AUSCHWITZ: passi di riconciliazione
Dal 9 al 13 novembre si è svolto il terzo ritiro interreligioso "Portare
testimonianza ad Auschwitz", promosso dallo Zen Peacemaker Order.
Circa 160
persone, provenienti da tradizioni spirituali e paesi diversi, hanno
pregato e meditato trascorrendo molte ore al giorno insieme all'interno del
campo di sterminio di Birkenau dove, tra l'inizio del '43 e la fine del
'44, vennero uccisi quasi due milioni di ebrei e migliaia di zingari.
Ciascuno dei partecipanti era venuto per la prima volta, o tornava, in
questo posto spinto da motivazioni contrastanti, spesso collegate alla
propria storia familiare, anche se non necessariamente connessa in modo
diretto all'Olocausto.
Auschwitz è un luogo più grande di qualsiasi tentativo di definizione, ma
è proprio qui che abbiamo raccolto l'invito a guardare e incontrare tutto
ciò che sarebbe emerso nell'arco dei cinque giorni: da soli, camminando e
sedendo in silenzio proprio lì dove i treni provenienti da tutta l'Europa
occupata scaricavano il loro carico di dolore, a poche centinaia di metri
dalle camere a gas e dagli annessi forni crematori, perfetto esempio di
'razionalità tecnologica del nostro secolo.
Tre volte al giorno sedevamo in un largo circolo sulla banchina dove
avvenivano le selektion, recitando da un elenco senza fine i nomi degli
scomparsi.
Sempre all'interno del campo celebravamo le funzioni religiose
secondo le diverse tradizioni presenti, anche lì dove la vita quotidiana
aveva conosciuto i suoi aspetti più avvilenti, come nella baracca delle
latrine dei prigionieri.
Alcuni hanno voluto trascorrere molte ore della
notte in preghiera in un'altra baracca di Birkenau, dove allora migliaia di
bambini avevano trascorso le loro ultime settimane o ore di vita. Altri si
sono ritrovati, sempre nella nella stessa gelida notte polacca, riuniti
davanti al muro delle fucilazioni nel campo di Auschwitz per ascoltare il
suono dello shofar.
La ricerca di intimità con il posto, e con il ricordo che ancora lo abita,
aiutava a toccare quei luoghi del cuore dove nascondiamo i dolori che ci
appaiono troppo grandi per essere sopportati.
Ed ecco che la luce, la
stessa luce invocata nelle preghiere durante la cerimonia conclusiva, si
può manifestare come il balsamo miracoloso della guarigione. Suprema
benedizione delle anime che a volte si ha quasi la sensazione di sfiorare.
La sera tutti insieme e la mattina presto in piccoli gruppi, ciascuno ha
portato testimonianza della sua storia e condiviso con gli altri il tratto
di strada che stava facendo grazie al supporto degli altri partecipanti.
A Roma, pochi giorni prima dell'inizio del ritiro, ci siamo ritrovati al Cipax con
Ginni Stern - che fa parte dell'associazione One by One che riunisce i
figli cristiani ed ebrei dei sopravvissuti dell'Olocausto con i figli dei
miltari e sostenitori del Terzo Reich - a interrogarci proprio su questi
temi.
La proiezione di diapositive dei due primi ritiri ad Auschwitz e il
commento di Ginni, oltre al racconto della sua esperienza in One by One,
hanno creato un campo in cui le parole guarigione e perdono, memoria e odio
hanno trovato echi diversi: il cammino della guarigione non impone di dover
perdonare subito, quanto invece di recuperare la memoria e di riuscire a
integrarla nella propria vita; il non odiare non può essere il punto di
partenza, ma, forse, si può, incontrando l'altro, odiare in modo diverso e
così, uno alla volta, passo dopo passo, portare sempre più luce nei nostri
cuori.
Roberto Mander