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Diario di guerra

29 ottobre 2001

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Nel corso di tutta la giornata gli americani provano, sul piano militare, a stanare Bin Laden bombardando l'intrico di cunicoli e caverne nell'Afghanistan orientale dove il capo di al Qaeda avrebbe trovato rifugio.

Oggi i caccia americani hanno sganciato i loro ordigni nelle caverne e le grotte che nella parte orientale dell'Afghanistan sono un buon rifugio per i guerriglieri dello sceicco arabo.

Secondo la "Afghan Islamic Press", agenzia di stampa ufficiosa degli ultra-fondamentalisti, gli aerei Usa avrebbero concentrato i bombardamenti sui dintorni di Gora Tangi, nell'est del Paese, una remota aerea prossima alla frontiera con il Pakistan più volte presa di mira giacché celerebbe uno dei principali covi del miliardario integralista di origini saudite: una fitta rete di cunicoli scavati nel sottosuolo. A detta della "Aip", in seguito ai raid sarebbero rimaste uccise due persone. Colpita massicciamente nella notte e fin oltre l'alba anche Kandahar, al sud, roccaforte dei Talebani e residenza permanente del loro supremo leader spirituale, il mullah Mohammad Omar.

- "Abbiamo preso degli americani": dice l'ambasciatore in Pakistan dei Taliban, Abdul Salam Zaeef. L'annuncio arriva a metà giornata ed è uno shock. Le frasi del diplomatico di Kabul sono confuse, non specificano né il numero dei prigionieri, né le modalità della loro cattura. L'incertezza dura cinque ore. Sino al briefing al Pentagono dove il segretario della Difesa Usa, Donald Rumsfeld, smentisce con decisione: "Nessun militare americano è stato catturato, né oggi, né nei giorni scorsi".

Rumsfeld poi passa al contrattacco e accusa il regime di Kabul di usare "i civili come scudi umani". Il capo del Pentagono si riferisce alle vittime civili che vengono ogni giorno denunciate dai Taliban, come conseguenza dei raid aerei sull'Afghanistan. Fonti Usa hanno sostenuto, a più riprese, che i Taliban 'mimetizzano' le loro forze e i centri comando e comunicazione in moschee, ospedali e altre strutture civili, cercando di porsi al riparo dagli attacchi, ma mettendo a repentaglio, così, la vita dei civili.

Alle domande dei giornalisti sui scarsi risultati delle operazioni militari, Rumsfeld ribadisce: "Tre settimane sono poco, pochissimo. Cercare Bin Laden è come cercare un ago in un pagliaio, ma la nostra campagna è lontana dal concludersi".

E, a proposito dei combattimenti, l'ambasciatore dei Taliban a Islamabad ha anche frenato l'irruenza dei volontari per la guerra santa che si accalcano in circa 10 mila alle frontiere fra Pakistan e Afghanistan, pronti a combattere contro gli Stati Uniti. "Per adesso - ha spiegato Zaeef - vi sono solo attacchi aerei e quindi non c'è bisogno dei volontari, che entrando in Afghanistan sarebbero in grande pericolo".

Stanotte Kabul è stata risparmiata dai bombardamenti, concentratisi invece su Kandahar, colpita da 11 raid aerei succedutisi in successione fino all'alba.
Per la prima volta le bombe americane sono cadute anche sulle linee difensive dei Talebani a nord di Konduz, a ridosso del confine col Tajikistan, dove i guerriglieri dell'Alleanza del Nord fronteggiano 6mila miliziani talebani. Subito dopo i raid aerei i mujahidin hanno sferrato un'offensiva di cui sono stati testimoni i soldati russi schierati sul confine tajiko ma di cui non si conosce l'esito.
Intanto, circa 200 chilometri più ad ovest, nella vallata di Dara-e-Suf, 70 chilometri a sud di Mazar-e-Sharif, dove si è attestato il fonte dell'Alleanza del Nord, è stata segnalata la presenza tra i mujahidin di almeno una ventina di americani, dieci dei quali dotati di armi automatiche. Le forze anti Taliban avevano già rivelato la presenza di coordinatori o consiglieri statunitensi nella regione, ma è la prima volta che parlano di uomini armati. "Abbiamo incontri regolari con gli americani", ha detto il portavoce Mohammad Ashraf Nadeem, aggiungendo che i comandanti Abdul Rashid Dostum, Mohammad Atta e Haji Mohammad Muhaqiq si sono riuniti ieri in consiglio a Dara-e-Suf e hanno "approvato un nuovo piano di guerra contro i Taliban". Una nuova offensiva per conquistare la città strategica di Mazar-i-Sharif - che si trova a circa 70 km dalla valle di Dara-i-Suf - "comincerà fra due o tre giorni", ha concluso Nadeem.
Ma ci sono forti dubbi sull'effettiva capacità dei mujahidin di espugnare Mazar ai Talebani senza l'appoggio non solo dell'aviazione ma anche delle truppe di terra americane. A questo riguardo, secondo il quotidiano americano "Usa Today" il Pentagono avrebbe pianificato di occupare un'area nel nord dell'Afghanistan nei pressi di Mazar-e-Sharif per istallarvi una base da cui operare, in appoggio all'Alleanza del Nord, per la conquista della città. Secondo le fonti citate dal quotidiano, la base ospiterebbe un personale militare di 600 persone, con compiti di gestione e difesa della base, il cui vero scopo darebbe quello di acquartierare 2-300 commandos delle forze speciali, elicotteri da attacco a terra, caccia-bombardieri e cannoniere volanti AC-130

Un'altra accelerazione della storia dopo gli attentati contro l'America dell'11 settembre: il Giappone invierà i suoi soldati nella guerra contro il terrorismo. E' dalla seconda guerra mondiale che il paese nipponico non si impegna in azioni militari. Ora che la geopolitica planetaria è cambiata, le truppe nipponiche saranno impegnate al fianco del nemico che le sconfisse, rase al suolo Hiroshima e Nagasaki utilizzando la bomba atomica e mise il paese in ginocchio. L'invio di forze militari è reso possibile dalla legge antiterrorismo approvata dal Senato giapponese: le forze di autodifesa saranno utilizzate in missioni di appoggio logistico alle truppe degli Stati Uniti e degli altri paesi. La legge, voluta fortemente dal primo ministro Junichiro Koizumi, è stata approvata con 140 sì, su 240 votanti, dei tre partiti di governo, liberaldemocratico (Ldp) di Koizumi, Komei di ispirazione buddista e conservatori.

(notizie tratte da warnews.it e da repubblica.it)

 

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