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LUIGI SANDRI
Un anno di Pace?
Il 2002 sarà, per Gerusalemme, l'anno della
pace nella giustizia o l'anno di una maggior
devastazione? L'interrogativo è grave ed
ineludibile. Grave, perché adombra eventi
decisivi non solo per lo Stato d'Israele
e per i Territori palestinesi, ma per il
mondo intero. Ineludibile, perché non può
non porselo chi senta su di sé i drammi del
nostro tempo.
E lunghissimo il rosario dei "punti
caldi" del pianeta, là ove la pace nella
giustizia è minacciata o infranta. Vorremmo
farci carico di tutti perché, come Cipax,
nessun grido di dolore che salga dal mondo
ci è estraneo. Ma, date le nostre poche forze,
siamo costretti a focalizzare la nostra attenzione
solo su alcuni di questi problemi.
Così, quest'anno, vogliamo affrontare - con
la riflessione e l'azione - due temi: l'America
latina e Gerusalemme. Per l'America latina,
l'asse del nostro impegno sarà, come sempre,
la celebrazione eucaristica nella basilica
dei Santi Apostoli, a Roma, per ricordare
l'anniversario dell'assassinio di mons. Oscar
Romero. Data la concomitante Settimana santa,
quest'anno la celebrazione non sarà tuttavia
il 24 marzo (Romero fu ucciso il 24 marzo
1980), ma sarà anticipata a giovedì 14 marzo.
A spingerci poi ad approfondire i temi legati
a Gerusalemme è stata l'attualità, la drammatica
attualità della Città, cuore del sanguinoso
conflitto israelo-palestinese che pare senza
sbocchi. Da una parte vogliamo dunque capire
meglio le radici del conflitto che divide
due popoli; e, dall'altra, interrogarci sul
dialogo interreligioso - le sue possibilità,
le sue difficoltà, le sue speranze - tra
ebrei, cristiani e musulmani, le tre religioni
abramitiche che considerano Santa la città
di Gerusalemme.
Questo dialogo, sempre necessario, lo è ancor
più dopo gli eventi tremendi degli ultimi
mesi: l'attacco kamikaze dell'11 settembre
contro le torri gemelle di New York, "benedetto"
dal miliardario saudita Osama Bin Laden,
e la successiva guerra che gli anglo-americani
hanno condotto contro l'Afghanistan dei Taleban,
con tutto quello che ne è seguito.
Noi sappiamo bene che - per calcoli politici,
per interessi economici, per una lettura
fondamentalista delle proprie Scritture -
seguaci delle religioni abramitiche ritengono
benedetto da Dio l'odio contro il diverso.
Ma sappiamo anche - e lo dimostra la storia
di ieri e di oggi - che da queste religioni
possono sgorgare decisivi impulsi per diventare
costruttori di pace. Perché, come stella,
la pace nella giustizia sorga su Gerusalemme,
vogliamo quest'anno dedicare il nostro tempo,
la nostra preghiera e il nostro impegno.
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ROSEMARY LINCH
Resistenza
Alcuni anni fa una giovane poetessa,
Carolyn
Forshe, ha descritto la sua visita
di commiato
a Monsignor Oscar Romero, con il quale
aveva
lavorato come volontaria in Salvador.
Avendogli
chiesto cosa avrebbe potuto fare per
aiutarlo
dopo il ritorno negli Stati Uniti,
con sua
grande sorpresa ebbe questa gentile
risposta:
"Continua a fare ciò che sai fare
meglio.
Scrivi poesie".
Forse questo consiglio è importante
per noi
tutti oggi: "continuare a fare
ciò che
sappiamo fare meglio", tener duro
nonostante
il dolore che abbiamo nel cuore, perché
vediamo
così bruscamente deluse le nostre speranze
per un "millennio di pace".
Forse
la serena e inaspettata sapienza di
Monsignor
Romero può darci in questo momento
la forza
di essere all'altezza della nostra
vocazione,
di scrivere la nostra poesia.
E' necessario provare il dolore, per
condividere
con gli altri la sofferenza per l'odio,
per
la paura, per l'aggressione. Quando
riusciamo
a fare questo, le divisioni cominciano
a
dissolversi e noi possiamo aprirci
all'amore,
al perdono e anche alla sapienza.
Un'antica preghiera azteca così dice
a Dio:
"Solo per un momento ci hai dato
in
prestito gli uni agli altri, perché
noi prendiamo
forma nel tuo disegnarci, prendiamo
vita
nel tuo dipingerci, respiriamo nel
tuo canto.
Ma solo per un momento".
Rendersi conto della brevità del momento
aiuta ad andare avanti, a scrivere
la nostra
poesia, in qualsiasi forma si manifesti.
Lentamente saremo in grado di capire
quali
compiti siano più alla portata delle
nostre
mani.
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GIANNI NOVELLI
Editoriale
Nel numero precedente di "Strumenti
di pace" avevo scritto un accorato appello
alle amiche e agli amici per la situazione
finanziaria del Cipax. Le risposte sono state
numerose e significative sia per le donazioni
che per le espressioni di affetto e di incoraggiamento.
Grazie a quelle voci e a quelle mani amiche,
ancora insufficienti, possiamo continuare
a lavorare, sia pure in modi precari, nel
cantiere di pace del Cipax. Abbiamo così
colto l'opportunità di renderlo "sostenibile",
facendoci più poveri, riducendo le spese
e programmando le iniziative in base alla
disponibilità di volontarie e volontari (tutti
ora lo sono al Cipax). Diradiamo l'informazione
cartacea (compresa questo notiziario), riducendola
all'essenziale, mentre privilegiamo gli incontri
e la comunicazione via e-mail: mandateci
il vostro indirizzo! Sosteniamo e collaboriamo
con chi lavora nell'informazione per la pace,
in particolare Adista, Mosaico di pace, Confronti.
Chi desidera di riceverne copia, ci scriva.
Restiamo fedeli all'impegno di "pregare
e operare insieme per la pace". Le difficoltà
sono grandi, compresa quella di capire dove
passi oggi il sentiero della pace. E' una
ricerca quotidiana, aperta, da fare "insieme",
con l'aiuto di tutti. Buon cammino nelle
vie della pace!
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Lavorare per la pace
I tragici attentati dell'11 settembre
hanno
innescato una drammatica serie di conseguenze,
di cui oggi non conosciamo ancora gli
esiti.
In tutto il mondo la reazione più umana
e
costruttiva alla situazione è stata
quella
di stringersi insieme a familiari,
amici
e compagni di strada per cercar di
capire,
di mettersi in discussione, di aprirsi
al
dialogo.
Questo è avvenuto fin dai primi giorni
anche
al Centro interconfessionale per la
pace
(CIPAX) con incontri settimanali di
grande
intensità e partecipazione. Riteniamo
utile
condividere con tutti gli amici, con
tutte
le amiche alcuni momenti significativi
di
questo dialogo di pace.
Il prof. Paolo Ricca della Facoltà
valdese
di Roma
Per introdurre la riflessione comune voglio
proporvi due domande e una constatazione.
La prima domanda riguarda l'immenso scatenamento
di odio che attraversa il mondo. L'attacco
alle torri gemelle - forse una simboleggia
gli Stati Uniti d'America e l'altra l'Europa
- ha manifestato quest'odio, in modi allo
stesso tempo simbolici e materiali. Perché
tanto odio? Odio che ne ha generato altrettanto.
L'odio è misterioso: da dove nasce, come
mai mi odi?
Nel secolo passato abbiamo assistito a una
tremenda manifestazione d'odio nei confronti
degli ebrei da parte dei nazisti. Si trattava,
al di là di giustificazioni fittizie, d'odio
puro, irrazionale e senza una vera ragione.
E oggi? L'odio di cui siamo oggetto è senza
ragione, o ne ha? E' utile cercare di rispondere
a questa domanda, perché soltanto così si
possono smontare i meccanismi che si esprimono
in forme di inedita violenza, come a suo
tempo le camere a gas.
La seconda domanda riguarda gli aspetti simbolici
dell'attacco dell'11 settembre: il simbolo
è la decapitazione, la demolizione: quello
che io ho costruito viene demolito. Di cosa
è segno il crollo delle Torri? Qualche volta
tu vedi una mela, poi la apri e dentro è
vuota, marcia, si spappola. Qual è il segno
mortale che corrode da dentro e rende alla
fine fragile l'apparente. La torre è massiccia,
è strumento di difesa, nel gioco degli scacchi
è l'ultima difesa.
La terza è una constatazione: la constatazione
è un po' amara e riguarda l'impotenza
della
Chiesa. Zero, nulla: le Chiese non
sono in
grado di incidere in nulla. Siamo addirittura
al paradosso: chi getta le bombe getta
anche
il sacchetto di viveri. Di solito sono
le
Chiese a occuparsi di quest'attività
samaritana.
Ma la Chiesa dov'è? Non la vediamo
da nessuna
parte e questo è certamente motivo
di umiliazione
e di scoramento. Resta solo la preghiera,
che è sacrosanta e dobbiamo fare con
convinzione
ancora maggiore. Ma non abbiamo trovato
nulla
di evangelicamente significativo in
questa
situazione disperata e disperante.
Dov'è
la costruzione della pace?
Concludo con questa preghiera:
Signore nostro Dio e nostro Padre,
per i
discorsi che abbiamo fatto e per la
sincerità
anche amara con cui abbiamo parlato
è bene
che ci rivolgiamo a Te, è necessario
e salutare
fare un silenzio prolungato. Vogliamo
disporci
a un ascolto che non sia sapere già
prima
quello che Tu ci vuoi dire, che non
sia ascoltare
noi stessi e le parole facili per le
quali
non si paga nessun prezzo. Vogliamo
ascoltare
le parole pesanti e liberatrici che
il tuo
evangelo ci offre, parole che sono
anche
la nostra croce: "Chi non perde
la sua
vita, non la troverà".
Noi, Signore, siamo qui per una veglia,
cioè
per tenere la nostra lampada accesa
nella
notte, lampada della fede e della fiducia
in Te, lampada della preghiera e dell'invocazione,
lampada della solidarietà con chi soffre
e muore, lampada della speranza. Che
questa
notte lunga e cupa lasci presto il
campo
all'aurora.
Noi, Signore, confessiamo davanti a
Te che
non abbiamo vissuto e non viviamo la
beatitudine
di Gesù per i mansueti, che erediteranno
la terra e per i costruttori di pace,
che
saranno chiamati figli di Dio. Ti chiediamo
per noi, per le nostre chiese, per
le nostre
scuole, per tutta la comunità umana
della
quale facciamo parte, di diventare
nonviolenti,
di liberarci dalla grande tentazione
della
violenza per diventare strumenti di
pace.
Ascolta o Signore la nostra preghiera,
ascolta
il grido di chi soffre più direttamente
per
questa guerra e rispondici, o Signore.
Nella
notte fa' che sentiamo la Tua voce.
Giovanni Franzoni della Comunità di S. Paolo
Il pacifismo è rimasto ancorato alle parole
di Papa Giovanni: guardare ciò che ci unisce
e non ciò che ci divide. Sono vent'anni che
diciamo che ci unisce l'amore, queste parole
le abbiamo masticate come gomma americana,
ma non riusciamo ad affrontare ciò che ci
divide, e ci divide così profondamente da
far nascere e crescere l'odio. Io temo che
il nostro non-odio non sia amore, ma sia
mollezza, sia il bisogno di terminare una
riunione e di andare a casa a dormire.
Io credo invece che ci siano dei prezzi da
pagare, anche dei prezzi enormi: l'occidente
li deve pagare, anche gli ebrei devono pagare
un piccolo prezzo e, perché no, anche i comunisti.
Questi prezzi vanno pagati, altrimenti seguiteremo
a pronunciare belle parole sull'amore e sulla
pace, ma la situazione rimarrà uguale.
Arturo Paoli, dei Piccoli Fratelli
del Vangelo
Ultimamente mi ha tormentato una domanda.
Io sono italiano, conosco perfettamente la
nostra cultura, mi domando con angoscia per
quale ragione noi, che, si dice, abbiamo
buon cuore e siamo persone attente agli altri,
facciamo parte di una società assassina che
opprime gran parte del mondo.
É inutile che noi continuiamo a piangere,
a commuoverci, a informarci, a formare gruppi
di solidarietà, mentre la nostra società
semina di mine il mondo, getta piogge di
bombe e soprattutto (non so se si può dire
cosa più grave) provoca un genocidio lento,
invisibile: nel mondo ci sono un miliardo
e duecentomila persone (è un documento dell'ultimo
Sinodo) che vivono con meno di un dollaro
al giorno.
Ogni giorno in cui andiamo ai supermercati,
ogni giorno in cui conduciamo una vita anche
modesta, siamo causa, la nostra società è
causa di sofferenze, di tragedie, di fame.
C'è una frase di Hegel che mi è rimasta sempre
dentro: l'attività dell'io è quella di assimilare
il non-io, di negare il non-io. L'io che
vive, che cresce, che vuole raggiungere la
sua pienezza, deve negare il non-io, o con
le buone o con le cattive. Il fondamento
antropologico della nostra persona, che si
riflette nulla società, è l'io: io devo fare
la mia vita, devo raggiungere la mia meta,
la mia identità.
Il cristianesimo non è riuscito a eliminare
questo egoismo; forse lo ha accentuato con
il concetto di persona, che deve formarsi
e raggiungere una meta, pensando anche all'altra
vita. Tutta la nostra pedagogia, e di qui
la nostra politica e la nostra economia,
è tipicamente egoista e individualista. Anche
le nostre forme di carità, di apertura agli
altri spesso sono motivate dal desiderio
di guadagnare la stima degli altri: apparteniamo
a una società narcisista. Tutto l'Occidente
è narcisista e sempre cerca di essere al
di sopra degli altri, di affermare la sua
cultura.
Noi, strutturalmente egoisti, siamo stati
capaci di mandare nei forni crematori milioni
di persone e oggi siamo capaci di costruire
un mercato che sta mandando alla morte milioni
di persone. La globalizzazione nasce qui,
in casa nostra, in casa cristiana: apparteniamo
a una società che per mantenere il livello
raggiunto ha bisogno di uccidere, o con le
guerre, o con la fame, di succhiare il sangue
degli altri. Dobbiamo cominciare a sentire
questa responsabilità.
Ma in mezzo a questo inverno così drammatico
ci sono dei pensatori, che hanno cominciato
a diffondere, una nuova antropologia non
individualista, una concezione dell'uomo
in cui è centrale l'alterità: la relazione
con l'altro non è espressione di buon cuore,
ma è parte integrante della nostra persona.
La persona non raggiunge la sua identità,
se non sviluppa questa dimensione dell'alterità.
Oggi possiamo rivedere le basi della nostra
cultura, sintetizzata nelle formule 'l'uomo
è lupo all'uomo' e 'penso, dunque sono',
sostituendole con 'io non posso raggiungere
la mia identità senza l'altro'. Delle persone
che vivono con un dollaro al giorno noi siamo
responsabili: non sono lontani da noi, non
vivono nelle stelle, sono parte della nostra
famiglia e dobbiamo cominciare a sentire
la responsabilità dell'umanità nella quale
siamo stati chiamati a vivere.
In questi giorni, andando a Trento per un
convegno sulle malattie mentali, ho riflettuto
molto sull'evento dell'11 settembre, che
fino al 10 settembre era inimmaginabile;
leggevo in treno che stavano frugando tra
le macerie di Manhattan per trovare i resti,
e le cose perdute. Il titolo del convegno
era "Le parole ritrovate" e pensavo
che sarebbe stato bello se, frugando, avessero
trovato delle parole e le parole potevano
essere: "Caino, che ne hai fatto di
tuo fratello?". Finora non le hanno
ritrovate. Gli Stati Uniti si sentono ancora
il regno del bene, noi europei ci sentiamo
il regno del bene. Gli 'altri' sono il male.
Noi dobbiamo ritrovare subito quelle parole
che Dio rivolge a Caino e che sono all'origine
di tutto il male. E dobbiamo rispondere non
come Caino "che cosa ho a che vedere
con mio fratello?" ma "io sono
responsabile di mio fratello."
Padre Thomas Michel S. J., responsabile del Segretariato per il dialogo
interreligioso dei Gesuiti, autore del volume
del Cipax, "Alla confluenza dei due
mari - Un cristiano incontra l'Islam",
così conclude il suo scritto.
Ho scritto queste pagine prima dei tragici
eventi dell'11 settembre, ma sento che esse
hanno assunto una rinnovata urgenza a seguito
dell'attentato terroristico a New York e
a Washington e al bombardamento in Afghanistan.
Il pericolo che tutti noi, musulmani e non
musulmani, dobbiamo affrontare oggi è quello
di scivolare inconsapevolmente in una forma
di pensiero che vede l'Occidente contro l'Islam.
Una mentalità di questo genere finirebbe
per considerare che la civiltà islamica e
quella occidentale sono fondate su valori
talmente distanti da condannarle allo scontro
o per ritenere che la fede dei musulmani
e quella dei cristiani sono così diverse,
da non lasciare spazio a un dialogo concreto.
Il Cristianesimo e l'Islam sono due universi
spirituali che hanno molto da dirsi. Il dialogo
musulmano-cristiano oggi si trova "alla
confluenza dei due mari" per parafrasare
le parole del Corano (18, 60). Si tratta
di far incontrare questi due modi coinvolgenti
di rispondere all'Unico Dio, modi che sono
più complementari che contradditori. Il dialogo
tra cristiani e musulmani ha quindi come
scopo non la conversione o la conquista,
ma il reciproco arricchimento e la crescita,
non la divisione ma la convergenza. Solo
se cristiani e musulmani saranno in grado
insieme di offrire a tutti un modo di vivere
sul pianeta più pacifico, umano e aperto
alla speranza, essi potranno giocare il ruolo
al quale Dio li ha destinati. Solo così essi
potranno diventare nella realtà ciò che già
sono, sentieri di pace che guidano alla pienezza
del Dio della pace.
Giulio Marcon, Presidente del Consorzio
Italiano
di Solidarietà (ICS)
La marcia della pace Perugia/Assisi del 2001
è stata un evento straordinario, non si era
mai vista una partecipazione così imponente,
così plurale. La marcia ha indicato un cammino
che può continuare nei prossimi mesi e nei
prossimi anni, cioè il cammino di un movimento
per la pace che sa confrontarsi con le grandi
questioni che riguardano gli assetti, le
relazioni internazionali, gli equilibri del
mondo. Non a caso, lo slogan iniziale della
marcia era "Cibo, Acqua, Lavoro per
tutti".
Il motivo conduttore era quello della globalizzazione
dal basso, che ha al centro i diritti, la
solidarietà, la giustizia, in contrapposizione
alla globalizzazione che abbiamo conosciuto
in questi anni, che ha acuito la povertà,
gli squilibri e le disuguaglianze del mondo.
Il movimento della pace ha fatto proprio
un significato della pace, che va oltre la
protesta contro la guerra e sa coniugare
la parola pace con diritti umani, solidarietà,
giustizia.
Questi incontri continueranno a svolgersi
in sede il mercoledì sera (21-22.30),
per
seguire il corso degli eventi e per
riaffermare
i valori della pace e della nonviolenza.
Informeremo tutti via e.mail; chi non
fosse
iscritto nella nostra mailing list
e volesse
essere informato è pregato di scrivere
al
nostro indirizzo di posta elettronica
(cipax@romacivica.net)
o di telefonare (06.57287347).
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Ricetta equa e solidale
Arrosto in casseruola ai sapori d'oriente
La condivisione del cibo è da sempre gesto
di pace. Dall'oriente oggi in grande affanno
viene questa ricetta. Ingredienti per 6/8
persone: un pezzo da 1 Kg di carne magra
(manzo, vitello, maiale, tacchino e ci perdonino
i vegetariani), ½ litro di latte, 1 cucchiaino
scarso sia di cardamomo che di coriandolo
(equi e solidali), 2 cipolle, sale e olio.
Soffriggere le cipolle in poco olio. Mischiare
sale, olio, cardamomo e coriandolo e cospargerne
la carne. A parte far rosolare brevemente
e da ogni parte la carne nell'olio in una
casseruola alta. Aggiungere le cipolle, coprire
la carne con latte e acqua e farla cuocere
(2 o 3 ore a seconda del tipo, girandola),
fino a far addensare il latte. Se si asciuga
troppo aggiungere latte e acqua. Frullare
il sugo con il minipimer. Shalom
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Porto Alegre 2
Dal 31 gennaio al 5 febbraio si terrà
a Porto
Alegre in Brasile il 2° forum sociale
mondiale,
evento di straordinaria importanza,
che potrà
segnare la ripresa della progettazione
politica
"vera", dopo i fatti di Genova,
l'attacco alle Torri e lo scoppio della
guerra.
Per avere tutte le notizie in argomento
vi
segnaliamo un numero speciale di Carta
(Almanacco
- Porto Alegre 2, € 3,00) e i siti
www.portoalegre2002.org
e www.carta.org
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In ricordo
In ricordo
Il 3 dicembre 2001 ci ha lasciato Luciano
De Giovanni, grande amico e grande
poeta,
di cui il Cipax ha pubblicato due bellissimi
libri.
Pochi giorni prima, ci ha dettato per
telefono
questa poesia, piena di speranza pur
in tempi
tanto duri:
Visioni
Il torrente i suoi calici
li scava nella pietra.
Osservo
cascatelle d'acqua
farsi sicura strada
tra i macerati sassi
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In Agenda
Pregare e operare per la pace
Ogni mese il Cipax organizza a Roma
una veglia
ecumenica di preghiera per la pace.
Dallo
scorso mese di novembre le veglie si
tengono
il primo mercoledì del mese (se non
ci sono
impedimenti) nella chiesa battista
della
Garbatella (Via G. Pullino 20) e sono
preparate
insieme alla locale comunità. Evangelica.
La veglia del 7 novembre è stata animata
da Paolo Ricca, il 5 dicembre ha parlato
il biblista brasiliano Carlos Mesters;
il
9 gennaio è intervenuto P.Giancarlo
Bregantini,vecovo
di Locri. I prossimi appuntamenti sono
mercoledì
6 marzo, 10 aprile, 7 maggio e 5 giugno,
sempre alle ore 21.
Educazione alla politica
Si sta organizzando un gruppo di studio,
che attraverso incontri seminariali, con
cadenza (forse) quindicinale, proseguirà
l'esperienza dell'anno passato, concentrandosi
su uno dei seguenti temi:
- la guerra diffusa della quale non
si parla
o di fronte alla quale siamo diventati
insensibili;
- le responsabilità personali e politiche
nei confronti degli "esclusi"
a
noi vicini (si pensi agli immigrati,
necessari
all'economia, ma privi di diritti);
- la cultura indigena latino americana
come
specchio analizzatore della nostra
cultura.
Chi è interessato a partecipare fin
dall'inizio,
contribuendo anche a definire il tema
di
studio, si metta in contatto (riferimento:
Giorgio Piacentini).
Per la pace a passo di danza
Gli incontri di danze sacre, ormai
una tradizione
delCipax, saranno come sempre animate
dall'instancabile
Stefania Lepore (ormai da più di un
anno
"mamma" di Emmanuele). Gli
appuntamenti
prossimi sono di sabato (26 gennaio,
23 febbraio,
23 marzo, 20 aprile, 25 maggio) presso
le
Suore dell'Assunzione, via A.Viviani
10 (al
Quadraro), l'intero pomeriggio. Iscrizioni
al Cipax o presso Stefania Lepore (tel.
06.76963043).
Laboratori sulla gestione nonviolenta
dei
conflitti.
Nel il primo semestre del 2002 si prevede
lo svolgimento di un modulo base del
laboratorio
e di uno approfondimento, più altri
incontri
durante il fine settimana che affronteranno
i temi del conflitto, del consenso
e della
gestione del potere nei processi decisionali.
Informazioni e iscrizioni al Cipax
o direttamente
da Roberto Tecchio (tel. 06.76963043).
CIPAX DOCUMENTAZIONE (GLI ULTIMI NUMERI)
15. Lynch R. -I profeti della nonviolenza:
ricchezza e attualità della loro testimonianza
2001 pp. 40 € 2,50.
16. Lumia G. - I luoghi della politica:
il
volontariato, le istituzioni. 2001,
pp 15
€ 1,00
17. Chiodo R. - Dopo Porto Alegre:
idee,
progetti e prospettive del primo forum
sociale
mondiale, 2001, pp. 12, e 1,00.
18. Sr. R. A. Osorio, L. Marcos Pereira
-
Le popolazioni indigene del Brasile.
Realtà
sociale e caso politico, 2001, pp 10,
€ 0,80
19. Padre J. M. Benjamin, S. Chiarini,
G.
Franzoni, M. Correggia - Iraq, una
tragedia
senza fine - 2001, pp. 14, € 1,00.
20. F. Gui, S. Milia - L'Europa con-divisa,
2001, pp. 14, € 1,00.
21. AA.VV. - Lacrime amare. Presentazione
del libro, 2001, pp. 16, € 1,30.
22. S. Tanzarella - La purificazione
della
memoria, 2001, pp 13, € 1,00.
23. G. Marcon - Il pacifismo dopo la
marcia
per la pace, 2001, pp. 9, € 0,80.
Memoria di Oscar Romero
"Le violenze delle guerre, la
forza
profetica della nonviolenza" è
il tema
che guida quest'anno la tradizionale
memoria
dell'assassinio di monsignor Oscar
Romero,
arcivescovo di San Salvador ucciso
il 24
marzo del 1980. La celebrazione romana
è
anticipata a giovedì 14 marzo alle
ore 18
per l'imminenza delle festività pasquali.
Si continua così una tradizione iniziata
venti anni fa dal compianto direttore
della
Caritas diocesana mons. Luigi Di Liegro.
Nella basilica dei Santi Apostoli,
vicino
a piazza Venezia, si terrà una grande
concelebrazione
presieduta da padre Giancarlo Bregantini,
vescovo di Locri e presidente della
commissione
episcopale "lavoro e pace"
della
Conferenza episcopale italiana. Dopo
la comunione
il biblista brasiliano Carlos Mesters
parlerà
del significato simbolico del martirio
di
mons. Romero per l'America Latina e
per tutte
le chiese.
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Invito alla lettura
Luigi Sandri
CITTA' SANTA E LACERATA
Gerusalemme per Ebrei, Cristiani, Musulmani
Edizioni Monti
pp.420 € 20,66 L. 40.000
(il libro può essere richiesto anche al Cipax)
Per quali ragioni storiche e teologiche Ebrei,
Cristiani e Musulmani si sono contesi da
sempre la "città santa"? Quale
il contesto geopolitica in cui si situa il
sanguinoso contrasto tra Israeliani e Palestinesi
per la "spartizione" della stessa
terra?
Il nuovo libro di Luigi Sandri rivisita
quattro
millenni di storia, osservando gli
eventi
da tre punti di vista, quello degli
Ebrei,
dei Cristiani e dei Musulmani.
Thomas Michel
ALLA CONFLUENZA DEI DUE MARI
Un cristiano incontra l'Islam
Padre Thomas Michel SJ ha lavorato per più
di trent'anni in paesi musulmani, insegnando
in varie università islamiche. E' responsabile
del Segretariato per il dialogo interreligioso
della Curia generalizia dei gesuiti. Il libro,
scritto con semplicità e concretezza anglosassoni,
definisce i fondamenti dell'identità islamica,
descrive la religione, la fede e la vita
quotidiana dei musulmani, la spiritualità
sufi, racconta la vita del Profeta Muhammad
e dei primi tempi dell'Islam, si conclude
sui temi attuali del cosiddetto fondamentalismo
e individua le basi del possibile dialogo
con l'Islam.
N. 6 della collana STRUMENTI DI PACE del
Centro interconfessionale per la pace CIPAX
di Roma (cipax@romacivica.net, tel. 06.57287347).
ICONE Edizioni (www.icone.it) pp. 112, €
5,16 (L.10.000).
In distribuzione nelle Librerie Feltrinelli
e, a richiesta, sul sito dell'editore o presso
il CIPAX.
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