Roma - Anello ferroviario. Si chiude nel 2010
 

  Roma - Anello ferroviario. Si chiude nel 2010

Di Piero Macchioni 

 

Il Cerchio si è chiuso. O meglio, si chiuderà nel 2010. Per quella data infatti le Ferrovie- che stanzieranno 1,3 miliardi di euro- contano di risolvere il problema storico della Capitale e darle finalmente una cintura ferroviaria che funga da tangenziale all'interno della città. Il Comune e Rfi, la società di rete delle Ferrovie, hanno trovato l'accordo: le 74 imprese artigiane di Tor di Quinto si sposteranno in un'area di Prima Porta, lasciando spazio libero ai binari. Entro cinque anni, salvo complicazioni, Rfi poserà i 10 chilometri di binari che mancano a completare l'ormai «mitico» Anello Ferroviario, costruendo il ponte sul Tevere e ripristinando la galleria Cassia-Monte Mario. L'obiettivo è poi quello di costruire, probabilmente in project-financing, un centro intermodale a Tor di Quinto, che dovrebbe servire anche in prospettiva dell'arrivo della linea C della metropolitana.

 

L'ANELLO. Rfi conta di unire entro il 2010 il tratto ferroviario che s'interrompe alla stazione Nomentana con la fermata «fantasma» di Vigna Clara. Risolta la questione degli artigiani, ora la società potrà investire in tutta tranquillità i 600 milioni di euro previsti per completare l'opera. Dei lavori sono già in corso nella galleria Cassia-Monte Mario per adeguarla e consolidarla, mentre l'opera più complicata è il ponte che dovrà attraversare il Tevere (la progettazione è già finanziata).

Tor di Quinto, in un secondo tempo, diventerà un incrocio tra ferrovie regionali, concesse e la futura Metro C. Una volta che Roma avrà il suo Anello non ci sarà una sola linea «circolare» (come accade per la Circle Line nel metrò di Londra) ma i romani avranno la possibilità di muoversi da un punto all'altro della città salendo a bordo del primo treno regionale in transito, cambiando mezzo al massimo una volta sola. Il sindaco Veltroni- che ieri ha illustrato l'accordo assieme all'ad di Rfi Mauro Moretti- ha anche sottolineato che la chiusura dell'anello ferroviario «sarà come una nuova metropolitana per Roma». Quando tutto sarà pronto ci saranno 11 fermate, l'incognita riguarda i treni: bisogna infatti che lo Stato investa in materiale rotabile per trasformare la rete regionale, o almeno qualche linea, in un'efficiente rete metropolitana. Veltroni ha detto che farà richiesta ai candidati e al nuovo governo «qualunque esso sia», perché «occorrono finanziamenti per il materiale rotabile e nuovi treni».

 

LE STAZIONI. La chiusura dell'Anello ferroviario permetterà di recuperare la stazione di Vigna Clara, costruita per i mondiali di calcio del '90 e mai utilizzata, e quella di Farneto. Nei progetti anche una fermata, esterna all'Anello, tra Nomentana e Nuovo Salario. Intanto Veltroni ha confermato che i lavori programmati vanno avanti: «Entro luglio di quest'anno apriremo la stazione Quattro Venti». La nuova stazione, sotterranea, sarà lungo il tracciato Fr3 che collega la stazione Ostiense a Viterbo. La fermata sarà tra San Pietro e Trastevere, l'area sarà liberata dai cantieri già ad aprile. Per il direttore dell'Ufficio riqualificazione aree ferroviarie del Prg del Comune, Federico Marabotto, «la stazione consentirà agli abitanti del quartiere di Monteverde di avere un accesso alla linea ferroviaria».

 

GLI ARTIGIANI. La chiusura dll'Anello ferroviario è resa possibile dallo spostamento dell'insediamento artigianale e aziendale di Tor di Quinto. Sorto in maniera «spontanea» negli Anni '50 oggi dà lavoro a 74 aziende e 600 persone, cui ne vanno aggiunte altre mille occupate nell'indotto. Si tratta principalmente di centri di lavorazione di metalli, sfasciacarrozze, depositi e produzione di marmo e bitume. L'accordo raggiunto prevede il loro spostamento in un'area- per il 75% del Comune- che l'amministrazione ha individuato a Prima Porta. Su una superficie di oltre 60 mila metri quadrati sarà attrezzata un'area dove troveranno posto le aziende, mentre i privati realizzeranno attività ricettive e residenziali per 7 mila metri quadrati. Secondo l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut «il trasferimento potrebbe cominciare tra un paio di anni». L'area comprende al suo interno anche l'insediamento archeologico del Parco di Livia, che sarà ampliato

 

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