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Diario
di guerra
13 ottobre 2001

Una breve tregua in occasione del venerdì, giorno di preghiera per i
musulmani (un atto "di riguardo" verso il mondo islamico), e poi
stamattina, appena dopo la mezzanotte, i cacciabombardieri Usa sono tornati a
martellare l'Afghanistan a più riprese. Le bombe sono tornate a cadere sulla
capitale afgana nel cuore della notte e alle prime luci dell'alba. Il bilancio temporaneo
dei morti sarebbe di quattro civili, secondo l'agenzia Aip, vicina ai Talebani. Verso le
quattro della mattina gli attacchi hanno colpito la zona dell'aeroporto, già danneggiato
dai raid dei giorni scorsi. Si sono udite almeno otto esplosioni, accompagnate da onde
d'urto violente, mentre il tiro della contraerea è stato meno intenso che altre volte. Si
entra così nel sesto giorno consecutivo di raid aerei sull'Afghanistan. E di prima
mattina è iniziato un nuovo attacco su Kandahar, roccaforte degli "studenti del
Corano".
A Kabul le bombe hanno colpito la zona dell'aeroporto, già danneggiato dai
raid dei giorni scorsi: ci sono state almeno otto esplosioni. Il tiro della contraerea è
stato meno intenso rispetto ai precedenti giorni. Dal fronte afghano vengono poche notizie
e frammentarie. Il Pentagono dichiara
alcuni successi, con la distruzione
all'85% dei bersagli finora centrati, ma nota che li talebani conservano una certa capacità di difesa antiaerea, con
missili terra-aria Sam e bazooka anti-aereo Stinger. Secondo fonti talebane, missili
cruise (almeno 7-8) e bombe hanno colpito
anche l'aeroporto di Kandahar.
Una zona residenziale di Kabul è stata bombardata
per errore dall'aviazione americana. Lo hanno ammesso oggi fonti del Pentagono:
un jet che aveva come obiettivo l'aeroporto della capitale afgana ha sganciato un missile
cosiddetto intelligente e ha mancato il bersaglio. "Ce ne rammarichiamo - hanno detto
da Washington - i nostri obiettivi sono esclusivamente militari, ma nel corso di un
conflitto gli errori sono sempre possibili". L'errore sembra abbia provocato la morte
di decine di civili.
E questa mattina, il presidente George W. Bush ha parlato per radio alla
nazione. Ha elencato agli americani tutti i nuovi traguardi raggiunti dall'esercito nella
missione in Afghanistan e ha rassicurato la popolazione sui possibili attacchi con armi
chimiche e biologiche: fuori dagli Usa la prima fase militare della campagna
antiterrorismo è conclusa; all'interno del paese il governo sta prendendo tutte le più
forti misure per proteggere la popolazione da eventuali rappresaglie dei terroristi.
"I nostri soldati si stanno comportando con capacità e con coraggio - ha detto Bush
- e hanno raggiunto gli obiettivi della prima fase della nostra campagna. Abbiamo
smantellato la rete dei terroristi all'interno dell'Afghanistan e il paese ora non potrà
più essere usato liberamente come base per le loro operazioni".
E a proposito delle minacce batteriologiche Bush ha aggiunto: "Capisco che molti
americani si sentano a disagio. Dovete stare tranquilli: stiamo prendendo le più forti
precauzioni, siamo vigili, siamo determinati, il paese è in allerta e si sentirà la
grande forza dell'America".
Intanto il segretario americano alla Difesa, Rumsfeld, ha invitato le forze dell'Alleanza del Nord a intervenire contro i
talebani nelle zone già bombardate nei raid aerei. Sul fronte diplomatico, il segretario
di Stato americano Colin Powell dovrebbe
partire per una delicata
missione in Pakistan e in India. La settimana prossima il presidente americano
George W. Bush parteciperà
al vertice dell'Apec a Shangai (Cina):
sarà la prima uscita estera di Bush dopo gli attentati dell'11 settembre.
La Croce Rossa internazionale
ha condannato il lancio di aiuti alimentari alla
popolazione afghana mentre sono in corso i bombardamenti. La confusione fra aiuti umanitari e azioni militari, secondo
la Croce Rossa, va assolutamente bandita. Il portavoce dell'organizzazione Roland Sidler,
interpellato dall'agenzia svizzera Ats, afferma che tutti gli aiuti sono benvenuti, ma
quello americano non corrisponde affatto ai principi della Croce Rossa internazionale che
mette in guardia dal rischio
rappresentato dai campi minati. Se gli aiuti vengono paracadutati a caso,
potrebbero finire su quelle aree, e indurre le persone a recuparli mettendo a repentaglio la loro
vita. Per avere la certezza che gli aiuti siano realmente efficaci, è essenziale
controllarne la distribuzione direttamente sul territorio.
(notizie tratte da war.news, da corriere.it e da repubblica.it)
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