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In questo numero

 

LUIGI SANDRI
Un anno di Pace?

Il 2002 sarà, per Gerusalemme, l'anno della pace nella giustizia o l'anno di una maggior devastazione? L'interrogativo è grave ed ineludibile. Grave, perché adombra eventi decisivi non solo per lo Stato d'Israele e per i Territori palestinesi, ma per il mondo intero. Ineludibile, perché non può non porselo chi senta su di sé i drammi del nostro tempo.
E lunghissimo il rosario dei "punti caldi" del pianeta, là ove la pace nella giustizia è minacciata o infranta. Vorremmo farci carico di tutti perché, come Cipax, nessun grido di dolore che salga dal mondo ci è estraneo. Ma, date le nostre poche forze, siamo costretti a focalizzare la nostra attenzione solo su alcuni di questi problemi.
Così, quest'anno, vogliamo affrontare - con la riflessione e l'azione - due temi: l'America latina e Gerusalemme. Per l'America latina, l'asse del nostro impegno sarà, come sempre, la celebrazione eucaristica nella basilica dei Santi Apostoli, a Roma, per ricordare l'anniversario dell'assassinio di mons. Oscar Romero. Data la concomitante Settimana santa, quest'anno la celebrazione non sarà tuttavia il 24 marzo (Romero fu ucciso il 24 marzo 1980), ma sarà anticipata a giovedì 14 marzo.
A spingerci poi ad approfondire i temi legati a Gerusalemme è stata l'attualità, la drammatica attualità della Città, cuore del sanguinoso conflitto israelo-palestinese che pare senza sbocchi. Da una parte vogliamo dunque capire meglio le radici del conflitto che divide due popoli; e, dall'altra, interrogarci sul dialogo interreligioso - le sue possibilità, le sue difficoltà, le sue speranze - tra ebrei, cristiani e musulmani, le tre religioni abramitiche che considerano Santa la città di Gerusalemme.
Questo dialogo, sempre necessario, lo è ancor più dopo gli eventi tremendi degli ultimi mesi: l'attacco kamikaze dell'11 settembre contro le torri gemelle di New York, "benedetto" dal miliardario saudita Osama Bin Laden, e la successiva guerra che gli anglo-americani hanno condotto contro l'Afghanistan dei Taleban, con tutto quello che ne è seguito.
Noi sappiamo bene che - per calcoli politici, per interessi economici, per una lettura fondamentalista delle proprie Scritture - seguaci delle religioni abramitiche ritengono benedetto da Dio l'odio contro il diverso. Ma sappiamo anche - e lo dimostra la storia di ieri e di oggi - che da queste religioni possono sgorgare decisivi impulsi per diventare costruttori di pace. Perché, come stella, la pace nella giustizia sorga su Gerusalemme, vogliamo quest'anno dedicare il nostro tempo, la nostra preghiera e il nostro impegno.


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ROSEMARY LINCH
Resistenza
Alcuni anni fa una giovane poetessa, Carolyn Forshe, ha descritto la sua visita di commiato a Monsignor Oscar Romero, con il quale aveva lavorato come volontaria in Salvador. Avendogli chiesto cosa avrebbe potuto fare per aiutarlo dopo il ritorno negli Stati Uniti, con sua grande sorpresa ebbe questa gentile risposta: "Continua a fare ciò che sai fare meglio. Scrivi poesie".
Forse questo consiglio è importante per noi tutti oggi: "continuare a fare ciò che sappiamo fare meglio", tener duro nonostante il dolore che abbiamo nel cuore, perché vediamo così bruscamente deluse le nostre speranze per un "millennio di pace". Forse la serena e inaspettata sapienza di Monsignor Romero può darci in questo momento la forza di essere all'altezza della nostra vocazione, di scrivere la nostra poesia.
E' necessario provare il dolore, per condividere con gli altri la sofferenza per l'odio, per la paura, per l'aggressione. Quando riusciamo a fare questo, le divisioni cominciano a dissolversi e noi possiamo aprirci all'amore, al perdono e anche alla sapienza.
Un'antica preghiera azteca così dice a Dio:
"Solo per un momento ci hai dato in prestito gli uni agli altri, perché noi prendiamo forma nel tuo disegnarci, prendiamo vita nel tuo dipingerci, respiriamo nel tuo canto. Ma solo per un momento".
Rendersi conto della brevità del momento aiuta ad andare avanti, a scrivere la nostra poesia, in qualsiasi forma si manifesti. Lentamente saremo in grado di capire quali compiti siano più alla portata delle nostre mani.

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GIANNI NOVELLI
Editoriale

Nel numero precedente di "Strumenti di pace" avevo scritto un accorato appello alle amiche e agli amici per la situazione finanziaria del Cipax. Le risposte sono state numerose e significative sia per le donazioni che per le espressioni di affetto e di incoraggiamento. Grazie a quelle voci e a quelle mani amiche, ancora insufficienti, possiamo continuare a lavorare, sia pure in modi precari, nel cantiere di pace del Cipax. Abbiamo così colto l'opportunità di renderlo "sostenibile", facendoci più poveri, riducendo le spese e programmando le iniziative in base alla disponibilità di volontarie e volontari (tutti ora lo sono al Cipax). Diradiamo l'informazione cartacea (compresa questo notiziario), riducendola all'essenziale, mentre privilegiamo gli incontri e la comunicazione via e-mail: mandateci il vostro indirizzo! Sosteniamo e collaboriamo con chi lavora nell'informazione per la pace, in particolare Adista, Mosaico di pace, Confronti. Chi desidera di riceverne copia, ci scriva. Restiamo fedeli all'impegno di "pregare e operare insieme per la pace". Le difficoltà sono grandi, compresa quella di capire dove passi oggi il sentiero della pace. E' una ricerca quotidiana, aperta, da fare "insieme", con l'aiuto di tutti. Buon cammino nelle vie della pace!


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Lavorare per la pace


I tragici attentati dell'11 settembre hanno innescato una drammatica serie di conseguenze, di cui oggi non conosciamo ancora gli esiti. In tutto il mondo la reazione più umana e costruttiva alla situazione è stata quella di stringersi insieme a familiari, amici e compagni di strada per cercar di capire, di mettersi in discussione, di aprirsi al dialogo.
Questo è avvenuto fin dai primi giorni anche al Centro interconfessionale per la pace (CIPAX) con incontri settimanali di grande intensità e partecipazione. Riteniamo utile condividere con tutti gli amici, con tutte le amiche alcuni momenti significativi di questo dialogo di pace.

Il prof. Paolo Ricca della Facoltà valdese di Roma
Per introdurre la riflessione comune voglio proporvi due domande e una constatazione.
La prima domanda riguarda l'immenso scatenamento di odio che attraversa il mondo. L'attacco alle torri gemelle - forse una simboleggia gli Stati Uniti d'America e l'altra l'Europa - ha manifestato quest'odio, in modi allo stesso tempo simbolici e materiali. Perché tanto odio? Odio che ne ha generato altrettanto. L'odio è misterioso: da dove nasce, come mai mi odi?
Nel secolo passato abbiamo assistito a una tremenda manifestazione d'odio nei confronti degli ebrei da parte dei nazisti. Si trattava, al di là di giustificazioni fittizie, d'odio puro, irrazionale e senza una vera ragione. E oggi? L'odio di cui siamo oggetto è senza ragione, o ne ha? E' utile cercare di rispondere a questa domanda, perché soltanto così si possono smontare i meccanismi che si esprimono in forme di inedita violenza, come a suo tempo le camere a gas.
La seconda domanda riguarda gli aspetti simbolici dell'attacco dell'11 settembre: il simbolo è la decapitazione, la demolizione: quello che io ho costruito viene demolito. Di cosa è segno il crollo delle Torri? Qualche volta tu vedi una mela, poi la apri e dentro è vuota, marcia, si spappola. Qual è il segno mortale che corrode da dentro e rende alla fine fragile l'apparente. La torre è massiccia, è strumento di difesa, nel gioco degli scacchi è l'ultima difesa.
La terza è una constatazione: la constatazione è un po' amara e riguarda l'impotenza della Chiesa. Zero, nulla: le Chiese non sono in grado di incidere in nulla. Siamo addirittura al paradosso: chi getta le bombe getta anche il sacchetto di viveri. Di solito sono le Chiese a occuparsi di quest'attività samaritana. Ma la Chiesa dov'è? Non la vediamo da nessuna parte e questo è certamente motivo di umiliazione e di scoramento. Resta solo la preghiera, che è sacrosanta e dobbiamo fare con convinzione ancora maggiore. Ma non abbiamo trovato nulla di evangelicamente significativo in questa situazione disperata e disperante. Dov'è la costruzione della pace?
Concludo con questa preghiera:
Signore nostro Dio e nostro Padre, per i discorsi che abbiamo fatto e per la sincerità anche amara con cui abbiamo parlato è bene che ci rivolgiamo a Te, è necessario e salutare fare un silenzio prolungato. Vogliamo disporci a un ascolto che non sia sapere già prima quello che Tu ci vuoi dire, che non sia ascoltare noi stessi e le parole facili per le quali non si paga nessun prezzo. Vogliamo ascoltare le parole pesanti e liberatrici che il tuo evangelo ci offre, parole che sono anche la nostra croce: "Chi non perde la sua vita, non la troverà".
Noi, Signore, siamo qui per una veglia, cioè per tenere la nostra lampada accesa nella notte, lampada della fede e della fiducia in Te, lampada della preghiera e dell'invocazione, lampada della solidarietà con chi soffre e muore, lampada della speranza. Che questa notte lunga e cupa lasci presto il campo all'aurora.
Noi, Signore, confessiamo davanti a Te che non abbiamo vissuto e non viviamo la beatitudine di Gesù per i mansueti, che erediteranno la terra e per i costruttori di pace, che saranno chiamati figli di Dio. Ti chiediamo per noi, per le nostre chiese, per le nostre scuole, per tutta la comunità umana della quale facciamo parte, di diventare nonviolenti, di liberarci dalla grande tentazione della violenza per diventare strumenti di pace.
Ascolta o Signore la nostra preghiera, ascolta il grido di chi soffre più direttamente per questa guerra e rispondici, o Signore. Nella notte fa' che sentiamo la Tua voce.



Giovanni Franzoni della Comunità di S. Paolo
Il pacifismo è rimasto ancorato alle parole di Papa Giovanni: guardare ciò che ci unisce e non ciò che ci divide. Sono vent'anni che diciamo che ci unisce l'amore, queste parole le abbiamo masticate come gomma americana, ma non riusciamo ad affrontare ciò che ci divide, e ci divide così profondamente da far nascere e crescere l'odio. Io temo che il nostro non-odio non sia amore, ma sia mollezza, sia il bisogno di terminare una riunione e di andare a casa a dormire.
Io credo invece che ci siano dei prezzi da pagare, anche dei prezzi enormi: l'occidente li deve pagare, anche gli ebrei devono pagare un piccolo prezzo e, perché no, anche i comunisti. Questi prezzi vanno pagati, altrimenti seguiteremo a pronunciare belle parole sull'amore e sulla pace, ma la situazione rimarrà uguale.


Arturo Paoli, dei Piccoli Fratelli del Vangelo
Ultimamente mi ha tormentato una domanda. Io sono italiano, conosco perfettamente la nostra cultura, mi domando con angoscia per quale ragione noi, che, si dice, abbiamo buon cuore e siamo persone attente agli altri, facciamo parte di una società assassina che opprime gran parte del mondo.
É inutile che noi continuiamo a piangere, a commuoverci, a informarci, a formare gruppi di solidarietà, mentre la nostra società semina di mine il mondo, getta piogge di bombe e soprattutto (non so se si può dire cosa più grave) provoca un genocidio lento, invisibile: nel mondo ci sono un miliardo e duecentomila persone (è un documento dell'ultimo Sinodo) che vivono con meno di un dollaro al giorno.
Ogni giorno in cui andiamo ai supermercati, ogni giorno in cui conduciamo una vita anche modesta, siamo causa, la nostra società è causa di sofferenze, di tragedie, di fame.
C'è una frase di Hegel che mi è rimasta sempre dentro: l'attività dell'io è quella di assimilare il non-io, di negare il non-io. L'io che vive, che cresce, che vuole raggiungere la sua pienezza, deve negare il non-io, o con le buone o con le cattive. Il fondamento antropologico della nostra persona, che si riflette nulla società, è l'io: io devo fare la mia vita, devo raggiungere la mia meta, la mia identità.
Il cristianesimo non è riuscito a eliminare questo egoismo; forse lo ha accentuato con il concetto di persona, che deve formarsi e raggiungere una meta, pensando anche all'altra vita. Tutta la nostra pedagogia, e di qui la nostra politica e la nostra economia, è tipicamente egoista e individualista. Anche le nostre forme di carità, di apertura agli altri spesso sono motivate dal desiderio di guadagnare la stima degli altri: apparteniamo a una società narcisista. Tutto l'Occidente è narcisista e sempre cerca di essere al di sopra degli altri, di affermare la sua cultura.
Noi, strutturalmente egoisti, siamo stati capaci di mandare nei forni crematori milioni di persone e oggi siamo capaci di costruire un mercato che sta mandando alla morte milioni di persone. La globalizzazione nasce qui, in casa nostra, in casa cristiana: apparteniamo a una società che per mantenere il livello raggiunto ha bisogno di uccidere, o con le guerre, o con la fame, di succhiare il sangue degli altri. Dobbiamo cominciare a sentire questa responsabilità.
Ma in mezzo a questo inverno così drammatico ci sono dei pensatori, che hanno cominciato a diffondere, una nuova antropologia non individualista, una concezione dell'uomo in cui è centrale l'alterità: la relazione con l'altro non è espressione di buon cuore, ma è parte integrante della nostra persona. La persona non raggiunge la sua identità, se non sviluppa questa dimensione dell'alterità.
Oggi possiamo rivedere le basi della nostra cultura, sintetizzata nelle formule 'l'uomo è lupo all'uomo' e 'penso, dunque sono', sostituendole con 'io non posso raggiungere la mia identità senza l'altro'. Delle persone che vivono con un dollaro al giorno noi siamo responsabili: non sono lontani da noi, non vivono nelle stelle, sono parte della nostra famiglia e dobbiamo cominciare a sentire la responsabilità dell'umanità nella quale siamo stati chiamati a vivere.
In questi giorni, andando a Trento per un convegno sulle malattie mentali, ho riflettuto molto sull'evento dell'11 settembre, che fino al 10 settembre era inimmaginabile; leggevo in treno che stavano frugando tra le macerie di Manhattan per trovare i resti, e le cose perdute. Il titolo del convegno era "Le parole ritrovate" e pensavo che sarebbe stato bello se, frugando, avessero trovato delle parole e le parole potevano essere: "Caino, che ne hai fatto di tuo fratello?". Finora non le hanno ritrovate. Gli Stati Uniti si sentono ancora il regno del bene, noi europei ci sentiamo il regno del bene. Gli 'altri' sono il male. Noi dobbiamo ritrovare subito quelle parole che Dio rivolge a Caino e che sono all'origine di tutto il male. E dobbiamo rispondere non come Caino "che cosa ho a che vedere con mio fratello?" ma "io sono responsabile di mio fratello."

Padre Thomas Michel S. J., responsabile del Segretariato per il dialogo interreligioso dei Gesuiti, autore del volume del Cipax, "Alla confluenza dei due mari - Un cristiano incontra l'Islam", così conclude il suo scritto.
Ho scritto queste pagine prima dei tragici eventi dell'11 settembre, ma sento che esse hanno assunto una rinnovata urgenza a seguito dell'attentato terroristico a New York e a Washington e al bombardamento in Afghanistan. Il pericolo che tutti noi, musulmani e non musulmani, dobbiamo affrontare oggi è quello di scivolare inconsapevolmente in una forma di pensiero che vede l'Occidente contro l'Islam. Una mentalità di questo genere finirebbe per considerare che la civiltà islamica e quella occidentale sono fondate su valori talmente distanti da condannarle allo scontro o per ritenere che la fede dei musulmani e quella dei cristiani sono così diverse, da non lasciare spazio a un dialogo concreto.
Il Cristianesimo e l'Islam sono due universi spirituali che hanno molto da dirsi. Il dialogo musulmano-cristiano oggi si trova "alla confluenza dei due mari" per parafrasare le parole del Corano (18, 60). Si tratta di far incontrare questi due modi coinvolgenti di rispondere all'Unico Dio, modi che sono più complementari che contradditori. Il dialogo tra cristiani e musulmani ha quindi come scopo non la conversione o la conquista, ma il reciproco arricchimento e la crescita, non la divisione ma la convergenza. Solo se cristiani e musulmani saranno in grado insieme di offrire a tutti un modo di vivere sul pianeta più pacifico, umano e aperto alla speranza, essi potranno giocare il ruolo al quale Dio li ha destinati. Solo così essi potranno diventare nella realtà ciò che già sono, sentieri di pace che guidano alla pienezza del Dio della pace.

Giulio Marcon, Presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS)
La marcia della pace Perugia/Assisi del 2001 è stata un evento straordinario, non si era mai vista una partecipazione così imponente, così plurale. La marcia ha indicato un cammino che può continuare nei prossimi mesi e nei prossimi anni, cioè il cammino di un movimento per la pace che sa confrontarsi con le grandi questioni che riguardano gli assetti, le relazioni internazionali, gli equilibri del mondo. Non a caso, lo slogan iniziale della marcia era "Cibo, Acqua, Lavoro per tutti".
Il motivo conduttore era quello della globalizzazione dal basso, che ha al centro i diritti, la solidarietà, la giustizia, in contrapposizione alla globalizzazione che abbiamo conosciuto in questi anni, che ha acuito la povertà, gli squilibri e le disuguaglianze del mondo.
Il movimento della pace ha fatto proprio un significato della pace, che va oltre la protesta contro la guerra e sa coniugare la parola pace con diritti umani, solidarietà, giustizia.

Questi incontri continueranno a svolgersi in sede il mercoledì sera (21-22.30), per seguire il corso degli eventi e per riaffermare i valori della pace e della nonviolenza. Informeremo tutti via e.mail; chi non fosse iscritto nella nostra mailing list e volesse essere informato è pregato di scrivere al nostro indirizzo di posta elettronica (cipax@romacivica.net) o di telefonare (06.57287347).


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Ricetta equa e solidale
Arrosto in casseruola ai sapori d'oriente
La condivisione del cibo è da sempre gesto di pace. Dall'oriente oggi in grande affanno viene questa ricetta. Ingredienti per 6/8 persone: un pezzo da 1 Kg di carne magra (manzo, vitello, maiale, tacchino e ci perdonino i vegetariani), ½ litro di latte, 1 cucchiaino scarso sia di cardamomo che di coriandolo (equi e solidali), 2 cipolle, sale e olio. Soffriggere le cipolle in poco olio. Mischiare sale, olio, cardamomo e coriandolo e cospargerne la carne. A parte far rosolare brevemente e da ogni parte la carne nell'olio in una casseruola alta. Aggiungere le cipolle, coprire la carne con latte e acqua e farla cuocere (2 o 3 ore a seconda del tipo, girandola), fino a far addensare il latte. Se si asciuga troppo aggiungere latte e acqua. Frullare il sugo con il minipimer. Shalom

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Porto Alegre 2
Dal 31 gennaio al 5 febbraio si terrà a Porto Alegre in Brasile il 2° forum sociale mondiale, evento di straordinaria importanza, che potrà segnare la ripresa della progettazione politica "vera", dopo i fatti di Genova, l'attacco alle Torri e lo scoppio della guerra. Per avere tutte le notizie in argomento vi segnaliamo un numero speciale di Carta (Almanacco - Porto Alegre 2, € 3,00) e i siti www.portoalegre2002.org e www.carta.org

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In ricordo
In ricordo
Il 3 dicembre 2001 ci ha lasciato Luciano De Giovanni, grande amico e grande poeta, di cui il Cipax ha pubblicato due bellissimi libri.
Pochi giorni prima, ci ha dettato per telefono questa poesia, piena di speranza pur in tempi tanto duri:

Visioni

Il torrente i suoi calici
li scava nella pietra.

Osservo
cascatelle d'acqua
farsi sicura strada
tra i macerati sassi


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In Agenda


Pregare e operare per la pace
Ogni mese il Cipax organizza a Roma una veglia ecumenica di preghiera per la pace. Dallo scorso mese di novembre le veglie si tengono il primo mercoledì del mese (se non ci sono impedimenti) nella chiesa battista della Garbatella (Via G. Pullino 20) e sono preparate insieme alla locale comunità. Evangelica. La veglia del 7 novembre è stata animata da Paolo Ricca, il 5 dicembre ha parlato il biblista brasiliano Carlos Mesters; il 9 gennaio è intervenuto P.Giancarlo Bregantini,vecovo di Locri. I prossimi appuntamenti sono mercoledì 6 marzo, 10 aprile, 7 maggio e 5 giugno, sempre alle ore 21.

Educazione alla politica
Si sta organizzando un gruppo di studio, che attraverso incontri seminariali, con cadenza (forse) quindicinale, proseguirà l'esperienza dell'anno passato, concentrandosi su uno dei seguenti temi:
- la guerra diffusa della quale non si parla o di fronte alla quale siamo diventati insensibili;
- le responsabilità personali e politiche nei confronti degli "esclusi" a noi vicini (si pensi agli immigrati, necessari all'economia, ma privi di diritti);
- la cultura indigena latino americana come specchio analizzatore della nostra cultura.
Chi è interessato a partecipare fin dall'inizio, contribuendo anche a definire il tema di studio, si metta in contatto (riferimento: Giorgio Piacentini).

Per la pace a passo di danza
Gli incontri di danze sacre, ormai una tradizione delCipax, saranno come sempre animate dall'instancabile Stefania Lepore (ormai da più di un anno "mamma" di Emmanuele). Gli appuntamenti prossimi sono di sabato (26 gennaio, 23 febbraio, 23 marzo, 20 aprile, 25 maggio) presso le Suore dell'Assunzione, via A.Viviani 10 (al Quadraro), l'intero pomeriggio. Iscrizioni al Cipax o presso Stefania Lepore (tel. 06.76963043).

Laboratori sulla gestione nonviolenta dei conflitti.
Nel il primo semestre del 2002 si prevede lo svolgimento di un modulo base del laboratorio e di uno approfondimento, più altri incontri durante il fine settimana che affronteranno i temi del conflitto, del consenso e della gestione del potere nei processi decisionali. Informazioni e iscrizioni al Cipax o direttamente da Roberto Tecchio (tel. 06.76963043).


CIPAX DOCUMENTAZIONE (GLI ULTIMI NUMERI)
15. Lynch R. -I profeti della nonviolenza: ricchezza e attualità della loro testimonianza 2001 pp. 40 € 2,50.
16. Lumia G. - I luoghi della politica: il volontariato, le istituzioni. 2001, pp 15 € 1,00
17. Chiodo R. - Dopo Porto Alegre: idee, progetti e prospettive del primo forum sociale mondiale, 2001, pp. 12, e 1,00.
18. Sr. R. A. Osorio, L. Marcos Pereira - Le popolazioni indigene del Brasile. Realtà sociale e caso politico, 2001, pp 10, € 0,80
19. Padre J. M. Benjamin, S. Chiarini, G. Franzoni, M. Correggia - Iraq, una tragedia senza fine - 2001, pp. 14, € 1,00.
20. F. Gui, S. Milia - L'Europa con-divisa, 2001, pp. 14, € 1,00.
21. AA.VV. - Lacrime amare. Presentazione del libro, 2001, pp. 16, € 1,30.
22. S. Tanzarella - La purificazione della memoria, 2001, pp 13, € 1,00.
23. G. Marcon - Il pacifismo dopo la marcia per la pace, 2001, pp. 9, € 0,80.



Memoria di Oscar Romero

"Le violenze delle guerre, la forza profetica della nonviolenza" è il tema che guida quest'anno la tradizionale memoria dell'assassinio di monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador ucciso il 24 marzo del 1980. La celebrazione romana è anticipata a giovedì 14 marzo alle ore 18 per l'imminenza delle festività pasquali. Si continua così una tradizione iniziata venti anni fa dal compianto direttore della Caritas diocesana mons. Luigi Di Liegro. Nella basilica dei Santi Apostoli, vicino a piazza Venezia, si terrà una grande concelebrazione presieduta da padre Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri e presidente della commissione episcopale "lavoro e pace" della Conferenza episcopale italiana. Dopo la comunione il biblista brasiliano Carlos Mesters parlerà del significato simbolico del martirio di mons. Romero per l'America Latina e per tutte le chiese.



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Invito alla lettura

Luigi Sandri

CITTA' SANTA E LACERATA
Gerusalemme per Ebrei, Cristiani, Musulmani
Edizioni Monti
pp.420 € 20,66 L. 40.000
(il libro può essere richiesto anche al Cipax)

Per quali ragioni storiche e teologiche Ebrei, Cristiani e Musulmani si sono contesi da sempre la "città santa"? Quale il contesto geopolitica in cui si situa il sanguinoso contrasto tra Israeliani e Palestinesi per la "spartizione" della stessa terra?
Il nuovo libro di Luigi Sandri rivisita quattro millenni di storia, osservando gli eventi da tre punti di vista, quello degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani.



Thomas Michel

ALLA CONFLUENZA DEI DUE MARI

Un cristiano incontra l'Islam

Padre Thomas Michel SJ ha lavorato per più di trent'anni in paesi musulmani, insegnando in varie università islamiche. E' responsabile del Segretariato per il dialogo interreligioso della Curia generalizia dei gesuiti. Il libro, scritto con semplicità e concretezza anglosassoni, definisce i fondamenti dell'identità islamica, descrive la religione, la fede e la vita quotidiana dei musulmani, la spiritualità sufi, racconta la vita del Profeta Muhammad e dei primi tempi dell'Islam, si conclude sui temi attuali del cosiddetto fondamentalismo e individua le basi del possibile dialogo con l'Islam.

N. 6 della collana STRUMENTI DI PACE del Centro interconfessionale per la pace CIPAX di Roma (cipax@romacivica.net, tel. 06.57287347).

ICONE Edizioni (www.icone.it) pp. 112, € 5,16 (L.10.000).

In distribuzione nelle Librerie Feltrinelli e, a richiesta, sul sito dell'editore o presso il CIPAX.




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