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L'atteggiamento della
popolazione trentina nei confronti della Germania nazista durante il periodo dell'
Alpenvorland 1943-1945
a
cura di Gregorio Baggiani
(dal
sito http://www.baggiani.3000.it)
Introduzione
Il Trentino ha una storia
millenaria di convivenza con lelemento germanico, caratterizzata dal fatto che
attraverso i secoli, dal Medioevo fino al 1803, data in cui entrò a fare parte dellimpero
asburgico e ne diventò una delle province più integrate, riuscì a conservare una
sostanziale indipendenza nei confronti del potente vicino del nord. La borghesia della
città di Trento intrattenne sempre dei rapporti molto intensi con l'elemento tedesco,
senza per questo lasciarsene soggiogare o rinunciare a rivendicare la propria italianità.
E soltanto a partire
dalla seconda metà del XIX secolo che i primi moti indipendentisti cominciarono a
scuotere il terreno politico e sociale trentino, e la borghesia iniziò a richiedere una
maggiore autonomia delle istituzioni locali ed in particolare lapertura di ununiversità
in lingua italiana, negata risolutamente dagli austriaci che temevano unulteriore
crescita del nazionalismo italiano. Il popolo trentino si trovò ben presto diviso tra
coloro che appoggiavano la resistenza antiaustriaca e coloro che invece, ed in particolare
nelle valli, appoggiavano incondizionatamente la fedeltà allimperatore ed in
generale allimpero. A distinguersi in particolare nella fedeltà allimpero
furono due classi sociali apparentemente distanti come la classe contadina e laristocrazia.
Tali sentimenti non mutarono di molto nel corso dei venti anni successivi alla fine della
I guerra mondiale, ed alla caduta dellimpero asburgico.
Di tali sentimenti diffusi nellaristocrazia
trentina resta traccia nel romanzo di Isabella Bossi Fedrigotti, nota scrittrice di
tendenze conservatrici, in cui vengono narrati gli avvenimenti di quel periodo visti con
l'occhio della nobiltà e di quella parte della popolazione che era di discendenza tedesca
ma che era sempre vissuta in Trentinoed in cui sotto lo pseudonimo di Kurt Stauderer
si esprime il pensiero del Consigliere Germanico Kurt Heinricher. Più in generale il
libro rivela come il sentimento di appartenenza nazionale delle popolazioni non fosse
sempre coincidente con l'appartenenza etnica degli individui. Un trentino di discendenza
germanica poteva sentirsi compiutamente italiano, mentre dei trentini di nazionalità
italiana o ladina potevano sentire di appartenere culturalmente al Tirolo germanofono.Cito
da un documento: Vigo di Fassa. Il 26/07/1945 . < Ai Fassani> Di questi
giorni circolavano nel comune di Vigo delle liste abbondantemente firmatem, che chiedevano
l aggregamento della Valle di Fassa alla Provincia di Bolzano per ragioni
economiche e geografiche.So che per fortuna liniziativa non parte da Fassa e mi
ripugna credere che chi ha firmato l abbia fatto dopo matura riflessione. Se si
pensa che una richiesta identica venne inoltrata non molto tempo fa al Commissario Supremo
delle Prealpi Franz Hofer dagli optanti fassani che in quel tempo credevano ancora in
Hitler ed in una vittoria della Germania, lintempestiva richiesta parallela nella
forma e nello spirito si presta facilmente a delle interpretazioni poco lusinghiere per i
fassani.Tenuto conto di tutto potrebbe nascere il sospetto che gli scopi non siano
limpidamente economici ed ispirati da ragioni <<geografiche>> ma che in un
recondito( molto recondito) angolo dell anima di molti fassani arda ancora un
rimasuglio di candela per Hitler e sicari, per furono per sei anni i massacratori ed i
macellai dell uman genere.
Nel libro di Isabella
Fedrigotti sunnominato vengono descritti gli atteggiamenti della nobiltà conservatrice
favorevole alla restaurazione dell'antica unità tirolese che per questo motivo appoggiava
il tentativo di restaurazione del Gauleiter Hofer.
Altra tematica importante che
appare nel romanzo è quella dell'estrema povertà in cui viveva buona parte della
popolazione e che da sola bastava a spiegare la paura e la diffidenza con cui la maggior
parte di essa, ligia da sempre al concetto di legalità, considerava il movimento
partigiano che non sempre riusciva a distinguersi dal semplice banditismo, così come
veniva rappresentato dalla pressante propaganda tedesca. Di ciò il movimento partigiano
era ben conscio ed i provvedimenti presi in tal senso verranno esaminati nei paragrafi
successivi.
Il primo
dopoguerra e l'affermarsi del fascismo.
Il Trentino fu zona di
guerra negli anni che andarono dal 1915 al 1918 e le devastazioni furono tanto laceranti
da lasciare un ricordo indelebile presso le popolazioni locali, che non mancò di produrre
i suoi effetti allorché venne proclamata la Zona d'Operazione Alpenvorland nel settembre
del 1943. E' una società divisa ed allo stesso tempo piena di aspettative quella trentina
del primo dopoguerra. Aspettative che, come sappiamo, andarono presto deluse. La
fase politica che caratterizzò il periodo dalla fine del primo conflitto mondiale fino
all'avvento del fascismo fu caratterizzato dalla costante delusione delle aspettative
maturate nella popolazione trentina nel corso del conflitto. Il governo centrale continuò
a fare promesse ma la politica si rivelò sostanzialmente priva di contenuti ed evasiva.
Un primo elemento fu costituito dal tasso di cambio dello scellino austriaco, perché il
governo italiano decise di fissare ad un livello molto basso il tasso di conversione della
corona asburgica, provocando immediatamente ingenti danni ai risparmi della popolazione
custoditi presso le banche In seguito vennero negati i riconoscimenti pensionistici
a coloro che si erano trovati a combattere sul fronte avverso, a cui fu riservato un
destino di oblio e simbolicamente di "damnatio memoriae".Anche nei
confronti di coloro che avevano prestato servizio presso l'amministrazione asburgica venne
praticata una politica estremamente punitiva, contribuendo in tal modo a creare anche in
Trentino delle "memorie divise" all'interno della stessa popolazione. Soltanto
riguardo ad una possibile autonomia furono fatte dal governo alcune vaghe promesse che
però non si concretizzarono in realtà. Il deteriorarsi della situazione politica
italiana nel 1921-1922 con i governi Bonomi e Facta e l'esaltarsi del nazionalismo via via
che il fascismo prendeva quota con la provocazione e la violenza, sembrarono compromettere
non poco le future sorti amministrative della Venezia Tridentina. Fu in questo clima che
si fece più stretta la collaborazione tra i popolari trentini, guidati da Alcide De
Gasperi ed i liberali o almeno la parte di essi che non si era staccata dal partito
schierandosi su posizioni filofasciste.
Nei primi anni del dopoguerra i
partiti politici trentini, nati nel periodo della sovranità austriaca sul territorio e
che pur nell'ottica di finalità diverse, avevano combattuto nel Landtag di Innnsbruck e
nel Parlamento di Vienna una lunga battaglia per l'ottenimento di un'autonomia separata
per la parte italiana del Tirolo, si ritrovarono concordi nel chiedere al governo italiano
il mantenimento delle istituzioni autonomistiche, sia per la provincia, sia per i comuni
che costituivano il nerbo dei territori che dovevano entrare a far parte del Regno
d'Italia. La richiesta generalizzata era quella di un'autonomia estesa all'intera Venezia
Tridentina nella quale l'elemento italiano, risultante in maggioranza, costituisse un
argine all'irredentismo della minoranza di lingua tedesca i cui programmi non nascondevano
l'aggressività pangermanista. Non rientrava certo nella prospettiva delle forze politiche
trentine, tranne che per il gruppo nazionalista, la volontà di compromettere o mutare i
caratteri etnici dell'Alto Adige per il quale, al contrario, si auspicava un'autonomia di
tipo avanzato nell'ambito dello Stato italiano. Ma l'idea di concedere un'autonomia
distinta da quella di Trento veniva vista sfavorevolmente dalla maggior parte degli
esponenti politici trentini e dalla stessa popolazione.
I nazionalisti reclamavano la
circoscrizione unica ed Ettore Tolomei, per diluire l'elemento tedesco in un'unica ampia
area popolata da italiani, proponeva addirittura la suddivisione della provincia di
Bolzano in senso longitudinale e la sua aggregazione alle province italiane limitrofe. Fu
così che Cortina d'Ampezzo e Livinallongo furono attribuite alla provincia di Belluno. Il
governo italiano, inoltre, per rispetto della minoranza tedesca decise di aggregare le
valli ladine alla provincia di Trento mentre le zone mistilingue furono aggregate alla
provincia di Bolzano. Il risultato di questa operazione non si fece attendere perché la
minoranza italiana delle zone mistilingue si astenne dal voto in segno di protesta, mentre
i ladini votarono in massa a favore della lista tedesca.
Quando con l'avvento al
potere del governo Mussolini ci si rese conto dell'indirizzo centralista del nuovo corso
politico, i liberali ed i popolari convocarono il 14/11/1922 il convegno dei sindaci
trentini sulla base di un programma di chiara matrice liberale. Tale programma intendeva
contrapporsi alla cancellazione delle tradizionali autonomie comunali, allo scioglimento
ed al controllo di una serie di istituzioni economico-sociali fortemente
radicate nella coscienza della popolazione e la cui soppressione farà nascere in Trentino
una resistenza caratterizzata non tanto da azioni clamorose o spettacolari, bensì da
mancanza di collaborazione, da silenzio e vuoto attorno al regime.
Questa forma di resistenza
silenziosa fu alimentata soprattutto dai cattolici attraverso le organizzazioni ad
impronta religiosa, gli oratori, le parrocchie, i consorzi alimentari, gli enti
mutualistici sopravvissuti, la diffusione capillare della stampa cattolica, la parola del
sacerdote che continuava ad esercitare una grande influenza sulla popolazione, in
particolare su quella contadina.
Cito a questo proposito
la testimonianza dell'onorevole Flaminio Piccoli: " Il nostro modo di
essere nelle organizzazioni giovanili cattoliche si distingueva nettamente da tutto quello
che avveniva fuori della società. Basti pensare che per ogni incarico, per ogni mansione
tra noi c' erano discussioni e poi libere elezioni che si svolgevano in maniera
democratica. Si trattava certamente di piccole cose, ma a noi giovani sembrava davvero di
respirare una boccata di libertà e tolleranza, anche perché di quelle associazioni
facevano parte giovani di estrazione diversa dalla nostra. Insomma là dentro ci sentivamo
veramente al riparo dalla retorica, dalla stupidità, dalla volgarità e da tutti gli
altri veleni con i quali il fascismo stava educando i giovani. E poi non bisogna
dimenticare gli stimoli all'antifascismo- quello vero, nato da una coscienza morale
profonda- che ci furono offerti dai nostri assistenti ecclesiastici, i quali non
lasciavano passare occasione per denigrare e mettere in ridicolo le iniziative del regime"
Mi sembra importante allora
riportare anche quanto scrive la Professoressa Maria Garbari : " Tale resistenza
ebbe il merito indubbio di allontanare la popolazione dai miti totalitari, ma contribuì
anche a mantenere in vita una chiusura localistica e la permanenza di un modello di vita
schivo e conservatore che avrebbe potuto pregiudicare, all' atto del ritorno alle libertà
democratiche, il reinserimento di una parte dei trentini nella prospettiva della dinamica
vita nazionale. Contribuiva anche a chiudere la provincia in se stessa il senso di
abbandono volutamente messo in atto dal regime come misura punitiva : il
trasferimento degli alti uffici militari, giudiziari e ferroviari in altre province, l'
assenza di contributi per opere di ricostruzione o nuove, il mancato sostegno nel campo
dell' industrializzazione e degli altri settori economici che permanevano asfittici. E
tutto questo mentre nella vicina provincia di Bolzano si interveniva in modo massiccio
creando ex novo una zona industriale, potenziando i lavori pubblici, aprendo uffici di
prestigio, favorendo un quadro di benessere che, nei progetti di Mussolini, avrebbe
agevolato la rapida italianizzazione del territorio.Il distacco della provincia di Bolzano
da quella di Trento, avvenuto nel gennaio del 1927, fu un duro colpo per la classe
intellettuale e dirigente trentina legata ai valori dell'irredentismo e del prestigio
nazionale, anche al di fuori dell' ideologia fascista. Il provvedimento fu interpretato
come una sconfessione delle capacità dei trentini di tutelare ai confini l' interesse per
il quale, prima e durante la guerra, avevano affrontato sacrifici e rischi,e sembrò
mettere in crisi persino la loro fede nazionale. Questa funzione di avamposto
nazionale viene assunta dalla classe dirigente trentina in modo assolutamente speculare
rispetto a quanto era avvenuto in Alto Adige per la classe dirigente altoatesina connotata
da forti tendenze pangermaniste. Ancora una volta una sorta di attrazione-repulsione
caratterizzerà il rapporto tra le due comunità nazionali all'interno della regione, ma i
trentini, come detto sopra, solo in rari casi si esprimeranno a favore di una repressione
dell' elemento tedesco ma solo di un suo contenimento.
Nacque così in questa
circostanza la polemica sul "trentinismo" e sulla presunta miopia localistica
dei suoi abitanti, compresa la classe dirigente, dando così inizio ad una serie di
malintesi con il potere centrale, che si sarebbero rivelati in tutta la loro gravità
durante il periodo dell'Alpenvorland con un diffuso collaborazionismo o almeno
attendismo e sarebbero continuati fino al secondo dopoguerra ed allo statuto autonomo del
1948.
Alla luce dei fatti si può
affermare che al regime fascista mancò qualsiasi sensibilità nei confronti dei problemi
e degli interessi specifici di queste terre e per questo motivo le terre redente, tanto
care alla retorica nazionalista e fascista, si trasformarono in una sorta di "trincea
ideologica" pronta a respingere qualsiasi pur minimo approccio politico o ideologico
del regime rispetto al quale la cultura trentina impregnata di etica lavorativa,
concretezza, parsimonia, rispetto della legge e morigeratezza nelle espressioni e nel modo
di vivere era assolutamente agli antipodi.
La popolazione trentina
reagì alla massiccia immigrazione di popolazione proveniente dalle province finitime e
dal Meridione, accusandola di essere incompetente e corrotta, motivo che riecheggiò nei
programmi del C.I.T, il Comitato Indipendentista Trentino e nella chiusura mentale e nel
regionalismo esasperato portato avanti dall'avvocato trentino Adolfo de Bertolini (uomo di
tendenze liberali già Commissario Prefetto di Trento durante la Prima guerra mondiale. De
Bertolini diverrà il Commissario Prefetto nominato dal Gauleiter Hofer
durante il periodo dell' Alpenvorland. Allora la parola "trentino" o di
"origine trentina" diventerà una sorta di espressione salvifica e di titolo di
merito perché implicherà l'amore per la terra natia, il rispetto delle leggi.
Dando un ruolo centrale ad una
amministrazione efficiente ed ad un personale qualificato, che venne ritenuto talmente
indispensabileda essere esonerato dal servizio militare, si reintrodusse il concetto di
meritocrazia, ottenuta esercitando sull'insieme della popolazione maschile una
sorta di scrematura basata sulle competenze tecnico-amministrative e non più
necessariamente politiche, in questo la visione di de Bertolini concordava con quella del
Gauleiter Hofer,mettendo implicitamente l'accento sul valore attribuito alla buona
amministrazione locale, alla collaborazione dei diversi ceti sociali. Scrive de Bertolini
: Tale guardia va
composta esclusivamente da soldati della provincia di Trento, come trentini dovranno
essere, almeno dopo un primo tempo, gli ufficiali e sottufficiali che li comandano. Si
tenderanno qui la mano i figli dei patrizi e quelli del popolo, i giovani avviati agli
studi con quelli che devono guadagnarsi la vita con la forza delle loro braccia; tutti
però animati da un medesimo slancio; quello di trovare in un lavoro disciplinato il
fermento di una più utile esistenza, a vantaggio della collettività sociale
Essa impedirà che la collettività provinciale possa essere sommersa da elementi
estranei, conserverà al Paese la sua impronta locale tramandata dai padri; eviterà allo
sfregio di quell'onesto costume che ha fatto in passato della gente trentina, più che un
popolo, una famiglia
Sin dagli esordi della nominadi
Adolfo de Bertolini a Commissario Prefetto nel settembre del 1943, si cercò di inibire
gli episodi di violenza contro gli esponenti del passato regime fascista, di restaurare le
antiche modalità di vita del territorio con proclami dai tratti fortemente ideologici
Come è stato reso noto
dalla stampa quotidiana, il Commissario Supremo ha rivolto un appello alla popolazione
trentina, acchè seguendo quanto è avvenuto e avviene in Germania voglia partecipare alla
raccolta a favore del soldato.Questo appello deve essere da noi raccolto non solo per lo
scopo a cui tende, ma anche perché fatto dal Commissario Supremo, cioè da colui,che ha
saputo mantenere la nostra provincia in pace e tranquillità, destando persino l' invidia
delle province finitime; fornire alla popolazione il necessario per i bisogni essenziali
ed interporsi inoltre anche per gli altri nostri postulati, anche se questi non poterono
poi essere soddisfatti che in parte.Il soldato, che da tempo tutto se stesso
sacrifica per impedire che le nostre istituzioni vengano distrutte dal dilagare di ordini
sovversivi, merita certo la nostra riconoscenza. Tradizioni familiari, per le quali la
diligenza, il risparmio, la sobrietà di successive generazioni sono arrivate a possedere
tanta terra quanta possono lavorare le braccia dei suoi componenti, o dall' apprendista
sorse l' artigiano, che ad affermare la sua creazione individuale; ambiente ben diverso da
quello creato dall' ammasso del capitale con riuscì le conseguenze dei trust e del
proletariato del braccio e della mente; tutta la nostra vita montanara verrebbe sommersa
da un sistema, dove l' uomo non è che un atomo, privo di libertà e di iniziativa, di un'
ente astratto, che tutto assorbe ed asservisce.Ciò
era inteso essenzialmente a privilegiare la prestazione lavorativa rispetto
alla cattiva politica imposta dall'alto.Si trattò in ultima analisi di un
processo di svalutazione della politica come confronto tra interessi e concezioni diverse.
Del resto lo stesso nazismo non fu una dottrina politica intesa al confronto dei diversi
soggetti politici,e quindi all'arte del compromesso e dell' accordo, ma una pura visione
del mondo assoluta e immanente, dai tratti quasi teologici di verità rivelata che
comportava necessariamente la totale distruzione del nemico, Feindbild, o se
necessario, anche la propria. Scrive a questo proposito lo storico tedesco americano di
origine ebraica Geoge Mosse: In più si riteneva che questo pragmatismo
della propaganda nazista fosse dimostrato dal fatto che essa rifiutava ogni
discussione con gli avversari e ogni confronto di opinioni. In questa osservazione c' é
una certa verità, perché nessuna fede propriamente radicata é aperta al dialogo
razionale.Questo processo di sostanziale svalutazione
della politica come confronto tra diversi interessi ed opinioni in favore di una visione
patriarcale della società avvenne dopo venti anni di oppressione e corruzione fascista,
in cui le parole d'ordine che godevano del sostanziale appoggio della popolazione trentina
erano la maggiore autonomia amministrativa possibile ed il lavoro inteso come
professionalità e correttezza Questa concordanza di interessi tra la politica del
Gauleiter e la popolazione durò alcuni mesi, almeno fino a quando nel febbraio-marzo 1944
le precettazioni tedesche per il lavoro non divennero troppo pressanti. Esse costituirono
per gran parte della popolazione trentina un brusco risveglio dall'illusione di potere
aspettare la fine della guerra in relativa tranquillità.
La situazione
socio-economica
La caratteristica dominante della
proprietà agricola era costituita dal frazionamento della terra in piccole proprietà,
soprattutto in collina e in montagna dove il proprietario possedeva più appezzamenti di
terreno anche distanti tra loro. Vi era un assoluta superiorità numerica delle aziende
gestite dai proprietari stessi e il bracciantato agricolo rappresentava un fenomeno
perlopiù marginale, a cui veniva preferito lo scambio tra i componenti delle famiglie
interessate a seconda dei bisogni e delle necessità di braccia e di bestiame da lavoro di
ognuna di esse. Questa reciproca interazione tra le aziende agricole contribuì a creare
una solidarietà ideologica e di fatto tra le famiglie contadine. I prodotti coltivati in
regione erano soprattutto seminativi, con una leggera prevalenza di cereali, alberi da
frutta ed altre colture legnose specializzate, foraggi, basati su un tipo di coltivazione
principalmente integrante come ad esempio il mais. L'economia industriale del Trentino
mancava di grandi poli industriali quali si erano sviluppati nel cosiddetto
"triangolo industriale" formato da Torino, Milano e Genova, ma era invece
costituito dall'assoluta prevalenza delle medie e piccole aziende. L'industrializzazione
della provincia avvenuta dopo le guerre napoleoniche soprattutto nel settore tessile,
accompagnata da una espansione nel settore commerciale, subì un rallentamento per le
vicende politico-militari che caratterizzarono l'Italia della seconda metà del secolo
diciannovesimo, di cui il Trentino era stata al centro ( ricordiamo la battaglia di
Bezzecca del 1866, combattuta tra le truppe garibaldine e gli austriaci in cui l' Eroe dei
due Mondi, pur avendo conseguito un' importante vittoria militare, pronunciò il celebre
"obbedisco" per obbedire agli ordini del re).
Il progressivo sgretolamento
dell'impero asburgico e la perdita della Lombardia ad opera di Napoleone III nel
1859, la perdita del Veneto nel 1866 ad opera della Prussia di Bismarck che voleva
ridimensionare l'influenza austriaca in favore di una soluzione piccolo-tedesca
nella Germania meridionale, la necessità della nascente nazione tedesca di
trasformare il grande sviluppo economico in una egemonia politica in Europa, prima,
avvedutamente, con Bismarck, poi, arrischiatamente, con il Kaiser Guglielmo II
con il suo avventurismo o come si suole dire oggi con la sua brinkmanship non fecero altro che acuire la già
latente tensione austro-tedesca. Tutti questi fattori obbligarono l'economia
trentina ad un progressivo ri-orientamento dei suoi mercati di esportazione verso l'Europa centrale. Necessità che si fece
sentire in maniera ancora più pressante allorché il Trentino entrò a far parte del
Regno d'Italia nel 1918 e si trovò a dover cercare nuovi mercati all'interno dell'Italia
per sostituire quelli perduti in Europa centrale con la dissoluzione dell'impero k.u.k..
Solo dopo la Prima guerra
mondiale, l'opera di industrializzazione del Trentino iniziò faticosamente, contando
principalmente su tre fattori: il patrimonio idrico, la presenza di una buona e abbondante
manodopera locale, la presenza di materie prime, nonché delle ormai ben note e
svariatissime attrattive turistiche naturali.
Lo sviluppo economico trovò una
serie di impedimenti dovuti agli alti costi aggiuntivi causati non solo dallelevato
tasso d'interesse del denaro e dalle più sfavorevoli condizioni del dopoguerra, ma anche
da altri impedimenti di carattere internazionale e contingente, quali i contrasti politici
ed economici ai quali ho accennato nei paragrafi precedenti e che " crearono
alla nascente industria del Trentino una situazione di disagio e di pesantezza
pregiudicandone gravemente lo sviluppo e ponendola in condizioni di inferiorità nei
confronti di quello che potrebbe essere, particolarmente nei riguardi di alcuni suoi
aspetti principali e delle favorevoli condizioni di ambiente"
Risulta quindi chiaro che l'economia trentina
ebbe bisogno di un periodo di riadattamento al nuovo contesto politico che si era venuto a
creare in seguito allannessione al Regno d'Italia; tentativo non perfettamente
riuscito visto che dalla situazione politica ed economica successiva scaturirono le
condizioni per cui in una parte consistente della popolazione trentina si
diffuse un forte malcontento anche economico che sfociò durante il periodo
dell'Alpenvorland in un diffuso attendismo o addirittura collaborazionismo con le truppe
naziste occupanti, specie se tirolesi.
La
guerra e i 45 giorni badogliani
dal 25 luglio all8 settembre 1943.
Alla caduta del fascismo il 25
luglio 1943, in Trentino, come nel resto d'Italia, la popolazione si lasciò prendere
dall'entusiasmo, senza immaginare che i problemi della nazione già prostrata dalla guerra
erano tuttaltro che finiti, ma si apprestavano ad entrare, se possibile, in una fase
ancora più dolorosa e più tragica. A testimonianza di questo clima di fervore restano le
lettere e gli articoli che esponenti del ceto intellettuale, ma anche semplici contadini
scrissero alla redazione del Brennero, nel periodo che va dal 25 luglio
all' 8 settembre 1943.
L'avvocato Giuseppe Menestrina
(padre dell'esponente democristiana Anna Menestrina di cui si trovano più avanti brani
tratti dal suo diario) ad esempio scrive sulla prima colonna del giornale Il
Brennero un articolo di cui si riporta integralmente il contenuto :
Vita comunale
: L'anima trentina vibrò di
esultanza, anche nei villaggi più remoti alla notizia del fausto avvenimento del 25
luglio. Il suo giubilo fu paragonabile e sotto un certo riguardo superiore a quello delle
indimenticabili giornate del novembre 1918. La dominazione straniera era stata opprimente
perché in contrasto cogli ideali nazionali che volevano tutti gli italiani uniti sotto
una sola bandiera; ma l'oppressione dell'interminabile ultimo ventennio fu più
intollerante e più avvilente, perché negatrice di ogni morale pubblica e privata,
spregiudicata e violenta. Per coloro nei quali predominano il sentimento e l'amore
familiare, la caduta del fascismo aveva portato la speranza illusoria della fine della
guerra, che invece continua: nella maggioranza del nostro popolo l'avvenimento era da solo
ragione di piena, incontenibile letizia; esso significava l' attesa riconquista di quella
libertà che é <<dolce dell'alme universal sospiro>>. Da tutti si intuì che,
finché perdura la guerra, non si potrà accordare una piena libertà; si riteneva
tuttavia che si avrebbe avuto già ora la liberazione da coloro che col senno e con la
mano hanno operato a danno del Paese. Vedemmo infatti degli importanti atti di epurazione.
Sono scomparsi taluni famigerati organi dell' oppressione : vennero sciolti il Partito e
la Milizia venne passata a far parte delle Forze Armate, soppresso il Tribunale speciale,
licenziata quella Camera dei Fasci che diede spettacolo di disciplinata taciturnità e di
profittevole servilismo. Eguale sorte é probabilmente riservata ad altri alti consessi, i
quali per la autorevolezza dei loro membri, avrebbero potuto e dovuto porre argine
all'assolutismo demagogico. Ma molto in questo triste campo resta a farsi; ed anche nella
nostra regione con legittima impazienza e si attenda e certezza si attende che vengano
finalmente eliminati dalle pubbliche amministrazioni quegli individui che con morboso zelo
concorsero all'oppressione degli spiriti e fecero mal governo della cosa pubblica. Codesto
mal governo venne subito con speciale angoscia nei Comuni minori, dove l'interessamento
dei cittadini per la gestione comunale é sempre stato più attento che nei grandi centri.
Negli uni come negli altri, sciolte le rappresentanze del popolo, si ebbe dapprima la
reggenza dei commissari prefettizi, che piovutici addosso dalle più lontane parti del
Regno, consideravano l'ufficio una sinecura compensatrice delle loro benemerenze nel
partito, poco o punto si curavano degli interessi comunali e si pappavano un buon
stipendio che spesso arrotondavano con personali speculazioni a danno del Comune.
Ma anche i comuni cittadini,
scrissero lettere : Lo studente Gino Vacicardi, degli Alpini, dice che per
parlare sui giovani d' oggi occorre essere stati alle armi nel cui esercizio si sono
apprese verità che il fascismo non lasciava credere e che i giovani che han fatto la
guerra non sono, per questo, così digiuni di norme e istinto politico come i giovani del
GUF, pappagalli, finora, in istivali, lascian credere
Molte lettere recano lo stesso
tono, anche se in alcune si auspica che non tutti coloro che avevano creduto nel fascismo
e lavorato per la sua realizzazione vengano coinvolti nella sua generalizzata condanna.
Il vescovo de Ferrari intervenne
per sedare gli animi infervorati dalla subitanea caduta dell'odiato regime fascista :
Al venerabile Clero e diletto Popolo della città e Diocesi
L'ora grave che incombe sulla Patria non mi
consente di prolungare più oltre un silenzio che se voleva significare completa fiducia
nel senso del dovere e soprattutto nel buon senso della mia gente trentina, non soddisfa
tuttavia le esigenze del mio personale sentimento e tanto meno delle gravi responsabilità
di Capo della Diocesi. Vi dirò dunque due sole parole attinta la prima al Poeta italico e
sia rivolta ai cittadini; attinta la seconda al Testo Sacro e la rivolgo ai credenti:
corrispondono entrambe a ciò che in questo momento storico il ben inteso amor patrio
esige imperiosamente da ognuno di noi sopra ogni altra cosa: granitica unità di menti e
di cuori, fede in Dio. Guai se il terribile conto di una guerra come la presente non ci
trovasse tutti uniti: mai come oggi risuonò più sacro il << siam fratelli, siam
stretti ad un patto; maledetto colui che l' infrange>>..... Ciascuno al suo posto,
senza sbandamenti, senza critiche od omei; niente miracolismi, strategie, vociferazioni;
mai il silenzio fu più d' oro, mentre la guerra dei nervi tende ad essere ripresa. Si
parli invece a Dio, supplici, ricordando, contro la presuntuosa superbia umana che
<< nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilant qui custodiunt eam>>.
L' avessero compreso prima quanti, facendosi una divinità astratta della patria,
presunsero di promuoverne gli interessi senza e persino contro Dio! Intensifichiamo
pertanto la nostra vita religiosa e più precisamente cristiana, non paghi di esteriorità
convenzionali e di formalismi vuoti, ma in piena coerenza col credo religioso sia la
condotta morale di tutti e non tarderà a farsi sentire la divina protezione sul popolo
che ha eletto Iddio per la sua eredità: la vergine Taumaturga. Castellana d'Italia,
affretti col tuo potente patrocinio l'alba degli auspicati giorno migliori. Vi benedico
assai di cuore- Trento, 1 agosto 1943- Carlo, Arcivescovo
In queste poche righe il vescovo abiurò la
fede fascista che aveva sempre dichiarato in pubblico e nell' ora grave che incombe
sulla Patria raccomandò ai cattolici ed ai cittadini in generale di mantenere la
calma e non dare adito a precipitose vendette contro gli esponenti del passato regime o
quanti avessero approfittato della loro posizione per commettere soprusi o malversazioni.
Da questo momento il vescovo de Ferrari si distinguerà per una posizione di basso
profilo nei confronti delle autorità tedesche con le quali si limiterà ad
intrattenere sporadici contatti, non sempre contrassegnati da mutua comprensione.
La proclamazione
della ZOP Alpenvorland e il contesto internazionale.
Con listituzione della Zona
d'Operazione Alpenvorland, la situazione di sospensione in attesa degli avvenimenti della
popolazione trentina mutò improvvisamente. Il 18 settembre l'avvocato trentino Adolfo de
Bertolini proclamò la costituzione della Zona d' Operazione Alpenvorland, dichiarando di
avere ricevuto l'investitura dal Gauleiter Hofer - con un episodio di vago
sapore pseudo-democratico perché la decisione era stata in realtà già stata presa- e
dai maggiorenti della città nonché un piccolo gruppo di operai e artigiani, episodio ben
ricostruito a posteriori dalla serie i 600 giorni dell'Alpenvorland de
Il Popolo Trentino. Così scrive a cinque anni di distanza
dall'avvenimento Il Popolo Trentino, una delle poche fonti che ho
potuto consultare in merito a questa riunione, : Il comm. Catoni parlò
per ultimo. Interpretando il pensiero dei convenuti, in preda a evidente commozione, egli
ringraziò il Commissario Supremo per le promesse fatte e per la piena comprensione
incontrata dai desideri di tutti.<<E' un raggio di sole- egli concluse- che giunge a
squarciare le tenebre>>.La notizia di quanto era avvenuto fra le mura ristrette
della sede bancaria si propagò come il vento. La popolazione trasse un profondo respiro e
fu lieta di sapere che un uomo di questa terra, riprendeva il timone della Provincia nel
momento del pericolo maggiore, dopo ché per una lunga serie di anni, per volontà
estranea a quella dell'ambiente, esso era stato affidato d'imperio, coattivamente, a
uomini che non sempre e, anzi raramente, ebbero più a cuore il compimento d'una carriera
che non la tutela dei giusti interessi della Provincia. Fu un' esplosione di gioioso
stupore e di profonda soddisfazione, tanto più sentita in quanto imprevista : una
sorpresa che tramutava in realtà la certezza di una vita tranquilla giacché la decisione
di Hofer veniva a impedire anche la lotta politica e, con essa, lo spettro di una lotta
intestina.
Interessante notare come il
Popolo Trentino narri dei fatti ponendo le parole pronunciate dallavv.
De Bertolini sotto una luce positiva Da Voi, Commissario Supremo, voglio però
una promessa. Questa: che la violenza e l'arbitrio non abbiano ragione sui diritti del
popolo. Nessun soldato tedesco ritenga di avere maggiore diritto di un qualsiasi cittadino
per il semplice fatto di portare un fucile. Il Commissario Supremo annuì.
Ma più interessante ancora mi
sembra il proclama che annunciava alla popolazione la costituzione della Zona d'
Operazione sulle pagine de Il Trentino in data 18/09/1943 :
Proclama del Commissario Prefetto de Bertolini : Nell'assumere dalle mani del
Commissario Supremo per le province di Bolzano, Trento e Belluno, l' incarico di
Commissario Prefetto, invito la popolazione trentina a mantenersi calma, attendendo al
proprio lavoro. Sarà una delle mie prime cure di provvedere acché la vita civile, in
quanto lo consentano le operazioni di guerra, rientri nelle condizioni di normalità.
Invito i cittadini ad espormi senza inutili formalità le loro domande riflettenti cose di
pubblico interesse, promettendo loro di aiutarli nei limiti delle
possibilità del momento. Dal canto mio attendo che la popolazione collabori onestamente,
in modo, che sia raggiunta la finale vittoria delle armi germaniche; solo così potrà un
giorno nelle migliorate condizioni di vita raccogliere il compenso per i sacrifici ora
sopportati. Due elementi appaiono con particolare chiarezza in questo
proclama del Commissario Prefetto de Bertolini :
1) la semplificazione della vita
amministrativa, come abbiamo visto anche nel caso dell' Alto Adige; 2) la frase
sia raggiunta la finale vittoria delle armi germaniche, che Ada
Saletti, sua dattilografa, testimoniò durante al processo a de Bertolini essere stata
aggiunta dal Consigliere Germanico Kurt Heinricher a posteriori ed all'insaputa di de
Bertolini.
Si ritrova insomma, di
nuovo, la concezione della politica ridotta a buona amministrazione e alla ricerca della
coesione sociale, ma a quanto mi consta il Commissario Prefetto, nonostante le sue lodi Da questi oggetti, che non
servono più che di ingombro, la proverbiale tecnica tedesca sa creare dei tessuti, che
possono fornire ancora degli indumenti atti per il soldato. alla potenza occupante, non si espresse in alcun modo, se non
indirettamente, sulla natura intrinseca del regime nazionalsocialista, né d'altra parte
la questione fu mai sollevata in alcun modo dalle numerosissime persone che si
rivolgevano a lui in cerca d' aiuto. Sembra quindi che a prevalere nel suo giudizio fu la
necessità di evitare uno scontro frontale con i tedeschi ed allo stesso tempo la guerra
civile fra la popolazione, che d'altronde egli volle reprimere in modo piuttosto duro,
incoraggiando in questo modo la popolazione a lottare per
compiere il proprio dovere in difesa di una giusta causa, per il benessere e la legalità
che a lui in quel momento veniva affidata dall'occupante, la quale aveva grande fiducia
nel suo operato come dimostrano queste lettere :
Risulta
evidente che il trattamento dei nostri internati lascia molto a desiderare, se non è loro
concessa nemmeno la possibilità di comunicare con le famiglie e viceversa. C' é anche la
Croce Rossa che provvede all' uopo, ma perché é necessario l'intervento della Croce
Rossa, come se si trattasse di interferire con dei nemici anziché con degli alleati, e
non é più efficace l' intervento delle nostre autorità, dato che tra il Commissario
Supremo per la Zona d' Operazioni delle Prealpi ed il Governo del Reich mi sembra corrano
relazioni assai buone?. : Egregio Signor Prefetto, scusi se con
questa mia uso rivolgere poche parole alla gentil Sua persona, ma sapendola buona sono
obbligato. Non saprei proprio Signor Prefetto perché esista ancora tante ingiustizie noi
qui trentini di nome e di fatti non siamo più capaci di avere una casa un' occupazione
che ciò é tutto per li italiani, noi qui ci licenziano giornalmente dalle officine e
dagli uffici e dobbiamo abbandonare moglie figli madre per recarci lontani a lavorare
mentre gli italiani occupano tutti i nostri posti, dovrebbero essere loro che girano dopo
in più il male che parlano di noi e nostri alleati, noi non si dovrebbe lasciare i nostri
paesi, una madre ammalata, una sposa con cinque o sei piccoli bambini non é giusto Signor
Prefetto , se fosse per fare il nostro servizio alla patria e nostro dovere ma non per
lasciare i nostri traditori già due volte ai nostri posti. Così Signor Prefetto buono e
giusto come siete abbiate cuore anche per noi, mettete una legge che prima di licenziarci
noi trentini e dintorni siano loro che lasciano ciò. Sperando presto avere buone speranze
su voi Signor Prefetto in un cambiamento sennò dobbiamo rivolgerci al comando supremo. Vi
ringraziamo a nome di molti operai e operaie di Trento e Rovereto. Con stima un
operaio per tutti. favorendo in questo modo il gioco dei piani
annessionistici nazisti. A ciò si aggiungeva il distacco giuridico, ed il tentativo di assicurarsi i favori della
popolazione mediante un regolare rifornimento annonario.
Il regime nazista tese a fomentare i
separatismi locali in quasi tutte le regioni europee conquistate, tranne forse in Ucraina
occidentale e in Bielorussia in cui vi erano già forti sentimenti antirussi, ma che il
regime nazista non ritenne opportuno sfruttare a causa della sua viscerale concezione
antislava. Anche nella Zona d'Operazione Adriatisches Küstenland le autorità
naziste, prevalentemente austriache e carinziane, fecero in modo di fomentare il
nazionalismo friulano in funzione antitaliana e soprattutto spinsero i due gruppi etnici,
gli sloveni ed croati contro gli italiani. Gli italiani a suo tempo erano
stati violentemente snazionalizzatori, ma ora venivano
contrapposti dai nazisti alle popolazioni slave in modo da potere fungere da arbitri e
padroni del complesso mosaico etnico della regione e reggere così l'intero fronte
balcanico.
Come intendeva realizzare il Gauleiter Hofer il
distacco della provincia dal restante territorio italiano? Anzitutto chiudendo tutti i
canali di comunicazione istituzionali con il resto d'Italia, e mettendo al fianco del
Commissario Prefetto de Bertolini il Consigliere Germanico Kurt Heinricher, il cui nome di
<< consigliere >> poteva però ingannare, come ricordade Bertolini nel suo
primo memoriale di difesa allorché si trovò ad essere processato nell'immediato
dopoguerra per collaborazionismo ma assolto perché operava in condizioni di forza
maggiore. Così testimonia il de Bertolini :
Più importante mi è sembrato che l'Hofer si era manifestato
irriducibilmente antifascista e che a questo mirava il dott. Heinricher, che era il vero
capo della provincia, era in diretta congiunzione telefonica col Commissario Supremo, ne
eseguiva gli ordini, ne interpretava le direttive. Io gli ero subordinato e le parti erano
invertite: mentre il nome lo faceva apparire mio consulente, la realtà affidava a me il
compito di illuminarlo, predisporlo, calmarlo. Ogni mio scritto diretto al Commissario
Supremo doveva essere presentato a lui prima di essere spedito. Se non gli andava me
lo ritornava. Colle autorità militari e la gendarmeria potevo corrispondere solo per suo
tramite. Le disposizioni ministeriali dovevano essere inviate a Bolzano prima di venir
applicate. La corrispondenza col Ministero doveva passare per Bolzano. Perfino negli
affari comunali l'ingerenza era continua e curata non soltanto dai consiglieri germanici
addetti alla Prefettura, ma perfino da un incaricato immediato del Commissario Supremo
nella persona dell' avv. Dott. Mario Ravanelli di Bolzano che girava da comune in comune e
provvedeva a sostituire i capi. Di tale stato di cose tutti erano al corrente, non solo in
ufficio, ma anche fuori.
Appare evidente da questa
citazione il ruolo relativamente secondario del de Bertolini nell'amministrazione della
provincia da parte dell'occupante tedesco, che gli aveva prefigurato un ruolo di mero
esecutore delle direttive che venivano dall'alto, salvo concedergli un ruolo relativamente
autonomo nell' amministrazione delle emergenze umanitarie, che assolutamente non
mancavano, come mi risulta dalla lettura di centinaia di lettere che si rivolgevano all'
avv. De Bertolini in cerca di aiuto morale, ma anche, e molto spesso, materiale. Questo
suo ruolo umanitario fu riconosciuto nella sentenza di assoluzione della Corte d'Appello
di Trento qui citata in nota.
Latteggiamento
della popolazione.
Le autorità naziste avevano
elaborato una strategia molto stringente ed efficace per annettere il territorio al Reich:
1) in un primo tempo la
fornitura a fini propagandistici di beni alimentari di cui si sentiva una disperata
necessità;
2) un aumento dei salari
della popolazione del 30% ;
3)
la promessa di mantenere l'ordine in
regione;
4) il ripristino delle autonomie
comunali;
5) una semplificazione
della vita amministrativa;
6 una valorizzazione
esasperata della cultura locale;
7) il distacco della provincia
dal tessuto connettivo italiano dal punto di vista amministrativo e giuridico.
In un primo tempo la politica di
pacificazione del territorio del Gauleiter Hofer si servì del rifornimento annonario per
ottenere il consenso della popolazione e la tattica sembrò funzionare, ma a partire dalla
primavera del 1944 le ripetute sconfitte dalla Wehrmacht sul fronte orientale, impedirono
all'economia tedesca di spogliare quei territori e la dirigenza tedesca si trovò ben
presto costretta a scegliere se continuare a rifornire di alimenti le zone occupate per
ottenerne una progressiva pacificazione oppure nutrire le proprie truppe e la propria
popolazione. E' evidente che in mancanza di un surplus alimentare la scelta non poteva che
ricadere sulla seconda opzione se si voleva evitare che il fronte interno tedesco cedesse.
La questione annonaria
divenne centrale per le condizioni di vita della popolazione, come testimoniato dal
seguente rapporto dei carabinieri di Pergine Valsugana: A Pergine non sono giunti la pasta e
la farina da polenta per il mese volgente, essendo quasi la fine del mese, lo zucchero dei
mesi di settembre e ottobre. Per questo la popolazione protesta e nel pomeriggio del 22
corrente. Un gruppo di una sessantina di donne ha inscenato a Pergine una dimostrazione di
protesta, imprecando contro le organizzazioni e le autorità italiane che, secondo loro
non sanno intervenire in favore del popolo bisognoso e proteggono la borsa nera. Le donne
perciò si portavano davanti al Comando Militare Germanico che ha sede in piazza del
Comune, chiedendo l' intervento delle Autorità germaniche e fu determinante per latteggiamento della popolazione
trentina nei confronti dell'occupante, che, costretto a sua volta a fare i conti con
le proprie necessità alimentari, procedette a sequestrare le derrate
alimentari agli agricoltori trentini per uso personale o per portarle agli ammassi,
ad un prezzo minore di quello di produzione. Il risultato di questa politica fu, a partire
dalla primavera del 1944, una vera e propria esplosione del mercato nero ed un aumento
generale dei prezzi, limitando seriamente il potere d'acquisto della popolazione già
stremata dalla guerra.
Ciò, ovviamente, non giovò allamministrazione
tedesca ed alla sua popolarità, che iniziò nettamente a scemare a partire dall'autunno
del 1944, soprattutto quando allesproprio della produzione, seguirono il lavoro
coatto (come viene ben descritto
da Manci: Anche per il fronte del lavoro, si é iniziata, con la zelante
collaborazione dei comuni, una larghissima coscrizione di mano d' opera maschile e
femminile- con immediato invio in Germania. Bisogna riconoscere che queste chiamate hanno
distrutto il senso di accomodante e benevola attesa della maggioranza della popolazione
verso i nostri amici. Come logica reazione aumenta il numero degli sbandati42 ),
o il servizio militare obbligatorio a cui gli uomini venivano costretti mediante
precettazioni la cui elusione implicava la prigionia dei congiunti di coloro che vi si
sottraevano. Scrive in proposito Anna Menestrina : Nuove chiamate alle armi.
Nessuno scampa più. Anche quelli che sono sui lavori ricevono la cartolina per
presentarsi alle caserme. Mamme e spose piangono..... uomini che se ne vanno. Non giova
più avere uffici di scuola, impiego etc. Non c' é nessun esonero. Solo ancora i medici e
i farmacisti. Per ora, almeno. Unaltra
misura che di certo non giovò alla popolarità delloccupante fu quella dei prelevamenti coatti di generi alimentari, come annota Silvio Gobber,
gestore della cooperativa di Prade : La S. S. leva il blocco a Primiero e
se ne va dopo aver frugato i dintorni per scovare i partigiani. Raccontano che furono
prelevate quattro vacche e incendiati dei masi; chi non dava informazioni precise sul
conto dei partigiani veniva schiaffeggiato.
Malgrado tutto, latteggiamento della
popolazione rimase però incerto: varie sono le posizioni politiche che si ritrovano nei
documenti depoca e che vanno dallaccondiscendenza verso linvasore ad un
atteggiamento di rifiuto totale nei suoi confronti; anche nei confronti dei partigiani
quello che emerge è un sentimento ambiguo, che pian piano, mentre sempre più
chiara si delinea la sconfitta tedesca, si trasforma in appoggio esplicito al movimento
partigiano.
Ecco alcuni esempi tratti dal
diario di Anna Menestrina che annota in data 14/08/144 : I ribelli hanno fatto
saltare un ponte sul Leno e danneggiato l'acquedotto, così Rovereto é senz'acqua. I
giornali ammoniscono che in casi di sabotaggio simili a questo, saranno arrestate persone
del luogo- uomini, donne, ecclesiastici, senza distinzione- e tradotti come ostaggio. Che
si può fare?Affidarsi alla misericordia del Signore.
Si percepisce un atteggiamento di
sospensione del giudizio o di accettazione di una realtà fattuale, senza alcun giudizio politico
sul loro operato, che tuttavia può essere interpretato in modo positivo se si considera
come fosse difficile per un cattolico concedere la totale approvazione ad un
movimento che agiva al di fuori della legalità e che necessariamente uccideva e rapinava
per fornirsi dei mezzi necessari al combattimento. E evidente dalla lettura del
diario come nel dipanarsi della vicenda il coinvolgimento emotivo si trasformi in
giudizio politico solo a tratti e che su alcuni argomenti, permane una sorta di
zona grigia che viene
squarciata soltanto con la fine della guerra, evolvendosi
in una approvazione integrale dell' operato dei patrioti : La
guerra é finita. La Germania si é arresa senza condizioni. Ora si fa appello ai patrioti
e a tutti coloro che amano la Patria per risolvere senza troppi orrori questi momenti
decisivi. Si ordina quindi ai Patrioti di scendere immediatamente da tutti i posti e
impedire la ritirata ai germanici; di impedire devastazioni e asportazioni di roba; di
opporsi a chi volesse rifugiarsi tra i monti. Si ordina di occupare subito tutti i posti
pubblici, le caserme, gli uffici e vegliare all' ordine sulla città in attesa dell'
occupazione. Che fremito ci scuote l'anima! Non é l' orgoglio nazionale del 1918 quando
uscivamo dalla guerra vincitori. Oggi usciamo con l' anima a brandelli e la
Patria in rovina.
L'atteggiamento verso i
partigiani rimane ambivalente per tutto il diario, mentre quello verso i tedeschi è di
fastidio, di noia e sarà così per tutto il diario : Continua il
passaggio di truppe germaniche. Numerosissime. Oggi, andando in S. Maria (è la festa
patronale dell' Assunta) ho dovuto passare davanti ai carri armati germanici che occupano
tutta la piazza davanti alla chiesa. Carri armati in via Prati, in via Rosmini, in
via Barbacovi..... germanici nelle scuole di via Verdi, alle Sanzio, alle Scuole
Commerciali....... Tutta la città ne é piena.
Un tono ancora più accorato
sulla situazione della Patria e della regione assume invece il professor Pietro Cortona
nel suo epistolario con Beatrice Rizzi, futura direttrice del Museo Storico di Trento:
Quanto le scrive R. Ha purtroppo un fondo di verità: il ceto rurale- che forma
la gran massa del nostro popolo- angariato da una burocrazia rapace, oppresso da apparato
legislativi cavilloso ed ingombrante, testimonio quotidiano di malafede, di raggiri e di
cupidigie delle grandi e piccole autorità, sogna l' ordine e il paternalismo che non gli
faccia difetto sotto quello stato che non é più ma di cui a Mosca si promise la
rinascita: se al Trentino come certo all' Alto Adige si applicasse il plebiscito, esso
andrebbe- non v' é alcun dubbio- perduto per la Patria!Alla classe rurale che pensa così
si accostano gli arrivisti e gli opportunisti sempre più numerosi ed influenti i quali
pensano a possibili autonomie, a qualche repubblichetta di tipo svizzero, lusingati dalla
relativa calma politica che regna in questa regione prealpina per merito di un capo
tedesco
Degno di nota è il fatto che Anna Menestrina e
Pietro Cortona, nonostante il loro dolore per la situazione in cui versava la Patria ed il
Trentino, si esprimono entrambi nei loro scritti a favore dell'operato del Commissario
Prefetto de Bertolini, se non a livello politico (confine amministrativo posto a Borghetto
e costituzione del C.S.T. per la sua intensa opera umanitaria effettuata in favore della
popolazione senza alcuna distinzione politica, e per lopera di concentrazione
dell'amministrazione e della cura complessiva degli affari della regione nelle
mani dei trentini.
E la prova di una sorta di convergenza
nell'appoggio a de Bertolini tra la popolazione trentina che può essere suddivisa in
almeno tre schieramenti :
·
filotedeschi
o filotirolesi per qualsiasi ragione lo fossero (fiducia, paura, opportunismo, populismo,
ignoranza della vera natura del Terzo Reich);
·
attendisti
senza alcuna opinione politica di sorta;
·
patrioti
perplessi e amareggiati che disprezzavano la tendenza secessionista di una buona parte
della popolazione, rimpiangevano il miserando stato in cui versava la Nazione ed al tempo
stesso si sentivano rincuorati dalla presenza del Commissario Prefetto per l'amore e le
capacità che questi profondeva in favore della sua terra natale
La situazione della provincia
continuò a peggiorare progressivamente per la perdita dei territori dell'est, della
Francia (a partire dall'autunno del 1944), e dei territori dell'Italia settentrionale
attaccati dai partigiani che attaccavano gli ammassi allo scopo di danneggiare il consenso
di cui i tedeschi godevano presso alcuni strati della popolazione, aggravando
ulteriormente la situazione alimentare del Reich.
La Germania non riuscì più a
garantire il rifornimento alimentare alla Zona d'Operazione come inizialmente stabilito,
poiché l'attività partigiana distruggeva le carte annonarie destinate al sostentamento
della popolazione civile e le
liste di arruolamento, alimentando così il disordine sociale,
che il Gauleiter Hofer cercò di controllare invano con ordinanze sempre più draconiane
. La popolazione si trovò presa nella morsa tra le rappresaglie tedesche e le
azioni partigiane e sospettata dall' uno di parteggiare per l' altro e viceversa, come
testimoniato da una lettera di de Bertolini : Si verifica la strana
situazione per cui gli uffici tedeschi ritengono che gli abitanti di Folgaria appoggino i
ribelli, mentre i ribelli li sospettano di collaborazione con i tedeschi.
La politica del Gauleiter,
partendo dalla premessa che il regime nazista teneva in considerazione il benessere della
classe lavoratrice, aveva cercato la pace sociale, concedendo da una parte laumento
dei salari (in particolare di quelli degli operai) a condizione che non vi fossero
ulteriori rivendicazioni salariali o rivendicazioni di tipo politico che sarebbero state
represse con la violenza, tenendo dallaltro a restare in buoni rapporti con gli
imprenditori privati.
Ad essi chiedeva un piccolo
sacrificio in termini di profitto in cambio di uno immensamente superiore: l'ordine
sociale ed il funzionamento a pieno ritmo delle industrie trentine in favore dell'economia
di guerra del Reich. Questa politica accelerò l'industrializzazione del Trentino sotto
l'impulso delle commesse belliche naziste, nonostante la propaganda tedesca illustrata dal
giornale Il Trentino ed indirizzata prevalentemente alle popolazioni
rurali, insistesse sulla conservazione di una modalità di vita tradizionale.
Paradossalmente un altro fattore
di vantaggio del territorio trentino rispetto al resto d'Italia, considerata
dai nazisti eminentemente un territorio da sfruttare, fu che i territori dell'Alpenvorland
fossero destinati ad essere annessi direttamente al Reich; la circostanza fece sì
che la popolazione ed i macchinari industriali non fossero prelevati e portati in
Germania, e gli effetti micidiali delloccupazione nazista vennero in parte attutiti
dalla lotta interna fra i vari organi di potere (policrazia conflittuale).
Gli inutili
tentativi della RSI di fare valere i propri diritti nella ZOP Alpenvorland
La dittatura fascista tentò in
ogni possibile occasione da fare valere i propri poteri, più nominali che reali, sulle
due Zone d'Operazione. La documentazione in merito ci viene fornita in particolar modo dal
fondo Segreteria particolare del Duce- R.S.I. 1943-1945 presso l'Archivio di
Stato di Roma ed il fondo dedicato alla documentazione relativa alla R. S. I. presso l'
Archivio Storico del Ministero degli Esteri a Roma.
Già ad una prima lettura dei
documenti appare subito evidente l'impotenza con cui il governo di Salò rivendicava i
territori strappatigli, che i tedeschi insistevano a giustificare con la momentanea
necessità di proteggere le linee di collegamento ferroviario del Brennero, che
assicuravano il collegamento tra Germania ed Italia. Quanto questa risulti una verità
molto parziale risulta dallo spesso carteggio tra i due contendenti tratto in buona parte
dal libro dello storico britannico William Frederick Deakin, che analizzò in profondità
i difficili rapporti tra Germania nazista e Repubblica Sociale Italiana.
Per l'Italia fascista si trattò
in primo luogo di salvare quei territori che erano stati l'obiettivo dichiarato o meno,
degli sforzi compiuti dalla nazione a partire dalla sua unità nel 1870, dalla firma della
Triplice Alleanza voluta da Crispi con Austria e Germania nel 1882, ai sacrifici
affrontati durante la Prima Guerra mondiale combattuta a fianco dellIntesa in base
al patto di Londra firmato nel 1915. In queste terre era nato lo stesso spirito del
fascismo, lo spirito delle trincee; più prosaicamente esse avevano costituito
limportante avamposto da cui sarebbe partito il progetto imperiale di Mussolini
verso i Balcani.
Dopo il 1943 la Repubblica di
Salò si trovò in una posizione estremamente debole nei confronti dell'alleato-occupante
e le cui uniche leve di potere su cui poteva contare, consistettero nel dilazionare o meno
i finanziamenti alle due Zone d'Operazione, e nel fornire un sufficiente numero di uomini
per le repressioni antipartigiane. In realtà i tedeschi non procedettero mai a una
annessione formale di questi territori al Reich solo perché un tale atto avrebbe
suscitato in tutta Italia una esplosione di indignazione tale da far mancar loro lappoggio
necessario per la continuazione di una guerra dalle sorti sempre più incerte e che
richiedeva continuamente nuove risorse umane ed economiche .
Particolarmente importanti sono a
questo proposito le dichiarazioni della classe dirigente nazista Ribbentrop, Rahn,
Goebbels, già citati nel secondo capitolo ed a cui ora ritornerò brevemente: Il
Duce probabilmente solleverà con il Führer la questione dello status delle zone
operative sulle coste adriatiche e nelle zone alpine. So che si è occupato del problema
senza interruzione e con frequenti e violente reazioni. Ha seguito attentamente <<la
stampa tedesca in queste zone>> e in particolare le vecchie tendenze austriache. In
alcuni provvedimenti presi dall'alto commissario, il Duce vede la preparazione
dell'annessione futura di queste zone alla Germania...Sono riuscito sinora a impedire che
il Duce e alcuni membri del suo governo si preoccupassero troppo del problema delle zone
operative e a far comprendere loro la necessità delle misure adottate dall' Alto
Commissario. Ma in complesso l'autorità del governo italiano e il suo contributo al
comune sforzo bellico in vari settori... hanno assunto un'innegabile importanza; di qui la
tendenza del Duce a metterci di fronte a faits accomplis e a sondare le nostre reali
intenzioni con piccole punzecchiature esplorative
Risulta chiaro da questi brani
come la tattica tedesca consistette prevalentemente nel rispondere evasivamente alle
sempre più insistenti richieste del governo della R.S.I. per continuare a godere
della sua sempre più riluttante collaborazione, mentre contemporaneamente avviava i
preparativi per una possibile annessione, che consistettero in una progressiva
nazionalizzazione delle popolazioni autoctone di etnia tedesca, gli altoatesini, ed una
progressiva snazionalizzazione di quelle italofone, in questo caso i trentini.
Nell'ambito dellaltra Zona
d'Operazione, la Zona Adriatisches Küstenland, i nazisti cercarono di rinfocolare l'odio
delle popolazioni slave e le loro pretese territoriali nei confronti dei territori
italiani e di quelli recentemente conquistati dall'imperialismo fascista, come la zona di
Lubiana : Circa la questione delle rivendicazioni croate e in generale dei
popoli balcanici verso territori già annessi all' Italia, o all'Albania, esse sono state
avanzate su precise disposizioni del Governo del Reich, il quale desidera assicurarsi
l'amicizia dei popoli balcanici, ultimamente un po' vacillante, attraverso concessioni e
una buona campagna propagandistica.
La reazione italiana alloccupazione
delle due Zone dOperazione da cui pervenivano rapporti sempre più preoccupantinon
si fece comunque attendere. Scrive Serafino Mazzolini, ministro degli Esteri della R.S.I.:
Sulla questione non sono mancati i passi qui fatti presso l'ambasciatore Rahn,
passi che però non hanno sortito effetto alcuno. Sono pertanto d'avviso che sarebbe utile
richiamare su quanto precede l'attenzione della Führung, insistendo particolarmente sul
concetto che diviene difficile, per non dire impossibile, convincere gli italiani che
bisogna essere strettamente uniti e combattere con la Germania, quando questa è il paese
straniero che per primo avanza pretese su parti del territorio italiano e che priva il
governo italiano della sua sovranità, nonostante tutte le affermazioni di alleanza, di
lotta comune e di difesa contro la rapacità del nemico.
Tali iniziative rimasero comunque
prive di un risultato concreto come testimonia questa sibillina dichiarazione di
Ribbentrop : Se la Germania perde la guerra, la sorte dei confini italiani sarà
senza dubbio pregiudicata chissà per quanti anni; se la Germania vince la guerra, la
questione delle province di frontiera sarà certamente esaminata dal Führer insieme al
Duce con quello spirito di comprensione e di amicizia che ha sempre caratterizzato i
rapporti tra i due capi. Non bisogna sentire perciò preoccupazioni di alcuna natura.
Nella successiva storiografia di
matrice neofascista si è voluto sottolineare il ruolo positivo che la R.S.I. avrebbe
avuto nellimpedire la frammentazione dellItalia e lannessione delle due
ZOP da parte della Germania. In realtà la Repubblica di Salò si trovò sempre in una
condizione di grande debolezza e poté posticipare nel tempo l'annessione, che non avrebbe
potuto probabilmente impedire se il Reich avesse vinto la guerra.
La stampa
La propaganda tedesca venne
svolta principalmente sul quotidiano il Trentino che fu diretto da
Mario Giovanni Paoli trentino e giornalista professionista I tedeschi cercarono di fornire
una rappresentazione dei partigiani come di persone che disonoravano il concetto di guerra
tradizionale, attentando alla serena convivenza della popolazione senza fornire alcun
contributo rilevante alla vittoria degli avversari del nazionalsocialismo. Scrive Il
Trentino In questo genere di guerra il mito dei popoli in arme manca
di ogni fondamento. Al contrario: le bande sono divenute molto più dannose per le loro
stesse popolazioni che un vero pericolo per le forze armate tedesche. Spontaneamente
accorre solamente la gentaglia, banditi di mestiere, in pace ed in guerra. Perciò i capi
devono organizzare il terrorismo tra le loro stesse popolazioni. I borghi intenti al
lavoro, per la loro pacifica vita quotidiana, vengono aggrediti ed incendiati e gli uomini
in grado di combattere vengono portati via. Chi si dimostra renitente viene ucciso, donne
e bambini compresi. La popolazione non osa reclamare e la segue intimorita nei boschi.
Beni ed averi le sono già quasi tutti tolti e quindi essa non vede più alcuna via
d' uscita. Dove le bande si vedono incitate a ripulire, depredano con aggressione
improvvisa ed uccidono. Dove le bande hanno posto il loro dominio, su singoli tratti di
territorio, il loro contegno non é meno sanguinario. Essi, secondo la terminologia
bolscevica, possono chiamarsi anche <<partigiani>>- cioè appartenenti ad un
partito sovversivo- ma restano sempre estranei alle vicende del luogo ove si trovano e
sono incaricati di attentare alla quiete pubblica.
Gli elementi che la propaganda
tedesca utilizzò furono essenzialmente il disconoscimento del valore politico
dell'operato delle formazioni partigiane, che vennero rappresentate come banditi da
strada, gentaglia al di fuori della legalità, ( il termine tedesco adoperato,
particolarmente forte, é Gesindel) che danneggiava e distruggeva villaggi e
città, comportando ingenti danni alla popolazione industriosa e pacifica, costretta a
fuggire nei boschi. Si nota all'interno di questi articoli una fin troppo evidente
divisione tra noi e loro, un bianco e un nero
tra chi era parte integrante della comunità e viveva in conformità alle sue leggi e chi
ne viveva al di fuori.
Altro elemento di cui si avvalse
la propaganda nazista fu il fatto che la guerra partigiana fosse una guerra senza
onore, al di fuori delle regole del combattimento tradizionale. Jens Petersen,
spiega in modo esauriente come la guerra partigiana risultasse assolutamente
incomprensibile per i militari tedeschi e per questo venne repressa con particolare
ferocia. Scrive Petersen : Né nelle memorie di Kesselring né in altre
testimonianze scritte da militari tedeschi v'é posto per le motivazioni politiche, etiche
e patriottiche della Resistenza. Qui emergono tre ordini di motivi che potrebbero
suffragare l' estraneità e il distacco: 1) la chiusura del tedesco- legato alla
legalità, alla fedeltà allo Stato ed all' obbedienza- al fenomeno della Resistenza in
generale; 2) il rifiuto e la perplessità del militare di carriera tedesco di fronte ad
ogni forma di << guerra piccola>>, di guerriglia che comporta la
disintegrazione della concezione tradizionale della guerra e l' abolizione delle
differenze tra popolazione civile e i militari. In Germania non esistevano forti
tradizioni << garibaldine>> della volontarietà, della spontaneità e della
organizzazione autonoma. Come ha già dimostrato l' esperienza di Garibaldi nella guerra
franco prussiana nel 1870-71 l' incomprensione dei militari per la guerriglia poté
condurre rapidamente alla criminalizzazione di tale fenomeno;3)oltre a queste due barriere
mentali, bisognerebbe ricordare anche certi tratti specifici dell' immagine che i tedeschi
avevano dell' Italia. Le azioni di guerriglia portarono in superficie aspetti tradizionale
del carattere del popolo italiano così come erano stati descritti e fissati attraverso
alcuni secoli dalla letteratura tedesca sull' Italia Nel<< Welschen>> ( un
termine tedesco adesso caduto quasi in disuso che stava ad indicare tutto ciò che é
<<latino>>, con una connotazione spesso spregiativa) erano concentrati tutti i
possibili aspetti del machiavellismo, cioè tradimento, perfidia, slealtà, crudeltà e
anche disumanità.
Unulteriore conferma di questo fatto
viene dal mancato riconoscimento anche lessicale del fenomeno della Resistenza da parte
dei militari tedeschi, che in tedesco poteva essere chiamata soltanto Bandenkrieg, guerra di bande.
Lo stesso pensiero esprime nel libro di
Isabella Bossi Fedrigotti il Consigliere Germanico Kurt Heinricher, alias Kurt Stauderer,
che dice : Alcune delle condanne furono in effetti firmate dal Commissario
Supremo ( e non furono solo opera della Gestapo), ma ci trovarono tutti d' accordo. In
cosa consistevano infatti le azioni partigiane se non nello sparare, dal nascondiglio dei
boschi, a militari tedeschi ignari che salivano lungo le strade delle valli per trasporti
vari, perlustrazioni, o semplice passaggio di truppe? Azioni di cui i
<<patrioti>> andavano assai fieri, ma che a noi sembravano vili tradimenti.
Un altro aspetto che viene messo
in evidenza dalla propaganda filonazista ne Il Trentino è l'istituzione del Tribunale Speciale che
aveva il compito di soffocare ogni pur minima forma di ribellione al sistema di
dominio instaurato dal regime del Gauleiter Hofer in Trentino. Esso aveva il compito
di proteggere e garantire gli interessi tedeschi e gli interessi
tedeschi sono sempre in gioco quando le esigenze della condotta di guerra, il mantenimento
dell' ordine e della tranquillità e la tutela della popolazione richiedono un
procedimento rapido ed efficace. Il giornale ribadisce ancora una volta il
concetto del giusto rigore da applicarsi contro coloro che agiscono in deroga alle leggi
della Comunità, anche se in questo caso il termine viene meno accentuato rispetto al suo
omologo bolzanino che parla di Comunità popolare. Scrive ancora Il
Trentino : Il Führer ha quindi istituito nel grande Reich Tribunali
speciali con competenze speciali,il cui compito é particolarmente quello di procedere
contro tutti i nemici della comunità rapidamente, efficacemente e se necessario con ogni
rigore. Per i sabotatori e i mestatori, per gli <<sciacalli>> che agiscono
nelle zone colpite dai bombardamenti aerei, non c'é posto in questa guerra. Essi cadono
sotto la spada della giustizia.
Due autori che si sono particolarmente
interessati alla stampa collaborazionista sono il professor Vittorio Paolucci e
Marco Donatoni che ne hanno analizzato in profondità i contenuti. Lo stile ed il
contenuto de Il Trentino si richiamavano fortemente al coevo giornale
filonazista Bozner Tagblatt, differenziandosi soltanto per la minore
enfasi del Il Trentino su alcune tematiche, quali l'esaltazione del
ceto contadino nell'ambito della dottrina del sangue e della terra e limportanza
delle istituzioni sociali naziste .
Le altre tematiche adoperate ne
Il Trentino non si differenziavano in alcun modo da quelle utilizzate
nella stampa nazista dell'epoca. Ecco cosa scrive ad esempio il Trentino
sull'alpinismo trentino e sugli effetti che produce sulla gente di questa terra : Parlare
dell' alpinismo trentino significa penetrare in una forma di attività, dove l' anima e il
carattere della nostra gente si rivelano in tutte le loro qualità più spiccate .Così
l'alpinista trentino si é sempre imposto per la sua azione silenziosa e schiva da
esibizionismo e da vane esteriorità. Anche negli ultimi tempi, in cui la stampa dedicava
spesso spazio abbondante a roboanti resoconti di imprese, che non sempre meritavano una
pubblicità tanto sonora, creando glorie e gloriuzze di un giorno, l' alpinismo trentino
manteneva quella linea tradizionale di serietà severa, dando esempio di una modestia, che
é conseguente alla grande lezione di vita, che la montagna dà a chi la pratica con
sentimento sincero.
Non mancavano dei consigli ai
lettori per la vita quotidiana e per un miglior sfruttamento delle risorse di cui
disponevano, che se da un lato li distraeva dall'affrontare tematiche più impegnative,
dall' altro dava l'impressione di un concreto aiuto ai lettori in difficoltà, soprattutto
a partire dall' inverno del 1944. Non mancavano i riferimenti alla donna quale angelo
del focolare epitome dell' ideologia tradizionalista e paternalista che stava dietro
alla propaganda ufficiale del regime che coincideva in questo caso con la concezione
nazista del ruolo della donna nella società. Scrive Il Trentino: Saranno sufficienti alcuni
piccoli accorgimenti per assicurare un riscaldamento razionale. Ed é alla brava massaia
che, come alle vestali, é demandato il compito di custode del fuoco, affinché il calore
prezioso non si volatilizzi, insieme al denaro speso senza essere utilizzato. Questo
tipo di consigli faceva parte di una tattica indirizzata ad invitare la popolazione ad
utilizzare le proprie risorse con la maggiore oculatezza possibile e si inseriva in quella
strategia di più ampia portata che consisteva nel distrarre ed occupare il più possibile
la popolazione con argomenti della (difficile) quotidianità, dandole una parvenza di
normalità e allontanandola dalla realtà della guerra, impegnandola in futili attività
come l'indizione di una corsa col sacco in una sorta di campagna di disinformazione che la
astraesse il più possibile dai gravi avvenimenti politici che si stavano verificando
nella regione.
Sempre su Il Trentino si
poneva l'accento sull'esistenza di una specifica arte trentina distaccata dal
contesto italiano, in modo ovviamente inverso a quanto avveniva sulle pagine del Bozner
Tagblatt di Bolzano che mirava a rafforzare il sentimento di appartenenza degli
altoatesini all'area culturale germanica. Negli articoli si nota un'esaltazione della
natura che influisce in modo diretto sul carattere della popolazione trentina,
conferendogli serenità ed allo stesso tempo severità, una completa eliminazione dell'
elemento cristiano nell'arte locale, ed una preferenza per l'arte paesaggistica e di tipo
ruralista, omaggio indiretto ad un mondo che si cercava di salvaguardare dalle dannose
influenze esterne.
Il giornale di propaganda si soffermava anche
sui meriti dei personaggi illustri locali come Luigi Negrelli, progettista del canale di
Suez, di cui nell'articolo si lodava l'ingegno, l'abilità ed il contributo prestato al
progresso della civiltà mondiale, ma il cui progetto fu defraudato e messo in opera dal
francese De Lesseps in combutta con la Compagnia Universale detenuta da capitali
francesi. Il fatto che non potè che provocare il biasimo de Il Trentino
per le abitudini predatorie ed imperialiste del grande capitale
anglo-francese : La Compagnia Universale, sfruttatrice in un primo tempo
dell' ingegno degli italiani ed in seguito dei traffici di tutte le Nazioni.
Altri elementi evidenti alla lettura de Il Trentino furono la presenza
di una limitata propaganda antisemita ed il tentativo di operare un distacco, anche
psicologico, dall'Italia e da Roma. Non ha bisogno di alcun commento la frase che
appariva sul frontespizio del giornale Le leggi della Repubblica Sociale non
trovano applicazione all' interno della Zona d' Operazione Alpenvorland e una
colonna dedicata al Notiziario romano. Per quanto riguarda la
politica estera non si nota alcuna sostanziale differenza rispetto a quanto pubblicato sul
giornale bolzanino ed in generale alla stampa nazista. Al posto dell'ideologia subentra
un' analisi storica e politica più razionale e lucida che fa scrivere a Il
Trentino: Come nel passato, il comunismo staliniano continuò a
sventolare la bandiera del proletariato, ma il suo vero obiettivo fu quello di riprendere
con nomi e metodi diversi la politica zarista di espansione verso i mari e d' imporre la
direzione della Russia in Occidente. Così il comunismo, nato come idea e dottrina
pacifista a carattere universale, si é trasformato in un nazionalismo delirante.
Manca in questa analisi, condivisibile o meno che sia, lo stile appariscente,
pieno di aggettivi altisonanti e roboanti tipici della propaganda fascista che non poteva
essere apprezzato dalla popolazione trentina dall'indole piuttosto riservata e amante
della concretezza.
Non diversamente viene trattata la questione
del ruolo che l'Europa, nell'ambito di una coalizione guidata dalla Germania, potrà
assumere in un mondo ormai guidato dalle potenze laterali Usa e Urss, che
minacciano di schiacciarla e sostituirla nella leadership mondiale. La
vecchia Europa, troppo divisa allinterno da secolari rivalità, poteva essere
riunificata solo dal Führer nell'ambito del suo programma contro il bolscevismo e le
plutocrazie anglosassoni, con la collaborazione delle numerose forze conservatrici europee
che egli aveva riunito attorno a sé.
In queste righe emerge un'Europa
concepita come terza forza tra le due potenze ascendenti e si
profetizzava il declino dellimpero britannico che la lotta sostenuta avrebbe
indebolito a tal punto da far perdere anticipatamente il suo immenso impero
coloniale.
Ecco quanto scrive Il Trentino:
Gli Stati Uniti denominano questo il secolo degli americani: in altre
parole essi avanzano la pretesa di erigersi a tutori del mondo intero: Il bolscevismo
batte, in teoria come in pratica, la stessa strada,solo con mezzi differenti.
L'Inghilterra é senz' altro relegata ad una parte di secondo ordine. Essa infatti rimane
tuttora attaccata alla vecchia tesi dell'equilibrio europeo e non si accorge che questo é
ormai sorpassato dagli avvenimenti. Lo sviluppo degli eventi ha già superato da lungo
tempo questo invecchiato concetto del mondo.
Ancora una volta l'analisi degli avvenimenti
può essere discutibile, ma non si tratta unicamente di pura propaganda.
Nell'articolo rivolto a lettori di lingua
e cultura italiana manca, rispetto all'edizione tedesca, piuttosto simile, ogni specifico
riferimento culturale all'Europa intesa come entità in divenire verso la meta della
necessaria unificazione tra i popoli. Si trattava di una struttura di tipo
organicistico-teleologico di derivazione idealistica di evidente matrice hegeliana,
tendente alla costruzione di entità sempre più complesse ed ordinate in modo gerarchico,
di cui la Germania nazista avrebbe dovuto essere al centro ed esclusiva leader, in una
sorta di rinnovata dottrina Monroe europea, come aveva teorizzato l'eminente giurista del
Terzo Reich, Karl Schmitt.
Mancava inoltre qualsiasi riferimento a quale
ruolo i trentini avrebbero avuto in questo Nuovo Ordine europeo e che in qualche modo loro
destinato.
Scrive infatti a questo proposito Vincenzo
Calì: Sorge spontanea la domanda su quale sorte sarebbe stata
riservata ai trentini in caso di vittoria delle armi germaniche; come razza inferiore,
dotata però di alcune affinità con l' elemento germanico, avrebbe potuto ben servire
alla colonizzazione dell' Est europeo. Si tratta di pure e semplici supposizioni
ovviamente; i fatti storicamente accertati dimostrano comunque inconfutabilmente
l'esistenza di precisi progetti nazisti di trasferimento di popolazioni (i cosacchi in
Italia, tanto per fare un esempio) al fine di favorire-attraverso la frammentazione etnica
e il mosaico delle nazionalità- una funzione germanica<<disciplinatrice>>.
Il CST
Il CST (Corpo di Sicurezza
Trentino) rappresentò l'epitome del fenomeno collaborazionistico durante il periodo dell'
Alpenvorland. Su di esso si é concentrata una letteratura regionale che ha finora
lasciato alcuni punti in sospeso, anche se da essa risulta sufficientemente chiaro che
l'adesione a questo corpo non fu affatto entusiasta, ma piuttosto dettata da uno stato di
irresolutezza interna non maturata dalle tragiche esperienze di guerra vissute invece
dalle generazioni più anziane ritornati in migliaia dai vari fronti di guerra o e dalle
stringenti condizioni esterne. Così scrive Mario Chisté : Sono 2-3.5 che mettono insieme queste
tradotte di migliaia di uomini che portano al macello per la Patria. Non statemi a parlare
di Patria, la Patria é di tutti e se é di tutti perché (quei fascisti imboscati )non
vengono con noi? Loro stanno al caldo comodi- comodi e dormono i loro sonni tranquilli
perché hanno fatto il loro dovere. Ed ancora : Io ho parlato credimelo
perché ho visto delle atrocità e agonie tremende e erano gente come noi. Io come guerra
non ne ho fatta tanta ma bestialità ne ho viste anche troppe. Se le condizioni esterne, cioè la presenza delle truppe naziste,
poté scoraggiare molti dal partecipare ad una Resistenza organizzata, altrettanto
importante é l'atteggiamento di quei giovani che si sentirono troppo confusi per
affrontare delle scelte decisive, ed il cui rifiuto del fascismo introiettato
dall'ambiente circostante non fu abbastanza forte da spingerli ad una aperta guerra
partigiana contro l'invasore, come invece avvenne nel caso del CSB, il Corpo di Sicurezza
Bellunese, in cui la stragrande maggioranza dei richiamati non si presentò all'ordine di
precettazione militare emesso dalle autorità tedesche, preferendo aggregarsi alle
formazioni partigiane che combattevano in montagna per liberare la regione dai
nazifascisti, e caratterizzati , come vedremo nel prossimo capitolo dedicato al Bellunese,
da forti istanze di rinnovamento sociale.
L'ordinanza del Commissario
Supremo n. 41 estendeva l'obbligo di prestazioni militari a tutti i cittadini
italiani di sesso maschile delle classi tra il 1894 ed il 1926 che avessero la residenza
nel territorio della Zona d' Operazioni Alpenvorland.
Sul piano giuridico un
provvedimento come quello preso dalle autorità nazista era tutt'altro che conforme
alle regole del diritto internazionale, in conformità all'articolo 44 del Regolamento
dell'Aja del 1899, sottoscritto e mai abrogato dalla Germania, secondo il quale é vietato
forzare la popolazione di un territorio occupato a partecipare ad operazioni militari
contro il proprio Paese.
L'inquadramento della
popolazione venne perseguito mediante l'adozione di ulteriori misure coercitive per
fronteggiare il meglio possibile la situazione di crisi in cui si sarebbe venuta a creare
la ZOP Alpenvorland, nel caso sempre più probabile di un cedimento del fronte tedesco
nell'Italia meridionale, ipotesi che aveva consigliato alle autorità tedesche l'adozione
di provvedimenti sempre più rigidi. Il temuto crollo delle armate germaniche davanti
all'incalzare degli eserciti alleati rese ancora più urgenti i lavori per l'allestimento
di un ridotto alpino fortificato ai confini meridionali del Reich, incrementando di
conseguenza l'esigenza di disporre di personale militare o militarizzato da adibire alla
costruzione delle difese, alla sorveglianza dei cantieri contro gli attacchi delle bande,
e al mantenimento del controllo delle principali vie di comunicazione minacciate dal
risveglio della guerriglia.
Incaricato della repressione dei
renitenti, era il Tribunale Speciale di Bolzano. Per gli inadempienti era prevista la pena
di morte, il carcere duro oppure la detenzione dei familiari più stretti. Quest'ultima
misura, chiarisce, almeno in parte quale spirito animasse i giovani trentini che si
presentarono alle armi.
Questo il quadro in cui si
trovarono ad operare i militi del CST. Rispondente a queste esigenze tedesche, l'ordinanza
di de Bertolini cercò di mascherare le esigenze avanzate dal Gauleiter Hofer, (che
intendeva gestire la questione della sicurezza limitando al massimo l'intervento degli
altri organi nazisti a ciò preposti, in particolare le SS), con una retorica ricolma di
preoccupazione per le sorti della piccola patria e della conservazione
dell'ordine sociale basato su un paternalismo di fondo che lasciavano trasparire una
certa predisposizione al quieto vivere ed al compromesso. Appare evidente in simili
affermazioni lo sforzo di ammantare di un'aura di nobile esclusività quella che
rimaneva la mera esecuzione di un ordine impartito dall'alto, che al di là delle
acrobazie verbali, più prosaicamente si traduceva nella creazione di un efficace
strumento di repressione da subordinare ai voleri dell'occupante.
Le divise tedesche utilizzate dal
CST avevano il compito evidente di snazionalizzare i giovani trentini, di abituarli al
pensiero di fare parte di un'altra entità statale e di alimentare una sanguinosa
guerra intestina (gegeneinander spielen) all'interno della regione, creando
così le condizioni per il distacco del Trentino dal resto dellItalia.
Non è chiaro se l'avvocato de
Bertolini si fosse reso conto delle manovre tedesche o avesse volutamente, ancora una
volta, scelto una soluzione pragmatica, evitando così che gli arruolati
finissero a combattere sul fronte orientale. Scrive Mario Pizzini, autore di una Tesi di
Laurea sui corpi militari e paramilitari nell' Alpenvorland, in proposito : Fuori
da qualsiasi eufemismo, fu ben presto chiaro che esso era stato concepito da subito per le
esigenze di una guerra intestina interna alla comunità trentina, e che, aldilà dei
nobili richiami alla <<Heimat>> locale, si rivelerà ben presto un' arma
efficace nelle mani dell' autorità germanica.
A questo proposito risulta
illuminante la testimonianza di un milite del C. S. T sull'uso del Corpo di Sicurezza da
parte dei tedeschi : Dopo qualche giorno dal nostro arrivo a Carpané, io
e una ventina circa dei miei compagni del CST, mentre ci trovavamo nella caserma
provvisoria, siamo stati radunati da due graduati delle SS tedesche i quali ci hanno
ordinato di armarci e munirci dell' elmetto d' acciaio;siamo stati condotti ad un
chilometro circa di distanza ove presso un edificio trovavansi ammassati, se ben ricordo,
tredici partigiani fatti prigionieri. I medesimi sono stati allineati nei pressi di una
siepe; quindi i due graduati delle SS ci hanno disposti di fronte ai prigionieri a circa
tre metri di distanza. Dietro a ognuno di noi si é posto un militare della Kriegsmarine.
Solo quando uno degli appartenenti alle SS ci ha ordinato di caricare il fucile e di
puntare sui prigionieri abbiamo compreso che eravamo stati prescelti per comporre il
plotone d' esecuzione e per forza maggiore abbiamo dovuto sparare sui partigiani. .
L'impressione che i militi del
CST provocarono in Trentino fu generalmente negativa, come testimonia una canzone
dell'epoca : Vedi, han visi scarni, occhi neri, son slanciati, fronti
intelligenti. Italiani in germanica divisa! Marcian a passi rigidi, taglienti,
senza fletter muscolo, tutti interi. Or odi un comando stridere duro ed erompe da quei
petti improvvisa, in lingua tedesca, ve l'assicuro, una canzon germanica di guerra, aspra,
energica, rauca, martellata, mentre i lor piedi spaccano la terra. E' questa, gioventù
cresciuta e nata nella nostra italianissima terra?Stringe il cuor l'orribile parata.-
Tutti li rinnegano e la Patria loro. Poveri ragazzi quei che obbligati furono, ma vergogna
per coloro che di lor voglia si sono abbassati così vilmente, senza alcun decoro. Già i
lor canti li hanno condannati. Milano, 28 maggio 1944. Italo Lunelli.
Un brano particolarmente significativo tratto
dall'ordine del battaglione n. 6 del CST può servire a
mostrare il grado di asservimento cui erano sottoposti i militi trentini : Ma
noi del CST abbiamo la fortuna di poter aiutare il
Führer nella sua lotta e nel suo lavoro per poter in un domani vittorioso dare alla
nostra Patria Trentina ciò che essa desidera. E' logico che é necessario combattere
fuori della propria provincia per difenderla e ciò, cari camerati, lo state facendo da
mesi. Se proprio ora il nemico aumenta al massimo l'impeto della propaganda ciò non è
sicuramente un segno di forza e nemmeno noi badiamo alle fanfaronate. Noi restiamo fedeli
al Führer e con ciò alla nostra patria trentina Ed ancora: Voi,
i vostri camerati tedeschi ed io non abbiamo che una meta davanti ai nostri occhi;
preservare e proteggere i nostri familiari ed il nostro suolo natio dalle stragi e dai
massacri delle orde asiatiche e dalle misfatte dei gangster occidentali. .
Del resto la vera funzione del CST era stata individuata già dal partigiano Giannantonio
Manci nelle sue ultime lettere all' amico Gigino Battisti, esule in Svizzera. Scrive Manci
il 24/05/1944 ; Letta la relazione all'amico di Egidio mi sembra che la
medesima vada completata anzitutto per ciò che riguarda l'arruolamento nel Corpo di
Sicurezza Trentino (CST). Si é abbandonata ogni
preoccupazione di fare apparire il fenomeno sociale quale << volontarismo>> e
si procede invece a normali coscrizioni su larga scala.
Il giudizio storico sull'operato del CST non può che essere formulato in questi termini: si é
trattato di un corpo strumentale ai fini dei tedeschi che intendevano utilizzarlo in
funzione della lotta antipartigiana e come potente veicolo di snazionalizzazione e di
strumento di guerra fratricida, come si vide ad esempio nelle azioni a Caviola e
nell'Agordino nell'agosto del 1944 e nella fucilazione delle partigiane Ora e
Veglia negli ultimi mesi della guerra.
Proprio perché le ragioni delloccupante
erano facilmente intuibili sin dallinizio, la partecipazione dei militi
trentini restò generalmente bassa, anche se non mancarono alcuni episodi di
efferatezza , ed i tedeschi furono costretti ad ammettere la scarsa considerazione sul
valore militare e sull'affidabilità politica del CST
aggregando agli italiani numerosi soldati tedeschi.
Ecco in proposito la testimonianza di un
anonimo intervistato che racconta la discesa verso Falcade, nella valle del Biois,
nell'agosto del 1944: I nostri reparti furono rivoluzionati, nel senso che
si mescolarono a noi numerosi soldati della Wehrmacht. In pratica ogni due trentini c'era
un soldato tedesco. Insomma eravamo come sorvegliati, la presenza degli uomini della
Wehrmacht era come una garanzia sul nostro comportamento.
La documentazione complessiva e la produzione
storiografica sul CST resta piuttosto scarsa e
frammentaria, a parte alcuni libri molto schierati politicamente usciti di recente. Scrive
Tonolli : I numerosi sottufficiali trentini che ebbero nei marescialli
(Zugwachtmeister) Carlo Tommasi e Giuseppe Zampedri i maggiori rappresentanti, pur
allineandosi disciplinatamente alle disposizioni delle superiori autorità, tennero un
comportamento corretto e leale nei confronti dei ragazzi. La maggior parte di loro, già
sottufficiali dell' esercito italiano, furono reclutati, anche su sollecitazione dei vari
rappresentanti comunali o di amici, per completare i quadri comando delle dodici compagnie
del CST e per evitare che potessero confluire nelle
formazioni partigiane o nella R. S. I. Si presentarono al Distretto di Trento tra la
fine di febbraio ed i primi di marzo 1944 e subito sottoposti ad un corso di istruzione
molto duro, come ebbero a riferire alcuni di loro. Dovevano praticamente adeguarsi ad una
diversa disciplina militare e assumere un comportamento ed un aspetto più marziale e più
consono all' esercito del Grande Reich.
Da queste poche frasi di Tonolli si evince il
tradizionale rispetto della popolazione trentina per le autorità che ha avuto certamente
un ruolo importante in tutta questa vicenda e l'ammirazione dell'autore per la causa
dell'occupante da cui possiamo far derivare il suo collaborazionismo.
La polemica sul CST
verrà portata avanti negli anni Settanta dalla Direttrice del Museo Storico in Trento,
Bice Rizzi,che si opporrà vigorosamente alla proposta di alcuni esponenti del PATT
(Partito Autonomista Trentino Tirolese) alla concessione agli ex militi del CST della pensione di guerra, equiparandoli in questo modo a
coloro che avevano servito nell' esercito della R.S.I. che avevano già ottenuto il
beneficio pensionistico. La Rizzi motiva così la sua posizione: Posso anche
ammettere come alcuni di essi non abbiano fatto nulla di male e che abbiano vestito quella
divisa con disprezzo e dolore. Ma in questo caso si tratta non di singoli ma del Corpo di
Sicurezza nel suo complesso, nel significato che esso assunse ed assume.
La direttrice del Museo Storico di Trento evita
quindi pronunciarsi sull' atteggiamento psicologico dei militi del CST e sulle motivazioni di tipo pragmatico
che portarono alla scelta di arruolarsi, ma giudica i fatti soltanto nel loro significato
di quello specifico contesto storico e politico. Della stessa opinione è lo storico Enzo
Collotti che scrive parlando della analoga situazione creatasi nella Zona dOperazione
Adriatisches Küstenland Permane ancor |