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Diario di guerra

22 ottobre 2001

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La terza settimana di campagna aerea sull'Afghanistan è iniziata col bombardamento, per la prima volta, delle linee difensive talebane a nord di Kabul, nei pressi dell'aeroporto do Bagram. Un cambio di strategia che suona come un "via libera" - fino ad ora negato - ai mujahidin dell'Alleanza del Nord verso la capitale afghana. Mujahidin che stanotte e stamattina, dopo i raid americani, hanno infatti subito intensificato il fuoco di artiglieria lungo tutta la linea del fronte, circa 30 chilometri a nord di Kabul. Che il momento dell'offensiva su Kabul si stia avvicinando lo ha confermato anche il segretario di Stato americano Colin Powell, che ieri a Shangai ha detto che l'azione dell'Alleanza del Nord dovrebbe "diventare presto più aggressiva" così da consentire la conquista di Kabul, il rovesciamento del regime talebano e dunque la fine della campagna militare afghana prima del Ramadam, che inizia il 15 novembre.
Questa notte le bombe Usa sono cadute anche su Mazar-e-Sharif, altro fronte strategico dove si combattono Talebani e Alleanza del Nord, e dove le milizie integraliste sostengono oggi di aver ucciso almeno 200 mujahidin durante la controffensiva talebana che nei giorni scorsi ha respinto i guerriglieri del generale Dostum a 10 chilometri da questa importante città.
Raid notturni sono stati compiuti anche su Kandahar, Herat e Tarin Kot, capitale della provincia centrale dell'Oruzgan, dove almeno 18 civili sono stati uccisi e una trentina feriti secondo i Talebani. Questi stamattina hanno detto di avere le prove che dimostrano gli Stati Uniti stanno facendo uso anche di armi chimiche. Un'accusa che il Pentagono smentisce seccamente: "Non è assolutamente vero". "Oggi - ha detto il portavoce del ministro dell'Informazione, Abdul Hanan Himat - nei miei contatti con medici di Herat e di Kandahar mi è stato da loro riferito che hanno trovato tracce in base alle quali gli americani si stanno servendo di armi biologiche e chimiche. Gli effetti sui feriti sono evidenti - ha aggiunto - e il principale è lo stato di avvelenamento".
Per la prima notte dopo due settimane nessuna bomba è caduta invece sul centro di Kabul, dove ieri mattina 18 civili sono morti quando un missile alleato ha colpito il quartiere residenziale di Khair Khana. L'ordigno era diretto a una base aera abbandonata dei Talebani, ma ha centrato un pieno alcune case.
Sempre ieri, nei pressi di Herat, altri 15 civili sono stati uccisi nel corso di violenti bombardamenti americani che avevano come obiettivo la 17^ divisione delle milizie talebane, ma che hanno colpito anche i villaggi di Sakhat e Suliman, Nawabad e Bagh e Desht.
Per quanto riguarda la campagna terrestre, sulla quale il Pentagono non fornisce alcuna informazione, si moltiplicano le voci che definiscono l'incursione dei Rangers di venerdì notte a Kandahar tutt'altro che un successo, come invece affermato dagli Stati Uniti. Secondo un portavoce del ministero della difesa del Tagikistan "il risultato conseguito dai reparti speciali americani è stato modesto. In base ai dati raccolti da Dushanbe l'operazione non ha inciso sulla situazione militare sul terreno. I militari americani sono stati paracadutati in un territorio presidiato dalle milizie talebane e hanno lasciato la zona in elicottero senza riuscire a conseguire l'obiettivo primario: la distruzione di un campo aereo camuffato vicino al monte Babashakhi".

(notizie tratte da warnews)

 

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