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IRAQ: sanzioni economiche assassine

Sono stato in Iraq dal 22 al 27 ottobre 1998, come membro di una delegazione statunitense e inglese del movimento "Voci nel deserto" che lotta per porre termine alla sanzioni economiche contro l'Iraq.
Ero al mio quarto viaggio in Iraq. Abbiamo portato medicine all'Ospedale Kadissiya, il più povero ospedale di Bagdad. Abbiamo avuto incontri con i medici, le infermiere e i malati dell'ospedale. Ci siano incontrati pure con funzionari pubblici iracheni, con rappresentanti dell'ONU e con semplici cittadini sia nelle strade che nelle case.

La situazione della popolazione irachena a seguito delle sanzioni economiche diventa sempre più disperata. A Bagdad il segno più evidente è l'accattonaggio dei bambini nelle strade.
Davanti all'ufficio delle telefonate internazionali una giovane donna giace distesa sul pavimento con il suo bambino in braccio, chiedendo qualche soldo per mangiare. Amici iracheni ci hanno detto che le sanzioni hanno distrutto il tessuto morale della loro società: sono bruscamente cresciuti la corruzione, il mercato nero, la prostituzione e le rapine.
Il dinaro iracheno che prima valeva 3,2 dollari, ora è precipitato al rapporto di 1.750 dinari per un dollaro. Un amico iracheno, un tempo benestante, mi ha detto che nel 1960 il suo salario mensile era l'equivalente di 1.200 dollari. Oggi lo stesso salario vale 1,50 dollari. Lui e la sua famiglia stanno vendendo tutti i loro averi per sopravvivere.

Parlando in privato gli iracheni sia favorevoli che contrari al regime, dicono che le sanzioni colpiscono la popolazione e non il governo; le sanzioni attualmente rafforzano il potere del regime, anche perché alcuni dei suoi capi ne ricavano grandi profitti, mentre la gente comune dell'Iraq è devastata.
Il nunzio apostolico mons. Giuseppe Lazzarotto mi ha detto: "nessun paese occidentale potrebbe sopravvivere più di due settimane sotto sanzioni così devastanti!". Il papa Giovanni Paolo II ha ripetuto spesso che desidera andare in Iraq. Dovrebbe andarci presto e parlare contro le sanzioni Operiamo e preghiamo perchè questo viaggio avvenga presto, in ogni caso prima del nuovo millennio.
Jim Douglass
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AUSCHWITZ: passi di riconciliazione

Dal 9 al 13 novembre si è svolto il terzo ritiro interreligioso "Portare testimonianza ad Auschwitz", promosso dallo Zen Peacemaker Order.
Circa 160 persone, provenienti da tradizioni spirituali e paesi diversi, hanno pregato e meditato trascorrendo molte ore al giorno insieme all'interno del campo di sterminio di Birkenau dove, tra l'inizio del '43 e la fine del '44, vennero uccisi quasi due milioni di ebrei e migliaia di zingari.
Ciascuno dei partecipanti era venuto per la prima volta, o tornava, in questo posto spinto da motivazioni contrastanti, spesso collegate alla propria storia familiare, anche se non necessariamente connessa in modo diretto all'Olocausto.

Auschwitz è un luogo più grande di qualsiasi tentativo di definizione, ma è proprio qui che abbiamo raccolto l'invito a guardare e incontrare tutto ciò che sarebbe emerso nell'arco dei cinque giorni: da soli, camminando e sedendo in silenzio proprio lì dove i treni provenienti da tutta l'Europa occupata scaricavano il loro carico di dolore, a poche centinaia di metri dalle camere a gas e dagli annessi forni crematori, perfetto esempio di 'razionalità tecnologica del nostro secolo.

Tre volte al giorno sedevamo in un largo circolo sulla banchina dove avvenivano le selektion, recitando da un elenco senza fine i nomi degli scomparsi.
Sempre all'interno del campo celebravamo le funzioni religiose secondo le diverse tradizioni presenti, anche lì dove la vita quotidiana aveva conosciuto i suoi aspetti più avvilenti, come nella baracca delle latrine dei prigionieri.
Alcuni hanno voluto trascorrere molte ore della notte in preghiera in un'altra baracca di Birkenau, dove allora migliaia di bambini avevano trascorso le loro ultime settimane o ore di vita. Altri si sono ritrovati, sempre nella nella stessa gelida notte polacca, riuniti davanti al muro delle fucilazioni nel campo di Auschwitz per ascoltare il suono dello shofar.

La ricerca di intimità con il posto, e con il ricordo che ancora lo abita, aiutava a toccare quei luoghi del cuore dove nascondiamo i dolori che ci appaiono troppo grandi per essere sopportati.
Ed ecco che la luce, la stessa luce invocata nelle preghiere durante la cerimonia conclusiva, si può manifestare come il balsamo miracoloso della guarigione. Suprema benedizione delle anime che a volte si ha quasi la sensazione di sfiorare.
La sera tutti insieme e la mattina presto in piccoli gruppi, ciascuno ha portato testimonianza della sua storia e condiviso con gli altri il tratto di strada che stava facendo grazie al supporto degli altri partecipanti.

A Roma, pochi giorni prima dell'inizio del ritiro, ci siamo ritrovati al Cipax con Ginni Stern - che fa parte dell'associazione One by One che riunisce i figli cristiani ed ebrei dei sopravvissuti dell'Olocausto con i figli dei miltari e sostenitori del Terzo Reich - a interrogarci proprio su questi temi.
La proiezione di diapositive dei due primi ritiri ad Auschwitz e il commento di Ginni, oltre al racconto della sua esperienza in One by One, hanno creato un campo in cui le parole guarigione e perdono, memoria e odio hanno trovato echi diversi: il cammino della guarigione non impone di dover perdonare subito, quanto invece di recuperare la memoria e di riuscire a integrarla nella propria vita; il non odiare non può essere il punto di partenza, ma, forse, si può, incontrando l'altro, odiare in modo diverso e così, uno alla volta, passo dopo passo, portare sempre più luce nei nostri cuori.
Roberto Mander
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ECONOMIA ALTERNATIVA:Gruppi di acquisto e piccoli produttori locali

Già da qualche anno in Italia alcuni consumatori hanno cominciato a cercare prodotti rispettosi dell'ambiente e delle condizioni di lavoro di chi li produce, per sottrarsi all'impossibilità di scegliere i propri consumi: sta aumentando la consapevolezza delle implicazioni politiche ed economiche che il gesto quotidiano e apparentemente banale di fare la spesa assume.

È ormai chiaro che in un'economia globale parte delle nostre scelte politiche le manifestiamo recandoci al supermercato e acquistando alcuni prodotti piuttosto che altri.
In Italia il consumo critico, pur agli inizi, sta crescendo e si sta organizzando territorialmente dando vita ad una rete di scambio di conoscenze e di esperienze.
Da una parte abbiamo i "consumatori critici", dall'altra molti piccoli produttori che fanno fatica a entrare nei canali della grande distribuzione, nel rispetto del loro lavoro.
Nasce da qui l'idea di far incontrare queste due realtà creando i gruppi d'acquisto (GAS) come strumento per ottenere prodotti 'etici' ed 'ecologici', tramite acquisti collettivi presso produttori locali.

Ma cos'è che spinge gli aderenti a un gruppo d'acquisto a tentare di sottrarsi al circuito della grande distribuzione che sempre più dilaga, per affidarsi a piccoli produttori locali?
La risposta a questa domanda è contenuta nei criteri di fondo che stanno alla base di un gruppo di acquisto nella scelta dei produttori: 1 rispettosi dell'uomo e delle condizioni di chi è impegnato nel ciclo produttivo: i prodotti acquistano così un 'timbro' di eticità; 2 rispettosi dell'ambiente, con una produzione a basso impatto ambientale; 3 piccoli, per sottrarre potere alle grandi aziende e dare ossigeno alle economie locali; 4 presenti sul territorio, per osservarne il comportamento ed evitare sprechi energetici.
Come funziona un gruppo di acquisto?
Selezionati i produttori e i prodotti ritenuti validi, ci si accorda localmente per effettuare acquisti di gruppo: ogni partecipante indica i prodotti desiderati. Gli ordini vengono trasmessi e la merce richiesta viene divisa tra i membri del gruppo. In relazione alle quantita richieste, si possono ottenere prezzi quasi competitivi con quelli dei supermercati, con beneficio per l'economia individuale e familiare. Le difficoltà sono per lo più di tipo organizzativo. Per superarle e aiutare chi vuol praticare un consumo in linea con scelte di giustizia economica ed ecologica, un gruppo di Torino (consumatori coscienti riciclanti compatibili, CoCoRiCò ha costituito una rete nazionale per far circolare le informazioni e le esperienze. BOGAR il bollettino trimestrale può essere richiesto in omaggio a Andrea Saroldi, C.so Turati 25/5, 10128 Torino.
I gruppi di acquisto si sono dati appuntamento nella primavera del 1999 a Fidenza per identificare le linee comuni del consumo critico.
Giancarlo Contaldi e Marinella Gentile
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APPELLO DAL SUDAN:lettera di mons.Paride Taban, vescovo di Torit

Quieta la morte si appressa alla tua porta, te ne rendi conto? Ti interessa sul serio bloccarla?
Sono appena tornato da una visita nel Sud Sudan. Un popolo oppresso e tormentato Durante questo tempo sono stato testimone di due attacchi aerei con lancio di bombe da parte dell'esercito del governo di Khartoum. Gli animali hanno dato il primo segnale di allarme. I cani sono corsi a rifugiarsi nelle loro tane, gli uccelli hanno smesso di cantare. L'Antonov stava arrivando, gli animali ne udivano il rombo di morte prima di noi. In tutti e due i posti dove ho visto cadere le bombe non c'era nessuna presenza militare.
Bersagli delle bombe erano semplici civili che si arrangiano per vivere e godere un pò di quella normalità che voi ed io diamo per scontata. Si costruiscono le loro scuole, vogliono diventare una comunità, senza dipendere dagli aiuti umanitari.
Accusano dolori al torace, mi domandano: forse nelle bombe ci sono gas dannosi? Possiamo avere dei medici per i controlli? Si sentono abbandonati, soli e impauriti, delusi e confusi. Il loro grido è: "C'è qualcuno in qualche posto che si interessa di noi?" Mi hanno chiesto di diventare la loro voce.
Ascoltate voi delle Nazioni Unite, voi dell'Organizzazione dell'Unità Africana. Voi gente di ogni luogo che vi prendete a cuore la nostra situazione, venite, ascoltate quelli che non hanno voce, lasciateli parlare. Sono tormentato dalla loro invocazione: "Vescovo cerca di far terminare questa guerra; siamo stanchi della morte e della insicurezza. Perchè dobbiamo morire soli, senza che nessuno se ne accorga? Vescovo... perchè?...Perchè?".
3 novembre 1998 Mons. Paride Taban, Vescovo di Torit, Sudan P.O. Box 52802,NAIROBI,KENYA email: torit-diocesee@maf.org
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POPOLI PELLEGRINI

I contesti storici che i popoli vivono, sono contesti sempre più ecumenici; si sono aperti i confini e l'iniziativa questa volta non è semplicemente dei pochi signori della colonizzazione, ma dei popoli stessi. I motivi di questa nuova peregrinazione verso l'ecumene sono molti, a volte positivi, a volte negativi.
I popoli hanno cominciato a muoversi in cerca di sopravvivenza e la sopravvivenza è giustizia, pace, casa, lavoro, salute , dignità. Questo è la timida ispirazione ecumenica che la storia senza saperlo provoca durante il suo scorrere nel tempo. Le culture si incontrano senza averlo programmato o desiderato; le persone si ritrovano in nuovi ambienti, con nuovi linguaggi. Questo ecumenismo è più simile a quello di una storia subita che a quello di una storia protagonista del suo camminare, ma non totalmente. Esso nasce come un incomprimibile desiderio, un silenzioso, inesprimibile gemito che può assumere nuovi nomi e offrirci nuove proposte di pace.
La storia non lo riconosce ma lo desidera, lo cerca senza sapere che la sete che si porta dentro, la nostalgia "di casa" che affiora mentre vive la quotidianità, è nostalgia di pace.
I popoli esiliati, sospinti dai venti dei sogni neoliberali, risvegliano infinite iniziative di incontro: imparano lingue nuove, gesti che possano permettergli di comunicare per vivere e non solo per sopravvivere.
I popoli esiliati non sanno che quello che sentono e che chiamano nostalgia, memoria, ricordo, che riscalda il loro cuore, è il timido soffio che accompagna all'incontro, che sospinge a incontrare gli altri, a solidarizzare.
Antonietta Potente
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LIBERI DAI DEBITI

"Per un millennio senza debiti", più che uno slogan è il vero obiettivo programmatico della campagna "Sdebitarsi", che per raggiungere lo scopo ha lanciato, già da un anno, un appello ai paesi industrializzati.
Le circa 50 associazioni laiche e religiose che aderiscono alla campagna chiedono in sostanza di arrestare l'impoverimento dei paesi in via di sviluppo, cancellando, entro il Giubileo del 2000 tutti i debiti che non possono essere ripagati se non a costi sociali e umani troppo elevati (il debito dei paesi più poveri supera i 2000 miliardi di dollari).
Pochi esempi per capire: il Mozambico spende per interessi sul debito estero dieci volte di più che in assistenza sanitaria, lo Zambia cinque volte di più che in istruzione. Per ogni dollaro ricevuto in aiuto , l'Africa ne restituisce 3 di interessi sul debito.
"Sdebitarsi" chiede quindi una cooperazione dei paesi creditori con quelli debitori, affinchè maggiori risorse finanziarie vadano a beneficio delle fasce sociali più povere ed escluse. Si vuole inoltre che la concessione di nuovi prestiti avvenga in un quadro di sostenibilità che scongiuri la creazione di una nuova spirale del debito e si chiede una maggiore partecipazione della società civile ai negoziati per la concessione di nuovi prestiti, in modo da garantire la sestinazione propria delle risorse, evitando il rischio, ad esempio, che i fondi vadano al commercio delle armi.
Per ulteriori informazioni o per dare la vostra collaborazione potete rivolgervi alla campagna Sdebitarsi, Movimondo, piazza Albania 10, 00153 Roma, tel. 06.57.30.03.30, fax 06.57.44.896.
Federica Margaritora
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LETTERA DI NATALE DAL SUD DEL MONDO

Cristo è nato, la liberazione è venuta.
Oggi la festa di Natale è come un pacchetto che riceviamo, chiuso. Dobbiamo rompere il cordone, dentro c'è un altro pacchettino...dobbiamo liberare diversi involucri per arrivare al contenuto originale del Natale.
Il mondo che idolatra il dio mercato celebra un Natale che gli fornisce più denaro e sovraccarica di lavoro e di fatica i poveri, anche una chiesa tutta centrata sul dio potere non celebra il memoriale della venuta di Gesù nella nostra carne. La buona nuova del vangelo di Natale è che Gesù nasce come povero per insegnarci che il Dio della Bibbia non è despota o padrone, ma Signore e Padre. La nostra fede non è signorile e servile, ma parabola della fraternità e dell'uguaglianza tra esseri umani liberi.
Questo è l'unico cammino perchè la Chiesa annunci un Natale di pace e di liberazione e si presenti come comunitè nuova.
In Brasile a Natale cominciano le celebrazioni dei 90 anni di Dom Helder Camara, profeta di una chiesa povera e aperta a tutti. Risuoni allora il suo grido di 30 anni fa. "Costato che è inutile fare appello alle istituzioni. Ovunque scopro delle minoranze che mi sembrano costituire una forza pari a quella liberata dall'atomo. I non giudei, i non musulmani, i non cristiani ci permettono di dire a queste minoranze che chiamiamo "abramitiche": il deserto è fecondo, fate onore al Verbo eterno servendovi della parola in modo da ricreare il mondo."
Marcelo Barros
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INVITO ALLA LETTURA: Giubileo per un tempo nuovo

"È per amore alla Chiesa e al suo popolo che il mio amico benedettino Marcelo Barros ha scritto questa meditazione sul Giubileo". Così Arturo Paoli scrive nella prefazione al libro del monaco benedettino brasiliano Marcelo Barros, fondatore di un monastero, pienamente incarnato nelle lotte dei contadini.
"Marcelo ha letto per noi il messaggio del Giubileo biblico, il documento papale che invita a preparare l'avvenimento, mettendo in evidenza gli aspetti più seri, più validi e più personalizzati. Ha confrontato l'aspetto turistico con quello più serio, più gradito a Dio, quello della giustizia. Questo libro può essere una buona guida per prepararsi al Giubileo e per viverlo, più dei manualetti di preghiera per lucrare l'indulgenza".
Marcelo Barros, "Giubileo per un nuovo tempo. Tra profezia e misericordia: sognando la Chiesa del terzo millennio", a cura della Casa Crocevia dei popoli, loc. Fiorentina, 7 57025 Piombino, tel. 0565.276149 Traccedizioni Piombino; nelle librerie Feltrinelli o presso il Cipax.

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