"E se a Genova sfilassimo nudi?"
La Rete Lilliput rilancia la protesta non
violenta. Ma
radicale e sui contenuti
A. MAS. -
MASSA
Metti diverse migliaia di persone che sfilano
completamente nude per le strade di Genova,
metti che di fronte
si trovino un esercito armato di tutto punto
(diciamo con caschi,
manganelli, fucili impugnati a mo' di spranga),
a difesa di
un'area vietata a tutti tranne che agli otto
rappresentanti dei
paesi più potenti della Terra. Quale
pensate che sarebbe la
reazione, dei cittadini, degli altri manifestanti
ma soprattutto
delle forze dell'ordine? Per la risposta
bisognerà aspettare i
giorni del G8, in particolare il 20 e il
21 luglio. La proposta
gira già da qualche tempo nelle assemblee
di diverse
organizzazioni che fanno parte del Genoa social forum, ma
nell'incontro di sabato e domenica della
Rete di
Lilliput, a Marina di Massa, è risultata tra
le ipotesi più
gettonate. Sì, perché c'è
bisogno di un'iniziativa forte "per
rispondere alla criminalizzazione del movimento"
e soprattutto
all'ineluttabilità degli scontri.
E allora, "quale modo migliore,
e radicale, di mettere in gioco i propri
corpi se non quello di
presentarsi nudi davanti ai potenti?", dice
Monica Lanfranco.
Ma l'assemblea dei lillipuziani (una rete di circa 500
organizzazioni ambientaliste, pacifiste,
femministe e del
commercio equo e solidale, nata nel '99 dopo
le proteste di
Seattle) non è stata solo questo.
I 150 partecipanti, in
rappresentanza dei 50 nodi della Rete, hanno
disegnato tre
diversi scenari, per i giorni del G8, con
le relative risposte,
tutte rigorosamente ispirate alla non violenza.
Se la situazione
sarà tesa, ma sarà possibile
manifestare, i lillipuziani
non si tireranno indietro. Se invece la città
sarà chiusa e i
manifestanti saranno bloccati fuori Genova,
si cercherà comunque
di entrare in città anche a piedi.
Ma se le distanze dovessero
essere incolmabili, ad esempio se ci fosse
un blocco dei treni
alla partenza, si svolgeranno manifestazioni
di protesta nei
luoghi dei blocchi, che siano stazioni o
autostrade. La stessa
cosa accadrebbe, garantisce Lilliput, negli altri paesi
europei, con il risultato di manifestazioni
a macchia di leopardo
e il probabile blocco totale delle comunicazioni
in Italia ma
anche in parte d'Europa. Se invece i manifestanti
non verranno
bloccati ma non ci saranno le autorizzazioni
agli spazi, le
iniziative si svolgeranno comunque, dove
e in che modo si vedrà.
"Ovviamente, ci aspettiamo che questa nostra
dichiarazione venga
accolta dalle autorità - dice Alberto
Zoratti, portavoce genovese
della Rete - Comunque, siamo in attesa di una risposta
da
febbraio". In particolare, la Rete di Lilliput (ma un po'
tutto il Genoa social forum), insistendo molto sui
contenuti, porta avanti la richiesta delle
"piazze tematiche"
(dove verrà fatta informazione sui
diversi temi in discussione,
dall'ambiente al debito ecologico sociale).
Piazze che
probabilmente non saranno concesse perché
considerate delle
"teste di ponte" per la protesta violenta.
Comunque, in vista dei giorni "caldi" Lilliput propone
alcune tappe di avvicinamento, da organizzare
per "gruppi di
affinità": si comincia il 15 giugno
con "Genere e
globalizzazione" a palazzo San Giorgio, appuntamento
promosso
dalla Marcia mondiale delle donne. Poi, si vedrà: il 20
luglio sit-in di massa ai margini della "zona
rossa", con azioni
di disturbo simboliche e di sconfinamento,
e il 21 luglio con il
corteo unitario.
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