la Banca Popolare Etica, destinato alla
raccolta di fondi per il Progetto "Sumaj causay wasi, la Casa del
buon vivere" in Cochabamba - Bolivia e per tutti i progetti del
Cipax.
I bonifici
possono essere indirizzati a: C/c 505030, intestato a Cipax, Centro
interconfessionale per la pace - Onlus, via Ostiense 152, 00154 Roma,
aperto presso la Banca Popolare Etica, Piazzetta Forzaté 2, 35137
Padova, ABI 5018, CAB 12100.
I versamenti in c/c postale possono essere inviati, oltre che al ccp
del Cipax, al ccp. 14948350, intestato a Banca Popolare Etica,
Piazzetta Forzatè 2, 35137 Padova, specificando nella causale:
versamento sul c/c bancario n. 505030 intestato al Cipax, indicando la
relativa motivazione.
I contributi
inviati per bonifico o ccp, contenete il codice fiscale del versante e
l'intestazione completa a Cipax, Centro interconfessionale per la
pace-Onlus sono detraibili dalle imposte nella misura del 19% su un
importo annuale massimo di L. 4.000.000.
C/c n.
505030, ABI 5018, CAB 12100.
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