IL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE CHIEDE
L'IMMEDIATA CESSAZIONE
DELL'INTERVENTO MILITARE
Roma (NEV), 10 ottobre 2001 - Il Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC),
organismo che comprende 342 chiese protestanti,
anglicane e ortodosse in più di 100 paesi
nel mondo, esprime profonda preoccupazione
per l'attacco militare in Afghanistan e si
appella agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna
per una cessazione immediata dell'azione
di guerra.In una dichiarazione diffusa subito
dopo l'inizio dei bombardamenti il segretario
generale facente funzioni Georges Lemopoulos,
ortodosso, afferma che "Sebbene l'intervento
in Afghanistan non fosse inatteso, esso provoca
in noi profonda preoccupazione". Le
chiese del movimento ecumenico nelle settimane
precedenti all'attacco hanno tentato ogni
strada per contrastare l'uso della potenza
militare da parte degli USA; la scorsa settimana
il segretario del CEC Konrad Raiser aveva
inviato un appello al segretario dell'ONU
Kofi Annan.
"Aborriamo la guerra - si legge nel
comunicato -. La prima Assemblea del CEC
nel 1948 la definì un peccato contro Dio
e contro l'umanità. Non riteniamo che essa,
in particolare in questo mondo altamente
tecnologico,possa mai essere considerata
una risposta efficace contro il peccato ugualmente
abominevole del terrorismo. La nostra esperienza
di ministero a favore delle vittime ci convince
che le azioni di guerra non possono mai risparmiare
i civili, nonostante tutte le precauzioni
attuate dai piani militari. Non pensiamo
né che la guerra possa essere ritenuta un
atto umanitario, né che la pratica della
guerra possa legittimamente essere collegata
alle promesse di assistenza umanitaria".
Il Consiglio ecumenico chiede quindi una
interruzione immediata del bombardamento:
"Preghiamo perle chiese e comunità cristiane
di minoranza che sono in pericolo a causa
di questa azione militare". Allo stesso
modo, conclude il comunicato, preghiamo per
i musulmani e per le altre comunità religiose
che,nonostante le affermazioni del presidente
Bush e del primo ministro Blair, potrebbero
divenire obiettivi di questo e dei prossimi
interventi militari previsti".
MESSAGGIO FINALE DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE
SU "CRISTIANI E MUSULMANI IN EUROPA: RESPONSABILITA'
E IMPEGNO RELIGIOSO IN UNA SOCIETA' PLURALISTA" - Sarajevo
12-16 settembre 2001
La Conferenza dele Chiese Europee (KEK) e
il Consiglio delle Conferenze episcopali
europee (CCEE) hanno invitato Cristiani e
Musulmani impegnati in attività interreligiosa
ad incontrarsi a Sarajevo, città altamente
simbolica per gli scambi religiosi
e culturali. Nell'attuale nuova fase multireligiosa
e multiculturale della storia d'Europa, Mussulmani
e Cristiani da 26 paesi durante tre giorni
si sono scambiate le loro preoccupazioni
su tre diversi ambiti: - le sfide che vengono dal vivere insieme
in una società largamentepluralista e secolarizzata;
- la guarigione delle ferite delle memorie
storiche dei Cristiani e Musulmani cosicché
possano impegnarsi per la giustizia e la
pace per tutti;
- la condivisione dei valori con i quali
le nostre comunità possono attivamente contribuire
a costruire una società migliore.
Considerando la nostra riunione come un dono
di Dio, abbiamo condiviso le nostre convinzioni
e le nostre speranze, consapevoli della responsabilità
delle nostre comunità religiose di dare un
contributo alla formazione dell'Europa futura.Insieme
vogliamo contribuire a un'identità dinamica
del nostro continente.Fedeli alle nostre
ispirazioni religiose ci impegniamo a
- Intraprendere azioni coraggiose a sostegno
della vita umana, dellalibertà, della religione,
della proprietà, della dignità e della giustizia;
- Dare a noi e alle nostre comunità di fede
una chiara consapevolezza della nostra comune
umanità che ci rende fratelli e sorelle
aldilà delle diverse appartenenze religiose
e politiche;
- Rifiutare la giustificazione della violenza
nel nome della religione.
Il nostro impegno per il dialogo ci porta
a fare le seguenti raccomandazioni:
- Portare i giovani a conoscere e rispettare
ciascuno la fede e la comunità dell'altro
attraverso programmi educativi;
- Promuovere nelle scuole pubbliche un'educazione
interreligiosa che preveda anche corsi interreligiosi;
- Sostenere gruppi interreligiosi di
laici
a livello locale per accrescere la
consapevolezza
di tutto ciò che ostacola la cooperazione;
- Incoraggiare al dialogo e all'incontro
interreligioso preti, pastori,teologi,
imam
e laici, attraverso scambi tra facoltà
e
seminari cristiani e musulmani;
- Fondare o sostenere in ogni paese
europeo
istituzioni che si propongano di promuovere
il dialogo interreligioso a servizio
dei
valori etici,sociali e politici delle
nostre
società;
- Continuare i nostri sforzi per sviluppare
la consapevolezza dei nostri comuni valori.
Alla luce delle crescenti dimensioni dell'attacco
terroristico negli Stati Uniti, sentiamo
il bisogno di reiterare il nostro documento
approvato inprecedenza:"Siamo immensamente
colpiti dai tragici massacri a New York e
a Washington D.C., ed esprimiamo il
nostro profondo dolore e sofferenza per le
migliaia di vittime uccise o ferite, e partecipiamo
alla sofferenza dei loro familiari ed amici.
Unanimemente condanniamo questo atto di violenza,
come pure ogni distruzione di vita umana
come una violazione della volontà di Dio
e un peccato contro l'umanità. Riconoscendo
il potenziale di violenza che risiede in
tutti noi, preghiamo che questo avvenimento
privo di senso non provochi una risposta
di ritorsione indiscriminata. Nello spirito
di questa conferenza ci impegniamo a essere
strumenti di dialogo, a contribuire a costruire
giustizia e pace e a lavorare per la riconciliazione
nelle nostre società".
CHARTA
OECUMENICA
Domenica
22 aprile a Strasburgo il metropolita ortodosso Jeremias, presidente
della KEK (Conferenza delle Chiese europee) e il card. Miloslav Vlk,
arcivescovo di Praga, presidente del CCEE (Consiglio delle conferenze
episcopali d'Europa), hanno firmato la "Charta oecumenica", cioè
le "Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in
Europa". Era stata la seconda Assemblea ecumenica europea (Graz,
Austria, giugno'97) a proporre l'impegnativa idea della "Charta"
che, infine, dopo un lungo cammino, è ora giunta a maturazione. Ecco
il testo nella traduzione ufficiale:
"Gloria al
Padre, al Figlio, ed allo Spirito Santo!"
In quanto
Conferenza delle Chiese europee (KEK) e Consiglio delle Conferenze
episcopali europee (CCEE) siamo fermamente determinati, nello spirito del
messaggio scaturito dalle due Assemblee Ecumeniche europee di Basilea 1989
e di Graz 1997, a mantenere ed a sviluppare ulteriormente la comunione che
è cresciuta tra noi. Ringraziamo il nostro Dio Trinità che, mediante lo
Spirito Santo, conduce i nostri passi verso una comunione sempre più
intensa.
Si sono già
affermate svariate forme di collaborazione ecumenica, ma fedeli alla
preghiera di Cristo: "Tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei
in me ed io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, affinché il
mondo creda che tu mi hai inviato" (Gv 17,21), non possiamo ritenerci
appagati dell'attuale stato di cose. Coscienti della nostra colpa e pronti
alla conversione dobbiamo impegnarci a superare le divisioni che esistono
ancora tra noi, in modo da annunciare insieme, in modo credibile, il
messaggio del Vangelo tra i popoli.
Nel comune
ascolto della Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura e chiamati a
confessare la nostra fede comune e parimenti ad agire insieme in conformità
alla verità che abbiamo riconosciuto, noi vogliamo rendere testimonianza
dell'amore e della speranza per tutti gli esseri umani.
Nel nostro
continente europeo, dall'Atlantico agli Urali, da Capo Nord al
Mediterraneo, oggi più che mai caratterizzato da un pluralismo culturale,
noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per la dignità della persona
umana, creata ad immagine di Dio, e contribuire insieme come Chiese alla
riconciliazione dei popoli e delle culture.
In tal senso
accogliamo questa Charta come impegno comune al dialogo ed alla
collaborazione. Essa descrive fondamentali compiti ecumenici e ne fa
derivare una serie di linee guida e di impegni. Essa deve promuovere, a
tutti i livelli della vita delle Chiese, una cultura ecumenica del dialogo
e della collaborazione e creare a tal fine un criterio vincolante. Essa
non riveste tuttavia alcun carattere dogmatico-magisteriale o
giuridico-ecclesiale. La sua normatività consiste piuttosto
nell'auto-obbligazione da parte delle Chiese e delle organizzazioni
ecumeniche europee. Queste possono, sulla base di questo testo, formulare
nel loro contesto proprie integrazioni ed orientamenti comuni che tengano
concretamente conto delle proprie specifiche sfide e dei doveri che ne
scaturiscono.
I - Crediamo
"la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica"
"Cercate di
conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un
solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete
stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola
fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di
tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti" (Ef 4,3-6)
1. Chiamati
insieme all'unità della fede
In conformità al
Vangelo di Gesù Cristo, come ci è testimoniato nella Sacra Scrittura ed
è formulato nella Confessione ecumenica di fede di Nicea-Costantinopoli
(381), crediamo al Dio Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dal
momento che, con questo Credo, professiamo la Chiesa "una, santa,
cattolica ed apostolica", il nostro ineludibile compito ecumenico
consiste nel rendere visibile questa unità, che è sempre dono di Dio.
Differenze
essenziali sul piano della fede impediscono ancora l'unità visibile.
Sussistono concezioni differenti soprattutto a proposito della Chiesa e
della sua unità, dei sacramenti e dei ministeri. Non ci è concesso
rassegnarci a questa situazione. Gesù Cristo ci ha rivelato sulla croce
il suo amore ed il segreto
della riconciliazione: alla sua sequela vogliamo fare tutto il possibile
per superare i problemi e gli ostacoli, che ancora
dividono le Chiese.
Ci impegniamo
- a seguire
l'esortazione apostolica all'unità dell'epistola agli Efesini (Ef 4,3-6)
e ad impegnarci con perseveranza a raggiungere una comprensione comune del
messaggio salvifico di Cristo contenuto nel Vangelo;
- ad operare,
nella forza dello Spirito Santo, per l'unità visibile della Chiesa di Gesù
Cristo nell'unica fede, che trova la sua espressione nel reciproco
riconoscimento del battesimo e nella condivisione eucaristica, nonché
nella testimonianza e nel servizio comune.
II - In cammino
verso l'unità visibile delle Chiese in Europa
"Da questo
tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli
altri" (Gv 13,35)
2. Annunciare
insieme il Vangelo
Il compito più
importante delle Chiese in Europa è quello di annunciare insieme il
Vangelo attraverso la parola e l'azione, per la salvezza di tutti gli
esseri umani. Di fronte alla multiforme mancanza di riferimenti,
all'allontanamento dai valori cristiani, ma anche alla variegata ricerca
di senso, le cristiane e i cristiani sono particolarmente sollecitati a
testimoniare la propria fede.
A tal fine
occorrono, al livello locale delle comunità, un accresciuto impegno ed
uno scambio di esperienze sul piano della catechesi e della pastorale. Al
tempo stesso è importante che l'intero popolo di Dio si impegni a
diffondere insieme l'Evangelo all'interno dello spazio pubblico della
società, ed a conferirgli valore e credibilità anche attraverso
l'impegno sociale e l'assunzione di responsabilità nel politico.
Ci impegniamo
- a far conoscere
alle altre Chiese le nostre iniziative per l'evangelizzazione e a
raggiungere intese in proposito, per evitare in tal modo una dannosa
concorrenza ed il pericolo di nuove divisioni;
- a riconoscere
che ogni essere umano può scegliere, liberamente e secondo coscienza, la
propria appartenenza religiosa ed ecclesiale.
Nessuno può essere
indotto alla conversione attraverso pressioni morali o incentivi
materiali. Al tempo stesso a nessuno può essere impedita una conversione
che sia conseguenza di una libera scelta.
3. Andare l'uno
incontro all'altro Nello spirito del Vangelo dobbiamo rielaborare insieme
la storia delle Chiese cristiane, che è caratterizzata oltre che da molte
buone esperienze, anche da divisioni, inimicizie e addirittura da scontri
bellici. La colpa umana, la mancanza di amore, e la frequente
strumentalizzazione della fede e delle Chiese in vista di interessi
politici hanno gravemente nuociuto alla credibilità della testimonianza
cristiana.
L'ecumenismo, per
le cristiane e i cristiani, inizia pertanto con il rinnovamento dei cuori
e con la disponibilità alla penitenza ed alla conversione. Constatiamo
che la riconciliazione è già cresciuta nell'ambito del movimento
ecumenico. È importante
riconoscere i doni spirituali delle diverse tradizioni cristiane, imparare
gli uni dagli altri e accogliere i doni gli uni degli altri. Per un
ulteriore sviluppo dell'ecumenismo è particolarmente auspicabile
coinvolgere le esperienze e le aspettative dei giovani e promuovere con
forza la loro partecipazione e collaborazione.
Ci impegniamo
- a superare
l'autosufficienza e a mettere da parte i pregiudizi, a ricercare
l'incontro reciproco e ad essere gli uni per gli altri;
- a promuovere
l'apertura ecumenica e la collaborazione nel campo dell'educazione
cristiana, nella formazione teologica iniziale e permanente, e nell'ambito
della ricerca.
4.
Operare insieme
L'ecumenismo si
esprime già in molteplici forme di azione comune. Numerose cristiane e
cristiani di Chiese differenti vivono ed operano insieme, come amici,
vicini, sul lavoro e nell'ambito della propria famiglia. In particolare,
le coppie interconfessionali devono essere aiutate a vivere l'ecumenismo
nel quotidiano.
Raccomandiamo di
creare e di sostenere a livello locale, regionale, nazionale ed
internazionale organismi finalizzati alla cooperazione ecumenica a
carattere bilaterale e multilaterale. A livello europeo è necessario
rafforzare la collaborazione tra la Conferenza delle Chiese europee (KEK)
ed il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) e realizzare
ulteriori assemblee ecumeniche europee. In caso di conflitti tra Chiese
occorre avviare e sostenere sforzi di mediazione e di pace.
Ci impegniamo
- ad operare
insieme, a tutti i livelli della vita ecclesiale, laddove ne esistano i
presupposti e ciò non sia impedito da motivi di fede o da finalità di
maggiore importanza;
- a difendere i
diritti delle minoranze e ad aiutare a sgombrare il campo da equivoci e
pregiudizi tra le chiese maggioritarie e minoritarie nei nostri paesi;
5. Pregare
insieme
L'ecumenismo vive
del fatto che noi ascoltiamo insieme la parola di Dio e lasciamo che lo
Spirito Santo operi in noi ed attraverso di noi. In forza della grazia in
tal modo ricevuta esistono oggi molteplici sforzi, attraverso preghiere e
celebrazioni, tesi ad approfondire la comunione spirituale tra le Chiese,
e a pregare per l'unità visibile della Chiesa di Cristo. Un segno
particolarmente doloroso della divisione ancora esistente tra molte Chiese
cristiane è la mancanza della condivisione eucaristica.
In alcune Chiese
esistono riserve rispetto alla preghiera ecumenica in comune. Tuttavia,
numerose celebrazioni ecumeniche, canti e preghiere comuni, in particolare
il Padre Nostro, caratterizzano la nostra spiritualità cristiana.
Ci impegniamo
- a pregare gli
uni per gli altri e per l'unità dei cristiani;
- ad imparare a
conoscere e ad apprezzare le celebrazioni e le altre forme di vita
spirituale delle altre Chiese;
- a muoverci in
direzione dell'obbiettivo della condivisione eucaristica.
6.
Proseguire i dialoghi La nostra comune appartenenza fondata in Cristo ha
un significato più fondamentale delle nostre differenze in campo
teologico ed etico. Esiste una pluralità che è dono e arricchimento, ma
esistono anche contrasti sulla dottrina, sulle questioni etiche e sulle
norme di diritto ecclesiastico che hanno invece condotto a rotture tra le
Chiese; un ruolo decisivo in tal senso è stato spesso giocato anche da
specifiche circostanze storiche e da differenti tradizioni culturali. Al
fine di approfondire la comunione ecumenica, occorre assolutamente
proseguire negli sforzi tesi al raggiungimento di un consenso di fede.
Senza unità nella fede non esiste piena comunione ecclesiale. Non c'è
alcuna alternativa al dialogo.
Ci impegniamo
- a proseguire
coscienziosamente e con intensità il dialogo tra le nostre
Chiese ai diversi livelli ecclesiali e a verificare quali risultati
del dialogo possano e debbano essere dichiarati in forma vincolante dalle
autorità ecclesiastiche;
- a ricercare il
dialogo sui temi controversi, in particolare su questioni di fede e di
etica sulle quali incombe il rischio della divisione, e a dibattere
insieme tali problemi alla luce del Vangelo.
III -
La nostra comune responsabilità in Europa
"Beati gli
operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio"
(Mt
5,9)
7. Contribuire a
plasmare l'Europa Nel corso dei secoli si è sviluppata un' Europa
caratterizzata sul piano religioso e culturale prevalentemente dal
cristianesimo. Nel contempo, a causa delle deficienze dei cristiani, si è
diffuso molto male in Europa ed al di là dei suoi confini. Confessiamo la
nostra corresponsabilità in tale colpa e ne chiediamo perdono a Dio e
alle persone.
La nostra fede ci
aiuta ad imparare dal passato e ad impegnarci affinché la fede cristiana
e l'amore del prossimo irraggino speranza per la morale e l'etica, per
l'educazione e la cultura, per la politica e l'economia in Europa e nel
mondo intero.
Le Chiese
promuovono una unificazione del continente europeo. Non si può
raggiungere l'unità in forma duratura senza valori comuni. Siamo persuasi
che l'eredità spirituale del cristianesimo rappresenti una forza
ispiratrice arricchente l'Europa. Sul fondamento della nostra fede
cristiana ci impegniamo per un'Europa umana e sociale, in cui si facciano
valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia,
della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà.
Insistiamo sul
rispetto per la vita, sul valore del matrimonio e della famiglia,
sull'opzione prioritaria per i poveri, sulla disponibilità al perdono ed
in ogni caso sulla misericordia. In quanto Chiese e comunità
internazionali dobbiamo contrastare il pericolo che l'Europa si sviluppi
in un Ovest integrato ed un Est disintegrato. Anche il divario Nord-Sud
deve essere tenuto in conto. Occorre nel contempo evitare ogni forma di
eurocentrismo e rafforzare la responsabilità dell'Europa nei confronti
dell'intera umanità, in particolare verso i poveri di tutto il mondo.
Ci impegniamo
- ad intenderci
tra noi sui contenuti e gli obbiettivi della nostra responsabilità
sociale ed a sostenere il più possibile insieme le istanze e la
concezione delle Chiese di fronte alle istituzioni civili europee;
- a difendere i
valori fondamentali contro tutti gli attacchi;
- a resistere ad
ogni tentativo di strumentalizzare la religione e la Chiesa a fini etnici
o nazionalistici.
8.
Riconciliare popoli e culture
Noi consideriamo
come una ricchezza dell'Europa la molteplicità delle tradizioni
regionali, nazionali, culturali e religiose. Di fronte ai numerosi
conflitti è compito delle Chiese assumersi congiuntamente il servizio
della riconciliazione anche per i popoli e le culture. Sappiamo che la
pace tra le Chiese costituisce a tal fine un presupposto altrettanto
importante.
I nostri sforzi
comuni sono diretti alla valutazione ed alla risoluzione dei problemi
politici e sociali nello spirito del Vangelo. Dal momento che noi
valorizziamo la persona e la dignità di ognuno in quanto immagine di Dio,
ci impegniamo per l'assoluta eguaglianza di valore di ogni essere umano.
In quanto Chiese
vogliamo promuovere insieme il processo di democratizzazione in Europa. Ci
impegniamo per un ordine pacifico, fondato sulla soluzione non violenta
dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni forma di violenza contro gli
esseri umani, soprattutto contro le donne ed i bambini. Riconciliazione
significa promuovere la giustizia sociale all'interno di
un popolo e tra tutti i popoli ed in particolare superare l'abisso
che separa il ricco dal povero, come pure la disoccupazione. Vogliamo
contribuire insieme affinché venga concessa una accoglienza umana e
dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a chi cerca asilo in
Europa.
Ci impegniamo
- a contrastare
ogni forma di nazionalismo che conduca all'oppressione di altri popoli e
di minoranze nazionali ed a ricercare una soluzione nonviolenta dei
conflitti;
- a migliorare e
a rafforzare la condizione e la parità di diritti delle donne in tutte le
sfere della vita e a promuovere la giusta comunione tra donne e uomini in
seno alla Chiesa e alla società.
9.
Salvaguardare il creato
Credendo
all'amore di Dio creatore, riconosciamo con gratitudine il dono del
creato, il valore e la bellezza della natura. Guardiamo tuttavia con
apprensione al fatto che i beni della terra vengono sfruttati senza tener
conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro
limitatezza e senza riguardo per il bene delle generazioni future.
Vogliamo
impegnarci insieme per realizzare condizioni sostenibili di vita
per l'intero creato. Consci della nostra responsabilità di fronte
a Dio, dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per
determinare ciò che è illecito sul piano etico, anche se è realizzabile
sotto il profilo scientifico e tecnologico. In ogni caso la dignità unica
di ogni essere umano deve avere il primato nei confronti di ciò che è
tecnicamente realizzabile.
Raccomandiamo
l'istituzione da parte delle Chiese europee di una giornata ecumenica di
preghiera per la salvaguardia del creato.
Ci impegniamo
- a sviluppare
ulteriormente uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio
della logica economica ed alla costrizione al consumo, accordiamo valore
ad una qualità di vita responsabile e sostenibile;
- a sostenere le
organizzazioni ambientali delle Chiese e le reti ecumeniche che si
assumono una responsabilità per la salvaguardia della creazione.
10. Approfondire
la comunione con l'Ebraismo
Una speciale
comunione ci lega al popolo d'Israele, con il quale Dio ha stipulato una
eterna alleanza. Sappiamo nella fede che le nostre sorelle ed i nostri
fratelli ebrei "sono amati (da Dio), a causa dei Padri, perché i
doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!" (Rm 11,28-29). Essi
posseggono "l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la
legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo
secondo la carne." ( Rm 9,4-5).
Noi
deploriamo e condanniamo tutte le manifestazioni di antisemitismo, i
"pogrom", le persecuzioni. Per l'antigiu-daismo in ambito
cristiano chiediamo a Dio il perdono e alle nostre sorelle e ai nostri
fratelli ebrei il dono della riconciliazione. È urgente e necessario far
prendere coscienza, nell'annuncio e nell'insegnamento, nella dottrina e
nella vita delle nostre Chiese, del profondo legame esistente tra la fede
cristiana e l'ebraismo e sostenere la collaborazione tra cristiani ed
ebrei.
Ci
impegniamo
- a contrastare
tutte le forme di antisemitismo ed antigiudaismo nella Chiesa e nella
società;
- a cercare ed
intensificare a tutti i livelli il dialogo con le nostre sorelle e i
nostri fratelli ebrei.
11. Curare le
relazioni con l'Islam
Da secoli
musulmani vivono in Europa. In alcuni paesi essi rappresentano forti
minoranze. Per questo motivo
ci sono stati e ci sono molti
contatti positivi e buoni rapporti di vicinato tra musulmani e cristiani,
ma anche, da entrambe le parti, grossolane riserve e pregiudizi, che
risalgono a dolorose esperienze vissute nel corso della storia e nel
recente passato.
Vogliamo
intensificare a tutti i livelli l'incontro tra cristiani e musulmani ed il
dialogo cristiano-islamico. Raccomandiamo in particolare di riflettere
insieme sul tema della fede nel Dio unico e di chiarire la comprensione
dei diritti umani.
Ci
impegniamo
- ad incontrare i
musulmani con un atteggiamento di stima;
- ad operare
insieme ai musulmani su temi di comune interesse.
12.
L'incontro con altre religioni e visioni del mondo
La
pluralità di convinzioni religiose, di visioni del mondo e di forme di
vita è divenuta un tratto caratterizzante la cultura europea. Si
diffondono religioni orientali e nuove comunità religiose, suscitando
anche l'interesse di molti cristiani. Ci sono inoltre sempre più uomini e
donne che rigettano la fede cristiana, si rapportano ad essa con
indifferenza o seguono altre visioni del mondo.
Vogliamo
prendere sul serio le questioni critiche che ci vengono rivolte, e
sforzarci di instaurare un confronto leale. Occorre in proposito
discernere le comunità con le quali si devono ricercare dialoghi ed
incontri da quelle di fronte alle quali, in un'ottica cristiana, occorre
invece cautelarsi.
Ci
impegniamo
- a riconoscere
la libertà religiosa e di coscienza delle persone e delle comunità ed a
fare in modo che esse, individualmente e comunitariamente, in privato ed
in pubblico, possano praticare la propria religione o visione del mondo,
nel rispetto del diritto vigente;
- ad essere
aperti al dialogo con tutte le persone di buona volontà, a perseguire con
esse scopi comuni ed a testimoniare loro la fede cristiana.
*****
Gesù Cristo,
Signore della Chiesa "una", è la nostra più grande speranza di
riconciliazione e di pace. Nel suo nome vogliamo proseguire in Europa il
nostro cammino insieme. Dio ci assista con il suo Santo Spirito!
"Il Dio
della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché
abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo" (Rm
15,13)
*****
In qualità di
Presidenti della Conferenze delle Chiese europee (KEK) e del Consiglio
delle Conferenze episcopali europee (CCEE) noi raccomandiamo questa Charta
Oecumenica quale testo base per tutte le Chiese e Conferenze episcopali
d'Europa affinché venga recepita ed adeguata allo specifico contesto di
ciascuna di esse. Con questa raccomandazione sottoscriviamo la Charta
Oecumenica nel contesto dell'Incontro ecumenico europeo, che si svolge la
prima domenica dopo la Pasqua comune dell'anno 2001.Strasburgo, 22 aprile
2001
Metropolita
Jeremias Presidente, presidente della Conferenza delle Chiese d'Europa (KEK)
Card.
Miloslav Vlk, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali
d'Europa (CCEE)
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