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Diario di guerra

14 ottobre 2001

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Continuano senza sosta i bombardamenti Usa in Afghanistan. Colpite ripetutamente Kabul e Kandahar. Come riferiscono testimoni, l'aviazione americana ha sganciato bombe a nord della capitale, vicino alla linea del fronte dove sono attestate le forze dell'opposizione riunite nell'Alleanza del Nord, con cui i Taliban hanno cercato oggi di aprire un dialogo. Gli aerei, secondo i testimoni, erano almeno quattro. "A nord della città ho visto una serie di lampi - ha detto uno di loro - ci sono state almeno tre esplosioni e due erano nei sobborghi a nord di Kabul, vicino alla linea del fronte". Ed è la stessa fonte che parla di una reazione "assai più blanda" della contraerea rispetto a quella dei giorni scorsi.

L'agenzia di stampa dei Taliban, l'Aip, segnala bombardamenti americani anche su obiettivi nei pressi di Kandahar, quartier generale dei fondamentalisti nell'Afghanistan sud-orientale, oggetto anche ieri di un durissimo attacco.

Il comando militare americano ha comunque rallentato la frequenza delle incursioni sulle maggiori città afgane, ma non la loro intensità. Il peso dell'attacco, ormai, più che sui bombardieri di alta quota, come i B52 e i B1, ricade sui più agili cacciabombardieri: gli F14 e gli F/A 18 Hornet che decollano dalle portaerei nell'Oceano Indiano sono tornati per sette volte sull'aeroporto di Herat, hanno colpito MazariSharif (città chiave, come Herat, per il controllo del nord del paese), hanno martellato Kandahar e Jalalabad (due roccaforti dei Taliban) e la periferia e i dintorni di Kabul. Rispetto a sabato, tuttavia, quando le missioni si erano succedute ininterrottamente per 24 ore, ieri il ritmo è calato. Le sortite sono state una settantina, su un nastro di 15 ore. Il ridimensionamento è, anzitutto, logistico: le missioni dal mare all'Afghanistan durano in media sei ore, rispetto alle tre ore della guerra del Golfo, e comportano tutte il rifornimento in volo. Un surriscaldamento di uomini e macchine che potrebbe essere all'origine dell'errore che ha un indotto un F/A 18 a bombardare un quartiere residenziale di Kabul e che ha, forse, consigliato un rallentamento.
C'è, tuttavia, anche una ragione strategica. Il tipo di offensiva impostato nella prima settimana di attacchi la distruzione del sistema integrato (radar più batteria contraerea) di difesa aerea ha esaurito il suo compito. Le missioni attuali, spiega il comandante di una delle portaerei ferme nel Golfo, sono sostanzialmente di "ripulitura". Ovvero, si ripassa su obiettivi già colpiti, per completarne la distruzione.
Questo segnare il passo nel progredire dell'offensiva dovrebbe aprire una seconda fase, che non è ancora quella della campagna dei raid di commando, che, pure, sembra inevitabile. Piuttosto, gli attacchi mirati su obiettivi singoli, o in movimento, che la padronanza dei cieli rende più agevoli. Nelle ultime ore, i caccia americani hanno colpito una centralina telefonica, che ha messo fuori uso 90 linee a Kabul (metà dell'intera rete telefonica della capitale) e Kandahar, sotto tiro per oltre sei ore, è priva di energia elettrica e acqua. Soprattutto, i caccia hanno inseguito e centrato la jeep su cui, abitualmente, viaggia il leader dei Taliban, Mohammad Omar. Il mullah non era a bordo, ma l'attacco dimostra la capacità dei satelliti spia di leggere anche le targhe automobilistiche e qualche successo sul piano dell'intelligence. Contemporaneamente, dicono fonti afgane, i caccia americani hanno bombardato a lungo posizioni di fanteria, di artiglieria e di carri armati, sulle montagne a nord di Kabul, lungo la linea del fronte con le forze dell'Alleanza del Nord.
Non è chiaro se questo specifico attacco che il Pentagono, sempre molto abbottonato sulle operazioni, non conferma indichi una svolta nella strategia americana. Un intenso bombardamento sulle linee Taliban potrebbe aprire la strada ad un'offensiva delle forze di opposizione verso Kabul, ma, finora, Casa Bianca e Pentagono hanno lasciato intendere che l'attacco alla capitale potrà avvenire solo una volta che si sia formato un governo provvisorio, rappresentativo di tutte le etnie e le fazioni afgane, e non dominato dall'Alleanza del Nord, in modo da rasserenare le diffidenze del Pakistan, che considera i miliziani dell'Alleanza (finanziata da Russia e India) pericolosi rivali. Fonti militari del Pentagono fanno notare che l'attacco sulle linee a nord di Kabul può avere una spiegazione più semplice. L'obiettivo sarebbe soprattutto psicologico: demoralizzare le truppe dei Taliban per favorire le diserzioni e colpire soprattutto la Brigata 055, un migliaio di miliziani stranieri arabi, pachistani, ceceni, uzbeki che sono passati attraverso i campi di addestramento di Bin Laden e che rappresentano l'unità di punta dell'esercito dei mullah.

Ma i Taliban mostrano di voler continuare a combattere e hanno reagito alle voci di diserzioni nelle loro file, con l'appello ai miliziani dell'Alleanza del Nord, perché cambino bandiera e vengano a battersi per l'Islam contro l'attacco degli infedeli. Negli ultimi anni di guerra ininterrotta in Afghanistan, il cambio di casacca da parte di capitribù e capifazione è stato una prassi costante e, dunque, l'appello dei Taliban come quello, opposto, dell'Alleanza del Nord e degli americani rientra pienamente nelle regole quotidiane della guerra afgana. «Potrete tenere le vostre armi» ha aggiunto il portavoce taliban, come vuole la tradizione.

In vista del capitolo più importante di questa prima campagna militare occidentale contro il terrorismo, cioè l'azione di terra, si va completando lo scacchiere delle forze in campo. La portaerei "Theodore Roosevelt" ha varcato il Canale di Suez per giungere infine nel Mar Rosso. Era il "pezzo" mancante allo schieramento previsto dal Pentagono per l'operazione "Enduring Freedom". La "Roosevelt" va ad aggiungersi alle portaerei "Enterprise" e alla "Vinson".

Oltre, naturalmente, alla "Kitty Hawk" proveniente dal Giappone con il ponte sgombro di aerei a far da base per elicotteri e forze speciali. La "Kitty Hawk" è il cuore operativo dell'offensiva, fulcro di una serie di ponti aerei che collegano il luogo delle operazioni con le basi di tre continenti, America, Europa e Asia. E se la portaerei è il centro di coordinamento per lo spostamento delle truppe, l'invio di vettovaglie e la manutenzione dei mezzi avviene dalla base aerea di Scott, nell'Illinois, nel cuore del Midwest statunitense, a 11.000 chilometri dalla frontiera afghana.

Il numero tre del regime di Kabul, il vicepremier Abdul Kabir ha rinnovato agli Stati Uniti l'offerta di una trattativa: Bin Laden verrebbe consegnato, davanti alle prove che lo incriminano in cambio di una cessazione dei bombardamenti. Osama, tuttavia, verrebbe estradato verso un processo in un paese terzo, uno, specifica Kabir, che «sia immune dalle pressioni americane». Ma George Bush ha ancora una volta respinto le offerte: «Non c'è niente da negoziare, proteggono un terrorista. Se vogliono la fine delle operazioni militari devono adempiere le condizioni che abbiamo posto».

Intanto il portavoce di Al Qaeda Suliman Abu Ghait lancia una nuova minaccia via tv ad Usa e Gran Bretagna. In un video trasmesso dalla rete Al Jazeera promette nuovi attacchi suicidi ad aerei e grattacieli se non saranno soddisfatte quattro condizioni: stop ai bombardamenti sull'Afghanistan, fine dell'embargo all'Iraq, "liberazione della Palestina" e ritiro delle truppe americane dall'Arabia Saudita.

In Pakistan sale la tensione. Una persona è morta e almeno altre dieci sono rimaste ferite durante i durissimi scontri tra manifestanti e polizia che stanno caratterizzando la vigilia dell'arrivo del segretario di Stato Usa Colin Powell. Negli scontri, nei pressi della base aerea di Jacobabad, una città del Sud del Paese, le forze dell'ordine hanno sparato gas lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. Proteste antiamericane anche in Nigeria. A Kano (città del Nord), dopo un corteo contro i bombardamenti sull'Afghanistan, sono scoppiati scontri tra cristiani e musulmani. Almeno 200 i morti.

Dilaga l'allarme carbonchio negli Stati Uniti. I casi postivi sono saliti a 11: otto in Florida in un'azienda di tabloid; due a New York, alla Nbc; e uno in Nevada, alla Microsoft. L'alto commissario per i diritti umani dell'Onu Mary Robinson sostiene che milioni di afghani rischiano di morire di fame se non ci sarà una sosta nei bombardamenti per consentire una capillare distribuzione di aiuti alimentari, soprattutto nel centro del paese. L'alto commissario ha inoltre ricordato la marea di profughi che premono su Pakistan e Iraq. "Ma quei confini sono chiusi. E' una situazione simile a quella del Ruanda".

(notizie tratte da grandinotizie e da repubblica.it)

 

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