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Appello per la pace dai sotterranei della vita e della storia

Da questi sotterranei della vita e della storia, da questo Korogocho simbolo emblematico e manifesto di come l'Impero del denaro riduce i poveri di tutto il mondo, da questo luogo di sofferenza umana, ma anche di voglia di vivere, sento l'urgenza di scrivervi in merito a quanto sta avvenendo proprio nel cuore dell'Europa: una breve riflessione frutto di amarezza, rabbia e incapacità di capire.

Mi ritrovo profondamente nelle parole del missionario Kosuki Koyama "bombardamenti avvengono ovunque e ogni bomba colpisce il Dio di Gesù Cristo. Perché tutte le civiltà e in particolare la civiltà occidentale così influenzata dal Cristianesimo è così violenta?" "Ogni bomba colpisce il Dio di Gesù Cristo", è una parola forte ed è l'unica che posso dire davanti a questa situazione che si verifica in un Europa incapace di trovare una via nonviolenta alla riconciliazione, in cui le razze, le etnie, i gruppi linguistici e religiosi dei Balcani trovino la strada per la convivenza civile così come sono chiamate a fare anche le etnie africane che trovano le stesse difficoltà. Finiamola prima di tutto con la nostra lettura razzista della realtà!

Non riesco a capire come si possa arrivare alla fine di questo secolo così violento con una Europa che è incapace di avere una politica propria rimanendo totalmente succube del l'Impero del denaro e dell'America. Che vergogna! Perché dopo il crollo del muro di Berlino - che non ha significato e non significa nulla perché il grande muro è tra ricchi e poveri - non si è avuto il coraggio né l'ispirazione di dire basta alla NATO da parte dell'Europa?

Sono tutte domande che mi colpiscono dentro, ma ancora di più mi colpisce l'incapacità delle Chiese di far partire un movimento di base di ispirazione profondamente cristiana che riesca a diventare movimento politico per dire no a tutte queste logiche che ci portano inesorabilmente ad una violenza senza fine. Stiamo innescando micce che potrebbero far saltare non solo la polveriera dei Balcani ma anche tante altre altrove. E' possibile che le Chiese si apprestino a celebrare il Giubileo del 2000 sotto le bombe? Che trasformino questo Giubileo in grandi business mentre il cuore del Giubileo è il cuore stesso del Vangelo?

Da questi sotterranei della vita e della storia grido a voi, a tutta la gente che ha minimamente la capacità di pensare, di reagire e di dire no a questa follia della guerra. La guerra è pura follia perché innesca meccanismi che solo tra molto tempo vedremo dove ci porteranno.

Il mio appello, proprio perché credo che Gesù di Nazareth sia stato l'inventore della nonviolenza attiva, della resistenza all'Impero di allora, che sia stato colui che ha visto con occhio penetrante le conseguenze del ciclo della violenza e l'ha rifiutata, è che tutti noi abbiamo il coraggio di riconoscere questo oggi e, soprattutto adesso che il mondo è unico, avere il coraggio di capire quanto sia suicida questo nostro processo.

Chiedo a tutti di dire no alla storia di morte, di mobilitarsi per far nascere un'ottica nuova nel cuore di questo Impero che riduce i poveri al nulla, li maciulla, ne ammazza 30-40 milioni all'anno per fame. Questo è un mondo di morte che ammazza con le armi ma ammazza ancora di più con l'economia. E' un mondo costruito sulla violenza ed è proprio questa che dobbiamo scardinare. Questa è l'unica maniera di fare Giubileo.

Chiedo al popolo italiano, e soprattutto a tutti gli amici di far partire dal basso qualcosa che dica NO a tutto questo e sia capace di indirizzare finalmente questo nostro Paese a realizzare una ben diversa vocazione politica nel Mediterraneo e verso l'Africa, una politica vera, una politica di riconciliazione.

Oggi e lo sappiamo bene, le bombe sono puntate sulla Jugoslavia, domani lo saranno sul Nord Africa perché il grande nemico che l'Impero vede è l'Islam.

Finiamola con questa logica, diamoci tutti una mano, celebriamo davvero il Giubileo. Fate risuonare quel corno in tutte le città italiane, riunitevi datevi da fare perché nasca qualcosa di diverso da questa logica di morte. Dai sotterranei della vita e della storia vi dico questo con profonda amarezza, ma anche con grande convinzione, motivato dalla certezza che potrà esserci un mondo diverso da quello che abbiamo, un mondo che tocca a noi costruire.
Alex Zanotelli
Korogocho, 25 aprile 1999
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Noi cristiani non innocenti

Di Doriana Giudici
Ogni giorno di più le violenze cui assistiamo ci diventano insopportabili! Eppure queste violenze ci obbligano a porci alcune domande: "Perché, proprio in un mondo a consolidata cultura cristiana, tanti orrori si compiono? Dove eravamo, noi, quando tutto questo cominciava?"

Noi c'eravamo, ma non abbiamo voluto vedere! C'eravamo, noi cattolici, quando staccandosi la Croazia dalla "vecchia" Jugoslavia, ha innescato un processo a catena di richieste di indipendenza e di intolleranza reciproca fra fedi diverse o diverse etnie. C'eravamo, noi ortodossi, quando si è cominciato a inneggiare alla "grande Serbia" e quando si è cercato l'alibi, per la pulizia etnica, parlando di urgente, improrogabile, difesa dell'occidente cristiano dall'invasione islamica.

Ci siamo noi, protestanti, quando le nazioni, radici di democrazia, come l'Inghilterra o gli Stati Uniti d'America, scelgono, come strumento per punire i colpevoli di eccidi, non la via diplomatica ma l'uso delle bombe. No, non possiamo chiudere gli occhi; spegnere il televisore; ripiegare il giornale; in realtà si tratta di noi e delle nostre numerose e lunghe infedeltà. Per bocca del profeta Isaia (Is. 1,11-17), Dio, di nuovo, ci parla: non vuole cerimonie, giubilei, feste, pellegrinaggi... prima dobbiamo "cessare di fare il male" giustificandolo, tollerandolo, condividendolo quando si presenta nelle vesti della "ragion di stato" o del "quieto vivere".
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Sognare, pregare, operare per la pace

Il 24 marzo, mentre ai Santi Apostoli concludevamo la celebrazione per Oscar Romero e Juan Gerardi, la Nato iniziava gli attacchi sulle Serbia e Milosevic intensificava la pulizia etnica nel Kosovo. Di fronte a tanta insensatezza la nostra reazione è stata di incredulità e poi di orrore. Non abbiamo imparato nulla dal passato, ripetiamo gli errori, sembriamo non capire che ogni guerra è fatta per affermare l'egemonia di un potere. Lo scrivono anche i testi delle elementari e noi.... Così dopo un poco abbiamo cominciato a riunirci, a scambiarci pensieri e sentimenti, a pregare, a manifestare in piccoli gruppi a collegarci con altri. Il bisogno di incontrarci, di coinvolgerci, di chiarirci le idee sia come associazione che come parte di varie chiese e movimenti ci ha spinto a organizzare un incontro di riflessione in sede, una veglia di preghiera e un incontro con il monaco zen Claude An Shin Thomas alla chiesa battista di via del teatro Valle, a gestire insieme ai battisti due mercoledì di veglia nella chiesa metodista di via Firenze (le veglie sono ogni giorno), a essere presenti in silenzio con delle fiammelle e lo striscione "Pace e giustizia per i popoli della ex-Jugoslavia" ogni sera in piazza S. Lorenzo in Lucina. Sono stati momenti forti, momenti di grande commozione, momenti di resistenza, momenti di slancio per partecipare ad altre iniziative operative come le marce per la pace, l'assemblea delle associazioni pacifiste ad Assisi, la raccolta di firme sull'appello di Assisi e la partecipazione numerosa alla marcia straordinaria Perugia-Assisi del 16 maggio .

Ma un altro sogno ci ha animato in questi giorni: un "sogno" targato ONU.
Sabato 3 aprile, vigilia di Pasqua, alla manifestazione nazionale per la pace ha partecipato anche un piccolo gruppo di amici del Cipax che si caratterizzava per un grande drappo celeste recante le insegne delle Nazioni Unite, e per la bandiera dell'ONU di cui alcune delle partecipanti, a turno, si rivestivano. All'origine di questa partecipazione, che ha suscitato curiosità e adesioni fra coloro che venivano in contatto con il piccolo gruppo di fans dell'ONU, vi era un "sogno": quello di dar vita, superando ogni divisione e gelosia di parte fra coloro che vogliono la pace, a un grande movimento per "recuperare l'ONU".

"Contro la guerra, per la pace e la giustizia, voce e forza all'ONU", diceva il titolo del volantino distribuito: "perché - spiegava - l'ONU è la legittima autorità cui aderiscono tutti i Paesi del mondo", ma oggi è "esclusa da ogni decisione, umiliata, ridotta a un fantasma senza voce né potere per svolgere il suo compito più importante: garantire la pace, il diritto, la giustizia nei rapporti fra i popoli".

"Rivogliamo l'ONU", concludeva il volantino. Solo un sogno? Forse. Ma forse anche un'aspirazione forte e realistica: quella a una mobilitazione delle coscienze che non sia solo "contro" la guerra e chi pretende di affidare all'arbitrio dei potenti la difesa dei deboli e dei perseguitati, ma sappia anche indicare, da subito, una via di soluzione, un terreno che possa essere comunemente accettato dalla "buona volontà" di chi lotta e dalla difficile responsabilità di chi governa. Che sappia insomma muoversi fin d'ora sul terreno di una politica di pace, di convivenza, di reciproco rispetto e aiuto, che sia anche istituzionalmente garantita e perciò durevole e vincente. Affinché il sogno cessi d'essere solo un'illusione.
G. P., S. S.
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A partire dal Sud

Il CRIC Centro regionale d'intervento per la cooperazione - associazione per la solidarietà e la cooperazione internazionale, fondata a Reggio Calabria nel 1983 e riconosciuta dal 1986 come ONG dal Ministero degli Esteri - è attualmente impegnato nel campo degli aiuti umanitari a favore dei profughi nel Kosovo. Già presente nei Balcani dal 1992, ha realizzato molti programmi di emergenza e di aiuto con l'ottica di favorire la convivenza interetnica e la prevenzione dei conflitti.

Il CRIC opera oggi in Macedonia, Albania e Montenegro, adoperandosi su vari fronti, sia direttamente che in appoggio al lavoro del Forum Indipendente delle Donne Albanesi (la prima cooperativa di donne nella città di Valona) e delle altre organizzazioni locali.

Il CRIC ribadisce la sua totale indipendenza dalle scelte del un governo, coinvolto in questa guerra malgrado i dettami della nostra costituzione, e sottolinea l'assoluta presa di distanza dalla "Missione Arcobaleno". Avendo però sperimentato in precedenti occasioni in Albania e in Bosnia i lunghi tempi burocratici e decisionali delle organizzazioni governative, il CRIC ribadisce la sua capacità operativa immediata derivante dal rapporto di fiducia diretto con i cittadini e le amministrazioni locali in Italia, Albania e Macedonia.

Vanno urgentemente sostenute le migliaia di famiglie albanesi che con grande solidarietà e coraggio stanno ospitando i profughi e che, in mancanza di aiuto potrebbero subire il totale tracollo. Stiamo provvedendo ai bisogni essenziali di 30.000 profughi Kosovari in Macedonia, di 15.000 in Albania e altrettanti in Montenegro, garantendo la costante presenza di volontari e cooperanti.

Abbiamo aperto un apposito conto presso la
Banca Popolare Etica,
piazzetta Forzate, 2 35137 Padova
c/c 100028 - ABI 05018 - CAB 12100
Bruno Neri
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Lettura popolare della Bibbia

Il 3 maggio molti di noi hanno avuto la fortuna di incontrare al Collegio dei Verbiti Carlos Mesters e Tea Frigerio. L'esperienza viva del teologo che ha raccontato la lettura popolare della Bibbia in Brasile e in altre parti del mondo è stata integrata dal discorso di "genere" della missionaria, visto che la lettura popolare è fatta all'ottanta per cento da donne, che hanno dato al metodo e ai contenuti un contributo essenziale. Infatti leggere la Bibbia a partire dalla vita e dalle domande che essa pone, per trovare nel Libro delle risposte insieme alla comunità e poi camminare avanti è agire di donne. Grande è stata l'emozione dei partecipanti e vivissimo il desiderio di tentare anche qui nella nostra realtà romana un cammino di lettura popolare. Allora, chi vuole, può chiamare il Cipax, dove sono anche disponibili molti dei volumi di Carlos pubblicati dalla Cittadella editrice.

Qualche titolo: Maria, Abramo e Sara, Missione del popolo che soffre, Speranza di un popolo perseguitato, l'apocalisse, Rut, Il profeta Elia, Intervista a Paolo di Tarso, Paolo apostolo, Il profeta Geremia, Con Gesù contro corrente. Collegare la Bibbia con la nostra vita e scoprire la luce che il libro può proiettare sulla nostra vita è ripetere l'esperienza di Emmaus. Vogliamo provarci?
G. P.
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Quanto costa questa guerra

Credo che l'aspetto più avvilente di questa guerra sia quello dell'assenso che le classi dirigenti dell'Occidente, in particolare europee, hanno dato al rigurgito nefasto, che sembrava sepolto dopo gli orrori della guerra nazi-fascista, della legittimazione della forza bruta quali strumenti idonei o necessari alla soluzione dei conflitti.

In questo contesto di vergognosa involuzione della specie umana, parlare delle implicazioni economiche della guerra può apparire del tutto secondario. Questo è vero, ma solo in parte. Perché anche in queste piccole note a margine che siamo venuti scrivendo in tema di economia, abbiamo sempre cercato di dimostrare che questo sistema capitalista di marca neo-liberale che ci domina, è un sistema violento perché strutturalmente si basa sulla lotta/competizione per l'affermazione del più forte: e non si tratta di una gara sportiva, ma della legittimazione dell'uso di ogni mezzo per l'esclusione del concorrente, degli avversari: tutto deve essere sacrificato all'idolo del dividendo azionario. D'altra parte è noto che questo sistema incentra le sue strategie sulle imprese, soprattutto transnazionali, cioè guarda al mercato con l'occhio dell'offerta: la domanda viene indotta.

Nell'ambito degli operatori dell'offerta, le imprese militari continuano a rappresentare una fetta importante della produzione. Come mai rivestono ancora questa importanza, quando dopo la caduta del muro di Berlino (!989) sembrava che tutto dovesse orientarsi verso la pace? Finita la guerra fredda le risorse già destinate al militare avrebbero dovuto essere utilizzate per accelerare la riduzione della distanza tra Nord e Sud del mondo. Invece mai gli aiuto al Terzo Mondo sono stati più bassi e a partire dal 1989 il divario tra Nord e Sud si è venuto approfondendo. Ora questa situazione genera ed esalta nella cittadella dei ricchi il "complesso della sicurezza", E' un po' quello che avviene nell'attuale assetto urbanistico che vede aree residenziali delle classi medio-alte protette da strutture militarizzate e immense, degradate, incontrollate periferie. Sul piano mondiale, la "necessità di sicurezza" dei paesi ricchi si traduce nell'affidare alle armi la difesa/tutela dei propri interessi planetari.

In questo contesto generale perché la Nato (struttura militare occidentale a guida statunitense) si è sobbarcata questo grosso impegno economico nella guerra del Kosovo/Serbia? Sembra del tutto sproporzionato, ma per la logica perversa del potere non lo è.

La Nato infatti è egemonizzata dagli Usa e l'imperialismo di fatto di questo paese non sopporta, da un lato, una Serbia non del tutto omologata alle sue necessità geopolitiche e, dall'altro e soprattutto, manda un messaggio inequivoco di indisponibilità a quelle forze europee che vorrebbero piena autonomia e indipendenza per l'Europa. Gli Usa, tenendo l'Europa legata/subordinata al proprio carro, la costringono ad un contributo molto alto ai costi da loro anticipati per questo conflitto, mentre per gli investimenti necessari per la ricostruzione, non saranno certo le imprese americane ad astenersi .

Altro che "ingerenza umanitaria": questa sporca guerra umilia ed offende tutti. Per l'Europa, poi, ci sono il danno e la beffa perché non solo fa ciò che vuole il padrone, ma ne paga anche il conto.
Cesare Frassineti
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Il vivere e il morire

Di Livia Aite
Negli esseri umani c'è una forte conflittualità e ambivalenza rispetto al fenomeno della morte.. Eppure accogliere consapevolmente la verità dolorosa del nostro morire sarebbe un aiuto per cercare il senso della nostra esistenza, in "un tentativo di metterci completamente al mondo" (M.De Hennezel) in maniera autentica e responsabile. La medesima rimozione del morire si evidenzia in ambito socio-sanitario, dove non esiste un modello di assistenza qualificata ed umana, che salvaguardi la dignità della vita residua dei malati terminali. Occorre passare da una cultura della negazione della morte a una cultura dell'accettazione, imparando a prendersi cura di chi muore. Per favorire questo processo di umanizzazione, viene rivolte un invito a prestare la propria opera, come volontari, presso associazioni di assistenza. Agli incontri del Cipax, nel marzo scorso, sul tema "Convivere con la morte", sono state presentate l'Associazione Progetto Città della Vita (06/33264305) e Ryder Italia (06/66152616), ma ne esistono molte altre (richiedere informazioni alla Federazione Italiana del Volontariato, tel. 06/47481-230).
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Crêpes ecuadoriane

Nonna Franca inganna il tempo nell'attesa di diventare realmente nonna e intanto.... frigge. Cosa frigge? Le crêpes ecuadoriane, naturalmente! Così prende 125 grammi di farina, 3 uova, 1 pizzico di sale, 1 pugno di zucchero di canna, 1/4 di litro di latte, 2 cucchiai di burro fuso (olio per chi tende..) 1 cucchiaio di rum, sbatte tutto nel frullatore (lei che lo ha) e fa le frittatine. Poi spalma tutto con le confetture prodotte dalla Coordinacion de mujeres MCCH di Quito: Ananas, Guayaba, Carcadé o Crema di nocciole (se vi mancano, passate al Cipax). Ciò fatto, le piega a triangolo (?), le spolvera di zucchero a velo e le porta calde a Cesare, che nell'attesa ingrassa. Anche lui.
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Agenda Cipax

Laboratori di formazione Il 22 e il 23 maggio si terrà a Roma un incontro del "Teatro dell'oppresso di Augusto Boal", stage di base (12 ore). Conduce Pio Castagna. Per informazioni e partecipazione rivolgersi a Roberto Tecchio (tel. 06/76963043) o al Cipax.

Pregare e operare per la pace Dal 10 maggio ogni sera, dalle ore 18,30 alle 19,30, le chiese evangeliche romane invitano ad una veglia ecumenica di preghiera per la pace nella chiesa metodista di Via Venti Settembre (angolo con Via Firenze). Le diverse comunità evangeliche romane preparano a turno letture, meditazioni e canti. Il Cipax si unisce in modo particolare alla comunità battista di via del Teatro Valle negli incontri del 12 , 19 maggio. Quest'iniziativa modifica le date e il luogo programmati all'inizio dell'anno per gli incontri mensili di preghiera per la pace. In ogni caso, la sera del 23 giugno, alle ore 19, ci sarà l'ultimo incontro di preghiera di quest'anno presso la chiesa battista di Via del Teatro Valle 27.

Campi estivi sulla nonviolenza Ne ricordiamo solo alcuni: "Fare comunità" è il campo proposto dal Mir e dal Cipax fra quanti cercano di costruire uno stile di vita nonviolento e comunitario. Si svolgerà a Narni (presso Terni) dall'1 all'8 agosto. Massimo 20 persone. Informazioni al Cipax o Giancarlo Contaldi, tel. 06/33611936, o Gabriele Aquilina, tel. 0744/726804.

"Vangelo e nonviolenza", campo di formazione alla nonviolenza promosso dalla Pax Christi, dal 28 agosto al 5 settembre a Monzuno, nei pressi di Monte Sole sull'Appennino bolognese. Campo autogestito. Massimo 20 persone. Per informazioni o iscrizioni rivolgersi alla Segreteria nazionale di Pax Christi , tel. 080/395307.

La Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (Messina) invita ad alcune giornate di spiritualità biblica dal 2 al 7 agosto e dal 16 al 21 agosto (Pino Stancari sul "Vangelo di Luca"). Per informazioni: tel. 090/9762800; e-mail:horeb@eikonos.it.

L'assemblea del Cipax La sera del 15 aprile si è tenuta l'assemblea ordinaria dei soci del Cipax. Quest'anno scadevano le cariche sociali e si trattava quindi di eleggere i nuovi amministratori dell'associazione. Dopo un "pacifico" dibattito si è votato e sono risultate/i elette/i le/ i seguenti consigliere/i: Giancarlo Contaldi, Cesare Frassineti, Doriana Giudici, Elenora Leone, Antonietta Moretti, Gianni Novelli, Patrizia Pellini, Giorgio Piacentini, Giavanna Providenti, Ornella Stazi, Roberto Tecchio, Francesco Zanchini. Tra questi consiglieri venivano poi eletti: presidente Cesare Frassineti, vicepresidente Doriana Giudici , tesoriera Eleonora Leone, direttore esecutivo Gianni Novelli. Auguri a tutti di buon lavoro e grazie vivissime a chi si è impegnato in passato e non ha potuto rinnovare la propria disponibilità.
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Novità editoriale del cipax


Giulio Girardi
SU GANDHI
La violenza è l'ultima parola della storia o c'è un'alternativa?

Collana Strumenti di pace n. 6
Edizioni Anterem L. 3.000

Tutta la bibliografia di Giulio Girardi rivela la sua appassionata ricerca della verità nell'intrico dei fatti storici. Se osserviamo la nostra società dal basso, come Gandhi ci ha abituato a fare, osiamo credere che la prospettiva spirituale dei fatti umani e politici sia il nuovo sguardo di tanti, e che, soprattutto nelle giovani generazioni, questa prospettiva si coniughi con la concretezza, con la predilezione e con la responsabilità per il piccolo, per il vicino, per il locale. Ecco come Gandhi torna di attualità. Giulio Girardi ci apre un orizzonte di speranza. Il progetto di Gandhi "se adottato, influisce realmente sul presente, come un'ipotesi storica feconda, che stimola la creatività intellettuale e l'audacia operativa a rompere le barriere del sistema di morte".

Voci e immagini indimenticabili (o quasi...)
Per vizio ormai inveterato, qualcuno al Cipax, ha la mania di registrare gli incontri, le conferenze, i canti e poi li riproduce artigianalmente mettendoli a disposizione di chi ne fa richiesta. Ad esempio sono disponibili le registrazioni di tutti gli "incontri del venerdì" dell'incontro con Carlos Mesters e Tea Frigerio sulla lettura popolare della Bibbia (3 maggio 1999) della Messa di Oscar Romero (24 marzo 1999 - video dalla trasmissione di Telepace).
Richiedete il catalogo con le condizioni di vendita.
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