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Un'apertura artificiale La colostomia viene creata chirurgicamente nel colon (o intestino crasso) per consentire l'eliminazione delle feci attraverso la parete addominale, qualora sia impossibile o momentaneamente controindicata l'eliminazione attraverso le vie naturali. La consistenza di ciò che viene eliminato da una colostomia può variare, a seconda della posizione della stimia stessa. Poiché il colon assorbe acqua mentre le feci lo attraversano, più colon rimane intatto a monte della colostomia, più é verosimile che le feci siano solide e che la loro frequenza sia prevedibile. Nelle malformazioni ano-rettali la colostomia permette la decompressione dell'intestino, evita la contaminazione batterica del tratto uro-genitale nei casi in cui é presente una comunicazione (fistola), diminuisce il rischio di infezioni al momento della correzione della malformazione principale e consente la normale crescita del bambino nell'intervallo tra i due interventi; inoltre facilita l'approfondimento di alcune indagini diagnostiche. LA TECNICA CHIRURGICA Terminato l'intervento il tratto distale dell'intestino viene irrigato con una soluzione salina calda per asportare i residui di meconio, che più tardi sarebbe più difficile estrarre. Il bambino viene quindi messo in terapia profilattica antibiotica, viene posizionato un sondino naso-gastrico ed é idratato per via parenterale per circa 24 ore. Non appena si ha la ripresa funzionale dell'intestino, si comincia con l'alimentazione orale. Dopo un periodo variabile tra le quattro e le otto settimane, in assenza di altre malformazioni o complicanze, e se il bambino ha dimostrato una crescita normale, si può procedere al passo successivo: l'anorettoplastica sagittale posteriore. |